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Aggiornato: 21 min 24 sec fa

Migranti, la storia ci giudicherà perché di fronte al massacro siamo restati fermi e zitti

Dom, 08/13/2017 - 10:45

Ha ragione Alex Zanotelli. Quelli che abbiamo di fronte sono crimini nazisti.
Sentiamo gente vantarsi del fatto che Berlusconi e la Lega strinsero un accordo con il dittatore e torturatore Gheddafi e decisero di finanziare la costruzione e la gestione di campi di concentramento gestiti dal dittatore libico, nei quali internare chi cercava di raggiungere l’Europa. Così diminuirono gli immigrati sui gommoni. Possiamo facilmente immaginare che razza di campi di concentramento misero insieme i killer di Gheddafi.
La storia giudicherà questa gente.

C’è da vergognarsi a sentire della gente che si fregia dell’essere umanista e progressista, attaccare le Ong perché salvano i rifugiati in mare. Secondo questi spostati morali le Ong possono intervenire solo se il profugo sta annegando. Riuscire a sapere prima dove sono e andarli a prendere prima che la barca affondi non va bene perché è chiaro che l’informazione te la danno i criminali scafisti e quindi sei complice. Ed è colpa tua se poi arrivano più immigrati.

Io rovescerei la questione: perché non andiamo direttamente con l’esercito sulle spiagge libiche a liberare questa gente in ostaggio di criminali?
C’è un moltitudine di persone che soffrono, esseri umani stuprati, torturati, senza cure mediche, senza un tetto sulla testa, in balìa della follia sadica totale e tu mi scassi il cazzo perché io devo chiedere al profugo se sta veramente annegando o fa solo prove di immersione?
È come dire che ci sono gli ebrei nei campi di sterminio, ma non vado a liberarli perché sennò ci troviamo 6 milioni di semiti in casa… Maccheccazzo dici!?
Bisogna andarli a prendere sulle spiagge, altro che telefonare agli scafisti.
Qualcuno dice: “Ma come facciamo? Ne abbiamo già troppi. Se non rischiano più la vita per arrivare qui allora poi partono a milioni!”
Chi ragiona così in realtà ammette che sta usando come difesa una recinzione fatta dalla malavita che rende talmente terribile e pericoloso arrivare in Europa che alla fine è un deterrente che ci fa comodo! Ecco che si scopre la verità: vogliamo che venire in Europa sia pericoloso. Vogliamo che muoia gente nel Mediterraneo perché ogni morto ne dissuade mille dal venire qua a romperci il cazzo!
Come è buono lei!
E poi dimmi ancora che sei un progressista dal volto umano.
Tu non li ammazzi direttamente… Ma se per accidente succede…
Ok. Io sto con le Ong cattive.

Chiarito questo, fa vergogna al senso di umanità sentir parlare gente che prima ha fatto finta di non vedere che gli Usa finanziavano gli stragisti Saddam, poi Bin Laden e i Talebani, poi l’Isis…. Gente che ha votato a favore dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e oggi se ne dimenticano.
Le potenze occidentali hanno finanziato e messo in atto una serie di intrighi orrendi e finanziato ogni sorta di criminali quando facevano comodo contro la Russia o l’Iran o contro il dittatore siriano. Il blocco occidentale ha raso al suolo città, torturato, ammazzato migliaia di civili per sbaglio, rapinato ogni sorta di ricchezza. La guerra al terrorismo di Bush, che Obama non ha saputo fermare ha fatto milioni di morti con i proiettili e la fame che la liberazione ha portato con sé.

In Libia i francesi hanno armato e finanziato bande di criminali comuni, in buona parte fuggiti dalle carceri, che si sono dati a razziare i villaggi peggio dei turchi medioevali e questo crimine ha determinato l’appoggio di alcune tribù al califfato nero. E la Francia continua a tramare in Libia ancora adesso foraggiando conflitti dai quali spera di ricavare vantaggi.
Questa aggressività miope è la prima causa della migrazione di gente in fuga dalla guerra.

E gli Stati europei, Germania esclusa, stanno comportandosi da vigliacchi pur essendo stati in maggioranza complici della guerra al terrore di Bush.
L’Ue ha pagato miliardi al dittatore turco Erdogan per tenere in Turchia tre milioni di profughi. Ovviamente i soldi se li sono intascati in gran parte gli alti papaveri e questi tre milioni di esseri umani vivono in condizioni da reietti, in accampamenti fatiscenti, ostaggi della criminalità. Gironi dell’inferno al confronto dei quali le favelas brasiliane sono Disneyland.

L’altra causa primaria di questa ondata migratoria è economica.
Quando si parla di “aiutarli a casa loro” mi vengono i brividi per il livello di cecità ideologica. I paesi più ricchi stanno tutt’ora depredando l’economia africana con una guerra feroce anche se non si spara. Semplicemente stiamo inondando i loro mercati di prodotti alimentari venduti al di sotto dei prezzi dei prodotti locali. Una guerra di strangolamento economico che getta nella miseria migliaia di contadini ogni giorno. A questo aggiungiamo la pesca predatoria delle nostre imbarcazioni lungo le coste africane che sta rovinando i pescatori locali, lo sfruttamento sottocosto di grandi risorse agricole e minerarie, le trappole dei finanziamenti della Banca mondiale, i soldi degli aiuti delle Nazioni unite e gli aiuti internazionali spesso sprecati da una burocrazia troppe volte inetta e ingorda. Questa guerra economica sta costringendo enormi masse di persone a emigrare in altri Stati africani e in parte a cercare un futuro in Europa. E cosa dovrebbero fare?

Se vogliamo veramente affrontare la questione serve un grande piano. E servirebbero anche politici che invece di piagnucolare e far teatrino giorno per giorno sapessero approntare un vero intervento umanitario. Io comincerei dal cambiare leggi e regolamenti. Chi arriva in Italia deve iniziare subito a seguire corsi di formazione e imparare la lingua e intanto lavorare. Non formarli, non farli lavorare, non farli sentire persone, ma solo numeri è una grande bestialità che oltretutto alimenta la rabbia di molti e foraggia i disonesti che ci sono tra gli immigrati come in qualunque gruppo umano. La prima prevenzione, il primo passo verso l’integrazione è la creazione di esperienze positive. In Italia c’è gente che ogni giorno fa miracoli con i 35 euro di sussidio che lo Stato paga per ogni immigrato. Altri si limitano a posteggiare in luoghi fatiscenti mille immigrati e incassare 35mila euro al giorno!
E poi vediamo come è possibile utilizzare degnamente questa forza lavoro. Abbiamo chilometri di sponde di fiumi e boschi da ripulire, abbiamo villaggi abbandonati sugli Appennini e sulle Alpi, un’economia sparita, i campi abbandonati che franano.

E qui c’è un problema strategico dell’Italia. Ogni anno terremoti, siccità, inondazioni ci costano un botto. E altro fiume di denaro costa avere più di 10 milioni di case che andrebbero isolate e rese energeticamente efficienti. Ogni anno questi disastri ambientali e sprechi energetici ci costano ben più di quanto ci costerebbe rateizzare l’investimento per mettere in sicurezza il nostro Bel Paese. Sarebbe un’azione colossale, capace di azzerare la disoccupazione e che richiederebbe braccia straniere per essere portata a termine in una decina di anni.
Ospitare un milione di nuovi immigrati non sarebbe un problema se venisse portato avanti un progetto sensato e gestito in modo efficiente.
Questo dovremmo fare a casa nostra.

Poi interrompiamo la guerra commerciale di aggiottaggio contro i piccoli produttori africani, poi creiamo una corsia protetta per l’esportazione da Africa e Medio Oriente di cibi e manufatti. Poi diamo una sveglia agli aiuti internazionali con Gentiloni che va a battere la scarpa sul tavolo delle Nazioni unite e pretende che ci sia un controllo su costi e risultati dei piani di sviluppo finanziati dagli organismi internazionali. Un fiume di soldi che fa troppo poco. Poi andiamo a chiedere ai governi africani di affidarci lo sviluppo di aree depresse. Mussolini che era un coglione è comunque riuscito a fare la bonifica dell’Agro Pontino e a dare appezzamenti di terreno e mezzi minimi per coltivarlo a migliaia di veneti… Abbiamo un genio militare con mezzi straordinari. Formiamo in Italia gli immigrati e li facciamo tornare al loro paese a costruire le città verdi autosufficienti. Sappiamo farlo, dobbiamo farlo. Non sarà facile.

Il primo passo è che un po’ di progressisti inizino a raccontare come stanno le cose.
Bisogna battere su concetti semplici: le guerre che hanno causato milioni di profughi le hanno organizzate gli Usa con la complicità europea.
Stiamo continuando a strangolare la loro economia.
Stiamo facendo troppo poco per aiutarli a casa loro.
Dobbiamo portare via i profughi prigionieri delle mani della criminalità libica.
Dobbiamo portarli in Italia e far sì che questo salvataggio diventi economicamente sostenibile grazie a un grande piano di messa in sicurezza e miglioramento dell’efficienza energetica del nostro paese.
E i progressisti umanitari che in tv parlano d’altro sono dei blabla.

E magari potremmo anche ricordarci che nel dopoguerra fummo noi italiani a scappare dalle rovine e dalla fame. Si parla di sei milioni di emigrati. E oggi gli oriundi italiani nel mondo, secondo le stime del ministero degli Esteri sono tra i 60 e i 70 milioni!
Allora, quando abbiamo avuto bisogno noi ci hanno bene o male accettati, perché qualcuno oggi vuole ributtarli a mare?

NB: La battuta sulle favelas che in confronto sono Disneyland è copiata dalla Gialappa’s Band. Non ho resistito.

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Agrigento, burocrazia folle: giù le mani da Favara! Giù le mani dall’arte!

Gio, 08/03/2017 - 12:50

Ho conosciuto Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Gela, lo scorso dicembre, e mi hanno raccontato la loro storia straordinaria. A Favara, un luogo nel quale nessun turista arrivava, neanche per sbaglio, hanno restaurato alcune case del fatiscente centro storico e hanno iniziato a invitare artisti di tutte le discipline, allestire mostre, installazioni, decorare i muri esterni delle case dal marciapiede al tetto, inventare cartelli stradali, oggetti, giochi visivi e sonori. Una festa. Ma anche una capacità titanica di far arrivare da tutto il mondo artisti disposti a passare dieci giorni a Favara per scoprirla. Scoprire che? Non c’era niente!

Fattostà che nasce il Farm Cultural parkE con la loro elegante cortesia e ospitalità sono riusciti poi a far arrivare anche un’orda di giornalisti fin dal Giappone, che chissà come si erano convinti che non potevano assolutamente perdere l’occasione di raccontare l’incredibile stupore che ti coglie quando arrivi a Favara. Miracoli dell’immaginazione al potere.

Non so quale stupenda dote di fascinazione possiedano queste due persone. E c’è gente che prende tre aerei e poi si fa un pezzo in macchina, per arrivare lì a chiacchierare con loro, gustando delizie siciliane. Non un successo. Di più. Una cosa da 120mila persone all’anno. Più del Teatro Greco di Taormina. Florinda e Andrea hanno finanziato l’impresa di tasca loro. Hanno anche creato una teoria che spiega che l’arte può essere il motore della rinascita culturale ed economica, fondare una socialità solidale, creare armonia e passione. L’arte come medicina per i territori, come arco di volta di una diversa idea di sviluppo.

E hanno vinto la scommessa perché intorno alla loro iniziativa si sono mossi altri, aprendo spazi per l’ospitalità, negozi, ristoranti. Hanno mosso un indotto che un recente studio conteggia in 20 milioni di euro di aumento del Pil locale. Roba che Gentiloni dovrebbe andarli a trovare e dargli 4 o 5 titoli da cavaliere e da commendatore. A testa. Invece, recentemente si sono trovati di fronte ad accuse di abusi edilizi, per una tensostruttura e alla richiesta di demolire alcune installazioni artistiche.

Coraggio amici! Diteci quando è il momento e veniamo giù almeno in 300, reduci degli anni Settanta che una molotov siamo ancora in grado di lanciala nonostante l’età. Facciamo come i 300 spartani, ci piazziamo all’ingresso di Favara, sulla statale, e devono venire con i caccia bombardieri per spostarci perché fino ai carri armati reggiamo.

E ci veniamo con doppio entusiasmo visto che anche qua ci hanno fatto vedere i sorci verdi arrivando addirittura a ordinare l’immediata cancellazione di tutti i dipinti della Libera Università di Alcatraz, tra i quali un murales di mio padre sulla vita di San Francesco di 10 metri x 3.

Il motivo era che il piano regolatore prevede che i muri esterni delle costruzioni sia tutti, invariabilmente, assolutamente, a tinta unita. Se sopra una casetta ecologica nel bosco ci dipingi un bosco è reato perseguibile. Per fortuna, il sindaco Stirati di Gubbio ha avuto pietà di noi e della logica e ha trovato la soluzione: siamo diventati Museo Parco artistico. E adesso possiamo addirittura dipingere tutti i sassolini uno per uno e non è più contro il piano regolatore. E ora stiamo ottenendo la stessa classificazione dal comune di Perugia (Alcatraz è situata a cavallo tra i terreni di Perugia e Gubbio: doppio comune doppio iter burocratico).

Quindi, resistete! I sindaci cadono, le classificazioni cambiano e l’arte resiste. Perché l’Italia ha bisogno di passione e non possono venire a sparare addosso proprio a voi!

Vedi anche: Agrigento: cara sindaca di Favara ci ripensi, non è abusivismo ma rigenerazione di Manlio Lilli

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Siccità: non piove, Raggi ladra! (Ma il cambiamento climatico cosa c’entra?)

Mer, 07/26/2017 - 19:34

Sinceramente sono scioccato dal cumulo di informazioni sbagliate a proposito della siccità. Da una parte è tutto un rimpallo di responsabilità: è colpa di Acea se Roma avrà l’acqua razionata, è colpa di qualcun altro se molti comuni laziali sono già al razionamento. Dall’altra parte, sembrano tutti d’accordo sul fatto che il colpevole numero uno sia il cambiamento climatico.
Anche molti ecologisti lo dicono. E anzi, sembrano proprio contenti che alla fine sia chiaro a tutti che è necessario smetterla di bruciare petrolio e carbone inquinando il mondo. I fatti ci danno ragione, evviva!

Le cose non stanno così. Fermo restando che se non vogliamo che la vita umana su questo ridente pianeta finisca, dobbiamo cambiare sistema: il disastro della siccità è figlio solo in parte del cambiamento climatico. Il centro della questione in questo caso è un altro: il nostro sistema idrico è a pezzi. Al netto del riscaldamento climratico non sarebbe comunque in grado di reggere i normali sbalzi della piovosità.

Come si fa a dare tutta la colpa della siccità all’effetto serra, quando gran parte dell’acqua potabile si perde perché le tubature sono colabrodi? Come si fa a dire che non ha piovuto abbastanza quando i nostri laghi, fiumi e invasi artificiali sono interrati dal fango perché non si fanno i dragaggi e abbiamo perso così gran parte della capienza?

Non riusciamo a immagazzinare l’acqua che comunque cade dal cielo. Tanto per rendere l’idea, in Italia ci sono 158 grandi dighe e 542 più piccole che hanno una portata teorica totale di 13.772 milioni di metri cubi, ma si stima che a causa dei fanghi che riempiono i bacini, la capienza reale sia inferiore dal 30 all’80%. Lo stesso discorso vale per i laghi.

E quando piove troppo questo diventa un disastro perché anche i fiumi sono parecchio interrati, quindi straripano. Inoltre, l’agricoltura intensiva, con arature sempre più profonde, porta ogni anno a un ulteriore dilavamento del suolo con altri sedimenti che vanno a intasare il sistema idrico. Negli ultimi 60 anni abbiamo aumentato notevolmente la superficie boscata ma a causa dei tagli intensivi i boschi hanno comunque perso volume. Cioè, ci sono alberi mediamente parecchio più piccoli.

Quando piove ci sono meno foglie sui rami e per terra e l’acqua non rallentata scende a valle più velocemente. Ha quindi meno tempo per sgocciolare al suolo e il tappeto di foglie secche e humus ha una minor capacità di fungere da spugna e permettere la lenta infiltrazione nel terreno. Il che porta alla diminuzione dell’acqua che viene trattenuta sotto terra. Infine, dopo i tagli che lasciano il terreno senza la protezione del fogliame sui rami, l’acqua dilava il terreno portando a valle humus prezioso. Così dopo ogni taglio gli alberi cresceranno meno a causa della diminuzione dello spessore del suolo. Un danno incalcolabile. E milioni di metri cubi di terra finiscono nei fiumi e nei laghi.

Quando ero alle medie, dopo l’alluvione di Firenze ci spiegarono che il problema era che i fiumi italiani avevano perso gran parte della loro capacità di far defluire l’acqua. La professoressa ci disse anche che si era decisa una colossale azione di ripulitura del letto dei fiumi per evitare altre alluvioni. E noi creature eravamo tutti contenti e fiduciosi nello Stato. A me pareva ovvio che di fronte a un grande disastro come quello si intervenisse alacremente.

P.s.: Nell’ultima edizione di EcoFuturo abbiamo presentato tecniche agricole che permettono di abbandonare i vecchi sistemi di aratura profonda e la tecnica Decomar per il dragaggio ecologico ed economico dei fondali.

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Ecofuturo 2017, abbiamo le tecnologie per vincere la guerra all’inquinamento

Mar, 07/04/2017 - 13:10

Ecofuturo 2017: fotovoltaico batte carbone! Il monumento funebre all’aratro e il tramonto del gasolio.

A Padova, 12/16 luglio al Fenice Green Energy Park (un posto pazzesco!)

L’idrico non è ancora riuscito ad arrivare sotto il prezzo del gas e del carbone ma il fotovoltaico e l’eolico ci sono riusciti. Il crollo del prezzo degli impianti ha decapitato le tecnologie concorrenti. Nei climi più caldi il costo del kilowatt dal sole ha battuto quello del carbone e del gas arrivando, nelle grandi aste, a 3 centesimi di dollaro per kW. E si prevede che nei prossimi 10 anni il fotovoltaico batterà il carbone anche nei climi temperati. Il pianeta ha vinto. È il giro di boa.

Fino a quando le tecnologie rinnovabili costavano più delle fossili si doveva sperare solo nella bontà d’animo delle persone. Adesso sono i soldi a parlare. E questo non riguarda solo la produzione di energia. Ci sono decine di tecnologie ormai mature che sono sull’orlo di invadere il mondo.

Il gas liquido può sostituire il gasolio nella trazione e sulle imbarcazioni. Iveco già produce mezzi pesanti a gas liquido. A Ecofuturo presenteremo il sistema di Ecomotive Solution per convertire a metano le auto diesel. Quello che prima era possibile solo con le auto a benzina ora si può anche con i mezzi a gasolio. Lo stop al gasolio nelle città è teoricamente possibile. Ci vorranno anni ma succederà. E la prova è che anche alcuni petrolieri hanno iniziato a investire sul gas liquido, il biodiesel da scarti alimentari, alghe e coltivazioni non commestibili in aree agricole marginali. Eni sta convertendo al biodiesel Marghera e Gela. E se lo fanno vuol dire che si può raggiungere quantomeno il pareggio del biocarburante col petrolio. E se il petrolio torna a risalire non sarà più pareggio, sarà convenienza.

L’anno scorso venni deriso da alcuni commenti per la questione della morte dell’aratro. A un anno di distanza vediamo crescere i successi della sperimentazione su grandi appezzamenti. Lo so che pare impossibile ma nonostante si sia fatto così per cinquemila anni oggi si è scoperto che conviene NON rivoltare il terreno. Portare in superficie il terreno che sta sotto provoca un orrendo massacro di miliardi di microorganismi che sono la fertilità del suolo. Poi ci devi mettere chilotoni di concime.

Oggi si usano attrezzi che fessurano il terreno o lo bucherellano, senza rovesciarlo e si unisce questa tecnica con la copertura con materia organica, un ciclo nel quale entrano in gioco anche i prodotti della fermentazione degli scarti vegetali e del letame. Fermentazione estremamente conveniente perché può alimentare impianti per il biogas.

Questo ciclo, oltre ad essere più efficiente ha il vantaggio di arricchire progressivamente il terreno. Ma l’aspetto fondamentale è che seguendo questa metodologia si imprigiona anidride carbonica (Co2) nel terreno. Lo studio Ecofis spiega che se l’agricoltura mondiale fosse gestita con questo metodo potrebbe compensare da sola le attuali emissioni di Co2!

Il salto di qualità nell’agricoltura è strettamente connesso con un progetto globale di riordino tecnologico.

Un percorso che richiedeva in Italia una serie di passaggi di sburocratizzazione e salti tecnologici.

Le auto elettriche vincono sulle tradizionali se si produce energia ecologica a basso costo (fatto!).

La produzione di biogas è possibile se i materiali di risulta non devono essere conferiti in discarica come fossero scarti industriali (fatto!).

La produzione di biogas aumenta se i Comuni non sono più obbligati a conferire in discarica gli sfalci e le potature (fatto!) e se i produttori di olio e agrumi non sono costretti a conferire gli scarti ma riescono a produrre biogas anche da residui con alta percentuale di antiossidanti (fatto!).

La produzione di biogas diventa più conveniente se si può utilizzare per alimentare auto (fatto!).

Le auto elettriche si diffondono più rapidamente se la legge non vieta più la conversione di mezzi a benzina in elettrici (fatto!).

La conversione dei mezzi pesanti diesel a gas liquido va più veloce se è finanziata (fatto!).

La conversione delle auto diesel a gas è possibile se esiste un kit di conversione (fatto!)

L’agricoltura diventa più conveniente e può imprigionare Co2 se i contadini possono vendere direttamente il biogas agli automobilisti (quasi fatto).

Ultima buona notizia, sennò fai indigestione, è che a Ecofuturo presentiamo una tecnologia che permette di resuscitare gli impianti a pirolisi. La pirolisi è quella che si vede nel film “Ritorno al futuro” quando un’auto viene rifornita con gli scarti di una friggitoria buttati in un cilindro lucente. Già quando questo film uscì esistevano auto a pirolisi. Funzionano perché a 400 gradi le sostanze organiche si scindono in gas e cenere. E il gas alimenta il motore. Il problema è che sono state messe sul mercato tecnologie non mature e in pratica decine di grandi impianti, da un megavatt e più, sono stati chiusi. Ora la Legnoenergia dopo aver risolto i problemi del suo impianto, si è messa ad aggiustare quelli degli altri. Risorse enormi paralizzate che tornano a produrre. Una scommessa che alla fine stiamo vincendo. Certo è stupefacente quanto sia difficile e tortuoso questo percorso di conversione dell’economia del petrolio.

Bisognerebbe scrivere dei romanzi thriller che raccontino di come grandi opportunità siano state bruciate, ritardate, sabotate, non capite.

Una storia più appassionante di 007.

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Per info e programma: http://festivalecofuturo.myblog.it/

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Siate mansueti! (E affamati e folli)

Mar, 06/27/2017 - 09:40

Da sempre i mansueti sono considerati paurosi, emotivamente frigidi, troppo prudenti, addomesticati. Un po’ dei vermi insomma. Va beh, a Gesù i mansueti stavano simpatici. Ma Gesù non possiamo dire che fosse uno normale. Essere figli di Dio è un po’ un trauma che non ti riprendi più. Invece c’aveva proprio ragione.

Essere mansueti è una gran qualità. Innanzi tutto per essere mansueti bisogna essere impegnati ad ascoltare le sensazioni che ti dà vivere su questo pianeta molto particolare. La mansuetudine si alimenta col fatto che sei troppo impegnato ad ascoltare quello che succede e non c’hai tempo per urlare, anche perché se urli non senti l’eco del mare e allora cosa vivi a fare?

E poi, per essere mansueti, bisogna dedicarsi a ragionare. Che per molti è una vetta inarrivabile. Farsi domande scomode, tipo: che me ne viene a trattare male questo imbecille pezzo di merda in preda alle sue convulsioni mentali mentecatte? Con tutto quanto c’è di interessante e strano e affascinante e bellissimo su questo assurdo pianeta pieno di contraddizioni ho veramente tempo da sprecare per spiegare a un essere incatenato ai suoi servomeccanismi paranoici che è un povero pirla ben sapendo che tanto non mi capisce?

La mansuetudine è potente, la mansuetudine è bella. Qualcuno mi dirà che sì. Vale la pena di spellarsi le nocche delle dita emotive per rompere l’insulso equilibrio di questo stronzo e fargli capire che la sua vita è una merda. Ok, capisco il tuo parere e lo rispetto. Ma ti pregherei di prendere per un breve istante, in considerazione che nell’universo esista una strana legge psicofisica della quale non ti hanno parlato a scuola per via che hai subito la disgrazia di avere insegnanti stronzi o devastantemente disinformati.

Questa legge di natura, per chi non lo sapesse, si chiama “effetto boomerang della mansuetudine” e la trovi scritta bella e chiara nell’eccelso testo di Sun Tzu, modestamente intitolato L’arte della guerra. Esso dice: se una persona fuori di testa cerca di provocare la tua ira e la tua reazione, al solo scopo di poter piangere dopo che l’hai pestata come una sottiletta, perché da piccola la mamma gli tirava in faccia il latte a bicchierate invece di porgergli la tetta, allora, calcola, che se tu hai avuto la capacità di allontanarti evitando lo scontro fisico e anche verbale, allora quella persona si sentirà inutile e incapace e la probabilità che vada a sbattere con l’auto, sfracellandosi contro un carro armato sovietico cresceranno del tremila per cento.

Cioè, è praticamente sicuro che gli succede. Perché ha vissuto il tuo rifiuto di cadere in una dinamica priva di senso come un chiaro segnale del fatto che hai scoperto che è una nullità destinata all’oblio cosmico e non può vivere con il pensiero che tu lo vada a dire a una ragazza che si chiama Renata che quando questa persona scema era piccola le aveva spezzato un polso perché era una ragazzina terribile. Certo, la via alla mansuetudine zen non è facile. Ma funziona.

E poi a litigare sono capaci tutti. Ma dopo che hai litigato che cosa ti resta? Quando arrivi a una certa età è una gran rottura di coglioni scoprire che non hai amici, hai litigato con tutti i tuoi parenti e stai sul cazzo ai colleghi di lavoro. E i vicini di casa pregano il loro Dio bisbetico che ti venga un coccolone.

E guarda che una delle più grandi indagini mai realizzate sul rapporto tra comportamento e salute ci dice che quelli incazzosi muoiono come mosche. Dico vero! Hanno classificato 50mila settantenni in tre gruppi: socievoli, tranquilli e aggressivi solitari. Poi se ne sono andati. Dopo dieci anni sono andati a vedere quanti erano ancora vivi nei gruppi. Tra gli incazzosi c’era stata un’ecatombe. Uno ti insulta per strada? Si sta ammazzando da solo. Povera bestia. Non è senziente, fa solo finta.

E mannaggia, non ci puoi neanche fare niente. Al massimo puoi offrirgli un antiacido. Ma è solo un palliativo. Magari ti ho convinto che lasciare i rissosi nella loro merda funziona. Magari invece te c’hai problemi con gli arrivisti, gli imbroglioni, i ladri, i falsi, i corrotti, i furbi. E anche quelli che ti fregano il parcheggio sotto il naso e poi buttano le cartacce per strada. Quelli che danno noia alle donne, quelli che non rispettano i bambini, i venditori di formaggini avariati, di sostanze venefiche, di droghe, di diserbanti cancerogeni, i commercianti d’arme, gli usurai, i mafiosi. Ho dimenticato qualcuno?

Ma ti rendi conto che fatica prendersela veramente con tutta questa gente? Parliamo di almeno il 5% della popolazione. A oggi sono circa 350 milioni. Non è che puoi ammazzarli tutti. Bisogna disinnescarli. Come si fa? Usiamo Sun Tzu. Compri 250 copie de L’Arte della guerra le impacchetti belle strette e poi le butti sulla testa di un prepotente dal quinto piano. Se lo centri hai risolto un trecentocinquatamilionesimo del problema. Ovviamente scherzo.

Ma è vero che ci sono almeno 700 milioni di persone nel mondo che stanno facendo qualche cosa di straordinario che varrebbe la pena che tu li conoscessi. Ed è un’impresa titanica.
Ed è vero pure che bisogna industrializzare la lotta contro i criminali, legali o esistenziali che siano. E Sun Tzu comunque la risposta ce l’ha: “Difficile che tu possa convincere uno stupido a diventare onesto, ma se gli fai vedere che tu vivi pienamente perché ti occupi della tua vita invece di dedicarti a tediare gli altri, allora magari cerca di imitarti”. Non ti capisce, ma ti copia. Come faceva a scuola con la matematica.

Io credo che sia ora che i progressisti inizino a discutere su questa questione: veramente credete che possiamo cancellare la corruzione, la violenza e la stupidità varando leggi più severe? È questo che ci serve veramente? Oppure abbiamo bisogno di iniziare noi per primi a vedere le relazioni in un altro modo? Gli africani dicono Ubuntu. Non è un detersivo, è l’antica filosofia che seguiva Mandela. Ma non c’è mai stato un partito Ubuntu. Perché Ubuntu è una cosa che fai da solo, per il tuo piacere, offrendo rispetto e doni agli altri. Ubuntu è mansueto. Peccato non avere altro spazio per raccontartelo.

P.s.: volevo dire a quelli che commenteranno questo articolo scrivendo che sono un imbecille, figlio di papà, comunista, polacco e pure frocio e drogato e che non sono bravo a disegnare, che essi sono delle cacche spaziali puzzolenti a pallini!

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Sesso, dove gode il maschio? Il piacere censurato

Dom, 06/18/2017 - 14:20

Verrebbe da pensare che in una società dominata dagli uomini si sappia tutto del piacere maschile, ma non è così.

Grazie al movimento femminista degli anni ’70, con milioni di donne che manifestavano e urlavano slogan su argomenti intimi si è scoperta l’esistenza del clitoride e di altre meraviglie femminee.

Ma siccome non c’è mai stato un movimento femminista maschile, pochi sanno che anche noi abbiamo il clitoride. Ancora oggi certe informazioni si trovano difficilmente persino sui manuali di educazione sessuale. Ma se non mi dici dove l’uomo prova il piacere maggiore, che educazione sessuale è?
Si tratta di una piccola area sotto le “chiappette” del glande. Se un maschio ci pensa un po’ si rende conto che al culmine dell’eccitazione è lì che cerchiamo di concentrare la sollecitazione. Per le donne verificare la collocazione del punto di massimo piacere maschile è abbastanza facile. Basta farsi prestare un pene e provare a perquisirlo. Il maschio ululerà ovunque ma solo se si sollecita quell’area si ottiene l’eiaculazione.

E il maschio è dotato di un altro strabiliante punto orgasmico che si trova alla radice del pene, nella parte interna. Questo punto è sollecitabile attraverso qualche tipo di aspirazione, ad esempio tramite i movimenti della muscolatura passeresca oppure con altri sistemi risucchianti (non entriamo nel dettaglio per decenza). Oppure è possibile agire esternamente con un massaggio tra testicoli e ano. L’esistenza di questo luogo magico spiega anche il piacere anale maschile in quanto la radice del pene è raggiungibile anche per via posteriore a circa tre centimetri di profondità. Anche questo punto è praticamente assente nei testi di educazione sessuale, questo nonostante siano passati più di trent’anni da quando Leslie Leonelli, splendida sessuologa, lo descrisse dandogli pure il nome: Punto L.

Ma la super censura sul piacere maschile riguarda il fatto che al contrario di quel che comunemente si pensa, anche il maschio può essere frigido. Esiste l’eiaculazione senza orgasmo. Per gli antichi romani era la norma, infatti sostenevano che dopo il rapporto sessuale c’è la tristezza post coitum; ovviamente se hai sperimentato un orgasmo profondo e soddisfacente non sei per nulla triste! Sei triste se non ti è piaciuto. WIlliam Reich sosteneva che la metà dei maschi non sono in grado di raggiungere l’orgasmo. Non esistono oggi ricerche su questo argomento.

Quando ero un ragazzo ho sperimentato tutti i tipi di disastri sessuali: dall’eiaculazione precoce all’impotenza. Chiaramente vivevo la situazione con grande ansia e frustrazione. Per fortuna riuscii a trovare un po’ di calma e una ragazza gentile, riuscii a tranquillizzarmi e a raggiungere l’efficienza minima… Però non provavo niente. E fu un disastro capire cosa mi stesse succedendo, perché se vai al bar e dici che hai fatto sesso con una fanciulla bellissima e non ti è piaciuto, l’unico commento che ricevi è un secco: “Sei frocio!” Non è proprio contemplato che il maschio cacciatore, se la preda è degna, non goda!
Vedi anche: “Lo stupratore è frigido”.

PS: Il mio precedente post ha battuto il mio personale record negativo come articolo meno condiviso su Fb. Parlava di come le economie avanzate stiano rapinando le risorse ittiche africane e di come i prodotti agricoli super finanziati stiano danneggiando con una concorrenza sleale l’agricoltura del continente nero. Una guerra economica che porta miseria e costringe all’emigrazione migliaia di persone…

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Terrorismo: amici pacifisti, siamo forse malati?

Mar, 06/06/2017 - 11:35

È successo qualche cosa. Ci siamo distratti un attimo e quando abbiamo riaperto gli occhi tutto era digitale. Ho la sensazione che il Movimento Pacifista abbia perso un po’ il senso delle cose flesciato dalla realtà virtuale.

Nell’era dei telefonini certe frasi come: terrorismo capitalista, sono desuete. I terroristi sono gli estremisti islamici, la borghesia non è più assassina, è digitale, connessa, sta sul cloud, sulla nuvola, eterea, immateriale.
Invece bisogna proprio riaffermare certe parole, dure, vecchie, ma vere.
E guardare a quel che sta succedendo al di fuori del nostro smartphone.

Il mondo è cambiato in meglio, i manganelli sono più morbidi qui da noi. Ma come dicevano quei due geni di Engels e Marx: se il capitalismo in Europa gira ben vestito in Africa va in giro nudo.
Tutti dicono che per fermare le migrazioni di massa bisogna puntare sulla pace e lo sviluppo economico dei paesi poveri. Giusto.
Ma intanto le flotte di pescherecci dell’Unione Europea depredano i mari africani, lasciando senza pesce migliaia di pescatori che senza lavoro dovranno tentare di venire in Europa per sopravvivere (vedi qui e qui).
E i nostri pomodori, grazie ai finanziamenti pubblici arrivano a Dakar già cotti e imbarattolati a un prezzo minore di quelli senegalesi. Orde di contadini ridotti alla miseria. Dove andranno a cercare una nuova vita? (vedi qui)

Ma lo vogliamo dire che anche questo è terrorismo che alimenta altro terrorismo?
Ma lo vogliamo dire con un po’ di determinazione?
Esiste una borghesia assassina, che foraggia il terrorismo innanzitutto guadagnandoci nel creare dissesti economici, poi ci guadagnano scatenando guerre e poi ci guadagnano con la ricostruzione.
Vecchi discorsi. Ma è così. E non lo stiamo dicendo con forza sufficiente.
Tocca uscire dallo stato di shock.

Ragazzi qui è tosta. Da quando c’è Trump è aumentato in modo spaventoso il numero di civili ammazzati per sbaglio. Diciamolo che esiste il partito della guerra. Diciamolo che oggi corriamo un serio pericolo, con il pazzo americano schierato con i più cattivi dell’Arabia Saudita a fomentare la guerra con L’Iran.
È vero che non siamo riusciti a fermare la guerra contro l’Iraq. È vero. Ma non è un buon motivo per stare zitti adesso. Anche perché abbiamo l’occasione di far riascoltare i discorsi dei guerrafondai che ci spiegavano che andavano a portare la pace, la libertà e la democrazia. Una volta si diceva: “Hanno fatto un deserto di macerie e lo hanno chiamato pace”. Un milione di morti dopo, 10 milioni di rifugiati dopo, 4 nazioni distrutte dopo, migliaia di azioni terroristiche dopo, forse anche a qualche benpensante moderato gli può passare per la testa che la lotta al terrorismo non si fa così… Sai com’è…. A volte uno vede cosa succede e poi e magari capisce. E oggi abbiamo un Papa che è veramente cristiano che è un vantaggio… Allora… Lo diciamo o parliamo d’altro?
Serve inventarsi qualche cosa che tocchi le coscienze e dia anima a una serena, forte, determinata opposizione alla guerra.

Non riconosco più questo movimento. Va bene, ci sono passati sopra con i cingoli della storia e abbiamo sofferto per l’orrore che non siamo riusciti a impedire. E diciamolo che è veramente brutto vedere che tu avevi preannunciato tutto, detto chiaro, raccontato che sarebbe arrivato il terrorismo, che avrebbero massacrato i civili, torturato, che avrebbero ammazzato donne e bambini anche da noi… E fai di tutto, ti sbatti, e in 7 milioni mettiamo la bandiera della pace alle finestre, e scendiamo in piazza in più di 100 milioni in tutto il mondo… E poi vedi che succede…. E questi dementi vanno lì e fanno ancora peggio di quel che noi temevamo… E succedono cose orribili che non puoi neanche guardare… E per giunta devi sentire Salvini dire certe cose. Fa male! Fa male! Occhei. Abbiamo creduto in mille battaglie e adesso siamo stanchi e abbiamo voglia di farci un giochino sul cellulare.

Ma abbiamo mantenuto la nostra sensibilità, la nostra umanità, la nostra integrità, la nostra capacità di amare. E non c’è nient’altro per cui valga la pena vivere. Quindi fem el piasé: alzati. Che è ora.

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Sesso, il punto G è vivo e lotta insieme a noi. Per trovarlo basta fare ginnastica

Mar, 05/16/2017 - 09:31

Tempo fa scrissi un post a proposito del Punto G che raccolse le critiche del dottor Puppo, blogger de ilfattoquotidiano.it. Peraltro da più parti arriva una campagna di demolizione verso questo aspetto dell’anatomia femminile. Si ha notizia di un’assemblea di mille donne che avrebbero sostenuto all’unanimità l’inesistenza di questo tempio del piacere femmineo.
Stamattina ho telefonato al professor Jannini, esimio ricercatore nonché primo a fotografare l’area in questione dimostrando la sua esistenza. Gli ho detto: “Emanuele, ma il Punto G esiste ancora o l’avete perso?”.

Ho tirato un sospiro di sollievo quando mi ha confermato che è ancora lì: “Ma mi si dice che avete ritrattato!”, gli ho detto. E lui: “Ma per niente!” e mi ha spiegato che un coacervo di ricercatrici e ricercatori ha soltanto deciso di non utilizzare più la definizione di “punto G”, in quanto hanno verificato che questo nome induce alcuni a un’idea fuorviante: “Molti si aspettano di trovare un pulsante da schiacciare”.

Si parla quindi di “area” più che di “punto”. Ma la sostanza resta immutata. E allora, dirà qualcuno, com’è che addirittura mille donne hanno dichiarato di non averlo trovato? La questione è da tempo nota. Cerco di spiegare il tutto a uso dei non laureati in Medicina, con parole semplici, ma devo aprire una digressione. Esiste una zona, raggiungibile agendo sulla piccola depressione che si trova a circa tre centimetri di profondità sulla parete anteriore della vagina, che è resa sensibile dalla presenza della radice della clitoride. Parliamo dell’area dietro l’osso pubico attraversata dall’uretra.

Per sollecitarla bisogna di spingere (delicatamente!) a tre centimetri di profondità verso l’interno dell’osso pubico. È un’area ricca di tessuti cavernosi, cioè erettili, si gonfiano quindi in stato di eccitazione. Sollecitare quest’area provoca un orgasmo particolarmente piacevole. Aver fotografato e analizzato questi tessuti e le terminazioni sensoriali che si dipanano dalla radice della clitoride è il grande merito di Jannini.

Molte donne non hanno sensibilità in questa zona non perché siano anatomicamente diverse. Il problema è un altro. Nel 1936, mentre Stalin sterminava gli anarchici in Spagna, il professor Kegel scoprì che poteva curare in pochi mesi l’incontinenza nelle donne dopo la menopausa grazie alla ginnastica del muscolo puboccigeo (alias pavimento pelvico). Alcune pazienti gli dissero poi che grazie a questa ginnastica avevano raggiunto per la prima volta l’orgasmo.

L’efficacia di questa ginnastica è ormai quasi unanimemente riconosciuta a livello scientifico. Il che è comprovato anche dal fatto che in Francia e nei paesi scandinavi, dove questa ginnastica viene insegnata a tutte le donne dai ginecologi e nei corsi preparto, l’incidenza dell’incontinenza post-menopausa è sotto il 20% mentre in Italia siamo intorno al 50%. Quindi abbiamo un dato statistico molto solido.

In Danimarca, la ginnastica del pavimento pelvico è addirittura insegnata nelle scuole medie inferiori, anche perché è una pratica benefica per tutto l’apparato sessuale femminile e riduce pure l’entità dei dolori mestruali. Ovviamente, il fatto che in Italia questo argomento sia ancora tabù per molti ginecologi spiega perché il nostro paese è leader mondiale nel consumo di pannoloni per adulti, tanto che sono pubblicizzati in tv.

Oggi però trovi su youtube decine di tutorial su questa ginnastica ma negli anni 80, quando su Cacao pubblicai in italiano, il manuale danese di ginnastica pelvica per le scuole e osai parlarne su Tango, supplemento di satira dell’Unità, organo comunista fondato da Antonio Gramsci, rischiai il linciaggio per vilipesa maestà operaia. Il rapporto tra piacere, mobilità perineale e Punto G è pure confermato da un numero spaventoso di testimonianze femminili anche se adesso gli specialisti lo chiamano Zona clitoride, Uretra, Vulva (Cuv Area).

Hanno addirittura utilizzato l’ecografia per osservare come reagiscono durante un rapporto sessuale le aree erettilli suddette (che si erigono un casino!). Si è altresì verificato che le donne che non muovono abitualmente il pubococcigeo, durante la giornata come durante gli incontri intimi, possono non solo sperimentare l’insensibilità dell’area ma addirittura un certo fastidio al contatto. Ma questo non perché siano sprovviste dell’area medesima ma perché, come accade per qualsiasi parte del corpo, se non muovi una parte si atrofizza, diviene insensibile o dolorante e decresce pure la capacità del cervello di sentirla. Esiste cioè un ovvio rapporto tra movimento salute e sensibilità.

Quindi il fatto che si siano trovate mille donne che hanno dichiarato la loro insensibilità non è una prova, anche perché molte di più hanno dichiarato di essere estremamente, piacevolmente sensibili proprio lì. Sono tutte pazze maniache sessuali? Non credo. Comunque è legittimo che non si creda all’esistenza del punto G. Sono libere opinioni. Com’è legittimo che noi si continui a trovarlo.

Istruzioni per l’uso:

Il muscolo pubococcigeo è il muscolo che tutti, maschi e femmine usiamo per bloccare il flusso delle urine. Contrailo per tre secondi e poi ascolta il rilassamento per nove secondi. Questo è l’esercizio base. Ma non va fatto mentre fai pipì. Bloccare il flusso non fa bene, rischi irritazioni. Si può fare ad esempio quando ti trovi a doverti fermare perché il semaforo è rosso. Oppure quando sei in coda alle poste. Non se ne accorge nessuno e non sprechi il tempo. Fa bene anche ai maschi. Per aumentare la mobilità passeresca puoi anche ridere basso e tossire basso. Se lo fai durante il rapporto è un po’ rumoroso ma lui impazzisce e ti considera una dea matriarcale. Poi puoi anche imparare a produrre questi movimenti col silenziatore. Cioè contrarre il muscolo che contrai quando ridi basso senza ridere. Ma se ridi fa allegria.

Ps:

Peraltro il maschio ha il Punto L. E anche su questo non ci piove. Se mi scrivete dei commenti carini a questo articolo poi ve lo spiego.

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