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People for Planet

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Aggiornato: 8 ore 52 min fa

Via libera al Dl sicurezza e immigrazione: ecco cosa prevede

9 ore 24 min fa

Il decreto legge sicurezza e immigrazione n. 113/2018 approvato senza sorprese con voto di fiducia dal Senato in prima lettura (163 Sì, 59 no e 19 astenuti, con 5 dissidenti nel Movimento 5 Stelle; ora passa alla Camera) si articola in tre parti (un quarto capitolo si occupa delle disposizioni finanziarie e finali) in materia rispettivamente di immigrazione (articoli 1-14), sicurezza pubblica (articoli 16-31) e organizzazione del ministero dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Il tema più controverso del provvedimento è senz’altro quello dell’immigrazione.

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Trump deve ai democratici il suo potere

10 ore 13 min fa

Un film meraviglioso che ci fa capire perché e come i democratici Usa hanno spianato la strada a Donald Trump. I finti progressisti non ascoltano la gente e quindi diffondono un veleno sociale del quale i veri reazionari approfittano. Con alcune cose che forse non sapevi sui Clinton e su Obama, che tanto amavamo.

Qui potete vedere tutto il film di Moore in italiano

Cosa sono i pannelli solari 2 in 1 o ibridi?

15 ore 57 min fa

La DualSun è una start up francese fondata nel 2010 da due ingegneri dell’Ecole Centrale di Parigi che hanno creato un pannello solare unico in grado di produrre simultaneamente  elettricità e acqua calda. Il pannello viene realizzato al 100% in Francia e nel 2013 è stato il primo al mondo a ricevere la nuova “certificazione ibrida” – unendo le certificazioni europee IEC e Solar Keymark. E’ attualmente protetto da due brevetti ed ha da poco effettuato l’immissione sul mercato italiano.

La tecnologia solare ibrida DualSun è il risultato di una duplice constatazione sui pannelli fotovoltaici:
1. quando sono esposti al sole, i pannelli fotovoltaici producono molto più calore (85%) che energia elettrica (15%);
2. il rendimento dei pannelli fotovoltaici diminuisce con l’aumento della temperatura.

In base a queste constatazioni, l’azienda ha realizzato un pannello che utilizza del calore generato dalle celle fotovoltaiche per riscaldare l’acqua della casa e migliorare il rendimento delle celle stesse (potenziale aumento del 5-15% con il raffreddamento adatto) e, rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale, è riuscita ad ottenere fino al doppio di energia in più per un’abitazione singola e fino a quattro volte di più per un edificio ad uso collettivo.

Con il progetto del pannello si è ottenuto un design verticalmente integrato dei componenti fotovoltaici e termici che gli ha fornito tre importanti caratteristiche:
1) lo scambiatore termico completamente integrato nel pannello (lo scambiatore termico permette un eccellente trasferimento del calore tra la faccia fotovoltaica anteriore e la circolazione dell’acqua);
2) uno spessore ridotto: il pannello DualSun presenta le dimensioni di un pannello fotovoltaico tradizionale (60 celle da 6 pollici);
3) celle fotovoltaiche monocristalline e ad alto rendimento (le celle fotovoltaiche sono raffreddate dalla circolazione dell’acqua).

Come primo passo – scrive il CEO Dual Sun, Jérôme Mouterde, sul sito aziendale – abbiamo posato una prima pietra tecnologica indispensabile: il DualSun. Si tratta di un pannello solare unico che produce contemporaneamente elettricità e acqua calda su una stessa superficie. Dopo tre anni di sviluppo, oggi questa tecnologia si è trasformata in un processo industriale, è protetta da vari brevetti e ha appena ottenuto le certificazioni europee che permettono la sua immissione sul mercato. Abbiamo installato DualSun su centinaia di edifici di riferimento per testarne il buon funzionamento. Tra le nostre realizzazioni vantiamo un immobile di edilizia sociale, un rifugio in alta montagna, una casa passiva in legno oltre alle innumerevoli abitazioni distribuite su tutto il territorio francese. In questi impianti l’acqua calda è immagazzinata nel serbatoio e l’elettricità o viene consumata in loco o viene rivenduta”.

Oggi, oltre 500 case ed edifici sono dotati di pannelli DualSun, in Francia, Svizzera, Benelux, Portogallo, Cile e ora in Italia dove sono in corso diversi progetti, tra cui un impianto in Sicilia presso l’Università degli Studi di Catania. I pannelli DualSun sono particolarmente adatti per applicazioni turistiche come hotel, piscine, campeggi e centri sportivi, dove le necessità di elettricità e acqua calda sono ingenti e quindi anche i costi, soprattutto nei mesi estivi.

Come sappiamo, gli edifici sono responsabili del 40% dei consumi energetici e rappresentano la prima causa del riscaldamento globale. Intervenire sulla riqualificazione del costruito è un importante passo per il raggiungimento degli obiettivi climatici e la normativa e i suoi sviluppi, anche a livello europeo, prevedono che parte delle esigenze di acqua calda ed elettricità siano coperte, in maniera sempre più rilevante, con fonti energetiche rinnovabili. Fino ad ottenere edifici Near Zero Energy, con primi passi per il nuovo, ma che si amplierà poi anche all’esistente.

Fonti:
http://www.infobuildenergia.it/notizie/dualsun/dualsun-pannello-solare-fotovoltaico-acqua-calda-1685.html
https://dualsun.fr/it/prodotto/pannello-solare-ibrido/

Photo by:  Juhasz Imre from Pexels

Nove italiani su dieci si sentono in colpa per il cibo sprecato

18 ore 30 min fa

Nove italiani su 10 si rammaricano (91%) e ammettono i loro sensi di colpa (92%) per il cibo gettato. Quattro italiani su 5 giudicano un’assurdità irresponsabile buttare il cibo ancora buono e 4 su 10 dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno.
Come? Controllando cosa serve davvero prima di fare la spesa (96%) ma anche congelando il cibo cucinato in eccesso (92%). Nei primi 20 anni dalla nascita di Last Minute Market arriva il ritratto di un’Italia che si ‘ravvede’ dagli sprechi nei dati del rapporto 2018 dell’Osservatorio Waste Watcher presentato oggi a Bologna.
Ma quanto pesa il cibo sprecato in Italia? Sul piano della distribuzione, grava per 9,5 kg/anno ad ogni mq di superficie di vendita negli ipermercati e per 18,8 kg/anno ad ogni mq nei supermercati. Tradotto per ogni consumatore italiano significa una produzione di spreco di 2,89 kg/anno pro capite, vale a dire 55,6 gr a settimana e 7,9 gr al giorno solo sul piano distributivo.

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Fallisce l’accordo per proteggere l’Antartide

18 ore 41 min fa

Sembrava mancare un semplice e piccolo passo, ma all’ultimo fallisce clamorosamente il progetto per la creazione della più grande area marina protetta di tutto il pianeta.

Il progetto

La proposta per la realizzazione di un santuario del mare risalente al 2014 viene approvata in linea di principio nel 2016 e bocciata pochi giorni fa durante l’incontro in Tasmania della CCAMLRCommissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide. Il progetto prevedeva di proteggere oltre 1,5 milioni di kmq del Mare di Ross, fra cui 1,1 milione di kmq riservati come zona di protezione generale, con divieto assoluto di pesca per salvaguardare specie fra cui pinguini, balene orca, balene blu e foche leopardo.

L’aera protetta, situata a Sud Est della Nuova Zelanda, sarebbe stata la più grande finora mai realizzata, un passo avanti fondamentale per la tutela dell’ecosistema, considerando anche che, secondo la comunità scientifica, tre quarti dei nutrienti che sostengono la vita negli oceani arrivano proprio dall’Oceano Antartico. Anche se in un luogo tanto remoto è evidente che il Mare di Ross ricopre un ruolo ecologico cruciale per l’equilibrio di tutti il pianeta.

Il no dai big del business

Non sono stati sufficienti i tentativi di sensibilizzazione delle associazioni ambientaliste, né i dati statistici di scienziati e ricercatori e tanto meno è stata rilevante la petizione firmata da milioni di persone in tutto il mondo. La proposta incontra il veto di Cina e Russia che nell’area interessata hanno un’intensa attività peschereccia. Ma non solo riserve ittiche, ma anche minerarie e fossili.

La Russia si oppone sia alla dimensione dell’aerea designata ad essere protetta, chiedendone una riduzione, sia al periodo di divieto di pesca, chiedendo di limitarlo a soli 10 anni. La Cina ha bocciato in toto la proposta.

Laura Meller di Greenpeace Nordic, si esprime con queste parole rispetto alla comportamento della Cina: «L’impegno dei leader cinesi ad essere i tedofori della protezione dell’ambiente e per il perseguimento di una comunità che condivida il futuro dell’umanità  sembra essere stato bypassato dalla loro delegazione all’Antarctic Ocean Commission, dove singolarmente non ha agito in buona fede come previsto da questi negoziati, invece, ha ostacolato tutte le opportunità per cooperare e creare la più grande area protetta marina del mondo».

Le conseguenze

L’Alleanza per l’Oceano Antartico, una coalizione di 30 gruppi ambientalisti fra cui Greenpeace e WWF, ha accusato Cina e Russia di impiegare tattiche dilatorie: “è tragico che mentre la maggioranza dei membri della Commissione sia più che pronto a creare una protezione marina significativa nelle acque antartiche, Cina e Russia abbiano ancora una volta bloccato ogni sforzo per negoziare un risultato positivo di negoziazione”  ha detto il portavoce dell’Alleanza, Steve Campbell.

Considerando i fenomeni atmosferici allarmanti di cui siamo testimoni in prima persona e l’importanza che sia i media che le comunità scientifiche stanno riportando sul tema clima e cambiamento climatico, la protezione di quest’area era da considerarsi più che urgente. Se consideriamo anche l’importanza che questa zona riveste per le risorse naturali dell’intero pianeta, per i nostri mari e per la vita nel resto degli oceani e oltre a questo ricordiamo il ruolo chiave che i mari dell’Antartide svolgono nell’affrontare il cambiamento climatico, in quanto assorbono quantità enormi di CO2 dall’atmosfera, allora la protezione di quest’area era da considerarsi fondamentali.

Prendiamo atto quindi dell’amara sconfitta per tutti coloro che amano il nostro pianeta blu e della vittoria, ancora una volta, di chi porta avanti i propri interessi puramente commerciali.

Egonu, il bacio tra due donne fa ancora notizia

18 ore 44 min fa
I gesti

Desta più clamore un bacio o una mano portata all’orecchio? Non ce ne voglia Nanni Moretti ma non soltanto le parole, anche i gesti sono importanti. Nello sport, talvolta diventano cult. Come la mano di Mourinho protesa all’orecchio alla fine di Juventus-Manchester United. Un gesto di sfida nei confronti dei tifosi juventini che lo avevano insultato. Se n’è parlato tutta la settimana. Del resto ancora si parla del gesto delle manette di Mou.

Di ben altro peso politico fu il gesto di Tommie Smith e John Carlos alla premiazione della finale dei 200 metri Olimpiadi del 1968. Del loro pugno contro la discriminazione razziale ancora si parla dopo cinquant’anni esatti.

La normalità di avere una fidanzata

Un bacio, però, non è un gesto. È un semplice bacio. Ma se viene scambiato tra due ragazze, diventa una notizia. Almeno in Italia, ma probabilmente non solo. È il caso della pallavolista Paola Egonu e della sua fidanzata la polacca Katarzyna Skorupa. Egonu, grande protagonista ai recenti mondiali femminili di pallavolo, non smette di sorprendere. Prima ha voluto scrollarsi di dosso l’etichetta di simbolo dell’Italia anti-Salvini («Non mi sento pronta ad avere questa responsabilità sulle spalle») e poi ha voluto sfidare l’arretratezza culturale italiana affermando con nonchalance in un’intervista al Corriere della Sera che lei dopo la finale persa in Giappone è tornata in albergo e ha chiamato la fidanzata: “Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio”. Per poi aggiungere, alla sorpresa della giornalista: “Sì, ho una fidanzata, lo trovo normale”.

Lei lo trova normale. Non tutti la pensano come lei, visto che la Gazzetta dello Sport in settimana ha pubblicato la lettera di un nonno di Modena che ha confessato di aver nascosto i giornali per non mostrarli alle sue due nipotine: “Come faccio a spiegare, soprattutto alla più piccola, che il suo idolo ha una fidanzata?” E, riferendosi a Paola Egonu, ha aggiunto: “Non può fare tutte le battaglie che vuole, per un personaggio pubblico la discrezione è una valore”.

Non dev’essere stata l’unica lettera ricevuta in redazione alla Gazzetta se ieri, dopo la foto del bacio, il quotidiano si è visto costretto a tornare sul tema per ricordare che il mondo è cambiato. “Non c’è alcun dubbio che quel bacio lasci molto più perplesse le generazioni di ieri, come testimoniano anche le lettere che sono arrivate in redazione in questi giorni, di quanto capiti con i ventenni o anche con i ragazzi e le ragazze più piccoli”.

Il circo

Le parole più tristemente ragionevoli sono quelle rilasciate a Repubblica da Miriam Sylla anche lei vicecampionessa del mondo di pallavolo: “Non è normale l’attenzione che si è scatenata intorno a questa dichiarazione, il circo che è nato. Denota la grande arretratezza del nostro Paese su certi argomenti. In Italia per far accettare una cosa così, bisogna dare spiegazioni. Finché continueremo a considerare eccezionale la normale espressione di un sentimento e il suo renderlo pubblico, non andremo lontano, resteremo piccoli”.

Ci riesce impossibile darle torto. L’ultimo pensiero della settimana va a Marianna Pepe, 39 anni, medaglia d’argento nel tiro alle Olimpiadi di Atene. È morta in settimana, forse suicida, di certo con una brutta storia di violenze subite dal suo ex compagno. Purtroppo questa vicenda fa meno notizia del bacio tra due donne.

 

Il miracolo italiano delle lumache prelibate

Lun, 11/12/2018 - 13:27

“Anche nella legge si sono sbagliati e le hanno chiamate lumache”.

Sono a Bra, nel tempio del cibo Slow Food: qui all’Osteria del Boccondivino, dove è nato tutto.
Petrini era entusiasta che avessero trovato sede in una via con un nome così culturale: via della Mendicità Istruita 14.
Silvio Barbero, amico da tempo immemorabile, una colonna dello Slow Food, prima che esistesse, quando la Banda Petrini aveva iniziato a mettere su libreria, supermercato autogestito, radio libera mi racconta cosa sta combinando adesso (oltre a sognare la prima università diffusa del gusto).
La sua ultima esperienza è in sostegno dell’Istituto di Elicicoltura di Cherasco. Che certo con i nomi hanno problemi perché ELICICOLTURA non è una parola ma uno scioglilingua. Comunque la storia è incredibile. Innanzi tutto c’è una grande potenzialità delle chiocciole: siamo grandi consumatori ma per il 70% le importiamo dal Nord Africa e dal Sud America, soprattutto perché allevarle in Italia era problematico: a partire dai problemi burocratici (ma chi l’avrebbe mai detto!). Infatti, come la classifichi la lumaca? Non puoi metterla tra i crostacei marini perché è una bestia meno problematica dal punto di vista sanitario, la chiocciola non c’ha i vibrioni del colera! È pulita, educata, mangia solo vegetali all’aria aperta. Quindi la prima battaglia che hanno dovuto fare quelli dell’Istituto della Chiocciola (cambiate nome!) è stata dimostrare che siccome essa vive nei prati e mangia l’erba non è una creatura marina ma è tale e quale a una mucca. Più piccola e senza orecchie ma è una mucca. E l’hanno spuntata!

Poi a Cherasco si sono messi a studiare la situazione e hanno inventato il Metodo Cherasco che non solo è bio e rispettoso della vita e dei sentimenti della chiocciola ma si basa su una ricerca pazzesca sui cibi che la rendono più buona. Allevarle non è semplice perché dopo un po’ che stanno in un recinto hanno sbavato dappertutto e non mangiano l’erba che loro stesse hanno sbavato.
Il metodo tradizionale era quello di mettere dei cartoni nel recinto, le lumache sono golose di cellulosa e ci si buttavano sopra. Poi però ne morivano parecchie perché nel trasporto cadevano dal cartone oppure facevano indigestione di cellulosa e di colla del cartone. Allora hanno inventato la migrazione spontanea che si basa su campetti limitrofi: le chiocciole si spostano attirate dall’erba fresca e altre delizie tipo carote e foglie di cavolo, non devi neanche spingerle. Certo non puoi pretendere che corrano perché sono delle lumache ma comunque si spostano… Basta un po’ di Santa Pazienza.
Ma l’altra genialità di questi prodi piemontesi riguarda la bava di lumaca. Preziosissima come cicatrizzante e come riparatrice dei danni del tempo sulla pelle. Una Mano Santa! (Scusate la pioggia di maiuscole ma a me la chiocciola mi rende religioso). Anche qui una botta di genio e di umanità amorevole.
Il sistema tradizionale per mungere le chiocciole era quello di buttare loro addosso sale, aceto o sostanze acide che facevano soffrire orribilmente le chiocciole. Per difendersi emettevano bava. Dopodiché non erano commestibili e venivano abbattute e buttate via.
A Cherasco hanno inventato Muller One, un macchinario che fa godere la lumaca mettendola al calduccio con un po’ di ozono. La lumaca gode ed emette bava di alta qualità. E oltretutto l’ozono è un battericida! Praticamente fai fare alla chiocciola un giro in sauna!!! Che genialità.

E la cosa straordinaria è che la bava di chiocciola è preziosa e rende agli allevatori quanto la carne. Insomma c’è il mercato, c’è sia l’ecotecnologia che la super qualità, ci sono chiocciole adatte a tutti i climi italici, è ora di farlo sapere in giro: servono centinaia di cowboy armati di lazo e speroni che allevino le chiocciole selvagge.

Ps: Attenzione, il caviale di lumaca è invece una sòla perché costa un botto ma non sa di niente. Il solito colpo di testa dei francesi!

Altre informazioni sul Metodo Cherasco qui nel video

Cina, debutto in televisione per il primo presentatore virtuale di telegiornale

Lun, 11/12/2018 - 11:55

E’ il primo conduttore di news artificiale, creato in Cina dall’agenzia Xinhua e dal motore di ricerca Sogou, che prende le sembianze di un giornalista in carne e ossa della principale agenzia di stampa cinese, di nome Qiu Hao. Il nuovo membro della redazione si presenta come instancabile e in grado di essere replicato, potenzialmente all’infinito, per presentare le notizie da differenti scenari. In un servizio trasmesso da Beijing Tv, il conduttore in carne e ossa ha parlato delle caratteristiche del nuovo arrivato alla Xinhua.
Qiu Hao non è da solo in questa operazione: un altro conduttore artificiale, per le notizie in inglese, ha le sembianze di un altro giornalista dell’agenzia di stampa cinese, di nome Zhang Zhao. “Salve a tutti, sono un conduttore di news artificiale in lingua inglese. Questo è il mio primo giorno all’agenzia Xinhua”, ha detto all’esordio sul piccolo schermo.

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Da dove arriva il pomodoro che condisce i nostri spaghetti?

Lun, 11/12/2018 - 07:10

Una volta tanto l’Italia è in anticipo sull’UE. Lo è sulla normativa che prevede di inserire un’etichetta sull’origine dei prodotti anche a base di pomodoro, oltre a quelle già esistenti in tal senso che riguardano prodotti lattiero caseari, pasta e riso.

Finora l’indicazione del paese d’origine della materia prima era obbligatoria solo per le passate, mentre ora lo è anche per pelati, polpe, concentrati, salse e sughi che contengono più del 50% di pomodoro.

Nelle etichette pertanto troveremo non solo dove il prodotto è stato confezionato e da chi è distribuito ma anche da dove proviene il succoso frutto con la dicitura: “Paese di coltivazione del pomodoro” oltre a “Paese di trasformazione del pomodoro”. Se trovate la scritta “Origine Italia” significa che chi produce e trasforma si trova nello stesso Paese.

La sperimentazione della nuova etichettatura è prevista fino al 2020 mentre i prodotti già in commercio potranno essere venduti fino a esaurimento scorte.

Scrive il sito del Ministero delle politiche agricole: “Oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini”.
Occhio all’etichetta!

Fonti:
https://www.altroconsumo.it/alimentazione/fare-la-spesa/news/etichetta-pelati
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11834

I primi mattoni ottenuti da urina umana

Lun, 11/12/2018 - 05:28

Un gruppo di studenti dell’Università di Cape Town, in Sudafrica, ha ottenuto mattoni da costruzione e fertilizzanti a partire dall’urina umana, in un processo praticamente privo di scarti e non inquinante. I bio-mattoni sono stati ricavati dalla pipì raccolta negli orinatoi maschili dell’Università, lavorata con sabbia e batteri nei laboratori dell’ateneo.

Trasformazione
Il passaggio da liquido a solido è colmato da una reazione chimica nota come precipitazione batterica del carbonato di calcio – simile a quella che dà origine alle conchiglie marine. La sabbia viene colonizzata da batteri per produrre l’enzima ureasi e quindi mescolata con l’urina; l’enzima scompone l’urea (il composto chimico eliminato con la pipì) ricavandone carbonato di calcio; questa sostanza infine compatta le sabbie “sciolte” nel solido finale. Per avere mattoni più resistenti sarà sufficiente lasciare ai batteri più tempo per operare.

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La favola del risparmio gestito

Lun, 11/12/2018 - 04:16

Inizia così la favola, finora non a lieto fine, del più grande inganno dell’industria finanziaria: il risparmio gestito.

Il risparmio gestito è la quota di disponibilità personali affidata dal risparmiatore ad uno o più gestori professionali che, nell’ambito di un mandato ricevuto, provvedono ad amministrare le risorse loro conferite (fondi comuni, gestioni patrimoniali, polizze vita e fondi pensioni).

Il manager è solitamente un kapò poco preparato in materia finanziaria che esercita, in nome dell’onnipotente budget, pressioni nei confronti dei consulenti che, molto più preparati e consapevoli dei manager, non hanno altra via (se non la denuncia, con tutti i rischi che ne conseguono) che non sia quella di abbassare la testa e consigliare ai risparmiatori quanto non vorrebbero proporre neppure al loro peggior nemico.
Le pressioni del manager sono pero’ il frutto delle “indicazioni” ricevute, per il tramite del top management, dal gestore che è responsabile degli investimenti e a cui viene appunto delegata la gestione del capitale del risparmiatore .

Gli italiani hanno affidato il 50% dei loro risparmi (4.000 mld di euro) ai soggetti abilitati alla attività di gestione: SGR, banche, SIM, gestori e imprese di investimento esteri, SICAV e SICAF.
Il 70% del mercato del risparmio gestito è in mano a 8 gruppi: Generali, Intesa-San Paolo (Eurizon, Fideuram), Amundi, Anima Holding, Poste Italiane, Blackrock, Ubi e Mediolanum.

Ad un certo punto il risparmiatore si accorge che i costi degli investimenti in risparmio gestito sono eccessivi perché il gestore non solo deve remunerare se stesso per il lavoro di analisi e di asset allocation, ma deve anche “incentivare” i manager e i consulenti a collocare quei prodotti.

Se si tiene conto di tutti i costi a carico del sottoscrittore (spese di gestione, amministrative, di ingresso e uscita dall’investimento), di cui abbiamo ampiamente scritto su queste colonne, vi sono 125 prodotti su 130 a disposizione degli investitori italiani, in cui la società di gestione guadagna più del risparmiatore negli ultimi tre anni!
Non solo ma una ricerca di Prometeia di qualche mese fa ha evidenziato che oltre un quarto delle masse gestite in Italia – soprattutto se indirizzate a fondi obbligazionari e bilanciati di vario tipo – presentano un rendimento netto negativo, a fronte di un risultato lordo positivo.
E’ l’effetto della combinazione di rendimenti bassi o prossimi allo zero con strutture commissionali che complessivamente nel tempo non si sono ancora del tutto adeguate al nuovo scenario di mercato. In altri termini una parte dei portafogli dei clienti delle banche è ancora troppo sbilanciata su prodotti relativamente meno efficienti, ovvero proprio quelle asset class con la struttura di costi più disallineata dai rendimenti.

Ora il risparmiatore aspetta il principe azzurro sotto forma della direttiva europea Mifid 2 che, dal gennaio 2019, prevede l’obbligo di verificare finalmente l’esatta portata dei costi sopportati e dei rendimenti ottenuti.
Ma i consulenti, pressati dai manager su indicazione del gestore, hanno gia trovato il modo di eludere gli ulteriori controlli della direttiva Mifid. Ma di questo parleremo nella prossima puntata. Ora limitiamoci a dire che la morale della favola, al netto della tara della generalizzazione, e’: o gli italiani sono coglioni consapevoli o i tre personaggi sono abili manipolatori di un popolo finanziariamente ignorante e sprovveduto.
Voi cosa ne pensate?

La pasta è più buona con il giusto prezzo

Lun, 11/12/2018 - 02:53

L’equazione è semplice: se il pomodoro costa troppo poco vuol dire che alla base della produzione ci sono il caporalato e lo sfruttamento della manodopera nonché l’utilizzo nei campi di troppi pesticidi chimici.

La questione non è nuova e Legambiente e NaturaSì in collaborazione con Federbio, Associazione Biodinamica e Cooperativa Goel hanno deciso di organizzare una campagna di informazione per mettere in luce quello che può sembrare solo una questione di logica ma di cui troppo spesso ci si dimentica. La campagna punta al giusto prezzo, come afferma Fabio Brescacin di NaturaSì: “Giusto per chi lavora i campi, per i consumatori, per l’ambiente”,

Alcuni dati: secondo il Contratto quadro area nord Italia pomodoro industriale – Accordo 2018, un chilo di pomodori da passata che provenga da agricoltura che fa uso di chimica costa 8 centesimi.
Da agricoltura biologica, sempre secondo lo stesso contratto, ne costa 13, Ecor ne paga 33.

E per fare la pasta ci vuole il grano duro che secondo il Listino settimanale prezzi all’ingrosso sulla piazza di Bologna va dai 20 centesimi per l’agricoltura convenzionale ai 39 per il bio.

E se nella nostra dieta vogliamo anche aggiungere la frutta ecco che le arance in Calabria vengono pagate 4 centesimi al chilo all’agricoltore mentre GOEL Bio, azienda cooperativa della regione ha contrattato per 40 centesimi al chilo, cifra quest’ultima che, come dice Vincenzo Linarello, presidente di GOEL in un’intervista alla Stampa: “Ripaga il lavoro dell’agricoltore e dei braccianti, l’utilizzo di prodotti naturali di qualità per la cura della terra, la fertilizzazione con concimi naturali”.

E fare attenzione ai prezzi, pagare il giusto i lavoratori non è utile solo a combattere il caporalato e lo sfruttamento delle persone: fa benissimo anche all’ambiente; l’agricoltura convenzionale incide per l’11% sulle emissioni di gas serra, per non parlare dell’inquinamento dei corsi d’acqua, del depauperamento del suolo e dei vari composti che finiscono nel prodotto che mettiamo in tavola con effetti a lungo andare dannosi sulla nostra salute e su quella dei nostri figli.

Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: ogni anno in Italia si usano oltre 148 milioni di chili di pesticidi chimici e oltre 5 milioni di chili di fertilizzanti.

In pratica: per ogni chilo di prodotto che arriva sulla nostra tavola sono stati usati 50 grammi tra pesticidi e fertilizzanti.

State guardando preoccupati il pomodoro che avete in frigo? E fate bene.

La critica che si sente più spesso quando si parla di pagare il giusto arriva da qualcuno che teme che l’aumento dei prodotti derivanti da questa politica penalizzi le fasce deboli della popolazione. A questa domanda risponde Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Occorre ripensare al sistema nella sua interezza: certamente non si possono penalizzare le fasce deboli del consumo, allo stesso tempo un cibo che non ripaga la cura della terra e dell’ambiente viene ripagato in termini di salute e di benessere, e favorisce lo spreco alimentare e il consumo inconsapevole”.

In Italia ogni anno buttiamo nella spazzatura 2,2 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 8,5 miliardi di euro, una maggiore attenzione alla spesa senz’altro aiuterebbe. E senz’altro sarebbero utili campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione corretta per mangiare meno e meglio.

Stefano Ciafani conclude: “L’agricoltura può dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto dei cambiamenti climatici. Ma dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità, è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.”

E poi vuoi mettere quanto è più buona la pasta al pomodoro se arriva da agricoltori felici?

Wiwanana al MyArt International Film Festival di Cosenza

Dom, 11/11/2018 - 17:43

Sabato 17 novembre 2018, ore 17:15, da non perdere al Cinema San Nicola di Cosenza la proiezione di Wiwanana, il film documentario che racconta del progetto “Il Teatro Fa Bene” per portare informazione sanitaria in Mozambico attraverso uno spettacolo teatrale comico.
Ingresso gratuito.

Qui potete vedere la web serie de Il Teatro Fa Bene

Qui il trailer di Wiwanana

Yacouba Sawadogo: l’uomo che ha fermato il deserto

Dom, 11/11/2018 - 05:46

Il “Right Livelihood Award”, è un premio, conosciuto come il Nobel alternativo, viene assegnato a Stoccolma (dove è nato nel 1980 dopo il rifiuto dell’Accademia a creare una categoria Ambiente e Sviluppo) a chi «offre risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo».

Nel 2015 è stato assegnato a Gino Strada.
Nelle scorse settimane è stato conferito a Yacouba Sawadogo (o Savadogo) agricoltore del Burkina Faso che aveva già vinto il Farmers Friend 2017.
Yacouba è un bellissimo signore di quasi 80 anni – ma l’età non è precisa perché si basa sui raccolti a cui si ricorda di aver partecipato – che durante una gravissima siccità negli anni ’70 restò nel suo Paese per cercare di trovare una soluzione al disastro, mentre tanti altri abbandonavano campi e villaggi stremati dalla carestia.
Yacouba Sawadogo decise di recuperare i terreni ormai desertici migliorando l’antica tecnica delle fosse Zai.
Iniziò il suo progetto scavando delle buche durante i circa otto mesi della stagione secca, le riempì di foglie, di escrementi animali e di altri concimi che favoriscono non solo la nascita di piante ma anche il riprodursi delle termiti; e queste, a loro volta, scavano piccole gallerie che rendono poroso il terreno e aiutano a trattenere l’acqua durante la stagione delle piogge.
Yacouba costruì anche muretti in pietra sempre per trattenere l’acqua.
Inizialmente gli diedero del pazzo ma lui resistette e continuò caparbiamente il suo lavoro. E funzionò.
Negli anni successivi Yacouba, assistito da un altro agricoltore, Mathieu Ouédraogo, e da 17 figli e 40 nipoti, riuscì a creare a Gourga, suo villaggio natale, una vera e propria foresta di 50 acri, visibile dal satellite. Lì coltiva mais, sorgo e miglio perché, come dichiara lui stesso: “il cibo è indispensabile per l’umanità. Se c’è abbastanza da mangiare e se l’approvvigionamento alimentare è assicurato, allora cresceremo. Ma se non abbiamo abbastanza da mangiare, non saremo in grado di crescere. Quindi, prima di tutto, dobbiamo garantire la sicurezza alimentare”. Indiscutibile.
Il governo gli ha espropriato una parte della foresta, ha tagliato gli alberi e ha costruito case. Però Yacouba non si è arreso. Ha intentato una battaglia legale ma soprattutto non ha mai smesso di far crescere nuove piante.
Il “pazzo” del villaggio è diventato il “saggio” del villaggio e ora grazie a questo premio – che prevede anche un contributo di 290mila euro – l’ “eroe” del villaggio.
Yacouba Sawadogo è protagonista del film documentario The Man Who Stopped the Desert, realizzato dalla 1080 Films nel 2010 e vincitore di 7 premi cinematografici.

Qui il trailer

 

Fonti:
https://www.afrik21.africa/burkina-faso-a-80-ans-yacouba-sawadogo-recoit-le-prix-nobel-alternatif-a-stockholm/
https://www.dw.com/fr/yacouba-sawadogo-lhomme-qui-a-sauv%C3%A9-des-milliers-de-paysans/a-45621224
https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/24215-yacouba-sawadogo-burkina-faso

 

Dimmi dove abiti e ti dirò quanto campi

Dom, 11/11/2018 - 02:25

LONDRA. Abitare in una buona strada allunga la vita, almeno nel Regno Unito.
È il risultato di uno studio governativo britannico sulla salute pubblica, che ha stilato una classifica riguardo all’impatto sul benessere fisico e psichico dei cittadini da parte delle strade principali delle maggiori città del Regno Unito. La città migliore da questo punto di vista è stata Edimburgo, la capitale della Scozia. La peggiore Grimsby, nel Lincolnshire, sulla costa nord-orientale dell’Inghilterra. Secondo la ricerca, la differenza media di aspettativa di vita tra le dieci strade principali britanniche più salutari e le dieci più insalubre è inquietante: due anni e mezzo di vita.
La classifica – che non ha considerato Londra in quanto città sempre più unica nel panorama nazionale – è stata stilata in base a diversi parametri definiti dallo studio “una scala Richter della salute”, ognuno con un valore preciso. I fattori positivi per una strada salubre sono stati: bar e pub (in quanto luoghi per socializzare), farmacie, librerie, biblioteche, dentisti, centri di divertimento o svago, ottici, gallerie d’arte. I fattori negativi sono stati invece individuati in locali di junk food, agenzie di scommesse, prestiti giornalieri o di pegno, solarium. Da questo punto di vista, Grimsby è stata dichiarata la città peggiore, seguita subito dopo da Walsall e Blackpool. Ai primi posti, invece, si sono piazzate, dopo Edimburgo, Cambridge e Taunton, nel Somerset.

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Il futuro dell’agricoltura? L’Orto Bioattivo

Dom, 11/11/2018 - 00:55

Grazie a un particolare mix di terra, compost, lombrichi si può aumentare in modo esponenziale la fertilità e la resa di un terreno agricolo, ottenendo frutta e verdura molto più buona e nutriente di quella coltivata con agricoltura intensiva e sostanze chimiche.
Siamo andati a Firenze a intervistare l’agronomo Andrea Battiata e l’ingegnere Giovanni Petrini, ideatori dell’Orto Bioattivo.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

I “mattoncini Lego” dicono addio alla plastica

Sab, 11/10/2018 - 07:57

Lego è l’azienda che più di tutte deve il proprio successo alla plastica. Eppure, il colosso danese si è dato un obiettivo: entro il 2030 ogni prodotto Lego, compreso il packaging, sarà totalmente fatto da materiali ecologici. Lego, che è partner di Wwf, ad agosto 2018 ha lanciato un’iniziativa con l’intento di promuovere la svolta green e i nuovi mattoncini composti al 98% di bioplastica, per la precisione di polietilene ottenuto dall’etilene che si ricava dalla pianta della canna da zucchero. Per quanto eco-friendly, i nuovi mattoncini, che pure soddisfano i requisiti richiesti da Wwf per garantire l’approvvigionamento sostenibile della canna da zucchero, non sono ancora biodegradabili.

“Vogliamo avere un impatto positivo sul mondo che ci circonda e stiamo lavorando duramente”, ha detto Tim Brooks, Vice Presidente del dipartimento di Responsabilità Ambientale del Gruppo Lego. Il progetto è ambizioso: il materiale dei mattoncini del futuro dovrà resistere alle temperature di Paesi caldi come l’Arabia Saudita (il mercato Lego è globale) e al contempo prestarsi per la realizzazione di pezzi che siano anche flessibili, non solo rigidi. 130 sono gli esperti chiamati a raccolta da Lego, 200 i materiali finora studiati, e 130 i milioni di euro già stanziati. Non esattamente un gioco da ragazzi.

C’è un ristorante a New York che assume nonne invece di chef

Sab, 11/10/2018 - 05:17

La domenica a pranzo dalla nonna, i tortellini fatti in casa (sempre dalla nonna), le ricette (anche quelle) sono della nonna. Saperi culinari che si trasmettono di generazione in generazione, ma che partono sempre dalle nonne, custodi di un sapere antico e popolare, genuino, fatto di esperienza: è questa l’idea che ha mosso Jody Scaravella quando nel 2011 ha deciso di aprire il suo ristorante Enoteca Maria a Staten Island, a New York, e di mettere delle nonne italiane al posto dei cuochi professionisti.
Non si tratta di una scelta di mero business, ma di un progetto nato dalla personale esperienza del proprietario. Non a caso, nel suo vissuto c’è una figura importante di nonna italiana: «Mi ricordo di lei quando andava al supermercato portandosi il carrello: si fermava al banchetto delle verdure e mordeva una mela o assaggiava una ciliegia, e se era buona comprava, altrimenti la sputava per terra con un’espressione disgustata in viso», scrive Jody sul sito dedicato al ristorante. «Ero colpito del fatto che nessuno mai se ne lamentasse ma dopotutto lì la conoscevano tutti».
La nonna di Jody non era soltanto la protagonista di episodi simpatici al mercato, ma anche la portatrice di una tradizione culinaria forte, quella italiana. Una passione che poi ha trasmesso al nipote e che ha lasciato un segno. Jody Scaravella, infatti, decide di aprire un ristorante valorizzando proprio questi saperi antichi, consapevole che è proprio lì che risiedono i valori della buona cucina. Dunque nel 2011 nasce Enoteca Maria e ai fornelli ci sono delle nonne. Tutte italiane.

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Italia e rischio idrogeologico: con la collaborazione di tutti si può salvare il territorio

Sab, 11/10/2018 - 02:31

A luglio di quest’anno l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato un report in cui segnalava che in Italia il 91% dei Comuni è a rischio idrogeologico. Semplificando, significa che il 91% dei Comuni italiani sorge su un suolo che ha il rischio di diventare instabile dopo periodi particolari, ad esempio forti piogge. (Abbiamo parlato del rapporto 2018 in maniera dettagliata in questo articolo).

Ispra questa estate segnalava che 7 milioni di persone in Italia vivono in zone vulnerabili. Ad essere in pericolo non sono solo le case, ma anche le industrie e i monumenti. Alcune Regioni hanno poi ben il 100% dei propri Comuni in zone a rischio.

Se le cifre sono così grosse, vuol dire che è un fenomeno che interessa tutti e che tutti i cittadini italiani, anche chi vive in città, possono potenzialmente essere coinvolti in problemi conseguenti a frane, alluvioni, smottamenti di vario tipo, come dimostra la cronaca di questi giorni.

Anche l’abbandono dei territori, come ad esempio quelli di montagna, favorisce i processi di dissesto, incendi, accumulo di detriti nei corsi d’acqua… tutto ciò può infatti accadere dove si perde la custodia, la manutenzione e il monitoraggio del suolo.

Da pochi giorni il sindacato degli agricoltori Coldiretti Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani hanno stretto un accordo con lo scopo di mantenere vivo il controllo sul suolo montano, contrastando l’erosione dei terreni e la desertificazione, “favorendo servizi di vigilanza e di soccorso in caso di calamità naturali nei territori di montagna che negli ultimi 20 anni – spiegano in un comunicato – hanno perso più di un’attività agricola su due con la scomparsa di oltre 300 mila aziende agricole”.

Per farlo si cercherà di presidiare il territorio ma anche – necessariamente – di valorizzarlo. Ricordano da Coldiretti che nei borghi di montagna nascono molte delle specialità enogastronomiche nazionali, dei vini più pregiati e delle eccellenze riconosciute in tutta Europa. Valorizzando – anche economicamente – il lavoro degli agricoltori attraverso ad esempio la possibilità di vendere direttamente i propri prodotti, in parallelo con altre forme di collaborazione tra imprese, chi vive nei Comuni montani può vedere in prospettiva una occasione per rimanere a presidiare il territorio. Nell’accordo si prevedono anche lo sviluppo di sistemi di welfare, sociali, di assistenza e integrazione per i lavoratori anche stranieri.

Lo scopo finale è quello di mantenere vive le comunità, le piccole imprese agricole e il ruolo di custodia del territorio che gli agricoltori hanno da sempre, ma che può essere condiviso e supportato da tutta la società.

Lavori in casa, per il 2019 resta la detrazione al 50%

Sab, 11/10/2018 - 02:19

Nessuna stretta sulle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione e per quelli di risparmio energetico. Il testo del disegno di legge di Bilancio all’esame della Camera proroga ancora per un anno le condizioni più favorevoli per queste agevolazioni senza introdurre nessuna sostanziale novità. Viene riproposto per altri 12 mesi anche il bonus del 36% destinato agli interventi di manutenzione straordinaria sui giardini. Salvo sorprese dell’ultima ora, quindi, c’è ancora tempo per organizzarsi se si vuol rinnovare il proprio appartamento.

Ristrutturazioni e nuovi box. Per il bonus casa resta dunque la detrazione dall’Irpef del 50% su un ammontare massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria sugli immobili per uso abitativo. Senza questo intervento l’agevolazione sarebbe scesa al 36%. Sconto fiscale, sempre entro il tetto massimo di 96.000 euro, anche per chi acquista appartamenti completamente ristrutturati da impresa. Detrazione riconosciuta anche per la realizzazione, o l’acquisto dal costruttore, di nuovi box, ma in questo caso sulle spese di realizzazione debitamente certificate. Obbligatorio il pagamento con il bonifico con i riferimenti di legge.

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