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Il Blog di Jacopo Fo su ilFattoQuotidiano.it

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Aggiornato: 39 min 58 sec fa

Cristoforo Colombo e Re Erode erano brave persone

Mer, 10/18/2017 - 15:19

Aldo Grasso mi ha citato tre volte nei suoi articoli. Due volte contro e una a favore, quindi, suppongo che non mi odi a priori e per questo lo ringrazio. Inoltre ha concluso il suo ultimo articolo con una frase che ho trovato geniale, a prescindere dal fatto che fosse rivolta contro di me: mi avvisa del rischio che corro di “far ricadere sui padri le colpe dei figli”. GRANDE! Quindi cerco di rispondere alle sue obiezioni in modo amichevole e diciamolo, anche lusingato.

La questione è la seguente: in un video realizzato con Mario Pirovano abbiamo sostenuto che Colombo era un criminale e lo abbiamo condannato a una pena antica: la dannazione della memoria.

A differenza di alcuni ignoranti seriali, Grasso non ha contestato i fatti storici, inoppugnabili e comprovati da numerose testimonianze, a partire dai diari scritti da Colombo stesso. Grasso muove invece una critica che ha una sua logica: egli pensa che i crimini di Cristoforo siano mitigati dal fatto che sono stati compiuti in un’epoca nella quale schiavismo, torture ed esecuzioni sommarie erano pratica corrente e osserva che è difficile spiegarmi che “è sempre un errore leggere la storia della fine del secolo XV, per quanto crudele ed efferata, con gli occhi di oggi”.

E quindi aggiunge che “Colombo non sarà stato un santo, ma la sua determinazione ha messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”.

Nel nostro “processo” avevamo previsto un’obiezione simile e avevamo citato Las Casas che, testimone diretto delle nefandezze di Colombo, ne resta disgustato. E non fu il solo visto che il re di Spagna arrivò addirittura a vietare la schiavizzazione degli indios. Divieto che durò effettivamente pochissimo…

Ognuno deve rispondere a una domanda: il giudizio morale sul comportamento di un essere umano cambia a seconda dell’epoca in cui si commettono i crimini? Al catechismo insegnano che Erode non era proprio una brava persona, visto che fece sterminare i neonati… Ma in effetti a quei tempi c’era gente ben più crudele… La prima volta che ho rischiato di prendere le botte è stato in una sede del Partito Comunista. Un anziano compagno mi minacciò pesantemente perché avevo affermato che Stalin era un criminale… Quel compagno era convinto che visto quanto erano cattivi Hitler e Mussolini le colpe di Stalin impallidissero.

E in effetti negli anni 30 Stalin era in buona compagnia: negli Usa vigeva la segregazione razziale e i neri venivano linciati con estrema facilità… Per non parlare di quel che facevano le truppe inglesi in India e Africa. E anche i belgi si diedero da fare… Il fatto di essere in buona compagnia diminuisce l’orrore che ognuno dovrebbe provare verso l’abominio di Hitler, Mussolini e Stalin?

Credo che nessuno possa sostenere una simile tesi. Ora mi chiedo: a partire da quale anno siamo autorizzati a giudicare come un assassino schifoso uno che uccide un innocente indifeso?

Mi dispiace ma io non riesco a classificare come un “grande uomo” nessun assassino sterminatore. Non ci riesco. Sono un debole per questo? Oppure, come dice Porro, non ho “tutte le rotelle a posto”? E non mi importa se un crimine è stato compiuto dieci, cento o mille anni fa. Io credo che perfino Caino fosse un demente assassino.

E non credo che le orrende malefatte di Colombo perdano importanza sul piano etico perché egli avrebbe “messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”. Cioè il massacro di milioni di indios e di schiavi neri non rappresentano un evento esecrabile, non hanno colpe gli schiavisti, perché senza di loro non avremmo avuto il progresso?

Un ragionamento che non trovo razionale. Qualunque sterminatore allora potrebbe essere giudicato un portatore di progresso. Chi ragiona in questo modo potrebbe addirittura sostenere che chi ha crocifisso Gesù è una brava persona perché se Gesù non fosse stato trucidato sadicamente non sarebbe esistito il cristianesimo!

Non posso quindi condividere questo modo di pensare anche se fosse vero che Colombo diede inizio all’età moderna… Ma tanto più non lo condivido perché non sono gli “eroi” a fare la storia. Io faccio parte di quella schiera di scellerati che sono convinti che le vite dei singoli siano secondarie. La storia la fanno le collettività. L’età moderna è arrivata perché qualcuno ha perfezionato l’aratro, qualcun altro ha reinventato i mulini ad acqua e a vento e altri ancora hanno sviluppato le lettere di credito e le associazioni di impresa.

Ovviamente la storia è avanzata sulle ossa dei morti perché questa era la natura fisiologica delle relazioni sociali ed economiche. Ma questa ineluttabilità non mi impedisce di sentire pietà per le vittime della violenza e ammirazione per chi testimoniò, in ogni epoca, la propria umanità, la propria coscienza del male.

E questa scelta ideale è obbligata per chi sogna un mondo migliore e per chi oggi non rinuncia a aborrire l’abominio, la ragion di Stato e la ragione della storia.

Chiunque uccida anche solo un unico bambino per me è un criminale. Non mi importa se agita la bandiera nera o quella rossa. Non importa dove e quando o perché lo fa. Solo quando la maggioranza degli esseri umani sentirà il dolore delle vittime il mondo diventerà quel che potrebbe essere. Ci è stato offerto un paradiso e lo abbiamo trasformato in un mattatoio. Abbiamo bisogno di empatia. E di amore.

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Cristoforo Colombo era un indegno assassino, torturatore, schiavista. Lui di persona personalmente

Mer, 10/11/2017 - 15:23

Aborriamo le persone aggressive che vanno a distruggere le statue degli altri. Compatiamo la povertà morale di chi distrugge statue di pubblica proprietà, tanto più se sono antiche. Le vestigia del passato vanno rispettate perché ci permettono di comprendere nel bene e nel male i nostri avi. Ma comunque Cristoforo Colombo, un italiano, era un assassino, torturatore, schiavista, e bisogna rompere questa italica censura sulla verità dei fatti e insegnare ai ragazzini che di Colombo c’è da vergognarsi che fosse italiano, tale quale a Totò Riina.

Egli portò centinaia di schiavi in Europa (600 nella seconda spedizione) e moltissimi ne fece nelle Americhe, incurante che morissero a migliaia tenuti in condizioni tanto orrende che cento di essi arrivarono a suicidarsi collettivamente. Infliggeva ai disobbedienti amputazioni di braccia, orecchie o nasi. Mai intervenne poi in difesa dei nativi vessati in ogni sadica maniera dalla sua orda che arrivò a dar da mangiare carne umana ai cani.

Fa orrore al senso di giustizia sentire i campioni della disinformazione difendere un tale criminale dicendo: erano i tempi antichi, così facevan tutti; come se allora la sensibilità umana e il rispetto non potessero esistere. Quasi che Gesù, Buddha e Maometto non avessero affermato, secoli prima, l’amore tra tutti gli uomini. Tanto è che le aberrazioni di Cristoforo, cane rognoso, crearono sgomento tra i suoi contemporanei, dotati di grazia di Dio, come Las Casas che scrisse pagine sanguinanti di dolore per l’abominio al quale in terra americana aveva assistito. Fin dalla prima spedizione di Colombo ci fu chi protestò per l’aggressione ai danni degli indios tanto che il re di Spagna arrivò a promulgare il divieto di ridurli in schiavitù. Una legge che durò peraltro poco perché la lobby schiavista riuscì a ottenerne l’abolizione, ma comunque il fatto che questa legge entrò in vigore è la prova che ci fu chi si oppose a questo abominio.

E quindi ci sentiamo in dovere di reagire a questo fiume di italiche, razziste, disinformate parole, che dipingono Colombo come grande esploratore innocente per le successive atrocità che devastarono l’America e i popoli che là vivevano da millenni.

Per affermare visibilmente questo, e dare pace ai morti, in occasione del Columbus Day, il 12 ottobre diffondiamo il video del processo a Colombo tenutosi presso la Libera Università di Alcatraz, con Mario Pirovano nel ruolo dell’avvocato difensore e Jacopo Fo a sostenere l’accusa. Durante detto procedimento sono state prese in considerazione solo testimonianze redatte dai testimoni degli eventi, in primo luogo i diari di Cristoforo Colombo stesso, il quale non fa segreto delle proprie malefatte ma anzi se ne vanta in questi testo, indirizzati ai reali di Spagna allo scopo di dimostrare le potenzialità economiche dello schiavizzare gli indios e ottenere quindi la reale approvazione e il conseguente sostegno.

Alla fine del procedimento penale in contumacia, Colombo Cristoforo è stato condannato alla Damnatio Memoriae, cioè alla dannazione della memoria, antica pena che è stata subitamente messa in atto tramite la copertura di una statua dell’imputato (appositamente realizzata dal grande scultore Berico).
Vorremmo con questo gesto demolire l’idea che si possa accumunare noi, in quanto italiani, a quello spregevole incursore e fare atto di risarcimento nello spirito, verso le innumerevoli vittime causate dall’operare di questo ignobile antenato.
Che Dio abbia pietà della sua anima.
Che Dio abbia pietà di tutti coloro che non provano dolore per la sofferenza altrui: essi sono morti alla vita.

P.S. In spagnolo il verbo explorar (= esplorare) e il verbo explotar (= sfruttare) differiscono per 1 sola lettera, mentre in portoghese il verbo explorar ha entrambi i significati di “esplorare” e “sfruttare” a dimostrare quanto fosse radicata fin nel linguaggio l’intenzione dei colonizzatori.

Qui il video

Firmato
Jacopo Fo, Mario Pirovano, Berico e il resto della compagnia di guitti, bagatti e smargiassi della Libera Università di Alcatraz, altrimenti nota come Alcatraz Band.

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Salute: Zendium e i batteri buoni, il dentifricio fa la rivoluzione

Sab, 09/23/2017 - 12:48

Giuro che il marchio Zendium non mi ha pagato per scrivere questo post. Non conosco nessuno che lavora alla Zendium, non sono neppure mosso dalla libidine di conoscere una delle fantasmagoriche informatrici sanitarie Zendium, famose nel mondo per la loro cruda avvenenza. Io sto con il dentifricio Zendium perché è la prima azienda che ha avuto il coraggio di schierarsi senza se e senza ma con i batteri eubiotici, cioè quelli che vivono in simbiosi con noi e ci difendono da quegli stronzi dei batteri patogeni, cioè cattivi, e dai virus aggressivi.

Sono anni che blatero a proposito del complotto criminale dei produttori di disinfettanti per la casa, disgraziati perché insinuano nella mente delle mamme amorevoli l’idea malata che per proteggere i pargoli sia necessario irrorare casa e vestiti di liquidi terminator assassini di batteri buoni. Da anni cito ricerche autorevoli che spiegano che i batteri che vivono nelle nostre case, nei nostri vestiti, sulla nostra pelle e dentro il nostro corpo, sono essenziali per la nostra salute. Non sono laidi sfruttatori parassiti, predatori al pari dei signori feudali. Sono invece adorabili coinquilini, che vivono grazie a noi e ci adorano in un modo totale e assoluto: per loro siamo divinità, immensi pianeti viventi e deambulanti. Non potremmo vivere senza di loro ed essi svolgono molte funzioni essenziali oltre alla eroica difesa del nostro organismo da attacchi patogeni. Ed è dimostrato che i bambini che vivono in ambienti disinfettati a morte si ammalano di più, perché privati delle difese microbiotiche eccellenti.

Aggiungo che lo scambio di batteri tra esseri umani è un altro essenziale presidio medico sanitario: darsi la mano, abbracciarsi, baciarsi sulle guance sono comportamenti sociali importantissimi e quelli che non frequentano mai teatri, autobus, cortei con urla che spargono germi, discoteche affollate e simili, e magari subito dopo aver dato la mano a qualcuno se la disinfettano con un ammazza germi, vivono in uno stato di miseria batterica grave e fisiologicamente pericolosa. E oserei dire anche in una povertà storica. Infatti, i batteri per lo più si riproducono per scissione. Cioè il batterio che ti lecca un dito oggi, uggiolando di piacere perché il tuo sudore è saporito in maniera pazzesca, è intrinsecamente la stessa identica creatura che leccava i piedi di Pitagora e l’orecchio di Leonardo. E secondo alcune scuole di microbiologia esoterica se uno viene succhiato da un batterio che ha succhiato Platone poi ne risulta più filosofico.

È l’inizio della fine degli antibatterici fondamentalisti

In effetti il fronte degli spacciatori di disinfettanti aveva subito un primo smacco già anni fa quando i produttori di yogurt decisero di lanciare l’idea che mangiare microbi facesse bene. Ma non ebbero il coraggio di parlare chiaramente di batteri, scelsero un termine infingardo: fermenti lattici vivi.  Era comunque un passo in avanti: si affacciava l’idea che per digerire abbiamo bisogno di truppe esterne microbiche cooperanti e simbiotiche.

Poi è arrivato Zendium che ha investito mezzi finanziari notevoli per dire al mondo che nella nostra bocca vivono miliardi di batteri buoni, tanti quanti le stelle del cielo!
Idea superbamente intelligente associare la bontà batterica sfoderando il paragone con le stelle del cielo. Un capolavoro pubblicitario: anche perché le stelle e il cielo sono sinergicamente evocative dell’idea dell’alito profumato e dei denti splendenti. Non disse forse il Poeta: “Come stelle nel cielo infinitamente scuro i tuoi denti coronano di luce la tua bocca!”

Mi immagino la scena di quando qualche genio della Zendium ha sparato a bruciapelo: “E se provassimo a dirlo che il nostro dentifricio è migliore perché non stermina i batteri simbiotici?”
Chissà se gli hanno tirato addosso con le cannucce delle penne Bic trasformate in cerbottane da ufficio… oppure si sono limitati a pensare: “È un cretino!”. Sta di fatto che alla fine l’idea è passata. Ed è da notare che Zendium è un dentifricio danese frutto di una ricerca microbiologica sviluppata negli anni 70 ed è oggi il più venduto in Scandinavia. L’azienda sostiene che si tratta di un prodotto anallergico capace di aumentare del 60% la vitalità dei batteri simbiotici che gozzovigliano nella nostra bocca sterminando le minacce orali.

Il prodotto è distribuito dalla multinazionale Unilever, quindi non parliamo di una piccola impresa di pazzi alternativi. E questo è un segnale notevole: vuol dire che certe idee iniziano a far breccia anche nelle grandi aziende. Cioè gente che se decide di sponsorizzare i microorganismi può fare la differenza, perché ci mettono milioni di euro a pioggia.
Quanto ci metterà l’idea (il meme) del batterio buono a passare dai fermenti lattici e dall’igiene orale all’idea che sia un male sterminare i batteri che abitano pavimenti e calzini?
Speriamo si faccia alla svelta! Ne va della salute di milioni di bambini!

Concludo con un’annotazione di strategia politica: ci sono riforme che si fanno in Parlamento e riforme che si fanno provocando il cambiamento del modo di pensare, proponendo qualche cosa di nuovo. Il parto dolce non si è imposto in Italia per legge, ma grazie a un piccolo gruppo di medici (tra questi, luminosa, Barbara Grandi di Poggibonsi) che iniziarono a gestire strutture pubbliche innovative sostenuti da una microscopica frangia del movimento progressista.

E fu grazie a un’orda formata da alcune centinaia di clown dottori che portammo la comicoterapia nei reparti pediatrici degli ospedali. Se si riesce a cambiare il modo di vedere i batteri non si conquistano le aperture dei telegiornali, ma questo non vuol dire che non sarebbe un risultato formidabile per la salute delle persone e per demolire l’idea che siamo individui isolati in un mondo che ci minaccia. Capire i batteri simbiotici vuol dire comprendere che la Coop sei tu. Noi, a tutti i livelli, viviamo unicamente grazie alla cooperazione. 

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Quando la situazione si fa seria tocca farla ridere!

Mar, 09/19/2017 - 14:19

Per chi è deluso dall’umana insipienza, per chi è avvilito per la disumana scemenza, per chi dei sogni non riesce a farne senza, ecco qualche cosa di completa differenza.

Stiamo radunando la banda dei teatrivi, comunicattivi, per dar vita alla più colassiale operazione dadaista di menti rinnovabili, spiriti atossici, fantasie biodinamiche, e mi fermo qui per non divenire prolesso.

L’obiettivo è formare un laboratorio creattivo permanente e immanente, ma anche un po’ invadente, che produrrà inchieste rutilanti, video shock, buffonate flash mob, arte da asporto, filosofia da diporto.

Dopo i fasti del Male, dopo l’invenzione dei ristoranti biologici, dei corsi di scrittura creativa, i trionfi dei muscoletti vaginali e del parto dolce, dopo l’esplosione della comicoterapia nei reparti pediatrici, dopo lo sterminio delle lampadine ad incandescenza, dopo l’olio di colza andato a ruba nei supermercati e la scoperta dell’acqua calda solare… dopo il ritrovamento di Arlecchino in Africa, dopo il tripudio mondiale di Wiwanana cerchiamo volontari senza macchia e senza paura, per far vedere a Mark Zuckerberg che si può usare il web per fare qualche cosa di completamente diverso!

Chi cerchiamo
Esseri maschi, femmine e ibridi, di tutte le età, anche non muniti di titolo di studio, capelli, cappelli o altro, ma estremamente ricchi di dinamiche oniriche evolute, gente capace di entusiasmarsi, tramare, tremare, avere la pelle d’oca, passare le notti sugli aisberg a pelle d’orso, infiltrarsi nelle trincee della disinformazione fingendo di essere Pippo o Pluto (Paperino no perché è passato al nemico) e che contemporaneamente amino cooperare, collaborare, condividere, couorchizzare, sperimentalizzarsi.

Chi siamo
L’Alcatraz Band, la più tosta unità d’assalto mediatico invisibile, attualmente in circolazione. Abbiamo passato questi mesi a tessere alleanze strategiche e a stabilire principi di coesistenza pacifica: aborriamo le assemblee perché nelle assemblee ci sono i leader e gli anti leader, quelli che parlano e quelli che no; abbiamo cassato il centralismo democratico perché crediamo che tutto funziona bene solo se la maggioranza si sottomette alle decisioni della minoranza, abbiamo sostituito i meccanismi di potere con la mansuetudine.

Siamo per la tempesta di cervelli estrema (che all’inizio cominci a parlare ma non sai neanche di che cosa) crediamo nella casualità creativa e nella coincidenza devozionale.

Quanto costa? Niente, è gratis.

Non siamo qui per vendere e neanche per regalare.

Quel che cerchiamo e quel che offriamo non ha prezzo. Rilasciamo pure attestati di frequenza per sedare parenti e coniugi ansiosi e nella migliore delle ipotesi creeremo insieme un milione di posti di lavoro in professioni che al momento ancora non esistono come lo Spulciatore di Bufale, il Pettinatore di Bambole Bulimiche, il Pattinatore di Scie Chimiche, il Calzolaio per Millepiedi, il Succhiatore di Verdure, l’Orco Sinergico, lo Snocciolatore Semantico, il Grànfico, l’Azzappa Garbugli.

Se l’idea ti sollucchera e ti giuggiola martedì sera ore 21,30, sul mio FB in diretta video e possibilmente anche audio per non vedenti, con interazione chat, skyp, telephon. L’evento sarà disponibile anche in differita senza possibilità di intervenire retroattiva causa persistenza conseguenzialità temporale non iporesistente. Per tenersi informati registrati sulla meiling list degli amici di Alcatraz.

Ps. Mo’ vojo vedé che trollano i troll su questo stesto!

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Gli animali sono gli esseri più cattivi e l’uomo non è quello più intelligente

Mar, 09/19/2017 - 00:04

Pubblichiamo un estratto di “Superman si è schiantato” di Jacopo Fo, in libreria da pochi giorni. Come è venuta fuori la storia che noi esseri umani siamo i più intelligenti? All’inizio, milioni di anni fa, eravamo le creature più sfigate dell’universo. Non avevamo artigli, pelliccia, canini spaventosi, corna, non sapevamo volare né correre veloci, cascavamo […]

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Saper fingere migliora la vita

Ven, 09/08/2017 - 11:25

Gli attori usano il cervello in maniera diversa perché recitano. Fare finta di essere un dottore, un ladro, un assassino, un operaio, porta il cervello a lavorare in maniera diversa. Recentemente ho ascoltato parlare su questa questione Monica Salvi che gestisce l’orto Collettivo sinergico di Casale Podere Rosa a Roma, si occupa di teatro-terapia e di malati di alzheimer. La Salvi sostiene che esiste un rapporto tra l’esperienza di recitare e il modo con il quale affrontiamo le situazioni difficili. Di fronte a un disastro esistenziale, una situazione pericolosa, una malattia, gli attori hanno un vantaggio sostanziale rispetto alle altre categorie umane: possono recitare. Cioè “fare finta che” come hanno fatto quotidianamente sul palcoscenico.

Questa esperienza offre un doppio vantaggio. Le esperienze dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti ci dicono che spostare l’attenzione dal centro del tuo problema a qualche cosa d’altro è essenziale per salvare il proprio equilibrio mentale. E a volte può aumentare le tue probabilità di uscirne vivo. Primo Levi, in una straordinaria intervista trasmessa da Rai scuola (santi subito!) racconta che si era messo a studiare i comportamenti dei deportati. Mentre la sua vita era distrutta e le sue possibilità di sopravvivere stavano a zero, lui, scienziato, era stupito dalle relazioni umane. Si chiedeva perché quando arrivava un nuovo contingente di centinaia di deportati, tra i nuovi venuti si stabilisse una gerarchia nel giro di un paio di giorni. Provava a discutere questa questione sociologica con i suoi compagni di prigionia, ma loro lo prendevano per pazzo: “Ma che dici! Ci stanno ammazzando! Che te ne frega di come si stabiliscono le gerarchie?!?”

Pochi sono usciti vivi e ancora capaci di raziocinio dai campi di sterminio. E dai loro racconti sappiamo che ci sono riusciti mantenendo viva una qualche passione. In queste situazioni, scienziati e artisti sono avvantaggiati perché sono abituati a occuparsi di particolari che per altre categorie professionali sono poco significativi. Hai presente La vita è bella di Benigni?
Le statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità ci confermano questa ipotesi: artisti e scienziati sono le categorie più longeve. E questo nonostante la maggioranza degli artisti faccia una vita disordinata.

Artisti e scienziati vivono più dei multimiliardari! Questi ultimi hanno un’aspettativa di vita pari a quella di un avvocato. Avere pochi soldi accorcia la vita, ma oltre un certo livello di benessere un miliardo in più o in meno non fa la differenza, muori uguale. Invece, l’arte e la scienza e il conseguente coltivare i rapporti umani e la passione allungano la vita. A questo va aggiunto un ulteriore vantaggio particolare proprio degli attori, dovuto alla loro esperienza di far finta di essere un altro: sono bravissimi a fare finta di essere un’altra persona in un altro posto. Da un certo punto di vista, si tratta di un malanno della mente, ma in certe situazioni torna utile. Chi ha detto che le allucinazioni sono sempre negative? Ho visto attori recitare la parte di quello che ha solo un’influenza passeggera fino all’ultimo giorno di vita. Gli viene naturale.

E credo che sia più vantaggioso per il sistema endocrino se uno fa finta di stare bene. Non credo che il pensiero positivo faccia miracoli. Ma sicuramente i miracoli li fa il pensiero negativo: t’ammazza velocemente! Pepe Mujica, è diventato straordinario presidente dell’Uruguay nonostante abbia trascorso sette anni in totale isolamento sensoriale. È un’esperienza in grado di distruggere una mente normale nel giro di un anno. Non puoi vedere nessuno, non parli con nessuno e non esci mai da una cella con le pareti bianche e la luce sempre accesa. Alcuni detenuti della Baader Meinhof arrivarono a ferirsi per poter sporcare di rosso il muro. Dopo sei mesi di isolamento sensoriale inizi ad avere allucinazioni e il cervello ti va rapidamente in pappa.
Mujica e altri sei militanti Tupamaro resistettero per sette anni comunicando con l’alfabeto morse le loro scoperte sulla possibilità di governare le allucinazioni, renderle il più possibile realistiche, piacevoli e appassionanti. Quando uscirono uno diventò presidente, un altro un grande poeta (vedi qui tutta la storia).

L’altro grande vantaggio dell’allenamento a fingere è che di fronte a un problema ti viene facile non pensare solo a come tu dovresti reagire: ti chiedi anche cosa farebbe Amleto al tuo posto, ti metti nei panni di Arlecchino e poi provi a pensare anche come Brighella. E questo aumenta la quantità di ipotesi comportamentali che ti vengono in mente. Inoltre, hai maggiori capacità di metterti nei panni degli altri, il che è utile per affrontare i conflitti.

Ma Monica Salvi sostiene anche una terza possibilità: potrebbe esistere una relazione tra la varietà dei ruoli che una persona vive e la resilienza del cervello a malanni degenerativi come l’Alzheimer. Per questo i malati ottengono benefici dall’intraprendere nuove attività, come coltivare ortaggi o recitare. E la Salvi si spinge oltre, sforando nella filosofia pesante: se è vero che l’attore recitando acquisisce maggiore elasticità nell’affrontare i problemi, perché ha più ipotesi comportamentali in testa, questo amplifica la sua vita?

Cioè, è più probabile che afferri miracolosamente alcune occasioni al volo o che finisca a vivere coincidenze incredibili? Ammesso che questo sia positivo e non un disastro pazzesco, sarebbe una relazione di causa ed effetto interessante. Siccome sono abituato a fingere sul palcoscenico, interpretando diversi personaggi, nella vita reale sono predisposto a fare scelte diversificate, quindi aumento la probabilità di incontrare situazioni e persone fuori dal mio ambito, gente che vive in altri schemi comportamentali. Come dire che vivo buttando reti in acque diverse.

In pratica, non sei uno che vede sempre la stessa gente, frequenta sempre gli stessi posti. E non hai un comportamento prevedibile e questo ti porta magari ad avere più probabilità di incontrare anche persone imprevedibili (magari esiste veramente un’attrazione tra gli affini). E questo potrebbe spiegare perché mediamente agli attori succedono molte storie improbabili.
Quando uno viene da una famiglia dove nonni, zie e cugini sono tutti attori ti viene il sospetto che ci sia qualche cosa di assurdo negli eventi che ti trovi a osservare.
Mi sono sempre chiesto come mai nella mia famiglia continuassero a succedere tutte queste storie strampalate. A volte ho addirittura sospettato che lo facessero apposta ad andare in giro a cercare di cacciarsi in situazioni assurde per il solo gusto di raccontarle, poi. Il che non è detto che sia un bene. Sicuramente è più difficile annoiarsi. Che è la cosa che a me fa più paura della vita. Ma forse è una cavolata che viene in testa a noi attori.

E ogni tanto un dubbio mi viene…

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Migranti, la storia ci giudicherà perché di fronte al massacro siamo restati fermi e zitti

Dom, 08/13/2017 - 10:45

Ha ragione Alex Zanotelli. Quelli che abbiamo di fronte sono crimini nazisti.
Sentiamo gente vantarsi del fatto che Berlusconi e la Lega strinsero un accordo con il dittatore e torturatore Gheddafi e decisero di finanziare la costruzione e la gestione di campi di concentramento gestiti dal dittatore libico, nei quali internare chi cercava di raggiungere l’Europa. Così diminuirono gli immigrati sui gommoni. Possiamo facilmente immaginare che razza di campi di concentramento misero insieme i killer di Gheddafi.
La storia giudicherà questa gente.

C’è da vergognarsi a sentire della gente che si fregia dell’essere umanista e progressista, attaccare le Ong perché salvano i rifugiati in mare. Secondo questi spostati morali le Ong possono intervenire solo se il profugo sta annegando. Riuscire a sapere prima dove sono e andarli a prendere prima che la barca affondi non va bene perché è chiaro che l’informazione te la danno i criminali scafisti e quindi sei complice. Ed è colpa tua se poi arrivano più immigrati.

Io rovescerei la questione: perché non andiamo direttamente con l’esercito sulle spiagge libiche a liberare questa gente in ostaggio di criminali?
C’è un moltitudine di persone che soffrono, esseri umani stuprati, torturati, senza cure mediche, senza un tetto sulla testa, in balìa della follia sadica totale e tu mi scassi il cazzo perché io devo chiedere al profugo se sta veramente annegando o fa solo prove di immersione?
È come dire che ci sono gli ebrei nei campi di sterminio, ma non vado a liberarli perché sennò ci troviamo 6 milioni di semiti in casa… Maccheccazzo dici!?
Bisogna andarli a prendere sulle spiagge, altro che telefonare agli scafisti.
Qualcuno dice: “Ma come facciamo? Ne abbiamo già troppi. Se non rischiano più la vita per arrivare qui allora poi partono a milioni!”
Chi ragiona così in realtà ammette che sta usando come difesa una recinzione fatta dalla malavita che rende talmente terribile e pericoloso arrivare in Europa che alla fine è un deterrente che ci fa comodo! Ecco che si scopre la verità: vogliamo che venire in Europa sia pericoloso. Vogliamo che muoia gente nel Mediterraneo perché ogni morto ne dissuade mille dal venire qua a romperci il cazzo!
Come è buono lei!
E poi dimmi ancora che sei un progressista dal volto umano.
Tu non li ammazzi direttamente… Ma se per accidente succede…
Ok. Io sto con le Ong cattive.

Chiarito questo, fa vergogna al senso di umanità sentir parlare gente che prima ha fatto finta di non vedere che gli Usa finanziavano gli stragisti Saddam, poi Bin Laden e i Talebani, poi l’Isis…. Gente che ha votato a favore dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e oggi se ne dimenticano.
Le potenze occidentali hanno finanziato e messo in atto una serie di intrighi orrendi e finanziato ogni sorta di criminali quando facevano comodo contro la Russia o l’Iran o contro il dittatore siriano. Il blocco occidentale ha raso al suolo città, torturato, ammazzato migliaia di civili per sbaglio, rapinato ogni sorta di ricchezza. La guerra al terrorismo di Bush, che Obama non ha saputo fermare ha fatto milioni di morti con i proiettili e la fame che la liberazione ha portato con sé.

In Libia i francesi hanno armato e finanziato bande di criminali comuni, in buona parte fuggiti dalle carceri, che si sono dati a razziare i villaggi peggio dei turchi medioevali e questo crimine ha determinato l’appoggio di alcune tribù al califfato nero. E la Francia continua a tramare in Libia ancora adesso foraggiando conflitti dai quali spera di ricavare vantaggi.
Questa aggressività miope è la prima causa della migrazione di gente in fuga dalla guerra.

E gli Stati europei, Germania esclusa, stanno comportandosi da vigliacchi pur essendo stati in maggioranza complici della guerra al terrore di Bush.
L’Ue ha pagato miliardi al dittatore turco Erdogan per tenere in Turchia tre milioni di profughi. Ovviamente i soldi se li sono intascati in gran parte gli alti papaveri e questi tre milioni di esseri umani vivono in condizioni da reietti, in accampamenti fatiscenti, ostaggi della criminalità. Gironi dell’inferno al confronto dei quali le favelas brasiliane sono Disneyland.

L’altra causa primaria di questa ondata migratoria è economica.
Quando si parla di “aiutarli a casa loro” mi vengono i brividi per il livello di cecità ideologica. I paesi più ricchi stanno tutt’ora depredando l’economia africana con una guerra feroce anche se non si spara. Semplicemente stiamo inondando i loro mercati di prodotti alimentari venduti al di sotto dei prezzi dei prodotti locali. Una guerra di strangolamento economico che getta nella miseria migliaia di contadini ogni giorno. A questo aggiungiamo la pesca predatoria delle nostre imbarcazioni lungo le coste africane che sta rovinando i pescatori locali, lo sfruttamento sottocosto di grandi risorse agricole e minerarie, le trappole dei finanziamenti della Banca mondiale, i soldi degli aiuti delle Nazioni unite e gli aiuti internazionali spesso sprecati da una burocrazia troppe volte inetta e ingorda. Questa guerra economica sta costringendo enormi masse di persone a emigrare in altri Stati africani e in parte a cercare un futuro in Europa. E cosa dovrebbero fare?

Se vogliamo veramente affrontare la questione serve un grande piano. E servirebbero anche politici che invece di piagnucolare e far teatrino giorno per giorno sapessero approntare un vero intervento umanitario. Io comincerei dal cambiare leggi e regolamenti. Chi arriva in Italia deve iniziare subito a seguire corsi di formazione e imparare la lingua e intanto lavorare. Non formarli, non farli lavorare, non farli sentire persone, ma solo numeri è una grande bestialità che oltretutto alimenta la rabbia di molti e foraggia i disonesti che ci sono tra gli immigrati come in qualunque gruppo umano. La prima prevenzione, il primo passo verso l’integrazione è la creazione di esperienze positive. In Italia c’è gente che ogni giorno fa miracoli con i 35 euro di sussidio che lo Stato paga per ogni immigrato. Altri si limitano a posteggiare in luoghi fatiscenti mille immigrati e incassare 35mila euro al giorno!
E poi vediamo come è possibile utilizzare degnamente questa forza lavoro. Abbiamo chilometri di sponde di fiumi e boschi da ripulire, abbiamo villaggi abbandonati sugli Appennini e sulle Alpi, un’economia sparita, i campi abbandonati che franano.

E qui c’è un problema strategico dell’Italia. Ogni anno terremoti, siccità, inondazioni ci costano un botto. E altro fiume di denaro costa avere più di 10 milioni di case che andrebbero isolate e rese energeticamente efficienti. Ogni anno questi disastri ambientali e sprechi energetici ci costano ben più di quanto ci costerebbe rateizzare l’investimento per mettere in sicurezza il nostro Bel Paese. Sarebbe un’azione colossale, capace di azzerare la disoccupazione e che richiederebbe braccia straniere per essere portata a termine in una decina di anni.
Ospitare un milione di nuovi immigrati non sarebbe un problema se venisse portato avanti un progetto sensato e gestito in modo efficiente.
Questo dovremmo fare a casa nostra.

Poi interrompiamo la guerra commerciale di aggiottaggio contro i piccoli produttori africani, poi creiamo una corsia protetta per l’esportazione da Africa e Medio Oriente di cibi e manufatti. Poi diamo una sveglia agli aiuti internazionali con Gentiloni che va a battere la scarpa sul tavolo delle Nazioni unite e pretende che ci sia un controllo su costi e risultati dei piani di sviluppo finanziati dagli organismi internazionali. Un fiume di soldi che fa troppo poco. Poi andiamo a chiedere ai governi africani di affidarci lo sviluppo di aree depresse. Mussolini che era un coglione è comunque riuscito a fare la bonifica dell’Agro Pontino e a dare appezzamenti di terreno e mezzi minimi per coltivarlo a migliaia di veneti… Abbiamo un genio militare con mezzi straordinari. Formiamo in Italia gli immigrati e li facciamo tornare al loro paese a costruire le città verdi autosufficienti. Sappiamo farlo, dobbiamo farlo. Non sarà facile.

Il primo passo è che un po’ di progressisti inizino a raccontare come stanno le cose.
Bisogna battere su concetti semplici: le guerre che hanno causato milioni di profughi le hanno organizzate gli Usa con la complicità europea.
Stiamo continuando a strangolare la loro economia.
Stiamo facendo troppo poco per aiutarli a casa loro.
Dobbiamo portare via i profughi prigionieri delle mani della criminalità libica.
Dobbiamo portarli in Italia e far sì che questo salvataggio diventi economicamente sostenibile grazie a un grande piano di messa in sicurezza e miglioramento dell’efficienza energetica del nostro paese.
E i progressisti umanitari che in tv parlano d’altro sono dei blabla.

E magari potremmo anche ricordarci che nel dopoguerra fummo noi italiani a scappare dalle rovine e dalla fame. Si parla di sei milioni di emigrati. E oggi gli oriundi italiani nel mondo, secondo le stime del ministero degli Esteri sono tra i 60 e i 70 milioni!
Allora, quando abbiamo avuto bisogno noi ci hanno bene o male accettati, perché qualcuno oggi vuole ributtarli a mare?

NB: La battuta sulle favelas che in confronto sono Disneyland è copiata dalla Gialappa’s Band. Non ho resistito.

L'articolo Migranti, la storia ci giudicherà perché di fronte al massacro siamo restati fermi e zitti proviene da Il Fatto Quotidiano.

Agrigento, burocrazia folle: giù le mani da Favara! Giù le mani dall’arte!

Gio, 08/03/2017 - 12:50

Ho conosciuto Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Gela, lo scorso dicembre, e mi hanno raccontato la loro storia straordinaria. A Favara, un luogo nel quale nessun turista arrivava, neanche per sbaglio, hanno restaurato alcune case del fatiscente centro storico e hanno iniziato a invitare artisti di tutte le discipline, allestire mostre, installazioni, decorare i muri esterni delle case dal marciapiede al tetto, inventare cartelli stradali, oggetti, giochi visivi e sonori. Una festa. Ma anche una capacità titanica di far arrivare da tutto il mondo artisti disposti a passare dieci giorni a Favara per scoprirla. Scoprire che? Non c’era niente!

Fattostà che nasce il Farm Cultural parkE con la loro elegante cortesia e ospitalità sono riusciti poi a far arrivare anche un’orda di giornalisti fin dal Giappone, che chissà come si erano convinti che non potevano assolutamente perdere l’occasione di raccontare l’incredibile stupore che ti coglie quando arrivi a Favara. Miracoli dell’immaginazione al potere.

Non so quale stupenda dote di fascinazione possiedano queste due persone. E c’è gente che prende tre aerei e poi si fa un pezzo in macchina, per arrivare lì a chiacchierare con loro, gustando delizie siciliane. Non un successo. Di più. Una cosa da 120mila persone all’anno. Più del Teatro Greco di Taormina. Florinda e Andrea hanno finanziato l’impresa di tasca loro. Hanno anche creato una teoria che spiega che l’arte può essere il motore della rinascita culturale ed economica, fondare una socialità solidale, creare armonia e passione. L’arte come medicina per i territori, come arco di volta di una diversa idea di sviluppo.

E hanno vinto la scommessa perché intorno alla loro iniziativa si sono mossi altri, aprendo spazi per l’ospitalità, negozi, ristoranti. Hanno mosso un indotto che un recente studio conteggia in 20 milioni di euro di aumento del Pil locale. Roba che Gentiloni dovrebbe andarli a trovare e dargli 4 o 5 titoli da cavaliere e da commendatore. A testa. Invece, recentemente si sono trovati di fronte ad accuse di abusi edilizi, per una tensostruttura e alla richiesta di demolire alcune installazioni artistiche.

Coraggio amici! Diteci quando è il momento e veniamo giù almeno in 300, reduci degli anni Settanta che una molotov siamo ancora in grado di lanciala nonostante l’età. Facciamo come i 300 spartani, ci piazziamo all’ingresso di Favara, sulla statale, e devono venire con i caccia bombardieri per spostarci perché fino ai carri armati reggiamo.

E ci veniamo con doppio entusiasmo visto che anche qua ci hanno fatto vedere i sorci verdi arrivando addirittura a ordinare l’immediata cancellazione di tutti i dipinti della Libera Università di Alcatraz, tra i quali un murales di mio padre sulla vita di San Francesco di 10 metri x 3.

Il motivo era che il piano regolatore prevede che i muri esterni delle costruzioni sia tutti, invariabilmente, assolutamente, a tinta unita. Se sopra una casetta ecologica nel bosco ci dipingi un bosco è reato perseguibile. Per fortuna, il sindaco Stirati di Gubbio ha avuto pietà di noi e della logica e ha trovato la soluzione: siamo diventati Museo Parco artistico. E adesso possiamo addirittura dipingere tutti i sassolini uno per uno e non è più contro il piano regolatore. E ora stiamo ottenendo la stessa classificazione dal comune di Perugia (Alcatraz è situata a cavallo tra i terreni di Perugia e Gubbio: doppio comune doppio iter burocratico).

Quindi, resistete! I sindaci cadono, le classificazioni cambiano e l’arte resiste. Perché l’Italia ha bisogno di passione e non possono venire a sparare addosso proprio a voi!

Vedi anche: Agrigento: cara sindaca di Favara ci ripensi, non è abusivismo ma rigenerazione di Manlio Lilli

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Siccità: non piove, Raggi ladra! (Ma il cambiamento climatico cosa c’entra?)

Mer, 07/26/2017 - 19:34

Sinceramente sono scioccato dal cumulo di informazioni sbagliate a proposito della siccità. Da una parte è tutto un rimpallo di responsabilità: è colpa di Acea se Roma avrà l’acqua razionata, è colpa di qualcun altro se molti comuni laziali sono già al razionamento. Dall’altra parte, sembrano tutti d’accordo sul fatto che il colpevole numero uno sia il cambiamento climatico.
Anche molti ecologisti lo dicono. E anzi, sembrano proprio contenti che alla fine sia chiaro a tutti che è necessario smetterla di bruciare petrolio e carbone inquinando il mondo. I fatti ci danno ragione, evviva!

Le cose non stanno così. Fermo restando che se non vogliamo che la vita umana su questo ridente pianeta finisca, dobbiamo cambiare sistema: il disastro della siccità è figlio solo in parte del cambiamento climatico. Il centro della questione in questo caso è un altro: il nostro sistema idrico è a pezzi. Al netto del riscaldamento climratico non sarebbe comunque in grado di reggere i normali sbalzi della piovosità.

Come si fa a dare tutta la colpa della siccità all’effetto serra, quando gran parte dell’acqua potabile si perde perché le tubature sono colabrodi? Come si fa a dire che non ha piovuto abbastanza quando i nostri laghi, fiumi e invasi artificiali sono interrati dal fango perché non si fanno i dragaggi e abbiamo perso così gran parte della capienza?

Non riusciamo a immagazzinare l’acqua che comunque cade dal cielo. Tanto per rendere l’idea, in Italia ci sono 158 grandi dighe e 542 più piccole che hanno una portata teorica totale di 13.772 milioni di metri cubi, ma si stima che a causa dei fanghi che riempiono i bacini, la capienza reale sia inferiore dal 30 all’80%. Lo stesso discorso vale per i laghi.

E quando piove troppo questo diventa un disastro perché anche i fiumi sono parecchio interrati, quindi straripano. Inoltre, l’agricoltura intensiva, con arature sempre più profonde, porta ogni anno a un ulteriore dilavamento del suolo con altri sedimenti che vanno a intasare il sistema idrico. Negli ultimi 60 anni abbiamo aumentato notevolmente la superficie boscata ma a causa dei tagli intensivi i boschi hanno comunque perso volume. Cioè, ci sono alberi mediamente parecchio più piccoli.

Quando piove ci sono meno foglie sui rami e per terra e l’acqua non rallentata scende a valle più velocemente. Ha quindi meno tempo per sgocciolare al suolo e il tappeto di foglie secche e humus ha una minor capacità di fungere da spugna e permettere la lenta infiltrazione nel terreno. Il che porta alla diminuzione dell’acqua che viene trattenuta sotto terra. Infine, dopo i tagli che lasciano il terreno senza la protezione del fogliame sui rami, l’acqua dilava il terreno portando a valle humus prezioso. Così dopo ogni taglio gli alberi cresceranno meno a causa della diminuzione dello spessore del suolo. Un danno incalcolabile. E milioni di metri cubi di terra finiscono nei fiumi e nei laghi.

Quando ero alle medie, dopo l’alluvione di Firenze ci spiegarono che il problema era che i fiumi italiani avevano perso gran parte della loro capacità di far defluire l’acqua. La professoressa ci disse anche che si era decisa una colossale azione di ripulitura del letto dei fiumi per evitare altre alluvioni. E noi creature eravamo tutti contenti e fiduciosi nello Stato. A me pareva ovvio che di fronte a un grande disastro come quello si intervenisse alacremente.

P.s.: Nell’ultima edizione di EcoFuturo abbiamo presentato tecniche agricole che permettono di abbandonare i vecchi sistemi di aratura profonda e la tecnica Decomar per il dragaggio ecologico ed economico dei fondali.

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Ecofuturo 2017, abbiamo le tecnologie per vincere la guerra all’inquinamento

Mar, 07/04/2017 - 13:10

Ecofuturo 2017: fotovoltaico batte carbone! Il monumento funebre all’aratro e il tramonto del gasolio.

A Padova, 12/16 luglio al Fenice Green Energy Park (un posto pazzesco!)

L’idrico non è ancora riuscito ad arrivare sotto il prezzo del gas e del carbone ma il fotovoltaico e l’eolico ci sono riusciti. Il crollo del prezzo degli impianti ha decapitato le tecnologie concorrenti. Nei climi più caldi il costo del kilowatt dal sole ha battuto quello del carbone e del gas arrivando, nelle grandi aste, a 3 centesimi di dollaro per kW. E si prevede che nei prossimi 10 anni il fotovoltaico batterà il carbone anche nei climi temperati. Il pianeta ha vinto. È il giro di boa.

Fino a quando le tecnologie rinnovabili costavano più delle fossili si doveva sperare solo nella bontà d’animo delle persone. Adesso sono i soldi a parlare. E questo non riguarda solo la produzione di energia. Ci sono decine di tecnologie ormai mature che sono sull’orlo di invadere il mondo.

Il gas liquido può sostituire il gasolio nella trazione e sulle imbarcazioni. Iveco già produce mezzi pesanti a gas liquido. A Ecofuturo presenteremo il sistema di Ecomotive Solution per convertire a metano le auto diesel. Quello che prima era possibile solo con le auto a benzina ora si può anche con i mezzi a gasolio. Lo stop al gasolio nelle città è teoricamente possibile. Ci vorranno anni ma succederà. E la prova è che anche alcuni petrolieri hanno iniziato a investire sul gas liquido, il biodiesel da scarti alimentari, alghe e coltivazioni non commestibili in aree agricole marginali. Eni sta convertendo al biodiesel Marghera e Gela. E se lo fanno vuol dire che si può raggiungere quantomeno il pareggio del biocarburante col petrolio. E se il petrolio torna a risalire non sarà più pareggio, sarà convenienza.

L’anno scorso venni deriso da alcuni commenti per la questione della morte dell’aratro. A un anno di distanza vediamo crescere i successi della sperimentazione su grandi appezzamenti. Lo so che pare impossibile ma nonostante si sia fatto così per cinquemila anni oggi si è scoperto che conviene NON rivoltare il terreno. Portare in superficie il terreno che sta sotto provoca un orrendo massacro di miliardi di microorganismi che sono la fertilità del suolo. Poi ci devi mettere chilotoni di concime.

Oggi si usano attrezzi che fessurano il terreno o lo bucherellano, senza rovesciarlo e si unisce questa tecnica con la copertura con materia organica, un ciclo nel quale entrano in gioco anche i prodotti della fermentazione degli scarti vegetali e del letame. Fermentazione estremamente conveniente perché può alimentare impianti per il biogas.

Questo ciclo, oltre ad essere più efficiente ha il vantaggio di arricchire progressivamente il terreno. Ma l’aspetto fondamentale è che seguendo questa metodologia si imprigiona anidride carbonica (Co2) nel terreno. Lo studio Ecofis spiega che se l’agricoltura mondiale fosse gestita con questo metodo potrebbe compensare da sola le attuali emissioni di Co2!

Il salto di qualità nell’agricoltura è strettamente connesso con un progetto globale di riordino tecnologico.

Un percorso che richiedeva in Italia una serie di passaggi di sburocratizzazione e salti tecnologici.

Le auto elettriche vincono sulle tradizionali se si produce energia ecologica a basso costo (fatto!).

La produzione di biogas è possibile se i materiali di risulta non devono essere conferiti in discarica come fossero scarti industriali (fatto!).

La produzione di biogas aumenta se i Comuni non sono più obbligati a conferire in discarica gli sfalci e le potature (fatto!) e se i produttori di olio e agrumi non sono costretti a conferire gli scarti ma riescono a produrre biogas anche da residui con alta percentuale di antiossidanti (fatto!).

La produzione di biogas diventa più conveniente se si può utilizzare per alimentare auto (fatto!).

Le auto elettriche si diffondono più rapidamente se la legge non vieta più la conversione di mezzi a benzina in elettrici (fatto!).

La conversione dei mezzi pesanti diesel a gas liquido va più veloce se è finanziata (fatto!).

La conversione delle auto diesel a gas è possibile se esiste un kit di conversione (fatto!)

L’agricoltura diventa più conveniente e può imprigionare Co2 se i contadini possono vendere direttamente il biogas agli automobilisti (quasi fatto).

Ultima buona notizia, sennò fai indigestione, è che a Ecofuturo presentiamo una tecnologia che permette di resuscitare gli impianti a pirolisi. La pirolisi è quella che si vede nel film “Ritorno al futuro” quando un’auto viene rifornita con gli scarti di una friggitoria buttati in un cilindro lucente. Già quando questo film uscì esistevano auto a pirolisi. Funzionano perché a 400 gradi le sostanze organiche si scindono in gas e cenere. E il gas alimenta il motore. Il problema è che sono state messe sul mercato tecnologie non mature e in pratica decine di grandi impianti, da un megavatt e più, sono stati chiusi. Ora la Legnoenergia dopo aver risolto i problemi del suo impianto, si è messa ad aggiustare quelli degli altri. Risorse enormi paralizzate che tornano a produrre. Una scommessa che alla fine stiamo vincendo. Certo è stupefacente quanto sia difficile e tortuoso questo percorso di conversione dell’economia del petrolio.

Bisognerebbe scrivere dei romanzi thriller che raccontino di come grandi opportunità siano state bruciate, ritardate, sabotate, non capite.

Una storia più appassionante di 007.

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Per info e programma: http://festivalecofuturo.myblog.it/

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