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Aggiornato: 7 ore 7 min fa

Restano rinchiuse le balene imprigionate in Russia

Ven, 05/24/2019 - 10:54

Si pensava risolta questa inconcepibile situazione di prigionia di circa un centinaio di esemplari di orche e balene beluga rinchiuse nel centro marino della baia di Srednyaya, nell’Estremo Oriente russo. Invece, il proprietario degli esemplari de “il lager delle balene” (così soprannominato) sembrerebbe fare dietrofront, dichiarando di non aver nessuna intenzione di rilasciarle, perlomeno di sua spontanea volontà.

“Siamo rimasti sorpresi nel sentire oggi le dichiarazioni rese dal rappresentante o dal proprietario della compagnia che ha effettuato la cattura”, riferisce il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. “Intendiamo rinfrescare la memoria sulla lista di ordini impartita dal presidente: non c’è bisogno di dare altri ordini, dato che tutto è stato chiaramente formulato, e possiamo affermare ora che questi ordini non vengono eseguiti, almeno parzialmente, e quindi ora studieremo in quale parte questi ordini non vengono attuati”, ha sottolineato Peskov.

La storia del lager delle balene ha fatto il giro del mondo, muovendo non solo le associazioni ambientaliste che hanno promosso una petizione per la scarcerazione degli esemplari, ma anche la coscienza di milioni di persone. Tra i sostenitori e firmatari anche Leonardo di Caprio e Pamela Anderson, la quale tramite una lettera aperta a Vladimir Putin era riuscita ad avere riscontro e promessa di un’immediata chiusura della prigione delle balene.

Ripercorriamo i fatti:

LAGER DELLE BALENE IN RUSSIA: QUATTRO AZIENDE DENUNCIATE

Le immagini hanno provocato sdegno in tutto il mondo: recinti di pochi metri in cui decine di cetacei sono tenuti prigionieri, prima di essere venduti all’industria dei parchi acquatici o agli acquari, probabilmente in Cina. La scoperta è stata fatta da Greenpeace in Russia, vicino al porto di Nakhodka, e ha costretto il Cremlino a prendere provvedimenti.

Quattro società sono state denunciate per aver rapito e detenuto un centinaio di animali, soprattutto orche e beluga, alcune con piccoli appena nati.

“È una situazione completamente innaturale e potrebbe provocare un degrado psicologico e fisico dei cetacei, come succede agli animali tenuti in gabbia” – spiega Aleksandr Agafonov, ricercatore dell’istituto di Oceanografia dell’Accademia russa delle Scienze. Leggi l’articolo completo… [Fonte: IT.EURONEWS.COM –  Di Giulia Avataneo]

LE BALENE LIBERE GRAZIE A DI CAPRIO E PAMELA ANDERSON. La Guardia Costiera russa ha annunciato che un centinaio di orche, beluga e trichechi, imprigionati illegalmente in Russia nella baia di Srednyaya, vicino a Vladivostok, verranno presto liberate.
A far conoscere la situazione dei cetacei sono state le denunce di alcune associazioni ambientaliste e una petizione lanciata su change.org che ha raccolto oltre 900 mila firme, anche grazie al fatto di essere stata rilanciata da alcuni vip impegnati nella causa ambientalista, in primis Leonardo di Caprio e Pamela Anderson.  

La mobilitazione globale è servita a suscitare l’attenzione delle autorità e a far loro assicurare che gli animali saranno liberati al più presto, anche se non è semplice, perché bisogna trovare il modo di farlo senza mettere in pericolo i piccoli o esporli troppo al freddo.

Rimarrebbe anche il problema burocratico: le autorità hanno detto di aver denunciato i responsabili e di stare eseguendo le indagini del caso, soprattutto perché le società coinvolte potrebbero voler cercare di dimostrare che la cattura dei cetacei è avvenuta per scopo scientifico, cosa consentita in Russia. I motivi reali della cattura sarebbero però ben altro che scientifici: un cetaceo potrebbe valere anche un milione di dollari sul mercato cinese. Le società che sono risultate proprietarie delle gabbie non sarebbero nuove a questi traffici: secondo una notizia ripresa su La Stampa e tratta dal quotidiano russo Novaya Gazeta, avrebbero già esportato 13 orche in Cina tra il 2013 e il 2016. Leggi l’articolo completo [Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT – Margherita Aina] 

> Firma la petizione Liberiamo le balene dalla prigione nella Baia di Srednyaya.

Assistenti vocali, l’Unesco lancia l’allarme sessismo

Ven, 05/24/2019 - 09:45

«Massimo, ma ti sei bevuto il cervello? È la terza volta che mi chiedi la stessa cosa: hai bisogno di fosforo!». Chissà, un domani gli assistenti vocali che si stanno diffondendo nelle nostre case potrebbero anche rispondere così – con brutale franchezza, ironia o perfino con voce stizzita – a una nostra richiesta impropria o mal formulata. Sarebbe curioso, certo, ma sarebbe anche un passo avanti rispetto alle risposte sussiegose, monocordi e al tono di sottomissione prodotto oggi dai software coi quali Amazon, Apple, Microsoft e Google alimentano i loro maggiordomi elettronici: Alexa, Siri, Cortana e Google Home. Tre su quattro hanno nomi femminili e, nella gran parte dei casi, una voce di donna. Che risponde sempre in tono garbato e con parole accomodanti, anche quando ci si rivolge a queste macchine con arroganza, usando espressioni incivili o veri e propri insulti. In America, se dici ad Alexa «sei una puttana», ti senti rispondere «grazie per il feedback».

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“Quando me lo fai un nipotino?”. Così le femmine di bonobo incitano i figli a metter su famiglia

Ven, 05/24/2019 - 08:00

Le mamme bonobo aiutano i figli maschi a riprodursi, aiutandoli a trovare femmine fertili e ad assumere una posizione di prestigio all’interno del gruppo.

Ce la mettono tutta per diventare nonne, le femmine di bonobo. Pur di assicurarsi dei nipotini si prodigano per far sì che i figli godano di buona reputazione e incontrino il partner perfetto al momento giusto. Ma solo con i figli maschi, quelli che poi rimarranno in casa una volta messa su famiglia. Così racconta uno studio pubblicato oggi su Current Biology che mostra fin dove si spingano le cure materne tra i bonobo.
 
Solitamente, raccontano in apertura del paper i ricercatori del team di Martin Surbeck del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, gli effetti delle cure materne sono massime durante i primissimi periodi di vita, quando i piccoli non sono ancora indipendenti. In alcuni gruppi di mammiferi che vivono in gruppo però le mamme continuano a essere piuttosto presenti e influenti anche quando la prole è ormai grande e più indipendente. Un comportamento quest’ultimo spesso osservato nei confronti delle figlie femmine e volto ad assicurarne il successo riproduttivo. Esiste qualcosa di analogo per i figli maschi, si è chiesto il team di Surbeck?
 

Per capirlo i ricercatori hanno analizzato il comportamento in natura di alcuni bonobo e scimpanzé della Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Tanzania e Uganda. In entrambe le specie, spiegano gli scienziati, le mamme sono piuttosto presenti anche nella vita adulta dei figli e sotto certi aspetti si comportano in maniera piuttosto simile. Le mamme bonobo però sono per così dire più entranti rispetto a quelle di scimpanzé.

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Micro-case: perché tutti le vogliono?

Ven, 05/24/2019 - 06:17

Probabilmente nate da una visione del mondo un po’ hippy, quando le mini case erano un’evoluzione delle roulotte e dei furgoni anni Settanta, sono diventate oggi, con l’architettura, il design e l’innovazione, vere e proprie “zone (piccole!) di sperimentazione”. Le tiny house stanno avendo un grande successo, negli Stati Uniti più che mai, complice anche la popolarità raggiunta da alcuni programmi televisivi e stanno attirando curiosità e attenzione in molti altri Paesi, tra cui l’Italia.

Si tratta di abitazioni di dimensioni davvero molto ridotte, spesso con design elaborati e fornite di soluzioni innovative, come i piccoli tetti fotovoltaici, per sfruttare al meglio tutti gli spazi. Sono anche trasportabili, modulabili e soprattutto sono eco friendly, a partire dall’efficienza energetica. In certi casi, tanta è la componente “innovativa”, possono essere considerate come delle smart home in miniatura.

Per esempio ci sono modelli pieghevoli, assemblate a secco, o apribili in pochi minuti: c’è M.A.D.I., la casa pieghevole progettata dall’architetto italiano Renato Vidal che si ripiega, si trasporta e si rimonta in meno di sei ore. Oppure Leap Home, il modulo completamente riciclabile e assemblato a secco, progettato da una start up italiana, la Leap Factory. Viene invece dall’Inghilterra Ten Fold, un’unità abitativa in acciaio che sembra un container da chiusa, ma si può aprire in pochi minuti grazie a un sistema di leve che si attivano semplicemente con un interruttore.

Queste unità abitative sono spesso dotate di pannelli fotovoltaici con accumulatore che – installati sul piccolo tetto – permettono loro di diventare autonome dal punto di vista energetico.

In Italia ci sono diverse ditte produttrice di tiny, una di queste, la Pagano, realizza il modello Capanno che ricorda – per la sua forma architettonica, un grande tetto con ampia vetrata a contrasto – una mansarda del centro di Parigi o più semplicemente un rifugio: in natura ricorda la perfezione di una noce appena aperta.

Immagine www.pagano.it

L’ultimo modello di tiny house proposto dall’azienda statunitense Timbercraft  in collaborazione con la compagnia di viaggi Everywhere Travel Co è pensato apposta per i “millennials” che cercano una casa di qualità, ma che magari vogliono viaggiare prima di stabilirsi definitivamente.

Il risultato sono sei modelli di “tiny house” il cui prezzo iniziale è intorno ai 36.000 euro, per il modello più piccolo (15 mq).

Queste abitazioni sono autosufficienti dal punto di vista energetico e idrico, le case dispongono di pannelli solari e di un sistema di gestione delle acque, alcune possono avere camini o sono già ammobiliate.

L’efficienza energetica e l’autonomia sono elementi fondamentali nella costruzione delle tiny house: se siamo davanti a un lago delle Alpi, di fronte ai pascoli del Galles, al mare della Grecia, l’abitazione deve poterci seguire senza bisogno di allacciamenti. Il concetto estremo di tiny house è proprio questo ed è rappresentato molto bene dalla Ecocapsula, progettata da un team di ingegneri di Bratislava.

L’Ecocapsula ospita due persone in 8 metri quadri, è pensata all’insegna dell’autonomia in fatto di energia, grazie a un doppio sistema di alimentazione, con 2,6 metri quadri di pannelli solari, pale eoliche alte oltre 4 metri (però retrattili) e un accumulatore, e all’autonomia idrica: raccoglie rugiada e acqua piovana in un serbatoio da 700 litri, resi disponibili per l’uso domestico grazie a un sistema di filtri e depurazione.

Queste caratteristiche di autonomia ed efficienza energetica sono ancora più avanzate in ELM, la tiny house voluta dal programma ambientale delle Nazioni Unite e progettata da un team di Yale. L’Ecological Living Module (ELM) vuole rispondere al maggior numero di obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Onu, cominciando dalla riduzione del carico di emissioni dipendenti dal settore abitativo.

Così ELM, 22 mq di superficie abitativa, è realizzato con materiali riciclati, è progettato con una serie di soluzioni che guardano da un lato all’efficienza energetica, grazie ai materiali di costruzione innovativi e al massimo sfruttamento dell’illuminazione naturale, e dall’altro alla produzione da energia rinnovabile, grazie all’impianto fotovoltaico dotato di accumulatore che gli permette di funzionare senza essere collegato alla rete elettrica. È dotato di un sistema per recuperare l’acqua piovana, e può ospitare fino a 4 persone. Il primo modulo è stato sperimentato a New York, ma altri sono pronti per Quito e Nairobi, così da testarne il funzionamento in climi anche molto differenti tra loro.

Altri esempi di “incredible tiny home”

THE HIGHLAND HOME

THE MOVIE STAR

BLUEGRASS BEAUTY

WINTER HAVEN

The Top 5 Tiny Houses of 2018 – video

Altre fonti:
https://adesso.evolvere.io/it/innovazione-tiny-house-efficienza-energetica
https://www.matrix4design.com/it/architettura/ecological-living-module-gli-architetti-di-yale-rispondono-alla-sfida-abitativa
https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2018/02/19/125338-case-capsula-per-vivere-in-qualsiasi-parte-del-mondo
https://www.architectmagazine.com/project-gallery/ecological-living-module-elm_o

Immagine di copertina: www.architectmagazine.com

C’era una volta una Piccola Farmacia Letteraria

Ven, 05/24/2019 - 05:58

“Ho deciso di aprire la Farmacia Letteraria perché ho lavorato per anni in una libreria di catena e ho notato come le persone chiedessero quasi sempre consigli in base ai propri stati d’animo”. Ci spiega la fondatrice Elena Molini.

La Piccola Farmacia Letteraria di Firenze è una libreria delle emozioni. Buona visione (e buona lettura!).

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Gli 11 Luoghi Più Isolati Del Mondo

Gio, 05/23/2019 - 21:30

Nel corso della storia umana, abbiamo lasciato il nostro segno in ogni punto della terra. Ogni luogo è stato esplorato, forse non fino in fondo, ma una buona parte del mondo (inteso come pianeta Terra, è ovvio) non ha più segreti per l’uomo.

Questo non vuol dire che ogni meta scoperta sia facilmente accessibile! Esistono infatti luoghi remoti, abitati e non, dove dall’esterno è difficile entrare.

Queste difficoltà possono essere causate dalle condizioni metereologiche infauste, oppure, dagli abitanti stessi! Ecco a voi gli 11 luoghi più strani e quasi (in alcuni casi totalmente) inaccessibili della Terra! E voi? Ci siete stati?

1 – L’atollo Palmerston, Isole Cook

Questo paradiso si trova a 2.000 miglia a nord-ovest della Nuova Zelanda. La pittoresca destinazione di sabbia bianca ospita 62 persone, 59 delle quali discendenti diretti di un uomo di nome William Marsters, che ha colonizzato il luogo.

Non ci sono negozi o mercati a Palmerston perché la comunità non usa denaro se non per acquistare forniture dal mondo esterno. Palmerston è tipicamente visitata da una nave rifornimento due volte all’anno, ma non è raro per i residenti non ricevere visite per 18 mesi.

Per i comuni mortali, il viaggio dura circa 8 giorni da Thaiti; una volta in loco, potete soggiornare a casa dei residenti (persone molto sorridenti e alla mano). Sull’atollo ci sono solo 2 telefoni, 6 ore al giorno di elettricità e 4 ore di accesso a internet!

2 – Supai, Arizona

Supai è un villaggio (incorporated place) situato all’interno del Grand Canyon, in Arizona. Viene considerato il luogo più remoto tra i 48 stati che formano gli Stati Uniti d’America continentali.

Supai si trova a 13 Km dalla strada più vicina; l’unico accesso è un sentiero, l’Havasupai Trail, percorribile a piedi o a dorso di mulo. Eccezionalmente è raggiungibile con elicottero. Non esistono auto nella comunità.

Havasupai significa “Popolo delle Acque Verdi e Blu” in riferimento alle quattro bellissime cascate che si trovano lungo il torrente Havasu. Le cascate servono come fonte d’acqua della comunità. I 208 residenti permanenti ricevono la posta via mulo.

3 – Ojmjakon, Russia

Ojmjakon è il villaggio abitato più freddo della terra, con temperature medie di -58 gradi. Questo villaggio è localizzato presso il fiume Indigirka nel Nord-est della Repubblica di Sacha-Jacuzia nell’est della Siberia, in Russiaed ha circa 800 abitanti.

Per arrivare ad Ojmjakon bisogna partire da Mosca, prendere un volo per Takutsk o Magadan, a circa 560 miglia di distanza dove bisognerà guidare sulla strada denominata “ Strada delle Ossa”, fino a destinazione.

Non c’è acqua corrente perché tutto è congelato, quindi siate pronti ad utilizzare il bagno velocemente! È impossibile coltivare con questo clima, quindi i pasti tipici includono pesce congelato,

Carne di renna e (preparatevi a questo) cubetti di ghiaccio di sangue di cavallo con pasta. Circa 500 residenti vivono in questo luogo ghiacciato, con 21 ore al giorno di buio.

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Il marciapiede che illumina la città

Gio, 05/23/2019 - 19:00

A Budapest hanno sviluppato un marciapiede fatto di “mattonelle” intelligenti in plastica riciclata. Ecco come funziona. 

L’etichetta “bio” non garantisce cibo migliore. ma costa il 47% in più del normale

Gio, 05/23/2019 - 15:00

Il comparto del biologico è in continua crescita, con 400mila ettari in più all’anno coltivati e un mercato di oltre 33 miliardi di euro annui nella sola Unione europea. I consumatori vi si rivolgono con fiducia, ma, tra luoghi comuni, fake news e battaglie ideologiche, è difficile capire cosa si intenda esattamente per biologico. Bisogna rifarsi al Regolamento europeo che si riferisce a un “Sistema globale di […] produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”.

La definizione è vaga e lascia molti dubbi, tra cui quelli sulla sostenibilità della produzione su larga scala: uno studio del 2010 dell’università canadese di Guelph, comparando pesticidi comunemente usati negli Stati Uniti nelle coltivazioni di soia, indicava che le sostanze ammesse nel bio devono essere impiegate in quantità massiccia per essere efficaci, diventando più impattanti sul terreno. Infatti, per ottenere dalle colture organiche rese pari a quelle convenzionali, senza impiegare le stesse quantità e tipologie di pesticidi, bisogna ottimizzare l’irrigazione, spesso inefficiente, e fertilizzare i terreni con un modello che abbini campi e allevamenti organici, al momento poco diffuso. 

Ma quanto è diverso il bio dal settore agroalimentare convenzionale? Troppo poco per gli eurodeputati italiani che l’anno scorso hanno espresso voto contrario sul nuovo regolamento perché poco restrittivo, soprattutto per quanto riguarda residui di fitofarmaci, importazioni e contaminazioni accidentali con sostanze non biologiche. La normativa europea vigente sui prodotti trasformati ammette ingredienti agricoli non organici in certi casi (“se non c’è alternativa” ad esempio) e prevede deroghe ai limiti (tra gli altri, se l’azienda si sta riprendendo dopo una calamità, o in fase di conversione). Lo stesso vale per additivi, aromi, ausiliari di fabbricazione, minerali, oligoelementi e preparazioni con microrganismi ed enzimi, vitamine e amminoacidi. Nell’allevamento si possono introdurre alcuni individui (uno all’anno su un totale di dieci esemplari) di origine convenzionale se i capi bio non sono disponibili in numero “sufficiente”, purché si allevino con metodi organici dallo svezzamento, mentre nei mangimi sono ammesse sostanze non biologiche (per suini e specie avicole fino a un 5% all’anno sul peso a secco di mangimi proteici). Pratiche come il taglio della coda, delle corna e la castrazione, in uso nell’allevamento industriale, sono ammesse adalcune condizioni, anche se la normativa stabilisce vagamente l’obbligo di ridurre al minimo le sofferenze degli animali. 

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Problemi di ansia? Buona alimentazione e probiotici aiutano a contrastarla

Gio, 05/23/2019 - 15:00

La meditazione, lo yoga e il contatto con la natura sono sicuramente molto importanti e – a detta di chi l’ha provate – funzionano. Contro l’ansia, però, può aiutare anche riequilibrare la flora batterica intestinale.

A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista General Psychiatry dagli scienziati della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine di Shanghai (Cina). Gli studiosi spiegano che l’insorgenza di stati ansiosi è strettamente connessa allo squilibrio della flora batterica intestinale (microbiota), e che la regolazione di quest’ultima attraverso l’assunzione di probiotici e cambiamenti nell’alimentazione può favorire la riduzione dell’ansia.

Ventuno ricerche

Gli studiosi hanno incrociato i risultati di 21 ricerche volte a esaminare la validità di diversi interventi diretti a regolare il microbiota intestinale, tra l’assunzione di probiotici, indagata da 14 studi, e altri metodi che non prevedono l’assunzione di probiotici, come la modifica dell’alimentazione giornaliera, esaminati da 7 studi.

I probiotici funzionano …

A conti fatti è emerso che 11 ricerche su 21 (il 52%) hanno dimostrato che regolare la flora intestinale ha un effetto positivo sui sintomi dell’ansia. In particolare, hanno evidenziato la loro efficacia anti-ansia cinque (36%) dei 14 studi che avevano esaminato gli effetti dei probiotici e 6 delle 7 ricerche volte a indagare gli altri metodi anti-ansia, tra cui la modifica dell’alimentazione (86%).

… ma la buona alimentazione di più

“Più della metà degli studi che abbiamo esaminato – scrivono i ricercatori – ha dimostrato che è possibile trattare i sintomi dell’ansia regolando la flora batterica intestinale. Ci sono due modi, ovvero con o senza i probiotici, per regolare la flora batterica intestinale, e va sottolineato che gli approcci che non prevedono l’uso dei probiotici sono risultati più efficaci degli altri. Ma sono necessari ulteriori studi per chiarire il perché di questa nostra conclusione”.

La dieta anti-ansia

Ma per avere un intestino in salute e promuovere lo sviluppo di un sano microbiota come si può modificare la propria alimentazione? È sufficiente seguire i dettami della dieta mediterranea, ovvero le regole comunemente definite di un’alimentazione varia ed equilibrata: consumare almeno cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura senza dimenticare un pugno di frutta secca, utilizzare olio extravergine di oliva possibilmente a crudo, ridurre al minimo il consumo di insaccati, fritture e cibo spazzatura, non esagerare con il consumo di carne, preferire pane, pasta e riso integrali, sale e zucchero in quantità moderata.

Photo by Nik Shuliahin on Unsplash

Prurito e secchezza della pelle?

Gio, 05/23/2019 - 13:30

La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica non contagiosa caratterizzata da un prurito intenso e costante

Consulti gratuiti in trenta centri ospedaliero-universitari in tutta Italia, con specialisti dermatologi a disposizione su prenotazione per i pazienti che soffrono di dermatite atopica. E’ il programma della campagna di sensibilizzazione promossa da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) che si pone l’obiettivo di consigliare il percorso di cura più adatto alle singole esigenze delle persone colpite da dermatite atopica. In Italia si registra un’alta incidenza di dermatite atopica negli adulti: l’8,1% ne soffre, contro una media del 4,9% di altri paesi europei.

La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica non contagiosa caratterizzata da un prurito intenso e costante, forte secchezza della cute, comparsa di rossore diffuso e vescicole su diverse aree del corpo, con forte impatto sulla qualità di vita, spesso invalidante – spiega il Presidente Nazionale di SIDeMaST Prof. Piergiacomo Calzavara Pinton -. Fino a pochi anni fa non esistevano terapie sicure e affidabili per il controllo cronico della malattia e talvolta i pazienti, sfiduciati, si convincevano di non avere possibilità di cura e non si facevano più visitare dal dermatologo. Ma oggi la situazione è cambiata: esistono terapie efficaci e altre terapie saranno disponibili a breve”.

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Bike hotel: dal Politecnico di Torino arrivano casette smontabili per dormire in ciclovia

Gio, 05/23/2019 - 12:00

L’acronimo MAACC sta per modulo abitativo autosufficiente per cicloturisti e camminatori. 16 metri quadri da montare e smontare all’occorrenza lungo percorsi e ciclovie, in punti strategici, rispettando prima di tutto il paesaggio e le architetture agricole. «Abbiamo esposto il prototipo sotto la tettoia di una cascina ad Albano Vercellese», spiega a BC Matteo Serra, team leader alla guida di un gruppo di 14 studenti magistrali in architettura del Politecnico di Torino, sostenuti da quattro docenti. «Il nostro obiettivo è creare armonia tra MAACC e i luoghi del cicloturismo».

Alla base dei moduli abitativi autosufficienti pensati per il turismo lento c’è la consapevolezza che la mobilità ciclistica è in grado di valorizzare i patrimoni storici e naturali. Non è un caso se il territorio dove viene esposto il prototipo è lo stesso attraversato dal Canale Cavour, su cui anche FIAB punta per realizzare una ciclovia che colleghi Torino a Milano lungo un’opera di ingegneria idraulica che dall’Ottocento dà acqua alle risaie piemontesi. «Quando e se verrà commercializzato il MAACC potrà essere installato in cortili, porticati, insomma ovunque ci sia una infrastruttura cicloturistica da valorizzare ancor di più offrendo una soluzione di pernottamento».

Ogni MAACC è composto di materiali naturali, come il legno lamellare della struttura e il biomattone in calce e canapa usato come isolante. L’intero modulo è ricoperto da un cappotto in sughero scuro.

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Tornano i #FridaysForFuture nelle piazze d’Italia e del mondo

Gio, 05/23/2019 - 10:57

Una dichiarazione di emergenza climatica da parte dei Comuni e dello Stato italiano, sull’esempio di quanto fatto dal Parlamento britannico e dal Consiglio comunale di Milano. In Italia sarà questa la rivendicazione centrale dello sciopero globale del clima di venerdì prossimo, 24 maggio, organizzato dal movimento #FridaysForFuture di Greta Thunberg in più di 126 città del paese.

“Rispetto al primo sciopero globale per il clima del 15 marzo, le nostre rivendicazioni sono diventate più precise – spiega Francesca Travaglino, studentessa, una delle animatrice del movimento a Roma -. Chiediamo la dichiarazione dell’emergenza climatica da parte del Comune di Roma Capitale e di tutta l’Italia”. La stessa richiesta è stata avanzata ieri al Comune di Fiorenze dal comitato locale di #FridaysForFuture.

Il 2 maggio scorso la Camera dei Comuni britannica ha approvato una mozione presentata dai laburisti che chiedeva la dichiarazione dello stato di emergenza ambientale nel paese. Il Consiglio comunale di Milano ha approvato il 20 maggio una mozione relativa alla “dichiarazione di emergenza climatica e ambientale” in città.  [Leggi l’articolo completo “Fridays For Future chiede dichiarazione emergenza climatica” – ANSA.IT]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

SCIOPERO PER IL CLIMA 24 MAGGIO: TORNANO I FRIDAY FOR FUTURE. Venerdì 24 maggio gli studenti di tutto il mondo scenderanno in piazza per il secondo sciopero per il clima. Il movimento Fridays for Future, ispirato alle parole della giovanissima Greta Thunberg, continua ad operare per sensibilizzare governi ed imprese a rispettare il pianeta.
L’impatto dello sciopero per il clima del 15 marzo è stato infatti molto positivo: molte aziende ed istituzioni hanno emanato misure e provvedimenti per tutelare l’ambiente. In particolare molte organizzazioni stanno provando a sostituire la plastica con materiali più sostenibili e meno inquinanti per la Terra e i suoi abitanti.[…]

Sciopero studenti per il clima: bisogna portare la giustifica a scuola?

Nel caso in cui venerdì 24 maggio decidiate di partecipare al secondo sciopero mondiale per il clima insieme agli altri studenti ricordatevi di portare la giustifica dell’assenza al vostro rientro in classe. Infatti, per quanto il motivo della protesta sia nobile ed anche i vostri professori abbiano a cuore la salute del pianeta, l’assenza a causa dello sciopero va comunque giustificata al pari delle altre, dato che venite meno all’obbligo di frequenza delle lezioni. Leggi l’articolo completo… [Fonte: SCUOLAZOO.COM –  Isabelle Giacometti ]

#FRIDAYSFORFUTURE: DOMANI, 24 MAGGIO, È SCIOPERO MONDIALE PER IL CLIMA […]  Riportiamo di seguito un appello firmato da università, associazioni ambientaliste, studenti, esperti e giornalisti.

“Siamo scesi insieme a voi nelle piazze del 15 marzo per il “Global strike for Future” perché finalmente una nuova generazione vuole prendere in mano i destini del pianeta. Ci siamo battuti, molti da lunghissimi anni, mossi dalle stesse vostre preoccupazioni, documentando e denunciando la devastazione di uno sviluppo fondato sulla spoliazione e il saccheggio delle risorse naturali. Contro il nuovo odioso colonialismo del landgrabbing, che attraverso i meccanismi della mera acquisizione di mercato priva intere popolazioni dei loro diritti, delle loro terre e delle loro acque senza dar loro nemmeno la possibilità di essere ascoltati o addirittura attraverso vere e proprie deportazioni”.

Il consumo di risorse naturali – leggiamo nell’appello – ha assunto un ritmo sempre più vertiginoso. Il rapporto UNEP 2011 prevede entro il 2050 una triplicazione del consumo di minerali, idrocarburi, materiali da estrazione e biomasse rispetto alle attuali 16 tonnellate medie pro capite, con punte di 40 tonnellate rispetto alle 4 tonnellate pro capite dell’India; e quello dell’India è un consumo complessivo di poco inferiore a quello mondiale all’inizio del XX secolo. “Il consumo globale di risorse sta esplodendo” e “la prospettiva di molto più alti livelli di consumo di risorse è assai al di là di ciò che è verosimilmente sostenibile”. Leggi l’articolo completo dell’appello firmato da università, associazioni ambientaliste, esperti e giornalisti e la mappa delle iniziative. [Fonte: QUALENERGIA.IT] 

Cos’è successo al primo sciopero mondiale per il clima di #FridaysforFuture del 15 marzo 2019?

CLIMA: OGGI SI FA LA STORIA > Nessuno entri a scuola oggi. Sono i giovani, i giovanissimi, gli studenti di tutto il mondo a fare di questa giornata la giornata della ribellione ai “grandi”, agli adulti incapaci di comprende e dare valore al tema del secolo, che però è tale ad oggi ancora e solo per la scienza. […] Il ‘Global Strike For Future‘ si rivolge soprattutto ai capi di stato e di governo, «a cui chiediamo di fare qualcosa di vero contro i cambiamenti climatici»: mi dice Alessandro, 9 anni, che viaggia spedito in corteo assieme alla mamma e ai tre fratellini. La sfilata a Milano è lunga, colorata e determinata, piena di giovanissimi e bambini, piena di genitori, enorme, infinita. «Considerando che circa il 70% delle emissioni globali viene prodotto dalle città, Milano potrebbe fungere da leader in Italia dimostrando come la mobilitazione degli studenti e dei cittadini può spronare l’intera cittadinanza a lottare insieme contro i cambiamenti climatici», spiega Sarah Marder, nata e cresciuta in una fattoria del Kansas, vive in Italia dal 1988. Dirigente di banca trasformata in filmmaker sui temi che ruotano attorno alla sostenibilità, Sarah Marder è tra gli organizzatori della manifestazione e una delle prime a protestare, a volte anche da sola, davanti a Palazzo Marino contro i cambiamenti climatici. E Milano contro le emissioni potrebbe fare moltissimo, a partire dagli sprechi energetici dei suoi uffici pubblici – le scuole in primis – per arrivare a una maggior dedizione verso la mobilità sostenibile. Più di lei potrebbero fare città in questo senso arretrate, come Roma o Torino.

Con l’adesione di circa 112 Paesi e oltre 1769 città, quello che si muove oggi è un movimento studentesco mondiale, che si è creato dopo mesi di manifestazioni organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, i ‘Fridays for Future‘ lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo internazionale di questa protesta. Leggi l’articolo completo… [Fonte: PEOPLE FOR PLANET – Michela Dell’amico]

> Visita il sito ufficiale di #FridaysforFuture e il Comunicato finale dell’assemblea nazionale di Fridays For Future

Fonte immagine copertina: Ravennanotizie.it

Perché trasformare il metano in anidride carbonica?

Gio, 05/23/2019 - 09:30

E se il metano diventasse anidride carbonica (CO2)? Contro l’inquinamento atmosferico, una nuova soluzione potrebbe arrivare dalla trasformazione del metano, un gas serra con un potenziale di riscaldamento molto superiore rispetto a quello dell’anidride carbonica, proprio in CO2. L’approccio, che sembrerebbe controintuitivo e apparentemente controproducente è stato presentato e pubblicato su Nature Sustainability da un gruppo di ricercatori della Stanford University, che spiegano perché invece non lo è.

Il metano, un gas serra molto potente

Il metano è un gas serra presente in atmosfera in concentrazioni molto inferiori rispetto a quelle dell’anidride carbonica, rispetto alla quale però è più incisivo nel contribuire ai cambiamenti climatici. Infatti, anche se la quantità di CO2 in atmosfera è molto maggiore, il metano è circa 84 volte più potente in termini del riscaldamento globale, una stima effettuata durante i primi 20 anni del suo rilascio. Per questo intervenire sul metano può fornire un approccio complementare, spiegano gli autori, per ridurre i gas serra.

In generale ben il 60% il metano è di origine umana: è presente in miniere di carbone, discariche, attività petrolifere ed è utilizzato dall’essere umano per il riscaldamento delle abitazioni, per cucinare, per alimentare automobili e camion. Altre sorgenti naturali riguardano il processo di digestione del bestiame e i batteri presenti nelle coltivazioni di riso, che incidono per una buona fetta rispetto alla produzione di metano. Intervenire per eliminare queste ultime emissioni (bestiame e agricoltura) è un processo molto complesso e costoso, secondo i ricercatori, che hanno individuato un approccio innovativo e potenzialmente molto efficace.

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Milano ha dichiarato ufficialmente l’emergenza climatica e ambientale

Gio, 05/23/2019 - 08:00

Nel corso del Consiglio comunale del 20 maggio, Milano ha dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza climatica e ambientale. Dopo Regno Unito e Irlanda, anche l’Italia comincia a muovere i primi passi versi il riconoscimento ufficiale di un problema a cui non è più possibile voltare le spalle, grazie alle azioni del movimento Fridays for Future ed Extinction Rebellion.

Lo avevano fatto Gran Bretagna e Irlanda poco tempo fa. E da alcune settimane anche in Italia sembra iniziare a muoversi qualcosa, comune dopo comune. È accaduto ad Acri, in Calabria, il 29 aprile scorso, e ieri 20 maggio è toccato al capoluogo lombardo. Nel corso del Consiglio comunale, infatti, il Comune di Milano ha dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza climatica e ambientale.

La spinta proviene, naturalmente, dagli attivisti del movimento Fridays for Future, che alcuni giorni fa, precisamente il 17 maggio, in occasione del 23° sciopero per il clima davanti a Palazzo Marino avevano consegnato un documento in cui chiedevano di:

“Dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale; fare ogni sforzo possibile per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e fissare un obiettivo di riduzione a zero delle emissioni nette di gas serra per il 2030, ritenendo l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 incoerente con lo stato di emergenza climatica; considerare la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile come priorità assoluta dei prossimi dieci anni.”

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Cucce ecologiche e da sogno, anche riscaldate (a solare) per i randagi

Gio, 05/23/2019 - 05:55

Una casa bella, fresca, pulita, con elementi per svagarsi e soprattutto per non avere mai sete, e una casa per dare riparo e tenere al caldo, quando fa freddo, i cani meno fortunati.

Forse è una moda, forse è esagerazione, ma la super cuccia ecologica e di design, dello Studio Schicketanz, tutta di legno, con il tetto ventilato (accessibile da una rampa di prato) e il verde che la sovrasta, è davvero bella. È un progetto molto in linea con la filosofia dello Studio di architettura che ha sede in California e ha firmato questa casa da sogno per cani. “Paesaggio, architettura e interior design con un’enfasi focalizzata sulla vivibilità” sono le linee guida ispiratrici dei progettisti, come si legge sul loro sito.

La “Dog dream house” ha tutti i confort ed è davvero ecologica: i materiali sono completamente riciclati, una ventola a energia solare mantiene il fresco in estate, tetto verde, possibilità di riciclare l’acqua piovana e uno scarico nascosto dietro la parete frontale che facilita nella pulizia dell’interno. È dotata anche di una cassetta per raccogliere i giochi e il cibo, ha il muro frontale facilmente apribile per una veloce pulitura, un rubinetto sul tetto che serve a dissetare il cane ma anche a bagnare il prato, e simpatiche finestrelle per osservare chi passa.

Non è casa da sogno, ma forse è ancora più utile, la cuccia riscaldata a pannelli solari per i cani randagi progettata da due giovani studenti di Kütahya, in Turchia.

Sostenuti dal loro insegnante di biologia, i due studenti hanno realizzato delle cucce riscaldate con un sistema semplice di  pannelli solari e batterie, in grado di accumulare l’energia solare e di trasferirla  in un tappetino che si riscalda. In questo modo i cani randagi del quartiere possono trovare un luogo confortevole dove ripararsi: una migliore possibilità di vita per i cani senza padrone.

Immagine di copertina: Armando Tondo

 Fonti:

Studio Schicketanz Have Designed A Modern Dog House With A Green Roof

Designboom.com

Dogsportal.it

Tap & Butch: vita di scarica (Fumetto)

Gio, 05/23/2019 - 05:55
Striscia 1 Striscia 2 Striscia 3

Continua…
Ogni giorno, per una settimana, 3 nuove strisce!

Vivere in salute fino a cent’anni: le Blue Zones

Gio, 05/23/2019 - 05:45

Dal Giappone al Costa Rica, alla Grecia e sì… tra i Paesi del mondo dove c’è un’aspettativa di vita più alta c’è anche l’Italia, scoprite con quale Regione…

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Via libera definitivo della Ue: stop dal 2021 a oggetti di plastica monouso

Mer, 05/22/2019 - 21:15

Banditi anche piatti, bicchieri e posate. Greenpeace parla di “grande primo passo”

Il Consiglio Ue ha dato il via libera formale alla direttiva che vieta dal 2021 oggetti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Anche le aste per palloncini e i bastoncini cotonati in plastica dovranno essere banditi. Gli Stati membri si sono inoltre impegnati a raggiungere la raccolta delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029 e le bottiglie di plastica dovranno avere un contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e di almeno il 30% entro il 2030. Le nuove regole “sono un grande primo passo per voltare pagina”, commenta Greenpeace Europa.

Soddisfatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “L’adozione in via definitiva, da parte del Consiglio dell’Unione europea, della direttiva che vieta dal 2021 i prodotti in plastica monouso segna la fine, ma anche l’inizio di un percorso: un’Europa sempre più libera dalla plastica, grazie a nuove norme più stringenti. L’Italia, capofila nella grande battaglia contro la plastica monouso, non abbasserà la guardia: dopo la campagna #plasticfree, l’approvazione in consiglio dei ministri della legge ‘salvamare’ e il credito d’imposta per la riduzione degli imballaggi, vogliamo essere tra i primi paesi a recepire la direttiva Ue”. E aggiunge: “Alcuni studi indicano che i livelli di contaminazione da microplastiche nella colonna d’acqua a portici (golfo di Napoli) e alle Tremiti sono paragonabili a quelli riscontrati nei grandi vortici oceanici, altri attestano la presenza di zone di accumulo di detriti in plastica anche nei nostri mari, addirittura all’interno del santuario dei cetacei. Credo che a quest’emergenza l’Italia stia iniziando a rispondere bene con un ventaglio di misure. Tra l’altro domani è la giornata mondiale della biodiversità e abbiamo comunicato all’Onu la nostra adesione all’Ipbes, il gruppo internazionale di scienziati sulla biodiversità. La plastica impatta, tra le altre cose, su ben 700 specie marine. Nove uccelli marini su dieci, una tartaruga marina su  tre e più della metà delle specie di balene e delfini ingeriscono plastica”.

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Riace vince il ricorso, il Tar annulla l’espulsione dallo Sprar

Mer, 05/22/2019 - 15:00

Accolta l’istanza presentata dal vicesindaco, il tribunale amministrativo ha annullato il provvedimento del Viminale che lo aveva escluso dal sistema di protezione per i rifugiati. Lucano: “Bella notizia, ma resta l’amarezza”. E i giudici segnalano la vicenda alla Corte dei Conti: “Aver lasciato la gestione di ingenti risorse pubbliche in mano a un’amministrazione comunale ritenuta priva delle risorse tecniche per gestirle appare fonte di danno erariale”

REGGIO CALABRIA. È stato un errore cancellare i progetti Sprar di Riace. Così ha stabilito il Tar di Reggio Calabria che ha annullato il provvedimento con cui nell’ottobre scorso il Viminale ha decapitato il sistema accoglienza del borgo, in quei giorni già scosso dall’inchiesta che ha travolto il suo sindaco Mimmo Lucano.

“Bella notizia, ma resta l’amarezza per l’esperienza interrotta – il primo commento di Lucano – le persone sono state trasferite, i danni sono stati fatti. Ma almeno si ristabilisce dal punto di vista amministrativo un pò di giustizia. Abbiamo operato in una terra col destino segnato e vogliamo continuare a farlo. Noi andiamo avanti e per quanto mi riguarda cercherò giustizia in tutte le sedi”

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso del Comune, presentato dai legali Lorenzo Trucco e Daniela Consoli e Nazzarena Zorzella, con il sostegno dell’associazione “ItaliaStatodiDiritto”, ordinando l’immediata revoca del provvedimento. Alla base della decisione, un insuperabile errore procedurale.

Il ministero – spiega il Tar – non ha né segnalato per tempo, né in modo chiaro, criticità e problemi poi serviti per motivare la revoca dei contributi, né ha dato all’amministrazione la possibilità o margine di tempo per sanarli. Anzi, scrivono i giudici amministrativi, la nota con cui, a detta del ministero, sarebbe stato comunicato a Riace l’avvio della procedura di infrazione «violerebbe le regole che presidiano la trasparenza e la partecipazione degli interessati». 

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Tutto quello che senza l’Unione europea non avremmo mai avuto

Mer, 05/22/2019 - 15:00

Parliamo di Europa e vediamo solo austerità, dando per scontato tutto quello che oggi abbiamo. Eppure non lo è. Basta andare a Schengen. È un piccolo villaggio del Lussemburgo, ma lì è stato firmato l’accordo che ha spalancato le nostre esistenze: in qualunque momento possiamo decidere dove andare a vivere, studiare o lavorare senza l’obbligo di passaporti, visti e permessi. L’abolizione dei controlli doganali ha cancella to le burocrazie e incrementato il commercio. Ed è merito della Comunità economica europea, divenuta poi l’Unione: senza di lei quell’accordo, a cui aderiscono 26 nazioni, non esisterebbe.

Dal mercato unico a Erasmus: Nessuno Stato, da solo, avrebbe potuto creare qualcosa come l’Erasmus. Nel 1987, quando iniziò il programma di scambi culturali 3.244 giovani partirono da 11 Paesi della Cee per studiare all’estero. Da allora, le partenze annuali sono centuplicate e 9 milioni di studenti hanno visto le loro vite cambiate: età media 24 anni, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi, fra gli altri 843.000 italiani. Nel 2021-2027 partiranno altri 12 milioni di giovani. Terminati gli studi, cercheranno un lavoro nel mercato unico europeo. A questo pilastro è ancorato l’euro. Prima valuta internazionale in grado di fronteggiare lo strapotere del dollaro, e — in Europa — del marco tedesco. Applicato dal 2002 è stato uno shock, ma garantisce la stabilità dei prezzi e dei cambi. Nell’89 pagavamo il 9, 99% di interessi sul debito pubblico, ora il 2, 83% . L’inflazione viaggiava al 6,60%, oggi all’1,20%.

Costa meno viaggiare e telefonare: L’Europa ha spesso fatto bene al nostro portafoglio, anche aprendo le barriere alla concorrenza. Secondo i dati della Commissione Europea, una famiglia di 4 persone nel 1992 spendeva 16 volte in più per andare in aereo da Milano a Parigi, rispetto al 2017. Gli effetti del calo prezzi si sono visti bene: 360 milioni di passeggeri Ue nel 1993, contro i 918 milioni nel 2015. Oggi telefonare in un qualunque Paese europeo costa uguale, dal giugno 2017 Bruxelles ha abolito i supplementi esteri. E dallo scorso 15 maggio la tariffa massima per ogni chiamata sia da cellulare sia da telefono fisso fra Paesi Ue è stata in ogni caso fissata a 19 centesimi. Dal 2012, le tariffe per il trasferimento dati sono calate del 90%.

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