Servizio di informazione, ricerca di informazioni, consigli tecnici, risparmio energetico, impianti panelli solari, analisi di investimento, reperimento delle migliori offerte per auto, abitazioni, indagini, inchieste di mercato, sondaggi, servizio informazioni globale per famiglie, pareri legali, professionisti e aziende, ottimizzazione siti web, servizi di pubblicità su internet (creazione campagne adword's e facebook), redazione comunicati stampa mirati, realizzazione video ricordo, eventi in italia, consulenze

People for Planet

Condividi contenuti
Aggiornato: 1 ora 28 min fa

Stranezze natalizie dal mondo

Lun, 12/24/2018 - 02:35

Sotto Natale in ogni Paese tornano tradizioni che sono un mix di credenze religiose, popolari, usanze contadine influenzate più o meno dalla modernità. Molte hanno radici antiche, qualcuna viene tenuta in vita per attirare i turisti, certamente sono tutte molto diverse. Ecco una raccolta di alcune delle tradizioni natalizie più strane, partendo dalle più spaventose fino alle più divertenti.

Il Krampus: incubo prima di Natale

Cominciamo con un momento che precede il Natale: siamo nella notte tra il 5 e 6 dicembre e si ricorda san Nicolò (o san Nicola), un vescovo turco vissuto nel 3. secolo d.C. E sembra che sia proprio a lui che dobbiamo la figura di Babbo Natale, il Santa Claus sbarcato negli Stati Uniti assieme alle popolazioni nordeuropee che lì migrarono alla fine dell’800. Nel corso dei secoli Babbo Natale – che ha ormai soppiantato altre figure (a cominciare da Gesù bambino) e altri santi (come Santa Lucia) che tradizionalmente portavano regali ai bimbi – ha però perso per strada il Krampus, una sorta di diavolo, soggiogato per tutto l’anno dalla forza del santo, ma che per quella notte è libero di scappare per punire e spaventare i bambini e gli adulti cattivi. Ancora oggi lo si ricorda però in diverse zone di lingua tedesca, specialmente in Austria, nel sud della Germania ma anche in Repubblica Ceca, in Slovenia e nel nostro Sud Tirolo e Friuli. In quei luoghi è ancora usuale che i bambini, accanto a qualche regalo, trovino una piccola fascina di legnetti o un po’ di carbone, a ricordare il dovere di comportarsi meglio durante l’anno a venire. E molti sono i luoghi dove il Krampus viene rappresentato nel corso di sfilate per le vie delle cittadine con maschere spaventose intagliate nel legno che terrorizzano i più piccini.

Lo scheletro di cavallo che canta

 In alcune zone del Galles nel periodo natalizio si aggira per le strade il Mari Lwyd, un teschio di cavallo sostenuto da un palo coperto e agghindato in vario modo, sotto il quale si nasconde il portantino. Assieme ai compagni che lo seguono si fermano davanti alle porte delle case cantando finché i proprietari non li fanno accomodare offrendo loro da bere e mangiare.

Lo scricciolo morto

 La tradizione del Mari Lwyd ha probabili origini celtiche, così come quella del Wren Day, sopravvissuta in particolare a Dingle, nella contea di Kerry, in Irlanda, dove si è addirittura trasformato in un Festival. Il giorno del Wren, il giorno dello scricciolo, si celebra subito dopo Natale (il nostro Santo Stefano): il fantoccio di uno scricciolo morto, che rappresenta l’anno vecchio, viene fatto girare per le strade del paese, dando vita a un corteo di “Wren Boys”, ragazzi travestiti con costumi di paglia, che cantano filastrocche e marciano.

Il posto per i parenti scomparsi 

Nel nord del Portogallo, al tavolo della Consoada, la tipica cena della vigilia, si usa conservare un posto ai familiari recentemente scomparsi, oppure lasciare per loro la tavola imbandita e la luce accesa per tutta la notte.

Il ragno gentile

In Ucraina una delle leggende legate al Natale racconta di un ragno che, mosso a compassione dai lamenti di una povera signora vedova che non aveva soldi per decorare l’albero, decide di intessere una tela per abbellirlo. Oggi in commercio si trovano in effetti piccoli ragni con la ragnatela, dorati e luccicanti, da appendere all’albero di Natale.

Il Cetriolo di Natale

Anche negli Stati Uniti si usa appendere qualcosa di strano sull’albero: un cetriolo. Si dice che sia un’usanza importata dalla Germania, forse dalla regione della Sprea, dove vengono coltivati i cetrioli tipici della regione, e che siano inizialmente stati eletti come ornamento per l’albero di Natale in mancanza di scelte migliori. Nel 2016 l’agenzia YouGov ha però intervistato più di 2mila tedeschi e il 91% ha detto di non aver mai sentito parlare di questa tradizione.

In ogni caso, oggi negli Stati Uniti il Cetriolo di Natale è diventato un oggetto di consumo, se ne producono di ogni foggia e si appendono all’albero come una normale pallina. La tradizione vuole poi che la mattina del giorno di Natale ci si sfidi cercando il cetriolo appeso e chi lo trova avrà fortuna e il diritto a un regalo.

Hai monete per il Pudding?

Il Christmas Pudding è un dolce che viene preparato in Inghilterra nel periodo natalizio con frutta secca, frutta candita, rum e spezie. Sul fondo del piatto o all’interno vengono nascoste delle monete, originariamente una moneta d’argento da 6 penny, oggi di solito 5 penny, che porta fortuna a chi la trova (senza mangiarsela). A volte si inseriscono anche altri oggetti, ognuno dei quali simboleggia qualcosa, per esempio un bottone, se viene trovato da un uomo single vuol dire che rimarrà single anche l’anno successivo. La tradizione in questi anni si sta un po’ perdendo, anche se sul web si trovano diverse ricette.

Il Caga Tiò e il Caganer

La tradizione che vince su tutte per stranezza, ed è anche la prima ad essere nominata quando si parla di tradizioni curiose, si trova in Catalogna: si tratta del Caga Tiò, un ceppo di legno – che nella versione moderna ha anche occhi e bocca – che viene tenuto a casa, accudito e coperto, fino al giorno di Natale, quando viene obbligato a… defecare dolci per i bambini della famiglia. Per “stimolarlo”, i bambini gli cantano una canzoncina in cui gli chiedono di “produrre” dolci e lo minacciano di prenderlo a bastonate se non lo fa.

Sullo stesso tema in Catalogna ci sono anche i Caganer, statuine satiriche che si usa mettere nel presepe, simili a quelle nostre del presepe napoletano. Come si intuisce dal nome, sono riprodotte nell’atto di defecare. Originariamente il soggetto rappresentato era un abitante delle campagne, ma l’intento satirico ha preso il sopravvento e oggi si trovano Caganer che rappresentano ogni tipo di categoria sociale e – ovviamente – soprattutto politici, non solo spagnoli.

In copertina:
Il Krampus al Mercatino di Natale in Salisburgo (Krampus run in Salzburg © www.christkindlmarkt.co.at)

I mutui ipotecari: non è tutto oro quello che luccica

Lun, 12/24/2018 - 02:25

L’Agenzia delle Entrate, nel Rapporto Mutui Ipotecari 2018, una nuova produzione statistica dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’ente, ha comunicato che sono circa 917mila gli immobili ipotecati a garanzia di nuovi mutui nel 2017 a cui sono associati poco meno di 93,5 miliardi di capitale.

Comparando questi numeri con quelli degli ultimi 15 anni (vedi tabella) emerge con molta chiarezza che i capitali finanziati con mutui ipotecari raggiungono, dopo una sostenuta crescita, il massimo valore nel 2007 superando i 200 miliardi di euro. Una cifra molto lontana dagli attuali livelli!

Ma l’analisi del report conduce anche ad altre riflessioni.

Innanzitutto sembra che le banche, attraverso i mutui ipotecari, stiano pensando a sistemare i loro bilanci zeppi di Npl (crediti deteriorati) non ancora conclamati. Da anni vado ripetendo che i bilanci delle banche non sono “veritieri perché contengono poste di crediti (prestiti effettuati) che, se di fatto sono già incagliati o addirittura delle “sofferenze”, nella forma sono ancora classificati come prestiti in bonis o presunti tali sui quali, come sappiamo, gli accantonamenti da fare sono nettamente inferiori a quelli previsti per i “deteriorati”.

Ne abbiamo una conferma dai dati che emergono dal report della Agenzia delle Entrate. Gli atti che contengono almeno una residenza rappresentano più dell’80% del totale delle iscrizioni ipotecarie ma solo 32 miliardi (di quei 93,5 complessivi), quindi circa il 30%, rappresentano capitale erogato per l’acquisto dell’abitazione che garantisce il mutuo. Oltre il 60% dei mutui è stato quindi erogato per produrre liquidità. Una formula molto utilizzata dalle banche in questi ultimi anni per consolidare debiti incagliati o già conclamati come “sofferenze”.

In secondo luogo risalta immediatamente agli occhi dell’osservatore il fatto che la media di capitale erogato per ogni immobile ipotecato è di circa 100.000 euro. Quanto necessario per comprare una abitazione di circa 50 metri quadri se è vero che, ad ottobre 2018, in Italia il prezzo medio per metro quadro richiesto per immobili in vendita è di 1.928 euro! La casa ideale per il signor Ikea o per uno solo dei sette nani (più di due non ci vanno).

Questo dato va letto insieme ad un altro elemento fornito dalla relazione della Agenzia delle Entrate.

Quasi un quarto del capitale finanziato nel 2017, 21,8 miliardi, origina da atti in cui le unità immobiliari concesse a garanzia del credito sono ubicate nelle otto maggiori città per popolazione (vedi tabella). Infatti, nelle grandi città, a fronte del 12% circa di immobili ipotecati (105.050) corrisponde una quota superiore al 23% di capitale. Una media di circa 200.000 per appartamento.

Chi di voi abita a Milano, Torino, Roma o Napoli mi sa dire cosa riesce ad acquistare con 200.000 euro? Nella mia città (Napoli), nelle zone ad alta densità di popolazione con redditi medio alti (gli unici che ottengono, in fase di stretta creditizia, più facilmente un mutuo), forse riesci a comprare un box auto.

Qualche dubbio sorge. Non è che le compravendite di appartamenti sono ancora realizzate, anche con la silente complicità dei notai, con quello che veniva definito, in gergo banchese, il “sovrapprezzo fuori atto”? Una locuzione gentile utilizzata in banca per dire che una parte, molto consistente, dell’atto veniva regolata dell’acquirente “fuori atto”, con soldi frutto di evasione fiscale.

Che, ne parleremo nelle prossime settimane, sta nelle banche (anche) italiane ma non si vede.

Nel frattempo, Buon Natale a tutti i lettori di People for Planet!

Da Torino una storia di solidarietà e gentilezza

Dom, 12/23/2018 - 09:51

Matteo Miceli è un dottorando di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano. Pochi giorni fa era a Torino e ha raccontato su Facebook la storia che leggete qui sotto. Gli abbiamo chiesto se potevamo pubblicarla e lui gentilmente ci ha accordato il permesso.

Buona lettura.

NOTIZIE DAL FRONTE

Sono in via Lagrange, pieno centro di Torino a due passi da Porta Nuova, che rientro da un pomeriggio in giro per il centro con mia madre; il clima è quello delle spese prenatalizie, un sacco di gente per strada, luci (d’artista, ovvio) nelle vetrine e sulle strade, artisti nelle piazze.

A un certo punto sento una serie di urla alla mia sinistra: un tizio sta sbraitando in mezzo alla strada (già uno che sbraita per strada a Torino ci sta malissimo, ma lasciamo correre), alcuni si fermano e iniziano a seguire la scena. In breve, sta urlando contro una “negra”, perché rea di avergli disturbato la comunicazione al cellulare con la moglie con la sua musica di strada.

Lui è il tipico tizio con cappottino squadrato chiaro, scarpa lucida elegante e cafona allo stesso tempo, e gli immancabili riccetti sulla sommità della testa con rasatura laterale, a sottolineare la testa di cazzo; lei… boh, non sono strati di stracci neri quelli che ha addosso, ma poco ci manca.

Il tizio continua a sbraitare, forte.
“Questa è l’Italia! Sono italiano e non posso parlare con mia moglie al telefono perché una negra fa casino a un metro! Ti rendi conto?!?!” Tenta di arringare la folla, convincerli che se non sentiva l’interlocutrice la colpa non è sua che non è in grado di spostarsi di tre metri, ma della “negra” che suonava per strada. Non ho neanche la tentazione di passare ed andarmene; mi fermo, mi avvicino alla signora mettendomi fra lei e l’agitatore e dò le spalle a lui, ignorandolo.

Non ho un piano preciso né ho alcuna intenzione di interagire col tipo, ma mi sa che in questi casi la presenza di un alieno rasato di un metro e novanta può aiutare a prevenire il peggio. Più di tutto, però, temo che lei si ritrovi da sola, nell’indifferenza generale, e non ho alcuna intenzione di far sì che questo capiti.

Non so neanche bene cosa dirle, così le dico semplicemente che mi dispiace, ed è vero. Le poso una mano sulla spalla, voglio che non abbia l’impressione che la trovi repellente.

Ma rapidamente, accade qualcosa che mi rasserena. Quasi contemporaneamente a me accanto alla donna si ferma una coppia piuttosto anziana, sulla settantina; subito dopo due ragazze, giovanissime, si fermano a loro volta. Un altro uomo abbastanza giovane, le si avvicina, la conforta, la stringe, è davvero bravo. Poi appare un altro, quindi una donna. La donna aggredita adesso si ritrova vicino al muro, protetta da un semicerchio di umanità eterogenea che forma la linea di difesa più improbabile della storia, e però hai l’impressione che adesso sia incredibilmente solida.

E mi accorgo di un’altra cosa: nessuno presta orecchio ai proclami dell’agitato, in cui l’aggettivo “italiano” ricorre spessissimo, nessuno gli dà ragione: anzi, alcuni gli parlano, ma quasi a fargli notare l’imbarazzo che causa, una ragazza lo avvicina, la mette sul ridere, è incredibilmente abile a sdrammatizzare e alla fine com’è, come non è, il tipo smette di urlare e pian piano se ne va.

Ci giriamo verso la signora dalla pelle scura: ora che lo spavento è passato i nervi le cedono, urla, scaglia a terri i cd che vendeva, rompendone le custodie. Siamo tutti in silenzio e con la testa china mentre, un po’ in francese e un po’ in italiano, lei inizia sfogarsi, urla che non voleva nascere negra, dà voce ad una storia terribile in cui parla della sua solitudine, della Costa d’Avorio, di colonialisti (dice proprio così: “colonialisti”), del soldato francese che le è entrato in casa e ha ucciso tutta la sua famiglia. Non c’è niente da dire, per noi più che frasi sono lapidi; mia madre mi riporta alla realtà, ha un leggero capogiro e vuole tornare a casa.

L’uomo che prima stava vicino alla donna adesso la abbraccia. Lascio dieci euro accanto ai cd con le custodie rotte, poi vado con mia madre alla fermata del nove, e la ascolto mentre aspettiamo il tram.

“Hai fatto benissimo a fermarti. E sono rimasta stupita da quello che è successo: non lo ha ascoltato nessuno! E’ stata una bellissima scena, non lo avrei mai detto.”
“Questa è Torino, e di qua non passano.”
“Come?”
“Niente. Guarda, arriva il nove, saliamo.”

Dal fronte Ovest è tutto. Buon Natale, bastardi :).

Fonte: Facebook

Biomimesi, idee dalla Natura per la sostenibilità del costruire

Dom, 12/23/2018 - 02:49

Lo studio delle soluzioni fornite dalla natura per la risoluzione di problemi ha da sempre fatto parte del lavoro degli scienziati; in ogni epoca l’osservazione della natura e la sua imitazione, da semplice presa a modello a vera e propria replicazione, ha generato progetti di ricerca che hanno poi trovato le soluzioni. Il settore aerospaziale, per dirne uno, è stato ispirato, fin dai primi studi, dal profilo e dal modo di volare e planare delle anatre e di altri uccelli.

Della Biomimetica, o Biomimicry in inglese,  il cui nome deriva dal greco bios (vita) e mimesis (imitazione), esistono svariate definizioni, dall’ “emulazione cosciente del genio della vita” (J.M. Benyus, 1997), alla “scienza dei sistemi il cui funzionamento è basato sui sistemi naturali o che abbiano analogie con questo” (J. Steele della US Air Force, 1960) o anche “il risultato tecnologico dell’atto di prendere in prestito o rubare idee dalla natura” (J.F.V. Vincent), ma, per tutte, è immediato rilevare la convergenza su due precisi termini: vita e natura.  Idee dalla natura o dalla vita che fa parte di essa.

Limitandosi a guardare alla biomimetica come l’astrazione di buoni progetti che imitano o traggono ispirazione dalla vita, ed escludendo il regno minerale e la materia inanimata, già si entra in un mondo interessante: un mondo basato su ciò che possiamo imparare dal modello biologico, da meccanismi che, in un percorso lentissimo di cambiamenti ed evoluzioni, hanno dato forma a tutti gli organismi esistenti ed anche a quelli estinti.

Meccanismi evolutivi dove l’unicità di ogni individuo è uno degli aspetti più ingegnosi perché ogni esemplare è il frutto di un continuo mutamento, di un’evoluzione; dove un particolare carattere, tra tentativi, errori o coincidenze può diventare fondamentale alla sopravvivenza e quindi diffondersi alle generazioni seguenti.

Dalla vita è possibile imitare soluzioni ampiamente sperimentate e studiare il metodo che ha condotto a quelle soluzioni, ma anche il risultato finale di queste evoluzioni. La vita diventa maestra preziosa, le strategie biologiche da imitare si manifestano in varie scale e possono essere applicate in molti ambiti: nell’architettura e nel design e nella robotica, forse le più sperimentate, ma anche nella medicina, nella meccanica, nell’ingegneria dei nanomateriali, nella fisica, nei progetti che imitano l’intelligenza di gruppo (sciami, stormi, ecc.) o, in genere, i comportamenti sociali degli organismi.

La definizione più ampia, che comprende tutta la natura come fonte di ispirazione e di idee, è forse la più corretta, ed è anche affascinante. Se si osserva che gli organismi viventi rispettano le leggi della fisica, proprio come accade agli elementi inanimati, si scopre che esistono soluzioni simili sia nel mondo vegetale o animale che nel mondo minerale.

La forma dell’esagono ne è un esempio: nel mondo animato è esagonale la costruzione degli alveari delle api, in quello inanimato troviamo forme esagonali in alcune formazioni rocciose vulcaniche, per dirne due. La ricorrenza dell’esagono è dovuta al fatto che è una forma ottimizzata, ovvero che a parità di resistenza necessità di una minore quantità di materiale.

In natura non sono ammessi sprechi, il materiale spesso deriva dai nutrienti che un vegetale o un animale riesce a recuperare dall’ambiente; poter fare meglio o di più con lo stesso quantitativo di risorse può essere il fattore decisivo per la sopravvivenza di una specie a discapito di un’altra.

L’”architettura” degli animali è in perfetta armonia con il contesto ambientale: il loro principio è di non esaurire le risorse naturali e, altra cosa non da poco, di non inquinare. Gli straordinari esempi di architetture realizzate da animali non nascono quindi da azioni inconsapevoli, perché gli animali per loro natura agiscono sempre con un obiettivo ben preciso: l’ottimizzazione delle risorse disponibili è un fattore guida.

Pensiamo alle termiti che nonostante le loro millimetriche dimensioni sono in grado di costruire torri alte diversi metri, che se rapportate alla scala umana corrisponderebbero a grattacieli di diversi chilometri. Ci meravigliano le loro opere che comprendono gallerie articolate, condotti di areazione naturale che consentono di mantenere costante la temperatura tutto l’anno, abitazioni per intere colonie suddivise per ranghi e pozzi per il passaggio di materiale.

Ma tante altre strutture complesse del mondo animale ci stupiscono e affascinano: dalle torri di argilla agli alveari, dalle dighe di legno alle tele fatte di filo naturale. Non si contano le innumerevoli fonti di ispirazioni per progettisti tratte anche solo da questi pochi esempi.

La forma di una conchiglia, ovvero della conchiglia nautilus, una delle strutture più belle e complesse presenti in natura, ha dato l’idea per l’organizzazione generale delle forme e delle aree interne del Museo di Storia Naturale di Shanghai.

Questa non è però cosa nuova, o comunque così recente:  dal secolo scorso in poi Le Corbousier, Antoni Gaudì, fino ai più recenti Jorn Utzon e Zaha Hadid, hanno sviluppato forme d’architettura traendo esempio dalle forme di conchiglia, sia per la capacità di contenere i carichi che per la creazione di strutture nidificate e funzionali al loro interno.

Il Museo di Shanghai è stato completato nel 2015 ed è stato progettato dallo studio londinese Perkins + Will: l’idea ispiratrice alla base è dunque la conchiglia, ma i riferimenti alla natura sono presenti ovunque e, per gli accorgimenti, le tecnologie e gli impianti presenti, è destinato a diventare una delle icone del green building (bioclimatica, tetto verde, sistema di assorbimento energia geotermico, pareti verdi purificanti, ecc.).

Su un’area complessiva di 44.500 mq, nel distretto di Jing’an, il Museo sorge all’interno dello Jing’an Sculpture Park di Shanghai, dove è possibile ammirare molte sculture all’aperto, ed è  maestoso: i piani espositivi di cui è composto sono sei e ha un atrio di trenta metri di altezza.

Una “pelle intelligente” massimizza l’assorbimento dell’energia solare, la temperatura interna è regolata da un sistema geotermico e i piccoli specchi d’acqua al centro contribuiscono alla climatizzazione naturale degli ambienti. Il tetto verde, inoltre, raccoglie l’acqua piovana che è immagazzinata insieme alle acque grigie per essere poi riutilizzata per minimizzare i consumi idrici. La parete verde purifica l’aria e protegge l’edificio da inquinamento acustico e sbalzi termici.

Nel progetto ci sono costanti riferimenti alla natura: nelle numerosissime facciate vetrate che esprimono la potenza solare, nella parete vivente ad est che rappresenta la vegetazione della terra, nel muro di pietra a nord che suggerisce lo spostamento delle placche tettoniche e ricorda le pareti rocciose dei canyon erose dai fiumi, mentre il rivestimento reticolare bianco, in vetro multistrato, cemento e acciaio, mostra la struttura cellulare delle piante e degli animali. La biomimesi qui non è un dettaglio ma ovunque.

Di seguito alcune belle immagini del Museo.

 

Fonte: https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/nel-mondo/museo-storia-shanghai-conchiglia-684/

Altre Fonti:

Chompoonut Chayaamor,  Biomimetica e sostenibilità- Dipartimento IDEAS I

Industrial Design Ambiente Storia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli (http://www.scienzaefilosofia.com/wp-content/uploads/2018/03/res611954_04-CHAYAAMOR.pdf )

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Visita al museo indicata dal medico: in Canada si prescrive l’arteterapia

Dom, 12/23/2018 - 02:25

E vale non solo per chi soffre di problematiche mentali, ma anche per questioni di salute fisica come diabete o malattie croniche.

Insomma, l’arte guarisce. E’ questa è la filosofia alla base di una nuova iniziativa del Montreal Museum of Fine Arts (il Museo delle Belle Arti di Montreal), in Canada, che permette ai membri dell’associazione Medici Francofoni del Canada di prescrivere una visita al museo ai loro assistiti. Fino a 50 prescrizioni l’anno che consentono al paziente di entrare gratuitamente nel museo insieme a un accompagnatore, per un massimo di due adulti e due minori di età pari o inferiore a 17 anni per ciascuna prescrizione. La notizia arriva da un articolo della Montreal Gazette. “Nel XXI secolo – ha affermato il direttore generale del museo, Nathalie Bondil – la cultura rappresenterà per la salute ciò che l’attività fisica ha rappresentato nel XX secolo”.

I benefici dell’arteterapia

Si parla di arteterapia, una tecnica perlopiù ancora poco utilizzata ma che – garantiscono i suoi sostenitori – può davvero migliorare lo stato di salute delle persone. E non solo di quelle che hanno problematiche mentali: “Ci sono sempre più prove scientifiche che l’arteterapia faccia bene anche alla salute fisica – spiega Hélène Boyer, vicepresidente di Medici francofoni del Canada e capo del gruppo dei medici di famiglia presso il CLSC (Centro locale dei servizi comunali) St-Louis-du-Parc di Montreal -. L’arteterapia aumenta infatti i livelli di due ormoni responsabili della sensazione di benessere, il cortisolo e la serotonina. Quando visitiamo un museo secerniamo questi ormoni: le persone tendono a pensare che ciò sia utile solo per chi ha problemi di salute mentale, ma in realtà fa bene anche a individui con diabete, a pazienti cui vengono somministrate  cure palliative, a soggetti con malattie croniche. Dagli anni ’80 abbiamo iniziato a prescrivere l’esercizio fisico ai nostri pazienti perché sappiamo che il movimento aumenta esattamente gli stessi ormoni: ma quando abbiamo di fronte pazienti che hanno più di 80 anni, è ovvio che non possiamo prescrivere attività fisica“.

Primi al mondo

Thomas Bastien, direttore del settore Istruzione, benessere e arteterapia del museo precisa che la struttura lavora con la comunità medica da ormai 20 anni per sfruttare il potere dell’arte a beneficio dei pazienti, ma che l’iniziativa di prescrivere visite al museo  gratuite rappresenta un’assoluta novità a livello mondiale.

Milano: a breve 900 profughi senza tetto

Sab, 12/22/2018 - 02:53

La preoccupazione è espressa all’Agi dall’Assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino: “Il decreto Salvini è un’autentica follia: donne, bambini e famiglie regolarmente presenti sul territorio e titolari di protezione umanitaria, non potranno più stare nei centri di accoglienza e finiranno per strada”. Già nei prossimi giorni, i primi 240 potrebbero trovarsi senza un tetto.
Per meglio chiarire riportiamo quanto scrive Metronews: “I posti disponibili nello Sprar milanese sono 422; il Comune ha partecipato all’ultimo bando del Ministero dell’Interno per ampliare la portata a 1000 entro il 2019. Ma gran parte di chi ha ricevuto l’asilo politico, lo status di rifugiato o la protezione umanitaria rimane nei CAS, centri di accoglienza straordinaria, di gestione integrata tra Comune e Prefettura. A Milano sono una ventina ma alcuni, come quello di via Corelli, in fase di chiusura”.
A questi si aggiungono i 500 profughi accolti nei centri di accoglienza della Caritas che rischiano di diventare senza tetto.
“Ci aspettiamo di ritrovarli in coda ai nostri centri di ascolto – denuncia il direttore Luciano Gualzetti – Dopo esserci impegnati per la loro integrazione ora dovremo spendere soldi e tempo per aiutarli ma senza, a questo punto, poter offrire loro alcuna prospettiva di futuro: un controsenso”.

Fotomontaggio di Jacopo Fo e Armando Tondo

Immagine di copertina: fonte Agenpress

Progetto UE per la mobilità sostenibile a Vicenza

Sab, 12/22/2018 - 02:06

Veloce fa parte del progetto Solez, finanziato dall’Unione Europea in partenariato con 8 paesi della durata di tre anni e prevede la consegna di merci con mezzi esclusivamente elettrici nelle zone ZTL della città.

Il Comune di Vicenza, partner italiano del progetto, mira a sviluppare buone pratiche per la mobilità cittadina incentivando chi arriva in centro dalle zone periferiche o dalla provincia a usare i parcheggi scambiatori, cioè i parcheggi che offrono un servizio navetta con il centro storico della città riducendo così le emissioni di gas fossili.

Inoltre, e qui sta la novità del progetto Solez, gli acquisti fatti nei negozi convenzionati vengono recapitati al cliente direttamente al parcheggio. Con mezzi elettrici, ovviamente.

È come avere un maggiordomo ecologico: la famiglia acquista e poi c’è Veloce che porta al parcheggio. Se gli date la mancia ve li posiziona anche nel portabagagli.

Nel mese di novembre ai cittadini veneti che lavorano nel centro storico è stato inviato un questionario per valutare le loro esigenze e quindi approntare al meglio i servizi dei parcheggi di interscambio: “Questa indagine – afferma l’assessore alle infrastrutture Claudio Cicero – consentirà un importante monitoraggio della mobilità cittadina, fornendo informazioni utili per una migliore analisi degli spostamenti casa-lavoro.”

Fonte:
http://www.vicenzapiu.com/leggi/progetto-solez-per-la-valorizzazione-di-veloce-e-mobilita-sostenibile-cicero-analisi-degli-spostamenti-casalavoro

Informazione online: il «tutto gratis» ha un prezzo altissimo

Ven, 12/21/2018 - 09:40

Immaginate di frequentare un ristorante e di scoprire che ha deciso di dare ai suoi clienti cibo, servizio e coperto tutto gratis. Non solo: il ristorante aprirà un punto vendita a ogni angolo, quindi potrete abbuffarvi senza sosta a qualsiasi ora, visto che è sempre aperto. Come è possibile? Guardate le tovagliette, le scritte e le immagini sui muri: sono tutte pubblicità con cui il ristorante pensa di riuscire a sostenersi. Giorno dopo giorno però le cose cambiano. La qualità del cibo si abbassa fino a mandare in ospedale qualcuno. Non si esclude che il cibo sia scaduto o che vengano serviti avanzi di altri commensali. I locali diventano sporchi e malandati. Quanto può durare un sistema del genere?

CONTINUA SU CORRIERE.IT

Liberty, carrozzina per disabili (Photogallery)

Ven, 12/21/2018 - 02:24

Liberty, carrozzina per disabili con movimentazione elettrica e alzata verticale che può essere eseguita manualmente con joystick o automaticamente con impostazione da interfaccia. Foto di Armando Tondo, Maker Faire 2018, ottobre 2018.

E’ stata progettata dagli studenti dell’ITS Academy Meccatronico Veneto di Treviso. Foto di Armando Tondo, Maker Faire Roma, ottobre 2018.

Liberty si è aggiudicata il “Premio per l’idea” del Maker Faire. Foto di Armando Tondo, Maker Faire Roma, ottobre 2018.

Foto copertina: Facebook

 

Don Luca Favarin: “Siamo ancora democristiani, scelgo il Vangelo e Gino Strada”

Ven, 12/21/2018 - 02:23

Tra Gino Strada e Papa Pio XII scelgo Gino Strada”. Risponde senza esitazione don Luca Favarin, finito alla CNN inglese  per via delle polemiche  scaturite dal post di Facebook: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni… Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…”. Non è nuovo a simili dichiarazioni il sacerdote padovano da anni al servizio dei poveri e dei migranti in quella meravigliosa terra di artisti, cattolici e amministrazioni leghiste che è il Veneto, la cui Regione ha stanziato 50mila euro per premiare le scuole che per prime hanno fatto il presepe.

Proprio con l’amministratore Massimo Bitonci, oggi sottosegretario al Mef e nel 2015 sindaco di Padova, don Luca Favarin si scontrò in occasione della fiaccolata antiprofughi che raccolse 250 manifestanti. Per contro ne scesero 2500 al motto “Padova accoglie”. L’anno successivo Bitonci inviò una decina di agenti a pattugliare l’ingresso delle cucine popolari gestite, schedando a campione chi entrava. In quel caso scese in campo il vescovo don Claudio Cipolla, perché “ne ha bisogno suor Lia (la organizzatrice, ndr) e ne hanno bisogno i poveri”. L’ottobre successivo l’amministrazione leghista cadde.

“Politicizzato”, “provocatore”, “vergogna della Chiesa”, questi e altri gli epiteti affibbiati a don Favarin, eppure non c’è traccia di politica nelle risposte che ci dà al telefono. Parole semplici e concetti lapalissiani, com’è tipico delle persone pratiche, nemmeno quando gli si fa notare che a parlare di presepe, ma per motivi opposti, è Giorgia Meloni, don Luca Favarin si lascia andare a polemiche: “Non sono qui per giudicare lei né nessuno”. Poi aggiunge: “Certo è che il tanto criticato ‘buonismo’ è più comodo davanti al presepe anziché con persone in carne e ossa. Paradossale”.

A confortarlo molti atei e agnostici, che “pur estranei alla fede, riconoscono il messaggio del Vangelo e del presepio”. Poco l’appoggio dal mondo cattolico, e in vista del suo prossimo libro Razzismo e religione se ne aspetta ancora meno.

“Come si permette don Luca Favarin di dire certe cose”, hanno detto in molti.

Mi permetto eccome. Guai se non lo facessi, non sarei coerente. Il vero scandalo è che siamo troppo pochi a dire che il cristiano non può non vivere di accoglienza. Scandaloso è chi smette di dire “bastardi negri tornate a casa vostra” solo davanti al presepio per magari recitare “Gloria e pace a Dio” e “siamo tutti fratelli” in maniera vuota, formale.

Come mai siete così in pochi a dirlo?

L’atteggiamento è spesso democristiano, del tipo “ascoltiamo tutti, non dividiamo la comunità, troviamo una via di mezzo”.

Siamo ancora democristiani?

Sì. Ancora paurosi di schierarci, presi da mille compromessi da tenere in equilibrio, compromessi che significano piaceri, riconoscimenti… che ci impediscono di essere liberi. Una delle cose più belle che ci dona il Vangelo è proprio la possibilità di essere liberi.

Si sente frainteso?

Mi fa rabbia che passi l’idea che io stia dicendo un pensiero mio sulla base di una mia interpretazione del Vangelo. I comunicati ufficiali di varie chiese sulle mie dichiarazioni si appellano al fatto che “non possiamo ingabbiare il presepio a una sola interpretazione”. Ebbene, qual è l’altra? Se qualcuno ritiene che il Vangelo abbia messaggi diversi, lo dica.

Forse l’obiettivo è tornare a rifare il presepe.

“Fate il presepio anche senza attenervi al suo significato, ma fatelo”, significa rendere il presepio una scatola chiusa, vuota, disattendere totalmente il suo messaggio di apertura.

Intanto le messe si svuotano e le piazze si riempiono.

Questo è un problema significativo che rivela dove sta andando la gente. Una religiosità che si limita a esteriorità non dura nel tempo. Il problema non è con la fede, ma con la religione, che ha a che fare con la dimensione umana e sociale. La gente ha bisogno di qualcosa che riempia il cuore.

Quindi Salvini sta riempiendo il cuore degli italiani.

Forse sì, perché crea passione.

Che cos’è la passione?

È una forza che ti nasce nel cuore per una parola, per un ideale, per una persona, che ti trascina. Non si sceglie di aderire a una passione, si viene presi da passione, e non si trova pace finché non si agisce per quella passione. Il presepio è passione. Facendo il presepio, il cristiano dovrebbe sentire dentro il proprio cuore un impulso talmente forte che le braccia si spalancano, le case si spalancano.

In un suo libro, Animali da circo. I migranti ubbidienti che vorremmo, parla di una sorta di schizofrenia insinuatasi fra i cristiani.

Dentro in chiesa mi affido a parole che invitano al servizio delle persone, esco, e vivo esattamente il contrario. Il rischio di un gesto religioso, o meglio, di una religiosità gestuale che non corrisponde a una fede, questo intendo con ‘schizofrenia religiosa’.

Dunque Giorgia Meloni è una credente non religiosa.

Non sono qui per giudicare lei né nessuno, ci mancherebbe, ciò non può esimermi dal riflettere sulle espressioni e i gesti che invece che unire mettono distanze.

Però è surreale che a parlare di presepe siate voi due per motivi opposti.

È inquietante, sì.

Cosa risponde a chi la accusa di fare politica?

È una questione di teologia, di visione ecclesiale, non di politica. Chi mi accusa di fare politica di solito è del mondo cattolico e vorrebbe una scappatoia rispetto alla costrizione posta dal Vangelo. Il Vangelo mi costringe alla fratellanza, se non mi costringesse a schierarmi dalla parte degli ultimi, dei senza-diritti, degli emarginati non sarebbe un libro sacro. Seguire il Vangelo e accogliere il prossimo non è una scelta, la scelta sta a monte. Nel momento in cui scelgo di essere cristiano accetto conseguenze e oneri.  Ma il Vangelo in questo momento storico può essere un grimaldello.

E della teologia della liberazione cosa dice?

Dico che è un’esperienza straordinaria, seppur difficile e complessa, di un legame tra Vangelo e società. Io credo moltissimo, e non può che essere così, nel valore sociale del Vangelo. Il contesto in cui è nata la teologia della liberazione ha permesso questo legame, anche se con dei limiti.

Quali?

Limiti comunicativi. Quando è stata tacciata di essere troppo politica, non è stata capace di spiegarsi sul suo vero significato.

Vedrebbe di buon occhio una esperienza simile in Italia ora?

Vedo di buon occhio la liberazione, non soltanto dal male, ma dalle ideologie, dai totalitarismi, dalla xenofobia, dal fascismo che sta tornando. Sarei favorevole a una coniugazione italiana della teologia della liberazione in grado di liberare il cuore e la mente delle persone.

E agli atei cosa sente di dire?

Di andare all’origine. Dal momento che Dio è amore, tutti parliamo lo stesso linguaggio. L’amore si coniuga in altruismo, legalità, compassione… nella parola ‘amore’ tutti ci riconosciamo, ci troviamo. Ecco perché il presepio è così straordinario, perché attinge a un linguaggio universale.

Il futuro non promette bene quanto a universalità.

Vedremo le nostre città affollarsi di disperati agli angoli delle strade ancora più di adesso. C’è da mettersi in movimento per tempo. Io l’ho fatto non perché mi piaccia o non abbia altro da fare nella vita, le assicuro che non è piacevole passare le giornate nei centri migranti, nei tribunali, e al fianco di donne vittime di tratta… Lo faccio perché lo ritengo giusto, e una cosa giusta va al di là del piacere, del buono o non buono. Noi non facciamo le cose perché “buoni”, perché “buonisti”. Semplice giustizia, solo questo.

Immagine di copertina: pagina Facebook di Luca Favarin

Quali frutti e verdure sono di stagione in Inverno? (VIDEO)

Ven, 12/21/2018 - 02:13

Dopo Primavera, Estate e Autunno scopriamo quali sono i frutti e le verdure di stagione nei mesi invernali. Lo abbiamo chiesto al nostro agronomo di fiducia, Francesco Beldì, ma come sempre siamo andati anche per strada a vedere cosa ne sanno le persone. Come è fatta la pianta del carciofo?

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_231"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/231/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/231/output/Frutta-verdura-inverno.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/231/Frutta-verdura-inverno.mp4' } ] } })

 

Per vedere tutti i video con l’agronomo Francesco Beldì clicca qui https://www.peopleforplanet.it/tag/agronomo/

Patatine, biscotti e cereali: attenzione all’acrilammide

Ven, 12/21/2018 - 02:02

Studi condotti sugli animali hanno confermato che la sua assunzione induce mutazioni genetiche, tumori ed effetti nocivi sul sistema nervoso. Sebbene le ricerche sugli uomini non riportino ancora dati certi, l’Agenzia europea per la sicurezza degli alimenti mette in guardia i consumatori e consiglia di proteggere soprattutto i bambini

L’acrilammide presente negli alimenti può aumentare il rischio di sviluppo di cancro (al rene, all’endometrio e alle ovaie) nei consumatori di tutte le fasce d’età e, poiché questa sostanza è presente in un’ampia gamma di cibi di consumo quotidiano, l’allarme riguarda tutti i consumatori ma in particolare i bambini che, in base al ridotto peso corporeo, rappresentano la parte di popolazione più esposta. È questa la conclusione cui è giunta l’Efsa (European food safety agency), l’agenzia europea per la sicurezza degli alimenti, dopo aver condotto una valutazione dei rischi per la salute connessi al consumo di acrilammide presente negli alimenti.

Cos’è l’acrilammide

L’acrilammide è una sostanza chimica che si forma naturalmente nei cibi contenenti amido cotti ad alte temperature, per lo più a partire da zuccheri e aminoacidi (principalmente un aminoacido chiamato asparagina). Non solo quindi la tanto deprecata frittura, ma anche le cotture al forno e alla griglia, oltre alle lavorazioni industriali a più di 120° centigradi in presenza di scarsa umidità sono alla base della formazione di questa sostanza. Il processo chimico che ne consente lo sviluppo è noto come “reazione di Maillard”, ed è quello che conferisce agli alimenti l’aspetto di “abbrustolito” che li rende croccanti e gustosi.

I cibi che la contengono

I prodotti alimentari che contengono acrilammide sono diversi e molto diffusi, e interessano trasversalmente tutti i consumatori: prodotti fritti a base di patate, biscotti, cracker, diversi tipi di pane croccante, pane morbido e caffè. A seconda dell’età del consumatore è possibile stilare una sorta di classifica degli alimenti che comportano l’assunzione di maggiori quantità di questa sostanza: negli adulti, ad esempio, i prodotti fritti a base di patate (comprese le patate fritte a bastoncino, le crocchette e le patate al forno) sono responsabili fino al 49% dell’esposizione media, seguiti da caffè (34%) e pane morbido (23%), mentre nei bambini e negli adolescenti i prodotti a base di patate fritte (tranne patatine e snack) sono responsabili fino al 51% dell’esposizione alimentare complessiva e il pane morbido, i cereali da colazione, i biscotti e altri prodotti a base di cereali o patate possono contribuire fino al 25%. L’Efsa precisa che “anche se alcune categorie di alimenti, come per esempio, ‘patatine e snack’ e ‘succedanei del caffè’ contengono livelli relativamente elevati di acrilammide, il loro contributo complessivo all’esposizione alimentare è limitato se ci si attiene a una dieta normale/variata”.

Attenzione ai bambini

Da mettere in evidenza è l’esposizione a questa sostanza dei neonati, che insieme ai bambini piccoli rappresentano la parte di popolazione più esposta per via del ridotto peso corporeo: l’Efsa riporta nel suo documento che in questi giovani consumatori contribuiscono fino al 60%, 48% e 30% dell’esposizione all’acrilammide rispettivamente le categorie “alimenti per bambini diversi da quelli trasformati a base di cereali“, “altri prodotti a base di patate” e “alimenti trasformati per bambini a base di cereali” (soprattutto fette biscottate e biscotti).

Studi da accertare sull’uomo

La scoperta della presenza dell’acrilammide negli alimenti risale ai primi anni del 2000: da allora sono stati svolti molti studi per indagare gli effetti nocivi sulla salute – cancerogeni e non solo – di questa sostanza. A oggi, sebbene sia stato scientificamente accertato che la sua assunzione nei topi induca mutazioni genetiche, tumori ed effetti nocivi sul sistema nervoso, le ricerche condotte sugli uomini non hanno invece riportato associazioni statisticamente significative.

Disturbi al sistema nervoso

Anche gli esperti dell’Efsa precisano che occorre effettuare ulteriori ricerche sulle conseguenze per la salute umana: come si legge nel documento, se da una parte “i risultati di studi effettuati sull’uomo forniscono prove limitate e discordanti di un maggior rischio di sviluppare il cancro in associazione con l’esposizione alimentare all’acrilammide”, dall’altra però l’agenzia europea precisa che “studi su lavoratori esposti all’acrilammide per motivi professionali evidenziano un accresciuto rischio di disturbi del sistema nervoso”.

Impossibile stabilire la “dose tollerabile”

L’acrilammide una volta ingerita viene assorbita dal tratto gastrointestinale, distribuita a tutti gli organi e metabolizzata. Da questo processo metabolico uno dei principali metaboliti che ha origine è la glicidammide. Sia l’acrilammide che la glicidammide sono cancerogene e genotossiche (in grado di danneggiare il Dna) e poiché qualsiasi livello di esposizione a una sostanza genotossica ha potenzialmente la capacità di danneggiare il Dna e di far insorgere il cancro, gli scienziati dell’Efsa hanno concluso di non poter stabilire una dose giornaliera tollerabile di acrilammide negli alimenti.

Il “livello di allarme” per la salute

Al contrario, gli scienziati sono però riusciti a calcolare l’intervallo di dosaggio entro il quale è probabile che l’acrilammide causi una lieve ma misurabile incidenza di tumori o di altri potenziali effetti avversi (neurologici, ad esempio), definendo il cosiddetto “livello di allarme per la salute”, che fornisce un’indicazione del livello di allerta per la sanità pubblica in merito alla presenza di una sostanza in un alimento, senza quantificare il rischio. Il limite inferiore di questo intervallo viene detto “limite inferiore dell’intervallo di confidenza relativo alla dose di riferimento”: per i tumori gli esperti hanno individuato il limite inferiore pari a 0,17mg/kg per peso corporeo al giorno, mentre per gli altri effetti il limite inferiore della presenza di questa sostanza sale a 0,43 mg/kg per peso corporeo al giorno.

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Cannabis terapeutica: ok dell’Olanda a maggiori scorte. Grillo “Una svolta per i pazienti”

Gio, 12/20/2018 - 14:47

Grillo: “Il 2019 dovrebbe finalmente segnare l’anno della svolta per i pazienti in trattamento, poiché per la prima volta le disponibilità effettive dovrebbero superare la tonnellata, a fronte dei 350 kg del 2017 e dei circa 600 kg del 2018, rispondendo in maniera più adeguata alle aumentate richieste di prescrizioni mediche”

19 DIC – “The Ministry of Health gives the OMC a positive reaction on your request to increase the amount of medicinal cannabis imported from the Netherlands to 700 kg in 2018/19. Best regards”. Con una lettera di poche righe, il ministro della Salute olandese, Hugo De Jonge, ha comunicato all’omologo italiano, Giulia Grillo, di aver accolto la richiesta di aumentare i quantitativi di cannabis flos per l’anno 2018 e 2019, portando così il totale fino a 700 kg all’anno. Lo rende noto il Ministero della Salute.

CONTINUA SU QUOTIDIANOSANITA.IT

La solita storia di Natale degli imprenditori che cercano lavoratori ma non li trovano

Gio, 12/20/2018 - 10:54

Si avvicina il Natale, periodo in cui i politici pensano ai presepi e alle feste di fine anno negli asili, gli italiani alla busta paga e a come far quadrare i conti e le imprese a lamentarsi di non riuscire a trovare personale. Non tutte, naturalmente ma c’è una particolare casistica di imprenditori che si diletta a scrivere ai giornali per cercare addetti, operai, pizzaioli, cuochi o spazzacamino. La storia si ripete sempre uguale, con qualche variante tanto da costituire un vero e proprio genere letterario: quello dell’imprenditore volenteroso che è disposto ad assumere ma – chissà perché – nessuno risponde agli annunci.

CONTINUA SU NEXTQUOTIDIANO.IT

Laurea ad honorem a un golden retriever

Gio, 12/20/2018 - 10:00

Laurea onoraria, con tanto di tradizionale cappello nero, per Griffin, un golden retriever di 4 anni che ha assistito la venticinquenne Brittany Hawley nel suo percorso di studi per un master in terapia occupazionale alla Clarkson University di New York. Alla cerimonia era al suo fianco per ricevere un diploma ad honorem, per aver “dimostrato uno sforzo straordinario, un impegno costante e una dedizione totale per il benessere e il successo dello studente, si legge nelle motivazioni del riconoscimento.

“Ho insistito perche’ si laureasse anche lui sin dal primo giorno, ha fatto tutto quello che ho fatto io”, ha spiegato la ragazza, che usa una sedia a rotelle per spostarsi e soffre di dolori cronici. Il cane la aiuta ad aprire le porte, ad accendere le luci e le porta gli oggetti che lei gli indica con un puntatore laser. Ma la cosa più importante è la vicinanza e il conforto che le offre ogni giorno tra dolori senza tregua, che causano depressione e ansia.

ANSA.IT

Economia circolare e trattamento dei rifiuti (Infografica)

Gio, 12/20/2018 - 05:45

Entro il 2025 tutti i Paesi dell’UE dovranno riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani e il 65% degli imballaggi. Si stima si avranno così 600 miliardi di euro di risparmi annui per le aziende, 140mila posti di lavoro in più e molto altro…

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

Povertà energetica: quest’anno 9 milioni di italiani rinunceranno al riscaldamento

Gio, 12/20/2018 - 02:49

Aumentano infatti le persone che non riescono a pagare le bollette energetiche e rinunciano a scaldare in maniera adeguata la propria casa. Secondo dati Istat, in Italia saranno 9 milioni le persone che resteranno al freddo. Eppure la povertà energetica non è un fenomeno nuovo. Se ne conoscono anche bene i responsabili: la fuel poverty è frutto del mix letale tra l’aumento delle tariffe di gas e luce e l’inadeguatezza delle abitazioni, ben lontane dagli standard di efficienza energetica auspicabili.

Sulle bollette energetiche è quasi impossibile risparmiare

I dati relativi al 2016 mostrano che il 16,5% delle famiglie italiane non è in grado di riscaldare l’abitazione in cui vive. Se consideriamo 2,3 unità per nucleo familiare e 25,9 milioni di famiglie in totale, il dato finale delle persone che vivono in povertà energetica è di 9,4 milioni.

Le spese energetiche non sono comprimibili: è complicato, quasi impossibile, tentare di risparmiare sugli importi in bolletta se non decidendo di spegnere del tutto il riscaldamento. Per qualche ora, per giornate intere, questo dipende dal grado di disagio delle famiglie in difficoltà, che appunto però continuano a crescere di numero, mettendo in luce un quadro preoccupante.

Dagli stessi dati Istat si evince che la quota di spesa destinata all’energia è il 4,4% per le famiglie non in povertà assoluta e dell’8,0% tra quelle in povertà assoluta. Spese non contenibili, appunto, che incidono maggiormente sul portafoglio delle famiglie più in difficoltà.
Per le famiglie che non sono in povertà assoluta l’energia elettrica pesa per l’1,9%, il gas per il 2,1%, mentre per quelle in povertà assoluta l’energia elettrica rappresenta il 4,4% della spesa media mensile e il gas rappresenta il 3,2%.

Ue: energia accessibile per tutti. Ma solo sulla carta

Il fenomeno non è certamente nuovo, tant’è vero che l’Istat diffonde questi dati facendo riferimento ai Sustainable Developement Goals, i 17 obiettivi che nel 2015 sono stati adottati dall’Assemblea delle Nazioni Unite e di cui il settimo riguarda proprio l’energia pulita e accessibile, indispensabile per una vita dignitosa. 

La Commissione Ue nello stesso anno lanciava l’allarme – troppe famiglie non sono in grado di pagare le bollette dell’energia – e ribadiva la connessione tra la fuel poverty, l’indebitamento e le conseguenze sulla salute delle persone. Purtroppo, la Commissione evidenziava anche una problematica cruciale alla quale si è tentato di far fronte: la mancanza di indicatori comuni tra i vari Paesi per compiere un’analisi quantitativa omogenea.

Povertà energetica: bollette troppo alte e case inadeguate

La povertà energetica flagella l’Europa intera, un’Europa che non presenta comunque problemi di approvvigionamento acuti e può vantare infrastrutture abbastanza moderne. I responsabili del disagio sono infatti differenti. Da un lato, il prezzo dell’energia al consumatore finale, dall’altro le condizioni degli edifici esistenti. A seguito della crisi finanziaria le bollette sono lievitate e, in parte, hanno inciso anche le politiche di incentivazione delle energie rinnovabili, che purtroppo hanno finito con il penalizzare le famiglie a basso reddito. Se guardiamo al prezzo più elevato delle bollette elettriche, Italia e Irlanda sono al terzo posto, dietro a Danimarca e Germania. Stessa posizione sul fronte delle bollette del gas, stavolta insieme alla Spagna e dietro a Svezia e Portogallo. Non solo. Siamo sesti quando si parla di abitazioni umide, che presentano perdite e necessitano di riparazioni a tetti e infissi (23%).

Lo scorso maggio una sessantina di Ong europee ha inviato una lettera ai leader Ue con l’appello di porre fine alla povertà energetica, sottolineando come 1 persona su 4 in Europa si trovi in questa situazione e che dal 2008, a partire cioè dalla crisi finanziaria, le bollette sono triplicate. Non solo: 80 milioni di persone in Europa vivono in abitazioni inadeguate, impossibili da riscaldare o rinfrescare. Secondo le stime questo è causa di 100 mila morti all’anno per malattie all’apparato respiratorio e cardiovascolare, oltre che causa di disagi mentali. In inverno – scrivono le Ong – 50 milioni di persone non riescono a tenere calda la propria casa, mentre in estate i cambiamenti climatici hanno reso le abitazioni ancora più roventi, e le morti legate alle ondate di calore sempre più intense potrebbero aumentare di 50 volte entro la fine del secolo, con i Paesi dell’Europa meridionale a subire le conseguenze peggiori.

Ambiente: il bonus auto (e scooter) ci fa risparmiare

Gio, 12/20/2018 - 02:46

Attaccata da mille critiche, soprattutto provenienti da una stampa che ha posto l’accento più sulla tassa che sul suo scopo (tagliare emissioni che hanno reso l’Italia la patria europea dei morti per smog, secondo l’Oms), la normativa che vuole incentivare le auto elettriche e ibride, e la relativa tassazione sulle auto invece più inquinanti, ha portato a casa una serie infinita di modifiche. Adesso il testo sembra più o meno pronto, e così si presenta in commissione Bilancio al Senato.

Avremo un bonus fino a 6mila euro per acquistare un’auto meno impattante, rottamando un vecchio veicolo, e un malus da 1.100 a 2.500 euro per chi ne sceglie una tra le più inquinanti a partire dal primo marzo 2019. Il malus ovviamente è pensato per finanziare il bonus, ma anche per realizzare colonnine di ricarica senza le quali incentivare le auto elettriche non avrebbe senso.

Previste 4 soglie, che toccano anche macchine non di lusso: e giustamente. Chi vorrà comprare un’utilitaria avrà comunque la possibilità di scegliere tra le meno inquinanti e dunque non colpite dalla tassazione. Per i veicoli che emettono da 161 a 175 Co2 g/km (la soglia minima è stata alzata proprio a seguito delle critiche ricevute), l’imposta sarà di 1.100 euro. Contributo che sale a 1.600 euro se le emissioni vanno da 176 a 200 Co2 g/km, per raggiungere i 2mila euro per la fascia 201-250 Co2 g/km. Il conto più salato è per i veicoli che superano i 250 Co2 g/km ed è pari a 2.500 euro.

Secondo un elenco stilato da Quattroruote nella prima fascia di veicoli rientrano anche i modelli Qubo, Doblò e la 500 L Cross della Fiat. Sarà cura della nostra industria automobilistica aggiornare i modelli prodotti: anche a questo serve l’incentivazione. Presenti nella lista anche la Giulietta Alfa Romeo, alcuni modelli Bmw, Jaguar e Ford.

Da sottolineare, per un paese che è primo mercato europeo per moto e scooter, il bonus fino a 3 mila euro previsto per gli scooter elettrici, anche considerato che i veicoli a due ruote tradizionali hanno emissioni proporzionalmente molto più elevate delle auto (si stima che gli scooter e le moto contribuiscano per il 30% al totale delle emissioni da strada).  Per l’acquisto di motorini elettrici o ibridi ci saranno fino a 3mila euro di “sconto”, se si rottama un veicolo di cui si è “proprietari da almeno 12 mesi”. Per la precisione è previsto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3mila euro nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0,1,2″.

Se la stampa italiana (specialmente quella specializzata, come ad esempio la pagina Motori de Il Messaggero, dove il giornalista arriva a mettere in dubbio che la CO2 sia un inquinante) ha usato la politica degli incentivi per attaccare il governo, vorremmo per parte nostra sottolineare che politiche simili sono in corso in tutto il mondo, dagli Usa all’Olanda. Il Paese europeo vuole eliminare entro il 2030 tutti i veicoli che producono emissioni inquinanti e anche gli olandesi stanno discutendo in questi giorni quale politica di incentivi e disincentivi possa aiutare a raggiungere lo scopo. Oltre a un contributo di 6mila euro per i veicoli elettrici, questi godranno anche dell’eliminazione di tutte le tassazioni, compresa l’Iva, a partire dal 2025, mentre partiranno iniziative per potenziare il mercato dell’usato. Le tasse sulle auto a benzina, già alte, saranno ulteriormente aumentate. Del resto come avrebbe potuto l’Olanda, altrimenti, diventare il Paese più pulito d’Europa da questo punto di vista? Da molti anni, come dovrebbe succedere ovunque, guidare l’auto è in Olanda un lusso molto caro.

Strade simili sono state imboccate anche nel Regno Unito, Francia, Norvegia, Spagna, Danimarca e Germania. Noi no: le mosse da fare per raggiungere questi Paesi sono ancora davvero molte per noi ma diciamo che questa normativa potrebbe aiutarci a fare un buon passo avanti.

Del resto abbattere il numero di veicoli inquinanti è qualcosa di indispensabile a salvaguardare la salute pubblica, specialmente nelle grandi città, ed è anche qualcosa che ci viene non a a caso imposto dall’Unione europea, che ci ha chiesto di tagliare le emissioni fossili da traffico stradale del 37.5% in dieci anni. Per la nostra stampa, invece, sembra che l’uomo italiano sia stato fatto a misura della Panda e che l’utilitaria sia un diritto inalienabile. Colpa in parte anche di un vecchio vizio della politica italiana, che impone senza accompagnare gli interventi con un piano di comunicazione adeguato. Per raggiungere obiettivi così ambiziosi come l’Europa e l’Oms ci chiedono, dovremmo prima di tutto imparare a far capire le stringenti ragioni che li motivano.

Ricette di Natale: Liquore al caffè

Mer, 12/19/2018 - 11:36

Ingredienti

250 grammi di caffè della moka
350 g di zucchero
200 g di alcol
350 g di acqua

Preparazione

Mettete in un contenitore di vetro a chiusura ermetica il caffè e l’alcool e lasciate macerare per una settimana.
Passato il tempo indicato, in una casseruola a fuoco basso sciogliete lo zucchero nell’acqua e lasciate bollire per 5 minuti.
Togliete dal fuoco e quando lo sciroppo sarà freddo unite la miscela di alcol e caffè.
Mescolate con cura e imbottigliate tappando bene le bottiglie.

 

 

 

Share this