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Aggiornato: 54 min 16 sec fa

Un fiore per Salvini: lanciamo la Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici

Gio, 02/14/2019 - 11:00

Il problema più grave che abbiamo di fronte è la deriva cattivista di gran parte degli italiani. Salvini non è la causa ma il prodotto di questa ondata di paura. Salvini è soltanto un abile interprete delle pulsioni animalesche di difesa territoriale. La causa ultima è la crisi economica che ci ha colpito buttandoci nell’incertezza sul futuro; e i troppi cambiamenti, troppo veloci, portati nella vita quotidiana dalle nuove tecnologie. Molti studi confermano che il cambiamento porta insicurezza e desiderio di ritorno a un passato idealizzato. La paura genera a sua volta l’aggressività. Un fenomeno trasversale.

Mi stupisce sempre il fatto che un mio articolo venga attaccato ferocemente, contemporaneamente, da simpatizzanti del Pd, Pdl, FdI, Leu e 5 stelle. Un fenomeno che mostra l’esistenza di un’orda di litigiosi a prescindere, un partito della rissa presente in tutti gli schieramenti quanto fuori da qualsiasi schieramento. I Napalm51 di Crozza, i Terrapiattisti morali, i detentori di poteri paranormali giustizialisti…

Credo che questi fenomeni da Circo Barnum della mancanza di cultura e amore per il ragionamento siano oggi pericolosi perché finalmente il cittadino comune ha conquistato una potenza di comunicazione enorme. E quando anche gli stupidì hanno un grande potere possono fare danni epocali.

Che ne dici di lanciare una Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici? La situazione è difficile, il rischio grande, abbiamo bisogno di pacificare. Vorrei che molti, in questa giornata gentile, girassero per i social e rivolgessero a un appartenente a Pd, Leu, M5s, Lega, FI o FdI, una parola d’amore. Salvini ha un bel sorriso, Renzi canta molto bene, Di Maio ha una bella voce, la Santanchè è intelligente, Berlusconi è spiritoso… Solo se iniziamo a rompere il cerchio del cattiviamo possiamo sperare di far uscire l’Italia dalla crisi morale che sta alla radice della crisi economica e culturale.

La mia idea è quella di unire le persone di buona volontà presenti in tutti gli schieramenti e impegnare a realizzare gesti di gentilezza fuori e dentro la rete. Creando eventi e flashmob dedicati alla gentilezza, alla bellezza, alla mansuetudine, alla convivenza civile, possiamo immaginare di sviluppare gli anticorpi culturali al dilagare trasversale del partito dei maleducati mentali. Si tratta, mi rendo conto, di una battaglia ardua. Ma Gandhi ci insegna che un piccolo gruppo di persone che rifiutino le chiusure mentali e emotive possono arginare la violenza. È una strategia lenta, che richiede pazienza ma che alla lunga paga.

Possiamo riuscirci se un piccolo gruppo di persone decide di promuovere questa iniziativa. Se vuoi far parte della Banda di Interposizione Pacifica collegati alla mia pagina Facebook venerdì 15 febbraio alle ore 21,30 oppure invia una mail a elena chiocciola alcatraz punto it. Vediamo se ci sono abbastanza persone disposte a impegnarsi e a costituire un comitato promotore gentilissimo. Io sarò in diretta video e si potrà intervenire sia nello spazio dei commenti sia via Skype, telefono, piccioni viaggiatori e simili. Se pensi che sia un’iniziativa stupida ti capisco e ti rispetto. E spero che nello spazio dei commenti a questo articolo eviterai di scrivere che sono un figlio di papà di merda, che non ho mai lavorato, che mio papà era un fascista, che sono un cretino, tossicomane, frocio, polacco, leccanegri, escremento di maiale putrido, adoratore della Dea Kalì. E comunque ce l’ho più lungo io.

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Miracolo a Gela: non c’è più immondizia per strada!

Ven, 02/01/2019 - 13:49

Chi va spesso a Gela sarà rimasto stupito come me scoprendo che per strada non ci sono più cumuli di pattume. Incredibile. Tutte le precedenti amministrazioni lo avevano promesso senza nessun risultato. Ci è riuscito Rosario Arena, colonnello della Guardia di Finanza in pensione, specializzato in indagini amministrative e finanziarie. Probabilmente il presidente della Regione Sicilia, Musumeci, ha avuto un’illuminazione divina quando ha deciso a settembre di nominarlo alla guida della città commissariata. Incredibile ma anche quelli di destra ogni tanto ne fanno una buona (bisogna dirlo, così si motivano a migliorare…).

Sono andato a incontrare Rosario Arena, gli ho fatto i miei complimenti per aver ottenuto in pochi mesi quello che le precedenti amministrazioni hanno promesso per decenni e gli ho chiesto di raccontarmi come c’è riuscito. Lui mi ha spiegato che semplicemente ha iniziato a far rispettare le regole. Racconta che ha iniziato a riprendere i vigili che non facevano le multe a chi parcheggiava in doppia fila sul corso, poi si è messo a verificare chi era presente negli uffici, a far funzionare i badge di controllo sugli ingressi dei dipendenti comunali, a controllare se chi doveva fare le verifiche sugli incarichi comunali queste verifiche le faceva, a cominciare dai controlli sul funzionamento della nettezza urbana.

Continua spiegandomi di aver ristrutturato il sistema di controlli amministrativi interni che erano tre doppioni che concludevano poco e costavano un pozzo di soldi. Mi parla poi di quanto sia stato e sia tuttora complicato iniziare a far circolare gli agenti di notte per multare chi butta l’immondizia lungo le strade (mi ha svelato che finora le multe inflitte ammontano a 40mila euro). E ha pure indagato su smaltimenti illegali di rifiuti (a volte sepolti). Ha verificato la corrispondenza alla realtà di alcuni certificati di inabilità. Ha pagato il 98% dei debiti del Comune verso privati, che in alcuni casi aspettavano dal 2011, più di 5 milioni di euro. Ha eliminato una serie di privilegi e regalie a non aventi diritto, ha scoperto 400mila euro annui di affitti che il Comune pagava per strutture che non utilizzava (saldando pure le bollette di acqua, gas e luce). Con la collaborazione di Polizia, Carabinieri e Finanza ha iniziato una serie di verifiche su procedure illegali di ogni tipo.

Poi mi dice che sono in dirittura d’arrivo le procedure per far diventare l’ex-macello la sede del Banco Alimentare (una proposta  di Eni, che si è offerta di ristrutturare l’immobile a tal fine), riunendo così associazioni e parrocchie in un’unica sede. In questo modo migliorerà la qualità degli aiuti a 4mila persone in grave difficoltà economica. È in cantiere la concessione in comodato alle associazioni culturali della città dell’uso, per iniziative pubbliche, dell’ex Granaio di Palazzo Ducale, una struttura meravigliosa, in pieno centro, con giardino, perfettamente restaurata e restata inutilizzata. E questo spazio dovrebbe diventare anche un punto di riferimento per i turisti che visiteranno la città. Anche in questo caso è avviato il percorso.

Arena dice che sta cercando anche, con il sostegno della Regione, di concludere finalmente il percorso ormai decennale per rendere visibile al pubblico la nave greca ritrovata in mare lungo la costa. Si tratta di una triremi di 2400 anni fa, la più antica imbarcazione ritrovata al mondo. Da anni sta dentro un magazzino, imballata. Incredibile ma vero, altre navi antichissime sono ancora sul fondo marino di fronte a Gela e non si sa che sorte avranno. Ma che importanza volete che abbiano delle navi millenarie per il turismo? (a Stoccolma per una nave del 1600, hanno costruito un intero museo, il Vasa, uno dei più visitati al mondo, con ricostruzioni, plastici, e ogni sorta di supporto multimediale… Ma si sa che gli svedesi sono emotivi, non hanno niente da fare e in Scandinavia sono a corto di reperti archeologici… Se trovano il palo di una capanna vichinga perdono la testa).

Gela è un fulgido esempio dell’incapacità italica di sfruttare le opportunità. Basti pensare che con migliaia di disoccupati il Comune ha potenzialmente a disposizione centinaia di milioni di euro di finanziamenti europei, nazionali e regionali, stanziati per lavori di pubblica utilità che sono bloccati (a livello nazionale i miliardi bloccati, lo voglio ricordare, sono 150 e poi dicono che c’è la crisi…). E visto il delirio burocratico anche per uno deciso come Arena non sarà facile sbloccare la situazione, visto tra l’altro che il suo incarico scade tra pochi mesi…

Ovviamente sono arrivate anche le critiche, mi dice il colonnello, perché nessuno è perfetto, ma anche perché qualcuno preferiva l’andazzo di prima. Comunque Rosario Arena sta dimostrando che è possibile cambiare. E sta anche dimostrando che quel che manca a molti amministratori spesso non è l’onestà ma la capacità artigianale di capire come funzionano gli ingranaggi dei sistemi di gestione demenziali e cosa cambiare per rovesciarli.

Ps
A Gela stiamo portando avanti un progetto di rilancio culturale in collaborazione con associazioni e professionisti. Per saperne di più: www.gelaleradicidelfuturo.it e https://www.peopleforplanet.it/un-caso-di-successo-dellalternanza-scuola-lavoro-383-blog-per-gela/ dove si racconta come 383 studenti, realizzando blog individuali, siano riusciti in pochi mesi a cambiare l’immagine della città sul web.

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Io sto con Lino Banfi. E chi ha diffuso falsità si vergogni!

Sab, 01/26/2019 - 15:33

Sinceramente ho goduto notevolmente per la botta di rabbia che hanno preso tanti laureati, baroni e baronetti della cultura italiana alla notizia che Banfi è stato nominato ambasciatore italiano presso l’Unesco. Peccato che la notizia sia completamente falsa. Non esiste la figura di ambasciatore presso l’Unesco.

C’è il presidente della Commissione Italiana all’Unesco, che è Franco Bernabé e Banfi non lo sostituirà. E non entrerà neppure nel direttivo di detta Commissione, composta da 12 membri. Lino, più modestamente, sarà uno dei 50 membri della Commissione Italiana Unesco (vedi qui l’elenco, Banfi ha sostituito il grande documentarista e scrittore Folco Quilici, defunto, uno dei 6 membri nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico).

Quel che ha detto Luigi Di Maio, quindi, parlando della sua nomina, era solo una frase gentile, e non si riferiva a una carica particolare ma al fatto che Banfi, grande comico, avrà certamente la capacità di rappresentarci non tanto formalmente quanto emotivamente. Il che, nell’era della comunicazione istantanea e virale, è essenziale. E direi che chi ha criticato aspramente questa nomina dovrebbe autoinfliggersi 5 minuti di vergogna nell’angolino.

Ma, sinceramente, anche se Banfi fosse stato nominato Presidente della Commissione Italiana Unesco e quindi fosse finito a rappresentarci all’assemblea mondiale dell’Unesco non ci troverei niente di male. Da qualche millennio le persone serie hanno avuto in mano le sorti del mondo e hanno fatto disastri su disastri, forse sarebbe ora di dare una possibilità ai comici.

Peraltro Banfi è una persona da sempre impegnata nella solidarietà e dal 2001 è diventato Ambasciatore di Pace per la Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura che si occupa della fame nel mondo). Ha ricoperto questo ruolo onorario e senza stipendio, non standosene nel salotto di casa sua ma partecipando a 5 missioni solidali in Africa e Haiti e diventando testimonial di diverse campagne di informazione (trovate le notizie al riguardo in fondo a questo articolo).

A questo punto sarà anche da chiarire che cavolo è l’Unesco. Alcuni hanno ironizzato sulla nomina di Banfi proponendo Edvige Fenech come rappresentante italiana all’Organizzazione Mondiale della Sanità vista la sua passata esperienza come infermiera in alcuni film scollacciati. Però l’Unesco non si occupa di lanciare campagne di ricerca sul retrovirus “capoecazzus” e neanche dello sviluppo dei trapianti di intelligenza.

Lo scopo dell’Unesco è diffondere la cultura della pace, della comprensione e del dialogo tra i popoli, anche tramite la diffusione delle conoscenze sul patrimonio artistico, culturale e naturalistico del pianeta. L’azione più nota ed efficace dell’Unesco è il censimento dei maggiori patrimoni dell’umanità da proteggere: opere dell’ingegno e città d’arte come Venezia, tradizioni artistiche come il Teatro dei Pupi siciliani, costumi alimentari come la dieta mediterranea.

Onore al merito per i 50 membri della commissione italiana Unesco che sono riusciti a far sì che l’Italia abbia oggi il maggior numero di tesori dell’arte riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità (è però una balla che l’Italia possieda l’80% del patrimonio mondiale dell’arte, come abbiamo sentito dire da tanti leader politici laureati, senza che sia scoppiato un coro di buuu! buuu! tra i giornalisti).

Ora non mi sembra però che per capire che il teatro dei Pupi sia importante e sia giusto chiedere che diventi Patrimonio Unesco sia necessario avere un Master in Criptofilologia della Gnocca. E vorrei anche aggiungere che Banfi a livello di simpatia non lo batte quasi nessuno. E anche come passione. Poi posso dire anche che è uno schifoso berlusconiano. E ha pure il coraggio di dirlo in tv. Ma un fottuto berlusconiano è meglio di un compagno con la lingua di velluto.

Per finire una parola su Di Maio. Sicuramente vedremo il M5S salire nei sondaggi perché orde di nonni con la terza media scarsa si sentiranno più rappresentati da Lino che da gente come Scalfari. E la cosiddetta sinistra, come al solito, ha dato una mano a Di Maio scatenando un inferno in un bicchier d’acqua. Nello stesso tempo però permettetemi una piccola critica.

Innanzitutto, quando si nominano a cariche ufficiali persone di una certa età, sarebbe meglio non dirglielo così a bruciapelo. Se Banfi avesse sofferto di cuore rischiavamo di perdercelo. Secondariamente sarebbe il caso di nominare candidati, consulenti, rappresentanti e simili dopo aver sentito da loro un’ipotesi di programma di lavoro e aver valutato i progetti che intendono portare avanti. Sennò poi si rischia di trovarci con sindaci che fanno diventare le buche di Roma Patrimonio dell’Umanità.

Viva Banfi! Viva Groucho Marx!

– 2011 (settembre), ha promosso, come testimonial, la campagna di lotta alla mortalità infantile Vogliamo Zero.

– 2010 (giugno), durante il Mondiale di Calcio in Sudafrica promuove con un video-messaggiola campagna “Un gol per l’Africa” realizzata da Unicef e Amref per i bambini africani, con il patrocinio della Figc – Federazione Italiana Gioco Calcio.

– 2010, si unisce ad altre importanti voci dello spettacolo per richiamare l’attenzione sui bambini vittime del devastante terremoto ad Haiti facendo appello per raccogliere fondi per far fronte alla tragedia.

– 2009/2010 testimonial della campagna “Orchidea Unicef”, l’evento che ogni anno si realizza in tutte le piazze italiane e i cui proventi sono destinati all’azione dell’Unicef per salvare la vita dei bambini in 8 Paesi dell’Africa centrale e occidentale.

– 2008 sostiene la campagna per il 5×1000 all’Unicef.

– 2007 promuove la campagna “Amici dell’Unicef” per coinvolgere i donatori in un impegno attivo e regolare a favore dell’organizzazione.

– 2006 è testimonial della campagna “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS”.

– 2005 presta la sua voce a Lucanòr il Mago, uno dei personaggi del cartone animato “L’isola degli smemorati”, tratto da una storia scritta da Bianca Pitzorno.

– 2005 seconda missione in Eritrea per visitare i progetti dell’Unicef nei villaggi rurali di Emnitselim, Guaquat, Bahilaeri e Tzaret.

– 2003 missione in Angola durante le giornate dedicate alla campagna di vaccinazione contro il morbillo. Ha visitato molti dei progetti Unicef: dai centri nutrizionali ai programmi igienico-sanitari e di sensibilizzazione contro le mine.

– 2002 su invito dell’allora Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan, partecipa alla riunione mondiale dei Goodwill Ambassador e Messaggeri di pace delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York.

– 2001, primo viaggio sul campo in Eritrea: visita i campi profughi di Harena, Afabet, Adi Keshi

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Malasanità, gli ospedali che fanno la pubblicità illegale al latte artificiale ci guadagnano?

Mar, 01/22/2019 - 17:21

Il problema dell’Italia non è solo la mancanza di alcune leggi necessarie. Il problema è che in molti casi la legge c’è, ma non c’è nessuno che abbia voglia di farla rispettare. Sarebbe un errore dare la colpa per questo stato di cose solo a giudici e forze dell’ordine. In uno Stato democratico è indispensabile che siano gli stessi cittadini a impegnarsi in quella che una volta si chiamava “battaglia per la legalità”.

Con Peopleforplanet.it stiamo dando vita a una serie di iniziative su questo fronte. Da una nostra inchiesta, ad esempio, è emerso che in alcuni reparti di ostetricia consegnano alle puerpere in dimissione dall’ospedale dopo il parto, insieme alle informazioni sanitarie, anche la segnalazione della marca di un latte artificiale per neonati consigliato. Consigliare la marca di un latte artificiale è vietato dalla legge. Abbiamo denunciato questo fatto pubblicando le foto della documentazione raccolta, confermata dalle testimonianze delle madri che hanno ricevuto materiali informativi con il “consiglio per gli acquisti” dentro.

Ovviamente la pubblicazione di questa inchiesta non ha ottenuto nessun risultato. Lo sapevamo ed eravamo preparati. Non vogliamo solo denunciare un illecito: vogliamo che siano prese severe misure contro chi ha commesso questo reato. La prima azione con la quale vogliamo ottenere risultati concreti è stata quella di rivolgerci alla ministra della Salute Giulia Grillo.

Ma intanto abbiamo messo all’opera il nostro gruppo di avvocati per iniziare un’azione legale sulla base della legge del 1994, aggiornata dal Decreto 9 aprile 2009 n. 82, che all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”. Chiaramente un conto è fare una denuncia giornalistica, un conto è rivolgersi ai giudici.

Alcuni ospedali prescrivono latte artificiale di una specifica marca direttamente sul libretto sanitario del bimbo che viene consegnato al momento delle dimissioni ospedaliere dopo la nascita. Altri, più prudenti, effettuano la prescrizione su un foglio (che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera) che viene poi inserito in mezzo al libretto sanitario: l’Italia è piena di manine.

Vogliamo che venga aperta un’inchiesta, vogliamo che si identifichino le manine, vogliamo che si scopra se sono stati i primari che hanno dato ordini in proposito oppure si tratta di iniziative compiute a loro insaputa. In Italia ti può capitare che ti regalino una casa a tua insaputa, può certamente succedere che qualcuno guadagni sulla pubblicità al latte artificiale a insaputa di tutti. Per chiarire la questione Miriam Cesta, autrice dell’inchiesta, ha intervistato Martina Carabetta, consulente professionale in allattamento materno (Ibclc, International board certified lactation consultant), che ha dichiarato che la promozione di una specifica marca di latte artificiale “non solo è vietata dalla legge italiana, ma è anche eticamente scorretta dato che arriva dagli operatori della salute, che hanno ovviamente autorevolezza agli occhi delle neomamme e dei neopapà. L’indicazione di uno specifico latte artificiale alla dimissione dall’ospedale dopo il parto induce infatti i genitori a credere che quella marca sia migliore rispetto ad altre, o che il bambino sia obbligato per qualche motivo ad assumere quello specifico latte”.

Questa inchiesta è stata realizzata con la collaborazione di donne impegnate nella diffusione dell’allattamento al seno, pratica fondamentale per il benessere delle mamme e dei piccoli. Grazie a questa collaborazione è stata raccolta una documentazione inoppugnabile. Ma ovviamente più elementi di prova abbiamo, meglio è. Chiediamo quindi a chi avesse ricevuto informative illegali di questo tipo di segnalarcele, inviandoci la foto dei fogli promozionali delle marche di latte artificiale per neonati a redazione@peopleforplanet.it.

Se ci aiutate possiamo riuscire a stroncare questo malcostume. E chiediamo a chi fosse a conoscenza di altre violazioni della legge o dell’etica professionale di segnalarcele. Questa azione è solo un inizio. Ci sono tante altre illegalità contro le quali è giusto e possibile agire. Le leggi vengono rispettate se i cittadini si danno da fare.

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Carolina Picchio, non spiegare perché i cinque bulli sono liberi è disinformazione

Lun, 12/24/2018 - 17:10

È giusto che i cinque bulli che hanno indotto al suicidio Carolina Picchio non vadano in galera? A prima vista mi è sembrato il solito perdonismo cattocomunista che lascia libere persone profondamente fuori di testa che torneranno a compiere crimini. Ho letto vari articoli dai quali si evince che il tribunale ha dichiarato l’estinzione del reato dopo un percorso di messa in prova. Quattro chiacchiere con un assistente sociale e via? A leggere molta stampa pare proprio di sì.

Per saperne di più ho telefonato all’avvocato della famiglia di Carolina, la dottoressa Anna Livia Pennetta, chiedendole un parere e aspettandomi da lei una reazione quantomeno delusa dalla sentenza. La signora Pennetta è stata molto cortese con me e mi ha raccontato come sono andate realmente le cose.

In effetti per questi bulli non è stata una passeggiata. L’istituto della messa in prova per i minorenni in questo caso gravissimo è stato applicato in modo molto esteso. I ragazzi innanzitutto hanno dovuto raggiungere risultati scolastici eccellenti. Poi hanno dovuto partecipare a incontri costanti con psicologi. Inoltre hanno dovuto partecipare ad attività solidali, lavorando con disabili e anziani. Periodicamente hanno avuto incontri con i giudici che hanno valutato se la messa in prova veniva seguita con costanza e se vi erano risultati. Un percorso lungo, che per uno degli imputati è durato 27 mesi, il tempo massimo previsto dalla legge.

L’avvocato Pennetta ha assistito agli interrogatori di questi ragazzi durante processo, prima della messa in prova e poi all’interrogatorio finale durante il quale i giudici sono arrivati alla decisione di dichiarare estinto il reato. Mi ha detto che è restata molto stupita dal cambiamento, le sembrava di avere di fronte degli altri ragazzi. È cambiato il loro modo di muoversi e di parlare, non soltanto le parole che hanno detto. Ad esempio, uno dei ragazzi le è sembrato realmente emozionato quando ha raccontato della sua esperienza di lavoro socialmente utile con un ragazzo disabile che lo ha ringraziato dopo che insieme erano riusciti a ottenere un progresso nella gestione della disabilità. La dottoressa Pennetta ha visto nel modo nel quale il ragazzo ha parlato una reale empatia. Un senso di scoperta del valore dell’impegnarsi insieme per dare qualche cosa di positivo. Insomma mi ha convinto che una volta tanto non si è trattato di perdonismo ma della realizzazione di un vero percorso di crescita umana.

Ancora una volta la qualità dell’intervento dello Stato dipende dalla qualità delle persone che lo realizzano. Non bastano leggi buone, servono donne e uomini capaci di trarne il meglio. Un peccato che questa storia sia stata censurata dai media. E a proposito di delitti e pene, sarebbe utile che gli italiani sapessero che i carcerati che seguono percorsi di crescita culturale, formazione professionale o artistica tornano a compiere reati in meno del 10% dei casi. I detenuti che non seguono nessun programma di reinserimento tornano a delinquere quasi nel 90% dei casi.

E in questo clima natalizio e buonista vorrei ricordare che in Italia sono all’opera i Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili. La prima azione che abbiamo realizzato è stata un assalto alla sede centrale delle Ferrovie per indurre a più miti sentimenti verso i viaggiatori. Un gruppo di ballerini, maschi e barbuti, in tutù rosa, hanno danzato un’aria d’amore di Chopin. Ma è solo l’inizio!

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Sanità, Giulia Grillo risparmia due miliardi migliorando il servizio

Mer, 12/19/2018 - 19:49

Prima delle ultime elezioni con www.peopleforplanet.it lanciammo una raccolta di firme per ottenere che anche in Italia le farmacie vendano le medicine nel numero esatto previsto dalla ricetta medica. Da decenni fanno così in Usa e in Germania. Francia, Spagna e Svizzera stanno adottando lo stesso metodo. Un risparmio enorme per i cittadini e lo Stato, meno pericoli dovuti ai cassetti pieni di medicinali scaduti o assunti senza una prescrizione medica. Quando è diventata ministro Giulia Grillo sono aumentate le nostre speranze che questa piccola riforma andasse in porto perché lei nella passata legislatura era la prima firmataria di una proposta di legge in tal senso. E una volta tanto un ministro ci ha stupiti andando ben oltre le nostre speranze. Giulia Grillo infatti sta mettendo mano all’insieme del sistema dei medicinali, un ginepraio nel quale spariscono cifre da capogiro.

La prima questione che ha affrontato con uno staff di specialisti è quella della validità dei farmaci. La semplice verifica della reale efficacia dei farmaci, secondo criteri scientifici, porterà a un notevole risparmio ed eviterà ai pazienti di assumere medicamenti inutili e quindi potenzialmente dannosi. C’è poi la questione assurda dei farmaci che sono doppioni di altri. Si tratta del 70% dei farmaci, un migliaio di prodotti. Ad esempio sono in commercio 21 antidepressivi con prezzi ben diversi uno dall’altro. Discorso parallelo sui farmaci che hanno una formula chimica diversa ma effetti equivalenti. Su questo punto il ministero conta di ottenere risparmi ingenti per lo Stato ma anche per i cittadini, attraverso una campagna di informazione; infatti gli italiani spendono di tasca loro un miliardo all’anno per comprare medicinali di marca che sono fotocopie di medicinali più economici e che di più hanno solo il prezzo.

Chiara Daina, sul Fatto Quotidiano, spiega bene come una simile riforma sia complessa perché prevede di attivare le Regioni che sono gli enti che pagano direttamente le medicine e che dovrebbero modificare le modalità di acquisto. Alcune Regioni hanno spese per i farmaci molto alte, altre hanno iniziato a razionalizzare: “Un altro successo lo ha portato a casa il Piemonte, che quest’anno grazie al meccanismo delle gare ha risparmiato oltre 41 milioni di euro solo sui maggiori farmaci utilizzati, con una riduzione media di prezzo del 67%. In alcuni casi la spesa si è ridotta fino al 99%: per il bosentan (un antipertensivo) e l’imatinib (un antitumorale), i cui costi unitari sono scesi rispettivamente da 2.210 a 27 euro e da 1.907 a 24 euro. Il trastuzumab (un altro antitumorale) invece è passato da 565 a 163 euro (-71%); l’adalimumab (un antinfiammatorio), da 866 a 293 euro (-66%)”.

È veramente incredibile che la Regione Piemonte sia riuscita ad abbassare così tanto il prezzo di alcuni farmaci. C’è da chiedersi cosa abbiano combinato gli amministratori precedenti e che combinino quelli che tutt’ora continuano a pagare farmaci a peso d’oro. E in questo campo si otterranno ulteriori risparmi riuscendo a organizzare gare con la partecipazione di tutte le Regioni: maggiori acquisti vogliono dire prezzi più bassi!

Sono anni che si tenta la riforma del prontuario dei farmaci ma ogni tentativo è stato invalidato dalla resistenza delle case farmaceutiche. Non sarà facile ma finalmente vediamo all’opera la logica artigianale delle piccole riforme, che vanno a cambiare meccanismi che non infiammano le piazze e non esaltano i media ma sono sostanziali. È comunque un peccato che questa iniziativa, datata 10 dicembre, abbia trovato così poco spazio sui media. E già che ci siamo segnalo l’inizio di una campagna che segue questa filosofia Shangai di incominciare a cambiare le cose partendo dalle più facili. Abbiamo fondato il movimento dei Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili. Il nostro primo bersaglio sono state le cattiverie verso i pendolari e i viaggiatori in genere, delle Ferrovie dello Stato. Un commando dei Pink Bloc ha danzato in tutù rosa di fronte alla sede romana delle Ffss, sulle note delle sonate romantiche di Chopin, cercando così di muovere a un sentimento di dolcezza gli uomini e le donne che dirigono questa azienda. Un passo di danza vi convertirà all’amore!

Qui il link al video

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Caro Di Maio, te li do io gli 11 miliardi che ti mancano!

Gio, 11/29/2018 - 09:43

Così l’Europa si dà una calmata.

Riassumendo in due parole, la manovra del governo scatena le ire europee perché prevede un indebitamento dello 0,6% del Pil in più del previsto. Il Pil Italiano nel 2017 è stato di 1.716 miliardi di euro. Il Pil nel 2018 è aumentato (un po’ più dell’1%) quindi diciamo che la questione gira intorno a 11 miliardi di euro di aumento del debito.

Caro Di Maio, servirebbe quindi che, mentre si preparano le grandi riforme, si riesca a mettere in campo un miglioramento, appunto, da 11 miliardi. Basterebbe aumentare un po’ il Pil e tutto andrebbe a posto. Oppure potremmo ridurre un po’ le spese. Il bello della situazione è che possiamo farlo alla svelta se riusciamo ad aumentare di un capello l’efficienza del sistema. Il ragionamento è semplice: intanto che si progettano le grandi riforme possiamo riuscire a far funzionare un po’ meglio quel che c’è?

Ad esempio, il grande giurista Cassese ha dichiarato in tv che abbiamo 150 miliardi di euro stanziati dallo Stato e dell’Ue che non riusciamo a spendere. Se riuscissimo a spenderne il 20% in più del previsto sarebbero già 30 miliardi di aumento del Pil. Lo Stato potrebbe incassare più soldi dalle tasse se finalmente si finisse di attuare la digitalizzazione dei dati e fossero incrociate le informazioni del catasto, bancarie, automobilistiche, societarie con le dichiarazioni dei redditi. È quasi tutto pronto ma ancora nessuno è riuscito a schiacciare il pulsantino che fa partire il sistema. Li incassiamo altri 5 miliardi? E se si riuscisse ad abbassare del 5% il peso della burocrazia sulle piccole e medie imprese quanti investimenti si muoverebbero? La burocrazia è una tassa nascosta del 10%. Qualche miliardo di Pil lo guadagneremmo?

I centri di assistenza per i disoccupati non funzionano. Non esiste neanche un censimento nazionale dei posti di lavoro disponibili. Se prima della grande riforma del sistema dell’assistenza ai disoccupati colleghiamo tutti i centri italiani, riusciamo a ottenere un aumento dell’efficienza dell’1%? Quanto fa in Pil? E se facciamo come in Germania, Usa e Francia e in farmacia ti danno le medicine nel numero esatto prescritto dal medico è vero che risparmiamo almeno 2 miliardi di euro all’anno? (È una campagna che da mesi ha lanciato www.peopleforplanet.it).

E se si lanciasse una campagna di informazione che spiega che antibiotici e radiografie è meglio consumarli il meno possibile, quanti malati in meno per eccesso di antibiotici e raggi X avremmo? Quanto si risparmierebbe? E se organizziamo un sistema di sostegno alle nuove imprese con tutoraggio e formazione è vero che potremmo aumentare almeno dell’1% il numero delle imprese che sopravvivono? E quanto risparmierebbe lo Stato se fosse finalmente reso operativo per tutte le spese della pubblica amministrazione un prezziario unico nazionale? E possiamo aumentare un po’ l’efficienza energetica di scuole e ospedali?

Fai le somme, caro Di Maio, e vedi che la rissa con l’Ue dipende solo dal fatto che non si è messo mano ai piccoli miglioramenti ma solo al Grande Cambiamento. Ma non si è mai visto nella storia del mondo che un grande cambiamento avvenisse senza la realizzazione di tanti piccoli cambiamenti. È il successo delle azioni piccole e veloci che dà l’energia per realizzare le grandi imprese. È la filosofia Shanghai, quella del gioco dei bastoncini cinesi. Inizi spostando le bacchette più facili da muovere.

Ti trovi davanti uno come Salvini che è cattivista ma molto bravo a suonare il trombone e la grancassa e mira alla parte irosa e disinformata degli italiani. C’è un solo modo di batterlo: dimostrare, agli italiani che apprezzano i fatti concreti, una capacità artigianale di mettere assieme tanti piccoli miglioramenti che si possono realizzare rapidamente, ottimizzando e puntando sulle molte esperienze positive messe in campo da tanti dipartimenti dello Stato che funzionano.

Dai, su, facci sognare!

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Hai comprato quote di una Bcc? Non avrai indietro i tuoi soldi anche se ne hai diritto

Ven, 11/09/2018 - 17:03

In Italia succedono cose da chiodi. Incredibili. Il governo Renzi ha fatto una legge grazie alla quale se hai investito i tuoi soldi in quote di una Bcc (Banca di credito cooperativo), non puoi più riavere i tuoi soldi indietro. Per fortuna il governo attuale ha congelato il provvedimento fino a gennaio. Il che vuol dire che forse a qualcuno è passato per l’anticamera del cervello che in questo provvedimento c’è qualche cosa che non va…

Ma bisogna muoversi per evitare che si realizzi questo piano diabolico quanto demenziale. Infatti oltre al danno per i soci finanziatori (più di un miliardo di investimenti) c’è la distruzione del valore positivo del credito cooperativo che agisce localmente in sintonia con il territorio. L’idea di partenza non era malvagia: aumentare la solidità delle Bcc, che oggi sono centinaia di piccole banche locali consociate ma autonome. Ma la scelta fatta è stata perversa. Per garantire maggiori solidità alle banche cooperative le accorpano in grandi Spa. E nella legge c’è un articoletto che prevede che i soci non possano avere indietro il denaro investito. La denuncia è partita dal blog sul Fattoquotidiano.it di Vincenzo Imperatore.

Pensavo che sarebbe venuto giù il cielo e che migliaia di risparmiatori cooperativi sarebbero scesi in piazza. Invece c’è stata una reazione pari a zero. C’è da sperare che Di Maio riesca a bloccare questo abuso. E magari rovesciare la situazione. Infatti le Bcc sono un grande patrimonio di cultura ed economia. Il credito cooperativo è da sempre stato uno strumento che ha sostenuto le piccole imprese. Una banca locale, fatta da gente che conosce le persone… Trasformarle in grandi Spa centralizzate vorrebbe dire buttar via questo patrimonio di relazioni e conoscenza. Ma perché? Possibile che non ci sia modo di rendere le Bcc più solide senza fare la frittata? Imperatore ci spiega che in effetti in altri Paesi europei hanno trovato soluzioni che rafforzano la solidità bancaria e contemporaneamente non snaturano il credito cooperativo locale e non vaporizzano l’investimento dei soci finanziatori.

La storia di questa leggina che frega i finanziatori del credito cooperativo racconta molto dell’Italia e dei suoi problemi. Siamo subissati di chiacchiere televisive sul gossip della politica e si parla raramente dei grandi meccanismi che ci fottono. In Italia la prescrizione è una vergogna. Ma anche il fatto che non ci siano leggi che puniscano la truffa e chi non paga i debiti. Ma su questo si tace e i telecittadini sono convinti che chi truffa possa finire in galera. Poveri fessi!

Si chiacchiera dell’evasione fiscale dell’idraulico e niente si dice sui grandi evasori e sui meccanismi legali per nascondere centinaia di miliardi, si strepita sulla crudeltà dell’Unione europea ma si sorvola sul fatto che perdiamo il 55% dei finanziamenti europei, si piange sulla disoccupazione e sui neri che ci rubano il lavoro ma si sorvola sul fatto che, secondo persone ben informate come Cassese, ci sono 150 miliardi di investimenti pubblici bloccati.

Si parla invece molto di burocrazia ma poi nessuno spiega come intende affrontare questa che, come Renzi diceva giustamente, è la madre di tutte le battaglie, peccato che poi abbia deciso di schiantarsi in altre battaglie. Ed è dall’alluvione di Firenze di 52 anni fa che sento tutti ripetere che bisogna mettere in sicurezza il territorio. È il miracolo dell’italiano medio, disinformato e smemorato. Così Salvini può parlare come se la Lega non fosse mai stata al governo a fare promesse mai mantenute e a votare leggi salvaladri.

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