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People for Planet

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Aggiornato: 2 ore 16 min fa

1 miliardo di persone in più entro il 2030: dove collocarlo?

5 ore 22 min fa

La crescita demografica mondiale è inarrestabile e minaccia gli equilibri futuri del pianeta, perciò se non si vuole peggiorare ulteriormente l’impronta ecologica delle persone sulla Terra è necessario riconfigurare quanto stabiliscono accordi internazionali, regioni, e città.

Dove andrà il miliardo di persone in più previsto entro il 2030?

Si stima che ad oggi la popolazione mondiale conti oltre 7,6 miliardi di persone, circa seicento milioni in più rispetto al 2011, e che entro il 2030 sulla Terra vivranno 8,5 miliardi di abitanti. Dove vivranno? E a quale costo? Vivranno prevalentemente in Asia e in Africa, aggravando l’inurbamento coatto di quelle zone, con gravi alterazioni dei 7 parametri vitali di ogni città, i cosiddetti “big seven”: vegetazione naturale, acqua potabile, terreni agricoli, lavoro, alloggi, trasporti e comunità. Nonostante i consumi delle risorse naturali corrano sempre più velocemente rispetto alla capacità degli ecosistemi di rigenerarsi, i primi tre parametri dei “big seven” vanno a scapito degli ultimi tre, perché le priorità di ogni governo mirano anzitutto a creare posti di lavoro e alloggi a favore della comunità, raramente capita che la protezione della vegetazione naturale, dei campi agricoli e delle biodiversità coincida con gli obiettivi primari della politica e delle amministrazioni. Affinché l’impronta ecologica non gravi sulle zone già oltremodo popolose, povere di risorse, o con risorse limitate ad uso di popolazioni indigene, è quindi necessario ripianificare l’urbanistica prima a livello globale e poi a livello regionale e locale, non viceversa. C’è poi un dato, tutt’altro che trascurabile: 1 miliardo di persone in più entro il 2030 significa 1 miliardo di bocche in più da nutrire entro poco più di 10 anni: ciò significa che, come per l’urbanizzazione, bisogna ripianificare anche il sistema alimentare del pianeta, in modo che l’azione non si riduca alla semplice conversione delle terre in nuovi terreni agricoli.

Lo studio

Richard T.T.Forman, professore alla Graduate School of Design della Harvard University a Cambridge, Massachusetts, e Jianguo Wu, professore emerito di scienze della sostenibilità presso la Arizona State University a Temple hanno pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Nature dove riportano possibili scenari circa le azioni da intraprendere per scongiurare i rischi della crescita demografica.

A livello globale, i due studiosi hanno analizzato le mappe di The Atlas of Global Conservation, escludendo le regioni afflitte da stress idrici elevati –  in primis quelle costiere, che più di tutte stanno subendo gli effetti dei cambiamenti climatici – le regioni aride o ghiacciate, i centri con specie uniche all’interno di una sola regione, e infine quelle con densità maggiore di 100 persone per chilometro quadrato, dunque di fatto quasi tutta l’Europa, il Medio Oriente, l’India, la Cina, e gli Stati Uniti occidentali.  Andando a esclusione, le aree che meglio si presterebbero a ospitare il miliardo di persone in più sarebbero quindi nel Sud America, nel Canada meridionale, negli Stati Uniti settentrionali e orientali, nel Centro e nel Sud dell’Africa, in diverse aree dell’Asia, come a Nord dell’Himalaya e nelle aree a ridosso del Mar Nero e della Cina settentrionale, e in alcune zone dell’Oceania.

A livello regionale, invece, Forman e Wu suggeriscono una pianificazione olistica che tenga conto dell’equilibrio tra i sistemi terrestri e i sistemi idrici di ogni regione urbana di raggio compreso tra i 70 e i 100 chilometri, così da preservare sia le risorse all’interno di ogni città sia quelle all’interno degli anelli circostanti. Perciò, in risposta all’aumento demografico mondiale, è auspicabile una crescita urbanistica concentrata in quattro punti: periferie, aree urbanizzate a bassa densità appena oltre le periferie, le città-satellite e le città e i villaggi presenti nei terreni agricoli adiacenti.

Un diverso insediamento sulla Terra significa però anche una diversa gestione dei flussi migratori, e qui sta la sfida del futuro. Finché i flussi migratori non verranno gestiti secondo accordi internazionali e finché le migrazioni avranno carattere di urgenza in quanto causate da guerre, carestie e calamità – che spesso altro non sono che effetti secondari o derivanti dalla stessa crescita della popolazione, l’implosione demografica delle città continuerà a peggiorare. È ancora lontano il modello di ricollocazione demografica capace di coordinare spostamenti, sviluppi e migrazioni sostenibili, allo scopo di migliorare le prospettive di ciascuno e quelle del pianeta, non solo di scampare pericoli imminenti.

Il Cappotto nuovo per la casa che fa risparmiare

5 ore 55 min fa

Fino al 40% di risparmio energetico in un edificio. Sono questi i “numeri” del Cappotto Termico, un intervento di riqualificazione energetica di una struttura che prevede il rivestimento esterno dei muri di un’abitazione con materiali isolanti. Siamo andati a scoprire il Cappotto Termico studiato dall’ENEA e realizzato in collaborazione con Versalis, l’azienda chimica di Eni, e Eni Gas e Luce.

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Contachilometri taroccati per far valere di più le auto usate

6 ore 3 min fa

Secondo uno studio commissionato dal Parlamento Europeo, la manomissione dei contachilometri per abbassare il chilometraggio delle auto usate e aumentarne il valore è una pratica commerciale (scorretta) che crea un giro di affari di circa 9 miliardi di euro all’anno.
Di questi, 2 miliardi solo in Italia dove, riportano le fonti, viene venduta la metà dei mezzi contraffatti in tutta Europa.
“L’Unione Europea – scrive Repubblica.it – ha chiesto più controlli alle autorità nazionali e nuove misure antitruffa alle case automobilistiche.

Il problema
I “truffatori del contachilometri” oggi non corrono grossi pericoli. Il Codice Penale prevede infatti la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 51 a 1.032 euro, ma nessun cittadino truffato si avventurerebbe in una causa legale contro un rivenditore che potrebbe durare anni. Inoltre scoprire la truffa non è semplice. Serve una perizia tecnica con dispositivi che si collegano alla centralina dell’auto e controllano i km percorsi, indipendentemente da quanto riportato nel contachilometri.
Una Fiat Panda con 50mila km vale circa 6.500 euro, una con 100mila km 4.500 euro, una differenza di ben 2mila euro.

Fonti:
https://www.repubblica.it/economia/2018/12/10/news/auto_contachilometri_taroccati_italia_al_primo_posto-213890910/?refresh_ce
https://ilsalvagente.it/2018/12/10/contachilometri-truccato-litalia-e-la-patria-delle-truffe-auto/

Carmelo Zuccaro: chi è costui?

6 ore 13 min fa

In questi giorni è passata un po’ sotto silenzio la notizia che le accuse del pm Carmelo Zuccaro nei confronti della nave Acquarius per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti sono cadute e la Procura di Catania ha accolto integralmente i ricorsi degli indagati restituendo all’agenzia marittima coinvolta 200mila euro che erano stati bloccati dalla Procura stessa e autorizzandola a riprendere le sue attività.

L’accusa era grave: non aver smaltito come rifiuti pericolosi gli indumenti dei migranti arrivati con la nave Aquarius avrebbe portato nel patrio suolo i virus diffondendo scabbia, tubercolosi, meningite e Hiv. Poi qualcuno ci avrebbe dovuto spiegare da quando l’Hiv si trasmette tramite i vestiti …

Allo Zuccaro devono essere girati i santissimi ancora una volta. La prima è stata quando la Procura di Palermo ha archiviato l’indagine su un presunto collegamento tra gli scafisti libici e le Organizzazioni Non Governative.

Il Procuratore  Marzia Sabella, i sostituti Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Renza Cescon avevano stabilito che non esiste alcun legame, né favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Non deve stupire [che la Ong] abbia preferito effettuare lo sbarco verso le coste italiane: ciò rappresenta, anzi, una conseguenza logica e una corretta gestione delle operazioni di salvataggio” hanno dichiarato.

Due anni di lavoro di indagine del povero Zuccaro buttati al vento, insieme ai soldi dei contribuenti ma questa è un’altra storia.

Se vi piacciono i legal thriller leggetevi tutta la storia di questa indagine.

Chi è il Procuratore Capo Carmelo Zuccaro?

Una carriera fulminante quella del nostro pm che a soli 40 anni diventa Presidente di Corte d’Assise a Caltanissetta e segue processi importanti come quelli su Capaci e via D’Amelio ter che riguardavano gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino.

Ma la sua vera passione è sconfiggere il terrorismo islamico. Scrive nel 2017 Francesco Floris su glistatigenerali.com: “Per esempio il 4 dicembre 2015: un ventunenne siriano, Morad Al Ghazawi, viene arrestato a Pozzallo dalla Polizia di Ragusa per terrorismo e col sospetto di essere una cellula solitaria dell’Isis entrata in Europa. È il caso del “migrante con il passaporto Isis” o “diploma Isis” o “lasciapassare per jihadisti”, come lo ribattezzano i giornali citando fonti investigative. Chi prende in mano il fascicolo e coordina le indagini? Proprio lui: Carmelo Zuccaro, quando già sta imboccando l’ultima curva per il rush finale che lo conduce, sei mesi dopo, sulla poltrona più prestigiosa dell’ufficio giudiziario etneo. Sul ventunenne siriano si affida a Digos ragusana e investigatori”.
Per scoprire poi durante il processo, dopo che il povero Morad Al Ghazawi si è fatto 16 mesi di galera a Sassari – prigione denominata la Guantanamo d’Italia – che l’arabo con il terrorismo islamico non aveva nulla a che fare, che i “documenti” portati a riprova della sua affiliazione all’Isis erano falsi dichiarati, fake, come le chiameremmo oggi.
Anche di questo accadimento è disponibile l’intero resoconto nel dettaglio. Ora Morad Al Ghazawi sta in Germania ancora traumatizzato dall’esperienza nella terra del sole, dei poeti e dei mandolini.

Pensate che il nostro magnifico Pm sia un colpevolista? Beh, vi sbagliate di grosso perché lui è solo giusto. Infatti, in merito alla vicenda della nave Diciottti e la conseguente denuncia a carico di Matteo Salvini per sequestro di persona, Zuccaro si attiva immediatamente e richiede l’archiviazione del provvedimento richiesto dalla procura di Agrigento. E non solo la richiede ma, con uno zelo encomiabile seppur non richiesto dalla legge manda anche al Vicepresidente del Consiglio una lettera per rassicurarlo. Missiva che viene letta indiretta da Salvini stesso e postata su Facebook dal suo studio al Viminale.

Scrive Antonio Caputo, avvocato, su Huffingtonpost.it: “Ma la procedura dinanzi al Tribunale dei Ministri non prevede affatto la trasmissione di atti con richieste del pm, bensì la mera trasmissione al Tribunale, in assenza di indagini (e dunque di spese, checché ne dica a sproposito il soggetto interessato e indagato) il pm deve solo acquisire la notizia di reato. Sono i magistrati sorteggiati a comporre il tribunale per i ministri che, svolte indagini e sentito il pm (che quindi farà in questa fase le sue richieste) decideranno se archiviare o restituire gli atti al pm perché chieda al Senato l’autorizzazione a procedere. Nel caso di specie ci si doveva aspettare questo e che il Senato, come suggerito dalla Bongiorno che di diritto mastica qualcosa, negasse l’autorizzazione proprio affermando che si era trattato di un’azione “politica”… Invece il pm Zuccaro, quello delle indagini su onlus e taxisti del mare finite nel nulla ad oggi, si è “portato avanti”, così mettendo in difficoltà i magistrati il cui diverso avviso a questo punto andrebbe solo ad alimentare le polemiche sulla politicizzazione della magistratura”.

E magari è proprio lo Zuccaro ad essere politicizzato? Lo so, il dubbio può venire ma solo perché siamo dei buonisti malfidenti.

Fonte immagine di copertina: Vita.it

La legge salva-banchieri inefficienti

6 ore 15 min fa

Mai una proposta o una legge seria che possa tentare di guarire l’ammalato (sistema bancario) che, sebbene in alcuni casi impossibile, avrebbe bisogno di controlli continui, diagnosi precoci e cure molto forti.

Non parlo delle promesse elettorali o delle campagne di marketing politico per combattere la malafinanza che stanno dimostrando che il cambiamento del nulla è il nulla.

Mi riferisco alla individuazione del vero problema che affligge il nostro sistema bancario: il ricambio di un management ormai logoro, superato, vecchio, senza idee per produrre ricavi (il vero dramma dei conti economici delle banche).

Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi danni.

Ma vi siete chiesti come mai questi manager, che erano stati giudicati anziani e superati dalla prima banca del Paese (I profumo boys – ex Unicredit) e rimossi dallo straniero Mustier dai loro incarichi operativi , vanno poi a dirigere banche che sono prossime ad un fallimento e che continuano a essere inefficienti?

Siamo proprio certi che questi manager siano stati bocciati? O si sta costruendo, con l’appoggio silenzioso della politica, una rete di potere per arrestare e ritardare (in attesa della ormai scontata soluzione statalista) il processo di dissoluzione di un sistema bancario debole che partendo dagli anelli più piccoli può produrre un effetto domino anche sulle tessere più grandi?

Occorrono persone con visioni fresche, nuove, che non hanno avuto un passato in quel mondo determinandone gli sconquassi (o quantomeno accettandoli passivamente) che ormai tutti conoscono. Occorrono persone competenti che conoscano bene quel sistema, molto bravo a fare networking con il potere politico costringendolo spesso a una sudditanza psicologica talvolta dettata da collusione e spesso influenzata dalla forza del denaro.

La prima barriera seria è quella dei requisiti di professionalità: persone che se ne intendono.  L’Autorità bancaria europea (Eba), per essere chiari, sta andando verso il criterio che imporrà a tutti gli amministratori di banca di essere esperti di finanza: professori universitari, consulenti aziendali, avvocati. Peccato però che in certi casi questi ultimi siano anche quelli che hanno maggiori abilità e chance per potere ingarbugliare meglio la finanza.

Sarebbe auspicabile, in tal senso e sempre che ci siano le competenze per farlo, intervenire legislativamente per imporre nei consigli di amministrazione delle banche un buon mix di professionalità e competenze, tra cui, perché no, quelle ambientali, o quelle sulla responsabilità sociale dell’impresa, competenze sociali, eccetera.

Non perché il singolo consigliere possa influire sulle decisioni della banca, ma perché, nella logica della vigilanza, il consiglio di amministrazione agisce con il voto collegiale e per questo, nel rispetto della pluralità dell’informazione e delle competenze, è meglio un drappello di consiglieri con un ricco assortimento di esperienze e professionalità anziché un piccolo esercito di 10 avvocati.

Il secondo limite riguarda l’onorabilità professionale dei componenti della governance di una banca finora valutata solo attraverso il certificato dei carichi pendenti.

Un passo in più rispetto al casellario giudiziale si deve fare. Una buona reputazione può essere sicuramente evidenziata dal curriculum o da soggetti terzi. Ma impariamoli a leggerli questi cv! E se vedi che un manager ha già affossato due banche, devi fermarne la capacità di fare danni! Stop

Purtroppo in Italia sappiamo come funzionano certe cose. Si preferisce appiattire tutto verso il basso. I bravi e i competenti vanno allontanati, marginalizzati, esclusi perché alterano, “sovvertono” il sistema. Che ha le sue regole inamovibili.

Per esempio forse servirebbe valutare se questa persona ha manifestato in passato attitudini che la rendano degna del compito, se ha esperienze nel non profit, o se è riconosciuta positivamente dalla comunità professionale internazionale, in una cerchia territoriale, dai suoi conoscenti.

Il decreto Carige non è un provvedimento “salva banche” ma, contrariamente a quanto affermano i rappresentanti del governo, si tratta dell’ennesimo strumento “salva banchieri incompetenti e inefficienti”

A quando il prossimo morto da piangere?

Da Genova è tutto. A voi Bari

Una tenda fissata nell’acqua salva il fiume dalla plastica

Dom, 01/20/2019 - 08:29

Il sogno di due giovani ingegneri italiani è catturare tutta la plastica del mondo alla fonte. Grazie a barriere low- cost sperano di recuperarla mentre viaggia sui quei dieci grandi fiumi del Pianeta che da soli trasportano tra l’80 e il 90% dei rifiuti di plastica destinati al mare. I detriti saranno incanalati verso le sponde e poi riciclati con le comunità locali. Quando Fabio Dalmonte, 36 anni, faentino residente a Londra, stava lavorando a Giacarta in Indonesia è rimasto scioccato dall’enorme quantità di detriti che galleggiavano sul fiume Ciliwung. «Se non la si vede non ci si crede» spiega «è spaventoso. In certe zone dell’Asia le persone scaricano ogni tipo di rifiuto nei fiumi e le conseguenze le pagano tutti i mari del mondo». Così con Mauro Nardocci, 38 anni, romano che vive e New York, ha iniziato a ragionare su un sistema in grado di bloccare i detriti lungo i fiumi alla fonte «anziché in mare aperto dove ormai il danno è fatto». Volevano qualcosa che fosse «con costi contenuti e di facile manutenzione», una sorta di «modello da poter replicare dal Gange sino al Nilo».

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Tutto è plastica

Dom, 01/20/2019 - 00:01

“L’alternativa alla plastica di origine petrolifera – ci spiega il Dr. Mario Malinconico, dell’IPCB-CNR di Pozzuoli – è la plastica da carbonio rinnovabile, biodegradabile e compostabile”.
La trasformazione dei prodotti agroalimentari, pomodoro, agrumi, produce grandi quantità di scarti da cui si possono ricavare bioplastiche a basso impatto ambientale. E non solo: avete mai sentito parlare di polimeri biomedicali?

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Matera: Capitale europea della cultura, ma non conoscono la loro storia

Sab, 01/19/2019 - 18:58

Fare la figura del fesso a Matera

È una delle città più belle del mondo, unica.

Non a caso è diventata Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco e Capitale Europea della Cultura 2019.
Ci sono andato con Eleonora per una vacanza romantica. La vista sulla città vecchia (i Sassi) all’alba è qualche cosa che si sposa deliziosamente con sdilinquimenti emozionali… Sublime.

Meraviglioso! E il cibo pure. All’Osteria Pico ho assaggiato i peperoni secchi fritti nell’olio d’oliva vero che sono da arresto immediato!
Cammini per le stradine, in mezzo alle case scavate nel tufo, ed è una specie di massaggio al cervello. Tutto perfetto.

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La vera storia dei sassi di Matera (Video)

La città di Matera è unica al mondo, è un elaborato sistema di grotte, la mentalità e il pensiero della Preistoria che si sono tramandati fino a nostri giorni. Tutta la città serve a raccoglie l’acqua piovana attraverso un sistema di pozzi e canalette. Parola di esperto: Pietro Laureano!

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Desertificazione, clima, rinnovabili e l’egoismo generazionale

Sab, 01/19/2019 - 15:17

Sul clima in Italia c’è una scarsa attenzione. E ciò nonostante il fatto che ogni anno ci si trova di fronte ad appuntamenti, spesso considerati e non a torto rituali, come quelli delle varie Cop che sono considerati dalla maggioranza degli esperti ambientali, appuntamenti “cruciali” nel quale si decidono, forse, i destini delle prossime generazioni, per le quali definiremo se l’aumento di temperatura al 2100 possa essere di “soli” 2°C – quest’anno la soglia si è abbassata a 1,5°C alla ultima COP 24 di Katowice – oppure maggiore. Eppure i segnali netti circa il fatto che l’effetto serra dovrebbe interessare anche noi italiani ci sono.

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“Bohemian Rhapsody” in napoletano: la versione delle EbbaneSis è perfetta

Sab, 01/19/2019 - 11:04

Un lavoro sinergico e complesso, quello di Viviana Cangiano e Serena Pisa, che hanno tradotto e armonizzato in napoletano il testo di uno dei brani rock più famosi del mondo.

Una nuova marcia antirazzista a Milano: “Mobilitiamoci contro la politica della paura”

Sab, 01/19/2019 - 08:51

La prima marcia antirazzista, due anni fa, portò in strada a Milano oltre 100mila persone. Adesso un appello – già sottoscritto da 25 associazioni da tutta Italia – invita al nuovo appuntamento: una nuova mobilitazione nazionale, dal titolo ‘People-prima le persone’, convocata a Milano per il 2 marzo. “Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone – scrivono gli organizzatori -. La politica della paura e la cultura della discriminazione vengono sistematicamente perseguite per alimentare l’odio e per creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà”.

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La rivincita dei riders di Foodora

Sab, 01/19/2019 - 02:58

Una buona notizia per i riders di Foodora, i fattorini in bici che lo scorso anno, come vi abbiamo già raccontato, avevano fatto causa all’azienda chiedendo, invano, che il loro lavoro fosse paragonato a quello di un dipendente: la corte d’appello di Torino ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha dato ragione ai ragazzi, sostenendo che vada loro riconosciuta la parità economica ai lavoratori subordinati della logistica, con tutte le retribuzioni dirette, indirette e differite.
Foodora dovrà ora pagare ai ragazzi le differenze retributive rispetto al livello 5 del contratto collettivo nazionale.

Anche se i giudici non hanno avallato le loro richieste di reintegro dopo il licenziamento, la sentenza ha lasciato piuttosto soddisfatti gli avvocati dei riders, perché riporta il loro inquadramento economico all’interno di un contratto collettivo nazionale. Un passo avanti nel riconoscimento di una garanzia di salario minimo e un contratto di riferimento per i riders, che l’azienda – oggi acquisita dalla spagnola Glovo – paragonava a liberi professionisti.

Una sentenza che potrebbe fare scuola o comunque cambiare gli equilibri.

Il Fatto Quotidiano riporta le parole di Sergio Bonetto, uno degli avvocati dei ragazzi: ”Credo che questo modificherà un po’ questi meccanismi. Perché, secondo me, il motivo essenziale per cui queste storie funzionavano così è che riuscivano a pagare pochissimo. Se sono pagati come normali fattorini, inquadrati secondo il contratto collettivo, tutto torna alla normalità e alla legalità da un lato, ma sparisce anche questa concorrenza infame di salari da 5 euro l’ora. Al di là del risultato complessivo, che è comunque positivo, il messaggio che conta di più è che non si può far lavorare per 5 euro l’ora”.

Il quotidiano la Repubblica riporta anche i commenti positivi dei sindacati, che chiedono nuovamente al governo di regolamentare questo tipo di lavori, di riaprire il tavolo sui rider in modo da generalizzare i principi stabiliti nella sentenza di Torino.

Foto di copertina: Claudio Furlan/LaPresse

 

Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

Sab, 01/19/2019 - 02:56

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

 

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

Il CIOCCOLATO è più efficace dello sciroppo per combattere la tosse!

Ven, 01/18/2019 - 15:01

Chocolate is better! Nel malaugurato caso siate alle prese con una fastidiosissima tosse è a una tavoletta di cioccolato che dovrete puntare. Al posto dello sciroppo tradizionale, c’è chi giura, infatti, che la cioccolata faccia miracoli e sia un rimedio del tutto naturale.

Lui è Alyn Morice, un professore della inglese Hull Cough Clinic, che già tempo fa dedicò le sue attenzioni alla teobromina contenuta nel cacao, considerandola un’arma naturale ed efficace contro i sintomi della tosse.

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Pensioni dopo il decreto, ecco come ottenere l’assegno nel 2019

Ven, 01/18/2019 - 13:30

Quota 100 (sperimentale per tre anni), blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate, proroga dell’Ape sociale e di opzione donna. Il provvedimento arriva dopo che la manovra ha stanziato i fondi per finanziare la nuova quota 100- 4,7 miliardi nel 2019, 8 nel 2020 e 7 nel 2021 -, introdotto un taglio alle pensioni d’oro a partiredai 100mila euro lordi annui (interessati 24mila assegni), modificato i sette scaglioni di rivalutazione (con un recupero pieno fino a 1.522 euro) e introdotto una flat tax al 7% per i pensionati che decidono di trasferirsi dall’estero in una delle regioni del Mezzogiorno.

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Reddito di cittadinanza, come funziona in 10 punti chiave

Ven, 01/18/2019 - 13:22

I dettagli operativi sono invece contenuti nel decreto legge varato dal Consiglio dei ministri di oggi 17 gennaio. L’articolo 1 del decreto prevede che è istitutio dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza, «quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro». Una partita, quella del reddito di cittadinanza, che si gioca su almeno dieci passaggi-chiave

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La vignetta di Makkox sul 14enne morto in mare con la pagella cucita in tasca è la sola cosa che dovete vedere oggi

Ven, 01/18/2019 - 09:00

Una vignetta che ritrae un ragazzino, immerso nelle profondità del mare insieme a simpatiche creature marine e alla sua pagella scolastica: ecco il disegno realizzato da Makkox che racconta una storia dal triste epilogo. Il vignettista, infatti, ha rappresentato la vicenda di un migrante 14enne proveniente dal Mali e morto nell’aprile 2015, mentre cercava di attraversare il Mediterraneo su un barcone. Un totale di 58 vittime accertate e tantissimi dispersi (si stima un totale di 700-900 morti).

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Disabilità: i Percorsi Tattili di Capodimonte

Ven, 01/18/2019 - 02:43

Garantire a tutti l’accesso ai musei e alle opere d’arte. E’ questo il significato dei “Percorsi Tattili e Narrativi” messi a punto nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, per permettere, ad esempio ai non vedenti, di toccare le opere d’arte (originali, non riproduzioni), sentendo i diversi tipi di materiali usati.
Nel video intervista a Maria Rosaria Sansone e Giovanna Garraffa.

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Per maggiori informazioni: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/percorsi-tattili/

Agricoltura di precisione per l’ambiente e la biocircolarità

Ven, 01/18/2019 - 02:31

“Un sistema che fornisce gli strumenti fondamentali per fare la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto” è il concetto espresso da Pierce e Novak (1999) per sintetizzare quelle attività che sono alla base dell’agricoltura di precisione.

Il National Research Council americano (1997) la definisce invece: “Una strategia che usa le tecnologie d’informazione per integrare dati provenienti da più strati informativi ai fini decisionali per la gestione dei sistemi agricoli”.

Quale che sia la definizione più puntuale dell’agricoltura di precisione, termine noto a chi appartiene al settore e meno ai più, forse più semplicemente si può spiegare,  come una strategia gestionale dell’agricoltura in cui si impiegano tecnologie innovative volte all’esecuzione di pratiche e interventi agronomici che tengano conto delle specifiche esigenze di ogni singola coltura.

Il tema è tanto complesso quanto interessante perché attraverso queste tecniche le aziende agricole possono aumentare la loro efficienza produttiva e qualitativa, ridurre i costi e ottimizzare gli input, minimizzando gli impatti ambientali. Ecco perché se ne parla sempre più nel mondo agricolo e nuove aziende nascono proprio per sviluppare queste tecnologie.

Agricolus è una startup che nasce a febbraio del 2017 il cui ambito di operatività è proprio l’agricoltura di precisione. La sua innovazione è un ecosistema cloud di applicazioni pensato per ottimizzare le pratiche agronomiche e supportare così il lavoro di agricoltori, imprese agricole e agronomi. In concreto Agricolus è una piattaforma composta da strumenti per la raccolta e analisi dati: Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS), modelli previsionali, lotta intelligente alle fitopatie e telerilevamento.

L’azienda progetta e realizza Strumenti di Supporto alle Decisioni, il cui utilizzo consente anche di definire politiche di fertirrigazione di precisione: ciò significa che l’impiego delle risorse non è “standard”, ma viene calcolato in base al reale fabbisogno. I trattamenti e le irrigazioni vengono così programmati e realizzati solo quando e dove serve.

Andrea Cruciani, CEO di Agricolus, entra nel merito di come e quanto questa tecnologia consenta minori impatti ambientali e risparmi di costi: “In questo modo, alcuni studi calcolano che si può raggiungere oltre un 40% di risparmio sui costi dei trattamenti, anche se nell’operatività ci aggiriamo ancora intorno al 20%. Ne deriva di conseguenza un pari risparmio sul lato dell’impatto ambientale: utilizzare meno risorse come acqua, pesticidi e fertilizzanti non si traduce solo in una diminuzione dei costi, ma anche nella salvaguardia dell’ambiente che ci circonda”.

La storia dell’azienda viene da più lontano: “L’idea nasce infatti già nel 2010, quando inizia l’attività di ricerca e sviluppo sull’applicazione di tecnologie innovative per l’agricoltura all’interno di un’azienda informatica in cui siamo stati incubati prima di diventare ufficialmente una startup” racconta Cruciani. “La decisione di conferire ad Agricolus una sua “autonomia” arriva dopo la realizzazione di diversi progetti, soluzioni customizzate per grandi clienti e importanti riconoscimenti europei in ambito Smart Agriculture”.

Agricolus ha un team multidisciplinare che intreccia le competenze per soddisfare le esigenze del cliente finale: agrononomi, sviluppatori, analisti e tecnici GIS, ma anche figure che si occupano di comunicazione e web marketing. Il team dei fondatori è composto da Andrea Cruciani (CEO) insieme a Antonio Natale (COO) e a Diego Guidotti (R&D).

La parte più significativa della loro innovatività consiste nell’avere tutti gli strumenti a disposizione all’interno di un’unica piattaforma, attraverso cui gestire gli interventi colturali da effettuare e dove registrare tutte le operazioni relative ai propri campi. “Inoltre i nostri modelli sono basati su diverse fonti di dati: sensori sul campo; satellitari; operazioni di  scouting sul campo (automatiche e non), macchinari agricoli” spiega Cruciani “e una delle caratteristiche principali di Agricolus è di essere un collettore di dati eterogenei che attraverso i nostri modelli matematici vengono uniti (data fusion) per fornire previsioni e stime di alcuni fenomeni: questi modelli non vengono usati solo per prevedere, ma anche per evidenziare delle caratteristiche importanti al fine del supporto alle decisioni”.

Lo scorso anno sono stati tra i vincitori della competizione Start2beCircular, promossa da Fondazione Bracco, Fondazione Giuseppina Mai di Confindustria e Banca Prossima per promuovere la transizione a favore di una crescita sostenibile attraverso iniziative imprenditoriali innovative.

Sul tema biocircolarità in particolare, Cruciani dà notizia di un progetto attualmente in corso: “Stiamo portando avanti diverse iniziative e progetti sperimentali come quello che abbiamo da poco accreditato presso il Large Scale Pilot IoF (internet of farming) che ci vede alle prese con un progetto di economia circolare tra la produzione di foraggio per allevamento e l’utilizzo del letame dell’allevamento nella concimazione del foraggio stesso. Il tutto per un controllo preciso della gestione sia in campo che in stalla che conduca ad una produzione di maggiore qualità”.

Immagine: https://www.agricolus.com/

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