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Aggiornato: 55 min 59 sec fa

Giovani, ricchi e influencer: adottiamone uno!

Mar, 12/05/2017 - 18:30

Fa audience in rete l’esibizione di ricchezza di giovanissimi rampolli che sui loro canali YouTube mostrano i loro 4 orologi che costano come un appartamento in via Montenapoleone. Masse di diseredati sbavano e covano odio contemplando le automobili sfacciatamente rifinite di questi fortunelli. Fanno invidia le ragazze spettacolari che appaiono sullo schermo, le case inconcepibili traboccanti di manufatti che costano, ognuno, quanto 10 anni di lavoro di un operaio.

Gli opinion maker benpensanti e progressisti inorridiscono, stigmatizzano, i meglio informati osservano con disgusto che oggi i 10 italiani più ricchi possiedono quanto i 6 milioni di italiani più poveri.

Neppure i più miti cristiani riescono a staccare lo sguardo ipnotizzato dai lacci d’oro che avvolgono le caviglie di una diciassettenne fasciata in un abitino di strass che costa quanto le vacanze al mare per mille bambini polacchi. Neppure i più solidali tra i volontari, sempre pronti a soccorrere alienati e invalidi, riescono a guardare al di sotto della patina di magnificenza spalmata sui visi di questi infanti e vedere il loro dolore.

Certo è vero che chi non ha nulla, chi deve fare esercizi di aritmetica per sapere se può comperare un paio di scarpe al figlio, soffre immensamente. Ma questo non vuol dire che questi ricchissimi non riescano a percepire livelli agghiaccianti di dolore. Non capisco perché così pochi umani vedano che questo sbandierare mutande griffate e vite perfette pullulano di un dolore e di un’angoscia di proporzioni galattiche.

Non riescono a vedere il male assoluto che divora quelle labbra ornate da dentature ineccepibili, lo strazio del vuoto pressurizzato che tiene quelle esistenze incatenate.
Il nulla dei sorrisi di plastica, forzati, il nulla di scoprire che hai tutto quello che tutti credono di desiderare e non te ne frega un emerito cazzo. Il povero ha la consolazione dell’idea che se avesse quel che gli manca sarebbe felice, ma quei disabili emotivi possiedono ogni superfluo e sanno quindi che possedere non ti toglie dalla bocca dell’anima il sapore di merda.
Quindi non hanno speranze. Ma l’assenza di speranze è un mostro invisibile che non lascia ferite aperte sulla pelle.

E così il dolore dei giovanissimi esibizionisti venali non viene visto e non è considerato come un’emergenza umanitaria.

Il giustizialismo giacobino impedisce di capire che la società inizia a cambiare veramente quando si concepisce un progetto capace di includere tutti.
Il mondo futuro che desideriamo è dominato dalla pace e non può esserci pace vera se essa emargina un gruppo sociale.
E questo vale anche se gli emarginati sono i ricchi.

Per questo motivo l’associazione “Un Nobel per i Disabili” ha deciso di dare vita ad un servizio di sostegno umano a queste persone colpite da stipsi spirituale, carenza di passione, fratture scomposte dello scheletro empatico. Il nostro obiettivo è quello di offrire un canale di ascolto a chi tra questi disastrati filosofici si trovasse ad avere un sentimento che avesse l’avventura di attraversargli il cervello.

Sappiamo che questa nostra iniziativa troverà molti amici dissidenti ma siamo altrettanto persuasi che potremo agire fattualmente per migliorare la condizione umana. Solo se sapremo vedere nei malati di ricchezza, come nei criminali e nei corrotti, esseri sconfitti e doloranti, bisognosi quanto tutti gli altri di aiuto e quindi degni dei nostri sforzi solidali.
Chi volesse contribuire al finanziamento di questa iniziativa umanitaria può inviare il bonifico (http://www.comitatonobeldisabili.it/index.php/sostieni-il-comitato/donazioni).

Adotta un ricco: ti costa quanto un cappuccino al giorno. Un cappuccino all’Harris Bar di Venezia.

[Attenzione: il fine è finto ma l’iniziativa a favore dei disabili è vera]

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Cristoforo Colombo e Re Erode erano brave persone

Mer, 10/18/2017 - 15:19

Aldo Grasso mi ha citato tre volte nei suoi articoli. Due volte contro e una a favore, quindi, suppongo che non mi odi a priori e per questo lo ringrazio. Inoltre ha concluso il suo ultimo articolo con una frase che ho trovato geniale, a prescindere dal fatto che fosse rivolta contro di me: mi avvisa del rischio che corro di “far ricadere sui padri le colpe dei figli”. GRANDE! Quindi cerco di rispondere alle sue obiezioni in modo amichevole e diciamolo, anche lusingato.

La questione è la seguente: in un video realizzato con Mario Pirovano abbiamo sostenuto che Colombo era un criminale e lo abbiamo condannato a una pena antica: la dannazione della memoria.

A differenza di alcuni ignoranti seriali, Grasso non ha contestato i fatti storici, inoppugnabili e comprovati da numerose testimonianze, a partire dai diari scritti da Colombo stesso. Grasso muove invece una critica che ha una sua logica: egli pensa che i crimini di Cristoforo siano mitigati dal fatto che sono stati compiuti in un’epoca nella quale schiavismo, torture ed esecuzioni sommarie erano pratica corrente e osserva che è difficile spiegarmi che “è sempre un errore leggere la storia della fine del secolo XV, per quanto crudele ed efferata, con gli occhi di oggi”.

E quindi aggiunge che “Colombo non sarà stato un santo, ma la sua determinazione ha messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”.

Nel nostro “processo” avevamo previsto un’obiezione simile e avevamo citato Las Casas che, testimone diretto delle nefandezze di Colombo, ne resta disgustato. E non fu il solo visto che il re di Spagna arrivò addirittura a vietare la schiavizzazione degli indios. Divieto che durò effettivamente pochissimo…

Ognuno deve rispondere a una domanda: il giudizio morale sul comportamento di un essere umano cambia a seconda dell’epoca in cui si commettono i crimini? Al catechismo insegnano che Erode non era proprio una brava persona, visto che fece sterminare i neonati… Ma in effetti a quei tempi c’era gente ben più crudele… La prima volta che ho rischiato di prendere le botte è stato in una sede del Partito Comunista. Un anziano compagno mi minacciò pesantemente perché avevo affermato che Stalin era un criminale… Quel compagno era convinto che visto quanto erano cattivi Hitler e Mussolini le colpe di Stalin impallidissero.

E in effetti negli anni 30 Stalin era in buona compagnia: negli Usa vigeva la segregazione razziale e i neri venivano linciati con estrema facilità… Per non parlare di quel che facevano le truppe inglesi in India e Africa. E anche i belgi si diedero da fare… Il fatto di essere in buona compagnia diminuisce l’orrore che ognuno dovrebbe provare verso l’abominio di Hitler, Mussolini e Stalin?

Credo che nessuno possa sostenere una simile tesi. Ora mi chiedo: a partire da quale anno siamo autorizzati a giudicare come un assassino schifoso uno che uccide un innocente indifeso?

Mi dispiace ma io non riesco a classificare come un “grande uomo” nessun assassino sterminatore. Non ci riesco. Sono un debole per questo? Oppure, come dice Porro, non ho “tutte le rotelle a posto”? E non mi importa se un crimine è stato compiuto dieci, cento o mille anni fa. Io credo che perfino Caino fosse un demente assassino.

E non credo che le orrende malefatte di Colombo perdano importanza sul piano etico perché egli avrebbe “messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”. Cioè il massacro di milioni di indios e di schiavi neri non rappresentano un evento esecrabile, non hanno colpe gli schiavisti, perché senza di loro non avremmo avuto il progresso?

Un ragionamento che non trovo razionale. Qualunque sterminatore allora potrebbe essere giudicato un portatore di progresso. Chi ragiona in questo modo potrebbe addirittura sostenere che chi ha crocifisso Gesù è una brava persona perché se Gesù non fosse stato trucidato sadicamente non sarebbe esistito il cristianesimo!

Non posso quindi condividere questo modo di pensare anche se fosse vero che Colombo diede inizio all’età moderna… Ma tanto più non lo condivido perché non sono gli “eroi” a fare la storia. Io faccio parte di quella schiera di scellerati che sono convinti che le vite dei singoli siano secondarie. La storia la fanno le collettività. L’età moderna è arrivata perché qualcuno ha perfezionato l’aratro, qualcun altro ha reinventato i mulini ad acqua e a vento e altri ancora hanno sviluppato le lettere di credito e le associazioni di impresa.

Ovviamente la storia è avanzata sulle ossa dei morti perché questa era la natura fisiologica delle relazioni sociali ed economiche. Ma questa ineluttabilità non mi impedisce di sentire pietà per le vittime della violenza e ammirazione per chi testimoniò, in ogni epoca, la propria umanità, la propria coscienza del male.

E questa scelta ideale è obbligata per chi sogna un mondo migliore e per chi oggi non rinuncia a aborrire l’abominio, la ragion di Stato e la ragione della storia.

Chiunque uccida anche solo un unico bambino per me è un criminale. Non mi importa se agita la bandiera nera o quella rossa. Non importa dove e quando o perché lo fa. Solo quando la maggioranza degli esseri umani sentirà il dolore delle vittime il mondo diventerà quel che potrebbe essere. Ci è stato offerto un paradiso e lo abbiamo trasformato in un mattatoio. Abbiamo bisogno di empatia. E di amore.

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Cristoforo Colombo era un indegno assassino, torturatore, schiavista. Lui di persona personalmente

Mer, 10/11/2017 - 15:23

Aborriamo le persone aggressive che vanno a distruggere le statue degli altri. Compatiamo la povertà morale di chi distrugge statue di pubblica proprietà, tanto più se sono antiche. Le vestigia del passato vanno rispettate perché ci permettono di comprendere nel bene e nel male i nostri avi. Ma comunque Cristoforo Colombo, un italiano, era un assassino, torturatore, schiavista, e bisogna rompere questa italica censura sulla verità dei fatti e insegnare ai ragazzini che di Colombo c’è da vergognarsi che fosse italiano, tale quale a Totò Riina.

Egli portò centinaia di schiavi in Europa (600 nella seconda spedizione) e moltissimi ne fece nelle Americhe, incurante che morissero a migliaia tenuti in condizioni tanto orrende che cento di essi arrivarono a suicidarsi collettivamente. Infliggeva ai disobbedienti amputazioni di braccia, orecchie o nasi. Mai intervenne poi in difesa dei nativi vessati in ogni sadica maniera dalla sua orda che arrivò a dar da mangiare carne umana ai cani.

Fa orrore al senso di giustizia sentire i campioni della disinformazione difendere un tale criminale dicendo: erano i tempi antichi, così facevan tutti; come se allora la sensibilità umana e il rispetto non potessero esistere. Quasi che Gesù, Buddha e Maometto non avessero affermato, secoli prima, l’amore tra tutti gli uomini. Tanto è che le aberrazioni di Cristoforo, cane rognoso, crearono sgomento tra i suoi contemporanei, dotati di grazia di Dio, come Las Casas che scrisse pagine sanguinanti di dolore per l’abominio al quale in terra americana aveva assistito. Fin dalla prima spedizione di Colombo ci fu chi protestò per l’aggressione ai danni degli indios tanto che il re di Spagna arrivò a promulgare il divieto di ridurli in schiavitù. Una legge che durò peraltro poco perché la lobby schiavista riuscì a ottenerne l’abolizione, ma comunque il fatto che questa legge entrò in vigore è la prova che ci fu chi si oppose a questo abominio.

E quindi ci sentiamo in dovere di reagire a questo fiume di italiche, razziste, disinformate parole, che dipingono Colombo come grande esploratore innocente per le successive atrocità che devastarono l’America e i popoli che là vivevano da millenni.

Per affermare visibilmente questo, e dare pace ai morti, in occasione del Columbus Day, il 12 ottobre diffondiamo il video del processo a Colombo tenutosi presso la Libera Università di Alcatraz, con Mario Pirovano nel ruolo dell’avvocato difensore e Jacopo Fo a sostenere l’accusa. Durante detto procedimento sono state prese in considerazione solo testimonianze redatte dai testimoni degli eventi, in primo luogo i diari di Cristoforo Colombo stesso, il quale non fa segreto delle proprie malefatte ma anzi se ne vanta in questi testo, indirizzati ai reali di Spagna allo scopo di dimostrare le potenzialità economiche dello schiavizzare gli indios e ottenere quindi la reale approvazione e il conseguente sostegno.

Alla fine del procedimento penale in contumacia, Colombo Cristoforo è stato condannato alla Damnatio Memoriae, cioè alla dannazione della memoria, antica pena che è stata subitamente messa in atto tramite la copertura di una statua dell’imputato (appositamente realizzata dal grande scultore Berico).
Vorremmo con questo gesto demolire l’idea che si possa accumunare noi, in quanto italiani, a quello spregevole incursore e fare atto di risarcimento nello spirito, verso le innumerevoli vittime causate dall’operare di questo ignobile antenato.
Che Dio abbia pietà della sua anima.
Che Dio abbia pietà di tutti coloro che non provano dolore per la sofferenza altrui: essi sono morti alla vita.

P.S. In spagnolo il verbo explorar (= esplorare) e il verbo explotar (= sfruttare) differiscono per 1 sola lettera, mentre in portoghese il verbo explorar ha entrambi i significati di “esplorare” e “sfruttare” a dimostrare quanto fosse radicata fin nel linguaggio l’intenzione dei colonizzatori.

Qui il video

Firmato
Jacopo Fo, Mario Pirovano, Berico e il resto della compagnia di guitti, bagatti e smargiassi della Libera Università di Alcatraz, altrimenti nota come Alcatraz Band.

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Salute: Zendium e i batteri buoni, il dentifricio fa la rivoluzione

Sab, 09/23/2017 - 12:48

Giuro che il marchio Zendium non mi ha pagato per scrivere questo post. Non conosco nessuno che lavora alla Zendium, non sono neppure mosso dalla libidine di conoscere una delle fantasmagoriche informatrici sanitarie Zendium, famose nel mondo per la loro cruda avvenenza. Io sto con il dentifricio Zendium perché è la prima azienda che ha avuto il coraggio di schierarsi senza se e senza ma con i batteri eubiotici, cioè quelli che vivono in simbiosi con noi e ci difendono da quegli stronzi dei batteri patogeni, cioè cattivi, e dai virus aggressivi.

Sono anni che blatero a proposito del complotto criminale dei produttori di disinfettanti per la casa, disgraziati perché insinuano nella mente delle mamme amorevoli l’idea malata che per proteggere i pargoli sia necessario irrorare casa e vestiti di liquidi terminator assassini di batteri buoni. Da anni cito ricerche autorevoli che spiegano che i batteri che vivono nelle nostre case, nei nostri vestiti, sulla nostra pelle e dentro il nostro corpo, sono essenziali per la nostra salute. Non sono laidi sfruttatori parassiti, predatori al pari dei signori feudali. Sono invece adorabili coinquilini, che vivono grazie a noi e ci adorano in un modo totale e assoluto: per loro siamo divinità, immensi pianeti viventi e deambulanti. Non potremmo vivere senza di loro ed essi svolgono molte funzioni essenziali oltre alla eroica difesa del nostro organismo da attacchi patogeni. Ed è dimostrato che i bambini che vivono in ambienti disinfettati a morte si ammalano di più, perché privati delle difese microbiotiche eccellenti.

Aggiungo che lo scambio di batteri tra esseri umani è un altro essenziale presidio medico sanitario: darsi la mano, abbracciarsi, baciarsi sulle guance sono comportamenti sociali importantissimi e quelli che non frequentano mai teatri, autobus, cortei con urla che spargono germi, discoteche affollate e simili, e magari subito dopo aver dato la mano a qualcuno se la disinfettano con un ammazza germi, vivono in uno stato di miseria batterica grave e fisiologicamente pericolosa. E oserei dire anche in una povertà storica. Infatti, i batteri per lo più si riproducono per scissione. Cioè il batterio che ti lecca un dito oggi, uggiolando di piacere perché il tuo sudore è saporito in maniera pazzesca, è intrinsecamente la stessa identica creatura che leccava i piedi di Pitagora e l’orecchio di Leonardo. E secondo alcune scuole di microbiologia esoterica se uno viene succhiato da un batterio che ha succhiato Platone poi ne risulta più filosofico.

È l’inizio della fine degli antibatterici fondamentalisti

In effetti il fronte degli spacciatori di disinfettanti aveva subito un primo smacco già anni fa quando i produttori di yogurt decisero di lanciare l’idea che mangiare microbi facesse bene. Ma non ebbero il coraggio di parlare chiaramente di batteri, scelsero un termine infingardo: fermenti lattici vivi.  Era comunque un passo in avanti: si affacciava l’idea che per digerire abbiamo bisogno di truppe esterne microbiche cooperanti e simbiotiche.

Poi è arrivato Zendium che ha investito mezzi finanziari notevoli per dire al mondo che nella nostra bocca vivono miliardi di batteri buoni, tanti quanti le stelle del cielo!
Idea superbamente intelligente associare la bontà batterica sfoderando il paragone con le stelle del cielo. Un capolavoro pubblicitario: anche perché le stelle e il cielo sono sinergicamente evocative dell’idea dell’alito profumato e dei denti splendenti. Non disse forse il Poeta: “Come stelle nel cielo infinitamente scuro i tuoi denti coronano di luce la tua bocca!”

Mi immagino la scena di quando qualche genio della Zendium ha sparato a bruciapelo: “E se provassimo a dirlo che il nostro dentifricio è migliore perché non stermina i batteri simbiotici?”
Chissà se gli hanno tirato addosso con le cannucce delle penne Bic trasformate in cerbottane da ufficio… oppure si sono limitati a pensare: “È un cretino!”. Sta di fatto che alla fine l’idea è passata. Ed è da notare che Zendium è un dentifricio danese frutto di una ricerca microbiologica sviluppata negli anni 70 ed è oggi il più venduto in Scandinavia. L’azienda sostiene che si tratta di un prodotto anallergico capace di aumentare del 60% la vitalità dei batteri simbiotici che gozzovigliano nella nostra bocca sterminando le minacce orali.

Il prodotto è distribuito dalla multinazionale Unilever, quindi non parliamo di una piccola impresa di pazzi alternativi. E questo è un segnale notevole: vuol dire che certe idee iniziano a far breccia anche nelle grandi aziende. Cioè gente che se decide di sponsorizzare i microorganismi può fare la differenza, perché ci mettono milioni di euro a pioggia.
Quanto ci metterà l’idea (il meme) del batterio buono a passare dai fermenti lattici e dall’igiene orale all’idea che sia un male sterminare i batteri che abitano pavimenti e calzini?
Speriamo si faccia alla svelta! Ne va della salute di milioni di bambini!

Concludo con un’annotazione di strategia politica: ci sono riforme che si fanno in Parlamento e riforme che si fanno provocando il cambiamento del modo di pensare, proponendo qualche cosa di nuovo. Il parto dolce non si è imposto in Italia per legge, ma grazie a un piccolo gruppo di medici (tra questi, luminosa, Barbara Grandi di Poggibonsi) che iniziarono a gestire strutture pubbliche innovative sostenuti da una microscopica frangia del movimento progressista.

E fu grazie a un’orda formata da alcune centinaia di clown dottori che portammo la comicoterapia nei reparti pediatrici degli ospedali. Se si riesce a cambiare il modo di vedere i batteri non si conquistano le aperture dei telegiornali, ma questo non vuol dire che non sarebbe un risultato formidabile per la salute delle persone e per demolire l’idea che siamo individui isolati in un mondo che ci minaccia. Capire i batteri simbiotici vuol dire comprendere che la Coop sei tu. Noi, a tutti i livelli, viviamo unicamente grazie alla cooperazione. 

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Quando la situazione si fa seria tocca farla ridere!

Mar, 09/19/2017 - 14:19

Per chi è deluso dall’umana insipienza, per chi è avvilito per la disumana scemenza, per chi dei sogni non riesce a farne senza, ecco qualche cosa di completa differenza.

Stiamo radunando la banda dei teatrivi, comunicattivi, per dar vita alla più colassiale operazione dadaista di menti rinnovabili, spiriti atossici, fantasie biodinamiche, e mi fermo qui per non divenire prolesso.

L’obiettivo è formare un laboratorio creattivo permanente e immanente, ma anche un po’ invadente, che produrrà inchieste rutilanti, video shock, buffonate flash mob, arte da asporto, filosofia da diporto.

Dopo i fasti del Male, dopo l’invenzione dei ristoranti biologici, dei corsi di scrittura creativa, i trionfi dei muscoletti vaginali e del parto dolce, dopo l’esplosione della comicoterapia nei reparti pediatrici, dopo lo sterminio delle lampadine ad incandescenza, dopo l’olio di colza andato a ruba nei supermercati e la scoperta dell’acqua calda solare… dopo il ritrovamento di Arlecchino in Africa, dopo il tripudio mondiale di Wiwanana cerchiamo volontari senza macchia e senza paura, per far vedere a Mark Zuckerberg che si può usare il web per fare qualche cosa di completamente diverso!

Chi cerchiamo
Esseri maschi, femmine e ibridi, di tutte le età, anche non muniti di titolo di studio, capelli, cappelli o altro, ma estremamente ricchi di dinamiche oniriche evolute, gente capace di entusiasmarsi, tramare, tremare, avere la pelle d’oca, passare le notti sugli aisberg a pelle d’orso, infiltrarsi nelle trincee della disinformazione fingendo di essere Pippo o Pluto (Paperino no perché è passato al nemico) e che contemporaneamente amino cooperare, collaborare, condividere, couorchizzare, sperimentalizzarsi.

Chi siamo
L’Alcatraz Band, la più tosta unità d’assalto mediatico invisibile, attualmente in circolazione. Abbiamo passato questi mesi a tessere alleanze strategiche e a stabilire principi di coesistenza pacifica: aborriamo le assemblee perché nelle assemblee ci sono i leader e gli anti leader, quelli che parlano e quelli che no; abbiamo cassato il centralismo democratico perché crediamo che tutto funziona bene solo se la maggioranza si sottomette alle decisioni della minoranza, abbiamo sostituito i meccanismi di potere con la mansuetudine.

Siamo per la tempesta di cervelli estrema (che all’inizio cominci a parlare ma non sai neanche di che cosa) crediamo nella casualità creativa e nella coincidenza devozionale.

Quanto costa? Niente, è gratis.

Non siamo qui per vendere e neanche per regalare.

Quel che cerchiamo e quel che offriamo non ha prezzo. Rilasciamo pure attestati di frequenza per sedare parenti e coniugi ansiosi e nella migliore delle ipotesi creeremo insieme un milione di posti di lavoro in professioni che al momento ancora non esistono come lo Spulciatore di Bufale, il Pettinatore di Bambole Bulimiche, il Pattinatore di Scie Chimiche, il Calzolaio per Millepiedi, il Succhiatore di Verdure, l’Orco Sinergico, lo Snocciolatore Semantico, il Grànfico, l’Azzappa Garbugli.

Se l’idea ti sollucchera e ti giuggiola martedì sera ore 21,30, sul mio FB in diretta video e possibilmente anche audio per non vedenti, con interazione chat, skyp, telephon. L’evento sarà disponibile anche in differita senza possibilità di intervenire retroattiva causa persistenza conseguenzialità temporale non iporesistente. Per tenersi informati registrati sulla meiling list degli amici di Alcatraz.

Ps. Mo’ vojo vedé che trollano i troll su questo stesto!

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Gli animali sono gli esseri più cattivi e l’uomo non è quello più intelligente

Mar, 09/19/2017 - 00:04

Pubblichiamo un estratto di “Superman si è schiantato” di Jacopo Fo, in libreria da pochi giorni. Come è venuta fuori la storia che noi esseri umani siamo i più intelligenti? All’inizio, milioni di anni fa, eravamo le creature più sfigate dell’universo. Non avevamo artigli, pelliccia, canini spaventosi, corna, non sapevamo volare né correre veloci, cascavamo […]

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Saper fingere migliora la vita

Ven, 09/08/2017 - 11:25

Gli attori usano il cervello in maniera diversa perché recitano. Fare finta di essere un dottore, un ladro, un assassino, un operaio, porta il cervello a lavorare in maniera diversa. Recentemente ho ascoltato parlare su questa questione Monica Salvi che gestisce l’orto Collettivo sinergico di Casale Podere Rosa a Roma, si occupa di teatro-terapia e di malati di alzheimer. La Salvi sostiene che esiste un rapporto tra l’esperienza di recitare e il modo con il quale affrontiamo le situazioni difficili. Di fronte a un disastro esistenziale, una situazione pericolosa, una malattia, gli attori hanno un vantaggio sostanziale rispetto alle altre categorie umane: possono recitare. Cioè “fare finta che” come hanno fatto quotidianamente sul palcoscenico.

Questa esperienza offre un doppio vantaggio. Le esperienze dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti ci dicono che spostare l’attenzione dal centro del tuo problema a qualche cosa d’altro è essenziale per salvare il proprio equilibrio mentale. E a volte può aumentare le tue probabilità di uscirne vivo. Primo Levi, in una straordinaria intervista trasmessa da Rai scuola (santi subito!) racconta che si era messo a studiare i comportamenti dei deportati. Mentre la sua vita era distrutta e le sue possibilità di sopravvivere stavano a zero, lui, scienziato, era stupito dalle relazioni umane. Si chiedeva perché quando arrivava un nuovo contingente di centinaia di deportati, tra i nuovi venuti si stabilisse una gerarchia nel giro di un paio di giorni. Provava a discutere questa questione sociologica con i suoi compagni di prigionia, ma loro lo prendevano per pazzo: “Ma che dici! Ci stanno ammazzando! Che te ne frega di come si stabiliscono le gerarchie?!?”

Pochi sono usciti vivi e ancora capaci di raziocinio dai campi di sterminio. E dai loro racconti sappiamo che ci sono riusciti mantenendo viva una qualche passione. In queste situazioni, scienziati e artisti sono avvantaggiati perché sono abituati a occuparsi di particolari che per altre categorie professionali sono poco significativi. Hai presente La vita è bella di Benigni?
Le statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità ci confermano questa ipotesi: artisti e scienziati sono le categorie più longeve. E questo nonostante la maggioranza degli artisti faccia una vita disordinata.

Artisti e scienziati vivono più dei multimiliardari! Questi ultimi hanno un’aspettativa di vita pari a quella di un avvocato. Avere pochi soldi accorcia la vita, ma oltre un certo livello di benessere un miliardo in più o in meno non fa la differenza, muori uguale. Invece, l’arte e la scienza e il conseguente coltivare i rapporti umani e la passione allungano la vita. A questo va aggiunto un ulteriore vantaggio particolare proprio degli attori, dovuto alla loro esperienza di far finta di essere un altro: sono bravissimi a fare finta di essere un’altra persona in un altro posto. Da un certo punto di vista, si tratta di un malanno della mente, ma in certe situazioni torna utile. Chi ha detto che le allucinazioni sono sempre negative? Ho visto attori recitare la parte di quello che ha solo un’influenza passeggera fino all’ultimo giorno di vita. Gli viene naturale.

E credo che sia più vantaggioso per il sistema endocrino se uno fa finta di stare bene. Non credo che il pensiero positivo faccia miracoli. Ma sicuramente i miracoli li fa il pensiero negativo: t’ammazza velocemente! Pepe Mujica, è diventato straordinario presidente dell’Uruguay nonostante abbia trascorso sette anni in totale isolamento sensoriale. È un’esperienza in grado di distruggere una mente normale nel giro di un anno. Non puoi vedere nessuno, non parli con nessuno e non esci mai da una cella con le pareti bianche e la luce sempre accesa. Alcuni detenuti della Baader Meinhof arrivarono a ferirsi per poter sporcare di rosso il muro. Dopo sei mesi di isolamento sensoriale inizi ad avere allucinazioni e il cervello ti va rapidamente in pappa.
Mujica e altri sei militanti Tupamaro resistettero per sette anni comunicando con l’alfabeto morse le loro scoperte sulla possibilità di governare le allucinazioni, renderle il più possibile realistiche, piacevoli e appassionanti. Quando uscirono uno diventò presidente, un altro un grande poeta (vedi qui tutta la storia).

L’altro grande vantaggio dell’allenamento a fingere è che di fronte a un problema ti viene facile non pensare solo a come tu dovresti reagire: ti chiedi anche cosa farebbe Amleto al tuo posto, ti metti nei panni di Arlecchino e poi provi a pensare anche come Brighella. E questo aumenta la quantità di ipotesi comportamentali che ti vengono in mente. Inoltre, hai maggiori capacità di metterti nei panni degli altri, il che è utile per affrontare i conflitti.

Ma Monica Salvi sostiene anche una terza possibilità: potrebbe esistere una relazione tra la varietà dei ruoli che una persona vive e la resilienza del cervello a malanni degenerativi come l’Alzheimer. Per questo i malati ottengono benefici dall’intraprendere nuove attività, come coltivare ortaggi o recitare. E la Salvi si spinge oltre, sforando nella filosofia pesante: se è vero che l’attore recitando acquisisce maggiore elasticità nell’affrontare i problemi, perché ha più ipotesi comportamentali in testa, questo amplifica la sua vita?

Cioè, è più probabile che afferri miracolosamente alcune occasioni al volo o che finisca a vivere coincidenze incredibili? Ammesso che questo sia positivo e non un disastro pazzesco, sarebbe una relazione di causa ed effetto interessante. Siccome sono abituato a fingere sul palcoscenico, interpretando diversi personaggi, nella vita reale sono predisposto a fare scelte diversificate, quindi aumento la probabilità di incontrare situazioni e persone fuori dal mio ambito, gente che vive in altri schemi comportamentali. Come dire che vivo buttando reti in acque diverse.

In pratica, non sei uno che vede sempre la stessa gente, frequenta sempre gli stessi posti. E non hai un comportamento prevedibile e questo ti porta magari ad avere più probabilità di incontrare anche persone imprevedibili (magari esiste veramente un’attrazione tra gli affini). E questo potrebbe spiegare perché mediamente agli attori succedono molte storie improbabili.
Quando uno viene da una famiglia dove nonni, zie e cugini sono tutti attori ti viene il sospetto che ci sia qualche cosa di assurdo negli eventi che ti trovi a osservare.
Mi sono sempre chiesto come mai nella mia famiglia continuassero a succedere tutte queste storie strampalate. A volte ho addirittura sospettato che lo facessero apposta ad andare in giro a cercare di cacciarsi in situazioni assurde per il solo gusto di raccontarle, poi. Il che non è detto che sia un bene. Sicuramente è più difficile annoiarsi. Che è la cosa che a me fa più paura della vita. Ma forse è una cavolata che viene in testa a noi attori.

E ogni tanto un dubbio mi viene…

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