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People for Planet

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Aggiornato: 11 ore 25 min fa

Ricostruire Comunità

Mer, 09/26/2018 - 02:35

“Noi interveniamo dopo la primissima fase dell’emergenza – dice Virginia, giovane geologa di origini spagnole – dopo il momento degli aiuti di prima necessità. Dopo che è passata l’ubriacatura delle donazioni, del paternalismo, della propaganda governativa. Dopo. Quando si comincia a dimenticare che oltre 80 mila abitazioni sono state danneggiate, di cui 22 mila in modo irreparabile, che migliaia di persone e famiglie sono rimaste senza casa, sussistenza, piegate dagli eventi, impaurite”.

A sei mesi dal drammatico sisma del 7-8 settembre 2017 che ha investito il Chiapas (e gli stati di Oaxaca e Tabasco), un gruppo eterogeneo di saperi professionali, quasi esclusivamente al femminile, si autoconvoca, sparge la voce, raccoglie adesioni e si costituisce in collettivo. Si chiama Bioreconstruye México Chiapas e, assieme ad altre associazioni, fa parte di un’ampia piattaforma di mobilitazione civile impegnata nella ricostruzione post-terremoto.

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Pellicce animali vietate a Los Angeles e scomparse dalle passerelle di Londra

Mer, 09/26/2018 - 02:17

Lo scorso 18 settembre 2018 il City Council di Los Angeles ha approvato il divieto di commercio e di produzione di prodotti di pellicceria. A partire dal 2020 nella città di Los Angeles, che con i suoi 15.620.000 abitanti su 6.299 di kmq di estensione urbana è la quarta città più grande del mondo, sarà vietato produrre, vendere e acquistare prodotti di pellicceria.

Prima della “città degli angeli” un’altra importante metropoli aveva già detto stop al commercio di pellicce, San Francisco, dove lo scorso marzo 2018 il consiglio dei supervisori municipali ha votato all’unanimità il bando di commercializzare pellicce, che entrerà in vigore a gennaio 2019.

La svolta, oltre a rappresentare per la città che deve il proprio nome al santo protettore degli animali un curioso caso di nomen omen, si inserisce in un cambiamento etico e animal-friendly ben più grande che riguarda l’intera California dove, grazie a una norma voluta dal governatore democratico Jerry Brown, a partire dal 2019 si potranno adottare cani, gatti e conigli solo provenienti da rifugi, cliniche veterinarie e associazioni animaliste. La compravendita di questi animali allevati in negozi – spesso vere e proprie puppy mills, “fabbriche di cuccioli”-  sarà proibita per legge, pena una sanzione di 500 dollari.

Buone nuove anche dal mondo della moda

La fashion week londinese appena conclusasi è stata completamente fur-free. Nessun prodotto di pellicceria è comparso sulle passerelle di Londra per le collezioni Primavera-Estate 2019 (sembra incredibile, ma sì, non si contano i designer che negli anni hanno proposto accessori in pelliccia a ornamento di chemisier, bikini e infradito). Una svolta ecosostenibile e cruelty-free senza precedenti quella di Londra, a testimonianza di una sempre crescente attenzione da parte dei consumatori e dell’opinione pubblica, che svolgono ruoli decisivi in un mercato fluttuante come quello della moda.

“Questo risultato sottolinea una tendenza che abbiamo già testimoniato negli anni passati, con sempre più case di moda desiderose di utilizzare materiali alternativi alle pellicce”, ha fatto sapere lo Chief Executive del British Fashion Council, Caroline Rush, tramite il quotidiano The Guardian.

Del resto, come già aveva ammesso Giorgio Armani nel 2016, quando, in accordo con Fur Free Alliance, decise di eliminare dalle proprie creazioni le pellicce animali: “il progresso tecnologico raggiunto in questi anni permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”.

Ed è anche a fronte dell’alta qualità offerta dai materiali alternativi che la presidente dell’organizzazione no-profit in difesa degli animali Humane Society International, Kitty Block, ha lanciato una petizione online per chiedere al marchio Prada di sostituire le pellicce vere con materiali cruelty-free, seguendo l’esempio di altri nomi internazionali della moda come Vivienne Westwood, Stella McCartney, Armani, Gucci, Versace, Burberry, Micheal Kors, Hugo Boss, Donna Karan, e altri.

Prada, che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3,057 miliardi di euro, in calo del 3,6% sul 2016, tramite il proprio ufficio stampa si è difeso ribadendo che vigila sui fornitori, che le pellicce rappresentano meno dello 0,1% della produzione e che queste non compaiono nell’advertising ufficiale di Prada.

Non si è fatta attendere Pamela Anderson, da anni al fianco di Peta Usa, l’organizzazione no-profit a sostegno degli animali a cui la celebre attrice ha più volte prestato voce e volto in campagne di sensibilizzazione su vari temi legati alla sostenibilità. Pamela Anderson ha scritto una lettera aperta a Miuccia Prada dove fa notare che “una riduzione ‘graduale’ non è di consolazione per gli animali” e che “la pelliccia prodotta ‘eticamente’ è paragonabile a un omicidio misericordioso: non esiste”.  In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, conforta constatare che all’interno di dibattiti accesi e di lotte anche violente, dove troppo spesso i protagonisti, da ambo le parti, si autoassolvono, giustificando la propria violenza in nome di questo ideale o di quella necessità, gli esiti possono dipendere da azioni di networking e da scambi civili, ma non perciò meno testardi ed efficaci.

Intanto in Italia è in attesa di essere inserita nel calendario dei lavori delle commissioni parlamentari la proposta di legge di vietare almeno l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, fortemente voluta dall’Onorevole Michela Brambilla di Forza Italia, ma anche dall’Onorevole Chiara Gagnarli del Movimento 5stelle e dalla Senatrice Loredana De Petris di Liberi e Uguali.

Barikamà: uno yogurt che fa bene al mondo

Mar, 09/25/2018 - 04:24

Barikamà, che in lingua Bambarà significa Resistente, è un “progetto di micro reddito gestito da ragazzi Africani: dallo sfruttamento nelle campagne, all’autogestione del lavoro e l’inserimento sociale” si legge sul loro sito internet.
Producono e distribuiscono a domicilio yogurt e ortaggi di altissima qualità. People for Planet è andato a conoscere questa realtà.

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Link di approfondimento: http://barikama.altervista.org/

 

Salva mare, presto una legge nazionale avrà come esempio i “pescatori spazzini” di Livorno

Mar, 09/25/2018 - 02:59

La sperimentazione toscana che vede protagonisti i “pescatori spazzini” di Livorno, in grado di liberare il mare da oltre 16 quintali di rifiuti pescati con le loro reti in quattro mesi, sta facendo scuola a livello nazionale. Intervenendo su Radio 24 – a Si può fare, il buongiorno del week end sulla radio de Il Sole 24 Ore –, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha confermato che verrà presentata a breve una legge sul tema.
«Sì, confermo che vogliamo cogliere l’esperienza toscana per farne una legge nazionale – ha dichiarato Costa – A me piacerebbe che si chiamasse Salva mare, giocando anche sulle parole, perché c’è mare ma anche amare, quindi si parla anche di amare il mare. Io la legge la deposito entro la prima settimana di ottobre, poi ovviamente deve passare per il Parlamento».

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Sconti sui preservativi per incentivarne l’acquisto

Mar, 09/25/2018 - 02:58

Mentre in Italia il tema del sesso è ancora largamente considerato un tabù, è in arrivo una proposta di legge sul “sesso sicuro” che mira ad abbassare l’Iva dal 22% al 10% sui preservativi.

L’obiettivo è quello di incentivarne l’uso soprattutto tra i più giovani così da prevenire la trasmissione di malattie e infezioni sessualmente trasmissibili.

La proposta arriva dal Movimento 5 Stelle, in particolare dal senatore Gaspare Antonio Marinello che riporta l’attenzione sul tema dichiarando che «le malattie e le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano ancora un’emergenza sanitaria, ma se ne parla, purtroppo, ancora troppo poco. L’uso del preservativo rappresenta l’unico metodo di prevenzione e il prezzo in Italia continua ad essere molto elevato a causa anche dell’Iva al 22%».

Ed è proprio così: la piaga delle malattie sessualmente trasmissibili non accenna ad arrestarsi. Sesso e infezioni vanno, purtroppo, sempre più a braccetto e, secondo le ultime ricerche, le Mst (Malattie Sessualmente Trasmesse) sono in costante aumento. La sifilide, ad esempio, in Italia è cresciuta del 400% dal 2000 e un picco di nuove infezioni di HIV si registra anche tra gli over 50. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa. Tra i più colpiti sono i giovani tra i 15 e 24 anni, che rappresentano la fascia di età molto più esposta allo sviluppo di queste patologie, oltre che più a rischio di gravidanze non desiderate.

Cosa prevede la proposta di legge? Attualmente in discussione sulla piattaforma Rousseau, è costituita da due articoli, che riportano l’attenzione su: “Disposizioni in materia di riduzione dell’aliquota Iva sui profilattici maschili e femminili”.  L’obiettivo è quello di abbassare il prezzo dei preservativi per incrementarne la vendita e conseguentemente innalzare il livello di prevenzione, diminuendo così notevolmente la percentuale di infezioni.

Un ddl snello e deciso, una misura per i giovani che ormai si avvicinano sempre più precocemente alla sessualità» precisa il Senatore Marinello.  Il trend allarmante è registrato anche nella “sintesi” di presentazione della proposta di legge dove, con riferimento agli ultimi dati diffusi dal Censis, è specificato che il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi, mentre la quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. Inoltre, la distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani: il 70,7%, infatti, usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. Numeri che rappresentano in parte la diretta conseguenza della mancanza di qualsiasi forma di educazione alla sessualità nelle scuole, e in particolare del tabù che continua a limitare l’uso del profilattico, unico metodo per prevenire tutte le malattie a trasmissione sessuale.

Il costo di questa iniziativa è stimato intorno ai 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019. La cifra corrispondente verrà trovata “mediante riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell’ambito del programma ‘Fondi di riserva e speciali’ della missione ‘Fondi da ripartire’ dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Le tentazioni del dottor Velasco che fa il gesto dell’ombrello agli arbitri

Mar, 09/25/2018 - 02:33

Sarebbe piaciuta da morire a Federico Fellini la sfuriata post-partita dell’altra sera di Julio Velasco. Che al termine della partita di pallavolo vinta ai Mondiali dalla sua Argentina contro la Polonia, si è lasciato andare a un’esultanza che potremmo definire esuberante, con quattro gesti dell’ombrello ripetuti all’indirizzo degli arbitri. L’uomo che per circa vent’anni ha impartito lezioni di sportività agli italiani, saltava sul parquet e mandava a quel paese i direttori di gara. Come in un qualsiasi settore di uno stadio.

Antonio Mazzuolo

Fellini avrebbe riso compiaciuto e ci piace immaginare che avrebbe ripensato al suo Antonio Mazzuolo, il personaggio che lui e Flaiano (con Tullio Pinelli) avevano tratteggiato per un episodio del film Boccaccio70: “Le tentazioni del dottor Antonio”. L’integerrimo moralista che vuole censurare un mega manifesto pubblicitario da cui la giunonica Anita Ekberg invita a bere più latte. Immagine che diventa via via un’ossessione per l’ambasciatore del puritanesimo. Finirà con il dottor Antonio aggrappato al cartellone, ormai preda di deliri e perdutamente innamorato di Anitona. Prima che un’ambulanza passi a recuperarlo.

Icona della sportività

Ci è tornato in mente guardando quella scena di Julio Velasco, l’uomo che in Italia ha rappresentato un’icona della sportività. L’argentino creò la pallavolo italiana, la prima fortissima Nazionale di volley che vinse tutto tranne le Olimpiadi che restarono una maledizioni per il commissario tecnico argentino. Un formidabile allenatore. Ma Velasco è riuscito a lasciare il segno anche fuori da un campo di pallavolo. Conquistò tutti con le sue lezioni di sport e di vita. Sin dai remoti tempi del Maurizio Costanzo Show. Ha tenuto nel corso degli anni migliaia di lezioni nelle scuole e nelle aziende contro la cultura degli alibi, sull’importanza del sacrificio per raggiungere i risultati, sull’importanza dell’accettazione del verdetto del campo.

Vederlo lì, al centro del parquet, agitarsi come un indemoniato e ripetere il gesto dell’ombrello una, due, tre, quattro volte, è stato come rivedere il dottor Antonio dopo aver perduto ogni freno inibitore e provare in ogni modo ad amare la virtuale Anitona.

La forza dello sport

Ovviamente può capitare a tutti. È la forza dello sport. E della vita che ti prende e ti trascina, anche se hai costruito gran parte della tua esistenza su principi opposti. Nel post-partita Velasco non si è tirato indietro e ha spiegato la sua reazione: «Gli arbitri sono stati “un sacco” di tempo a parlare al microfono fra loro, sembrava che ci fosse da fare una votazione. L’arbitro fischia o così o cosà ed è finita. Non è possibile questo. E non è possibile che l’allenatore della Polonia tutte le partite faccia le stesse cose, che contesti tutti i palloni finché riesce a far cambiare la decisione e allora questa volta mi sono arrabbiato molto perché va bene tutto, però…».
Pare che abbia esclamato: “Questo non è sport”. È stato squalificato e l’ultima partita la sua Argentina l’ha giocata senza di lui.

Intervista alla scrittrice Alice Basso (seconda parte)

Mar, 09/25/2018 - 02:30
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Isola di plastica sul lago di Iseo: le foto

Lun, 09/24/2018 - 04:56

(Aggiornamento Settembre 2018)

Proseguono i lavori sull’isola di plastica riciclata del Lago di Iseo

(Agosto 2018)

In questa gallery fotografica alcune immagini del prototipo dell’isola in bottiglie di plastica riciclata che stanno realizzando 22 giovani studenti di Lovere, sul lago di Iseo.
Tutto è iniziato con un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro di cui potete leggere qui.
La grande notizia è che l’isola galleggia!!!

Scrivono i ragazzi di Lovere: “Siamo i ragazzi della IVBS del Liceo Scientifico di Lovere, quelli che hanno inventato, insieme a Jacopo Fo della Libera Università di Alcatraz, il progetto “L’isola che non c’era”.
Vogliamo sensibilizzare le persone del Lago d’Iseo sul tema del riciclo e alla riduzione dell’inquinamento.
Non ci sembra vero che il progetto sia cominciato e che il nostro sogno si stia concretizzando!!
Ma noi siamo in 22, più gli sponsor e la scuola, e quindi l’Isola che non c’era CI SARA’!!!”

Il progetto
Progettare e costruire un’isola artificiale, galleggiante su migliaia di bottiglie di plastica riciclate, con installato sopra un impianto di fitodepurazione delle acque, ispirandosi ai progetti realizzati da Bruce Kania e Richart Sowa (cercate in rete “Joyxee Island”).

Qui tutti gli articoli sull’argomento

Di seguito un video sull’assemblaggio della piattaforma

 

Perché tutti vogliono salvare queste profughe?

Lun, 09/24/2018 - 04:50
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Assicurazioni sui crediti: le banche stravolgono anche le leggi macroeconomiche

Lun, 09/24/2018 - 02:44

Le piccole imprese, lo ripeto da anni, sono “l’agnellino più sacrificato sull’altare del profitto delle banche”.
Una delle ultime fregature si chiama «assicurazione contro i rischi dei crediti commerciali», un business alternativo per le banche che rivoluziona anche le leggi macroeconomiche.
L’invenzione geniale è piazzare alle piccole imprese affidate (cui sono stati o devono essere concessi finanziamenti), «anche se morose per difficoltà temporanea o addirittura in conclamata crisi» (“come è umano lei!” avrebbe detto Fantozzi), una polizza contro i rischi che le stesse hanno nei confronti dei loro clienti.
Spieghiamo con un esempio concreto il meccanismo diabolico.
La Vesuvio srl è una piccola impresa che produce borse in pelle per il mercato locale. Fornisce soprattutto negozianti di scarpe e di articoli di pelletteria che, con la crisi ormai imperante dal 2008, difficilmente sono puntuali nei pagamenti. Alcuni sono proprio morosi. Per cautelarsi contro il rischio di insolvenza, la Vesuvio, nel momento in cui i clienti (anche nuovi) fanno degli ordini, stipula una polizza – sotto suggerimento della banca – con una compagnia assicurativa che garantisce il credito e che restituisce alla Srl, in caso di insolvenza, quanto pattuito con il proprio cliente.
«Di solito tra l’80/90 per cento dell’importo della fattura», recita la circolare di un primario istituto di credito.
E fin qui nulla di strano; anzi consigliabile.
Ma assicurare i crediti commerciali conviene?
Il costo di queste assicurazioni, estremamente specialistiche e offerte da pochi dealers sul mercato, è molto alto ed è rapportato soprattutto al fatturato del fornitore, in questo caso della Vesuvio, e a certi parametri dei singoli clienti di quest’ultima.
“Mediamente per un’azienda con 10 milioni di fatturato il costo di una polizza assicurativa per i crediti commerciali si aggira intorno ai 42.000 euro. Una cifra esorbitante, da pagare subito in un’unica soluzione al momento della stipula del contratto», mi racconta un bancario whistleblower mostrandomi i dati. Un business che le banche non hanno intenzione di farsi sfuggire. L’istituto semplicemente «collocando», cioè vendendo il prodotto di una compagnia di assicurazione, guadagna il 24 per cento: nel caso della Vesuvio «10.000 euro tondi tondi».
E l’impresa che dipende dalla banca (per i fidi ottenuti) non può dire di no!
La cosa che, infine, mi fa inorridire, leggendo la circolare, è che «la durata della polizza è annuale con rinnovo automatico (sussiste sempre la possibilità di disdetta a scadenza)». Avete capito bene. Rinnovo automatico. E chi tra i clienti affidati darebbe una disdetta?
Nessuno. Le aziende che la stipulano sono sotto ricatto della banca: chiunque avrebbe paura di innescare una reazione a catena ritorsiva che porterebbe fino alla richiesta di rimborso immediato dei soldi prestati per un qualche imprecisato motivo. Questo i manager lo sanno benissimo, tanto che la possibilità di disdetta la riportano tra parentesi, quasi fosse un’informazione marginale.
Inoltre, non è rinegoziabile: un salasso continuo per svariati anni e con un solo sforzo di vendita, quello dei primi dodici mesi», prosegue la gola profonda.
Un altro aspetto che mi salta agli occhi leggendo la brochure di questa grande banca è la didascalia che specifica: «L’assicurazione dei crediti è una risposta concreta alle imprese che desiderano tutelarsi dal rischio di mancato pagamento dei propri clienti e, al tempo stesso, è un utile strumento per le aziende che ambiscono a sviluppare il proprio fatturato».
Chi conosce il mondo bancario sa che si tratta di un paradosso alquanto ridicolo visto che gli istituti con questo ultimo escamotage riusciranno a salassare doppiamente le varie «Vesuvio srl». Oltre all’esosa polizza, ci sono gli interessi applicati sul fido per anticipo fatture ovvero i ricavi ottenuti prestando all’impresa quegli stessi soldi assicurati. L’azienda, infatti, in attesa che il cliente paghi, ha comunque le spese correnti da sostenere quotidianamente e per farlo si deve far anticipare il denaro dalla banca. E ancora, altro paradosso, l’istituto trae profitto con interessi, commissioni e quant’altro su un rischio (e il fido lo è) che non è più tale perché annullato da una polizza assicurativa venduta dalla stessa banca, che ci guadagna il 24 per cento.
«Fare banca», infatti, normalmente significa attenersi a un’equazione macroeconomica basilare: più rischio, più guadagno; meno rischio, meno guadagno.
«Normalmente», appunto, perché anche in questo caso gli istituti sono riusciti a infrangere le leggi dell’economia e a trovare la formula per loro più conveniente: meno rischio e più guadagno. Tanto paga sempre la piccola impresa.

Un kalashnikov alla portata di tutti

Lun, 09/24/2018 - 02:08

Il 14 settembre scorso è entrato in vigore il decreto legislativo n. 104, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 202 dello scorso 8 settembre 2018, che modifica le norme sul possesso di un’arma e dei relativi permessi. Una volta tanto siamo in anticipo perché l’Italia è stato uno dei primi Paesi a dare attuazione alla direttiva europea 853/2017.

Cosa cambia rispetto alla legislazione precedente?

Intanto raddoppiano – da 6 a 12 – le armi sportive detenibili e aumentano i colpi consentiti nei caricatori: da 5 a 10 per le armi lunghe e da 15 a 20 per le corte.

Si riduce invece la durata della licenza del porto d’armi per la caccia o per uso sportivo: da 6 a 5 anni.

Non è più obbligatorio avvisare i propri conviventi del possesso di armi.

In compenso per potere possedere carabine semiautomatiche di aspetto militare bisogna essere iscritti a un poligono affiliato al CONI o a una federazione sportiva. In pratica, se volete comperare un kalashnikov dovete dimostrare che lo fate in modo “sportivo”, non che volete sterminare i vicini di casa.

E anche se non sembra, questa è una restrizione, in quanto prima del decreto le carabine semiautomatiche di “aspetto” (solo di aspetto) militare potevano essere possedute liberamente. Ma è anche vero che è stata estesa la categoria dei tiratori sportivi, quindi uno pari, palla al centro, di tiro, ovviamente.

Certo che siamo stati proprio bravi perché in questo caso la direttiva europea – la tanto criticata Europa – è stata attuata nella maniera più ampia possibile.

In un’intervista a Repubblica, Pierluigi Biatta, presidente dell’osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, insinua  che “le modifiche introdotte rispondano alle pressioni della lobby delle armi”. Ma si tratta di un chiaro caso di complottismo anche se è vero che in Italia ci sono 1.300 punti vendita al dettaglio di armi e munizioni e più di 400 associazioni sportive dilettantistiche e tiri a volo per un volume d’affari di oltre 100 milioni di euro.

E in questi giorni si discute in Parlamento una proposta dalla Lega per modificare la legge sulla legittima difesa che prevede l’eliminazione del principio di proporzionalità tra offesa e difesa. In altre parole, come si legge nella proposta di modifica dell’art. 52 codice penale a firma del leghista Massimiliano Romeo, si presume sempre che vi sia  “legittima difesa per gli atti diretti a respingere l’ingresso, mediante effrazione, di sconosciuti in un’abitazione privata ovvero presso un’attività commerciale professionale o imprenditoriale con violenza o minaccia di uso di armi”.

John Wayne in confronto è una mammoletta.

 

Anche la plastica senza BPA è dannosa per la salute

Dom, 09/23/2018 - 03:34

Secondo uno studio della Washington State University, anche la plastica con bisfenoli sostitutivi avrebbe conseguenze sulla salute umana, interferendo sul sistema endocrino con gravi effetti sulla fertilità.

Gli effetti causati da questo tipo di plastica potrebbero persistere per circa 3 generazioni.

Anche la plastica prodotta con bisfenoli sostitutivi causa anormalità cromosomiche simili a quelle emerse 20 anni fa negli studi sul BPA. È questa la conferma shock che arriva da uno studio della Washington State University che ha analizzato gli effetti sulla salute umana delle alternative alla plastica a base di Bisfenolo A, o BPA, un composto organico fondamentale nella sintesi di alcune materie plastiche, sospettato di essere dannoso per la natura umana già negli Anni 30.

Venti anni fa, infatti, gli studiosi avevano scoperto casualmente che il BPA presente nelle gabbie che ospitavano i topi femmina in laboratorio aveva causato un aumento delle uova cromosomicamente anormali. Ora lo stesso team riferisce che i bisfenoli utilizzati in alternativa al BPA sembrano causare problemi simili sui topi. La scoperta è stata possibile perché i ricercatori hanno notato un cambiamento nei dati provenienti dagli studi sugli animali di controllo che, esposti ai bisfenoli sostitutivi, hanno iniziato ad avere problemi nella produzione di uova e di sperma. Una volta controllata la contaminazione, i ricercatori hanno condotto ulteriori studi per testare gli effetti di diversi bisfenoli sostitutivi, dai quali è arrivata poi la conferma su quanto sospettato.

Ciò che è allarmante è che si tratta di effetti che potrebbero riguardare anche le persone esposte a questo tipo di plastica. Stando a quanto affermato dai ricercatori, così come è stato dimostrato nel caso del BPA, queste problematiche si ripercuoteranno sulle generazioni future andando a interferire con la linea germinale e anche se venissero eliminati completamente i contaminanti del bisfenolo, gli effetti continuerebbero a persistere per circa tre generazioni. Patricia Hunt, della Washington State University, pensa che sarebbero necessari approfondimenti nella ricerca per capire se alcuni bisfenoli siano più sicuri di altri, osservando che ci sono dozzine di tali sostanze chimiche attualmente in uso; Hunt sospetta anche che altre sostanze chimiche ampiamente utilizzate, tra cui parabeni, ftalati e ritardanti di fiamma, possano interferire con il sistema endocrino e avere effetti avversi sulla fertilità, sostanze per le quali sarebbe opportuno approfondirne le conseguenze.

>> Continua a leggere su: www.rinnovabili.it

Vuoi pubblicare il tuo libro? (Prima parte)

Dom, 09/23/2018 - 02:31
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Chi è Alice Basso
Alice Basso è una scrittrice nata a Milano 39 anni fa e trapiantata a Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, e valuta proposte editoriali.
Ha scritto 4 romanzi dove la protagonista è una singolare ghostwriter molto dark che legge tantissimo e risolve delitti.
il suo primo libro è L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome del 2015 che è diventato un breve tempo un successo editoriale, incrementato ogni anno all’uscita di una nuova avventura di Silvana Sarca.

 

La stupefacente aragosta stupefatta

Dom, 09/23/2018 - 02:24

Nel Maine il Charlotte’s Legendary Lobster Pound, ristorante gestito da Charlotte Gill, utilizza le proprietà rilassanti e stupefacenti della marijuana per ridurre le sofferenze delle aragoste che, come si sa, vengono cotte in acqua bollente o al vapore da vive.
Charlotte ha scoperto che il fumo di cannabis stordisce le aragoste, rendendole più mansuete e diminuendone la sensibilità. Quando iniziano a cantare “No woman, no cry” di Bob Marley sono fatte al punto giusto.
Se dobbiamo portare via una vita, abbiamo la responsabilità di farlo nel modo più umano possibile”, ha dichiarato la titolare al giornale locale Mount Desert Islander. Nel Maine la cannabis è legale e Charlotte ha ottenuto una regolare licenza per la coltivazione a uso medico.

Prima che acquistiate un biglietto aereo per il Maine segnaliamo che l’affumicatura a base di canapa rende la carne un po’ più saporita ma non ha effetti sul consumatore, purtroppo.
Il THC si decompone completamente intorno ai 150 gradi, eliminando completamente qualsiasi rischio“, spiega Charlotte Gill. E’ comunque possibile per i clienti decidere se far sedare o meno l’aragosta prima di mangiarla.

La sofferenza delle aragoste è una questione che viene presa molto seriamente. Uno studio del 2013, pubblicato sul Journal of Experimental Biology, ha rivelato che i movimenti delle aragoste immerse vive nell’acqua bollente non sono riflessi automatici ma una vera e propria reazione al dolore. In Italia, una sentenza del 2017 della Cassazione ha condannato per maltrattamenti sugli animali un ristoratore di Campi Bisenzio, Firenze, perché teneva le aragoste sul ghiaccio con le chele legate.
La Svizzera invece ha proprio vietato completamente la cottura delle aragoste da vive, dal primo marzo 2018.

L’iniziativa del Charlotte’s Legendary Lobster Pound ha raccolto molti apprezzamenti, anche se qualcuno la ritiene uno spreco. No, non di aragoste…

Perché c’è chi non crede al cambiamento climatico?

Sab, 09/22/2018 - 03:26

Gli studi sono moltissimi, le prove schiaccianti, gli scien­ziati concordi e le conseguen­ze già visibili. Eppure, molte persone nel mondo ritengono che il cambiamento climatico sia un’invenzio­ne, o perlomeno che si tratti di un evento non imminente e tutto sommato meno pericoloso di quanto non indichino i dati. Per questo, da tempo psicologi so­ciali, scienziati cognitivi e neuroecono­misti si interrogano su quali siano le ra­gioni del negazionismo climatico.

Trappola cognitiva. La risposta si trova nel funzionamento del cervello. «Per attivare il nostro sistema di allar­me, non basta che uno stimolo sia perce­pito come generalmente negativo, deve anche costituire un pericolo», spiega Si­mona Sacchi, psicologa sociale dell’Uni­versità Milano Bicocca, che lavora sulla perce­zione del cambiamento climatico. «Per questo rispondiamo prontamente alle minacce intenzionali, che sono sentite come imminenti e capaci di attaccare la nostra incolumità fisica, o anche quelle di natura morale e sociale, i cui effetti si ripercuotono sul buon funzionamento della società.»

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Petrini a Terra Madre: “Difendiamo il suolo e i nostri borghi”

Sab, 09/22/2018 - 03:10

Si è aperta giovedì al Lingotto di Torino la dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, e Carlo Petrini, il fondatore del movimento Slow Food, ha rilanciato il tema della difesa del suolo nel suo discorso: “In Italia va ripresa in mano la legge di tutela del suolo, che giace in Parlamento da quattro anni”. Petrini ha ricordato anche l’importanza dell’agricoltura e dei contadini come custodi del territorio, attività per la quale dovrebbero essere incentivati.

Altro tema è l’abbandono delle aree rurali, lo spopolamento che mette a rischio la sopravvivenza del nostro stesso modello enogastronomico. Ha ricordato Petrini: “Nei nostri borghi di montagna non esistono più botteghe, non ci sono luoghi dove acquistare i prodotti del territorio. La politica che lavora con Amazon e Alibaba dimostri di sapere anche promuovere i negozi polifunzionali e i servizi alle comunità, perché il made in Italy ha senso se noi per primi lo consumiamo e lo paghiamo al prezzo giusto”.

Tra gli altri temi, una punta di orgoglio: “Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, la sensibilità sulle tematiche del cibo non era assolutamente paragonabile a quella di oggi. Ricordo anzi che in apertura della prima edizione del Salone del Gusto dissi ‘il giorno in cui il cibo avrà la stessa attenzione della moda forse potremo dire che abbiamo risolto un problema di dignità e valorialità’. Oggi ci siamo arrivati, anche se l’approccio mediatico alla gastronomia non rende giustizia del percorso intrapreso in questi due decenni”. I dibattiti e gli eventi di Terra Madre Salone del Gusto, con ospiti provenienti da tutto il mondo, proseguiranno fino al 24 settembre.

Se vieni a lavorare in bici ti pago

Ven, 09/21/2018 - 04:43

Le esperienze si moltiplicano e i risultati sono ottimi.

In Francia la sperimentazione è partita nel 2015 grazie a Ségolène Royal, allora ministro dell’Ecologia, e prevedeva un rimborso di 25 centesimi di euro a chilometro per quei lavoratori che decidevano di andare al lavoro in bicicletta lasciando l’auto in garage.
L’azienda paga il lavoratore e l’importo poi viene detratto dalle imposte a carico dell’azienda stessa.
La sperimentazione, che per ora riguarda solo le aziende private ed è su base facoltativa, è andata così bene che alcuni parlamentari hanno chiesto all’attuale ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, di renderla obbligatoria per tutte le aziende.
A coloro che si preoccupavano del costo economico del provvedimento, i deputati e le ONG promotori hanno presentato un dossier che dimostra come l’onere per le aziende e lo Stato sia inferiore rispetto al risparmio sanitario che si otterrebbe con l’aumento dell’uso della bicicletta.

Il primo Paese a pensare e applicare una “indennità chilometrica” è stato il Belgio, già dal 1999. Oggi se ne avvale quasi il 10% della popolazione, oltre 400 mila persone che nel solo 2015 hanno percorso 420 milioni di chilometri sulle due ruote. E ogni anno i numeri crescono.
Anche in Lussemburgo viene premiato chi va a lavorare in sella alla bici. In molte aziende bici hanno sostituito l’auto anche come mezzo aziendale.

In Italia l’iniziativa per promuovere l’uso della bicicletta per gli spostamenti è in linea di massima lasciata ai privati. E il caso di Coop che “converte” ogni chilometro in bici percorso dai clienti in 10 mega di traffico telefonico, mentre per i dipendenti è previsto un bonus in busta paga.
A Bologna è di recente attuazione il progetto Bella Mossa che prevede sconti e buoni spesa per chi sceglie i mezzi pubblici o la bicicletta per i propri spostamenti e che è rivolta sia a privati sia ad aziende che vogliano coinvolgere i dipendenti.

Sbaraglia tutti però l’agenzia pubblicitaria Make Collective, in Nuova Zelanda, che ha deciso di pagare i propri dipendenti 5 dollari al giorno se decidono di andare a lavorare in bici, cifra che raddoppia dopo sei mesi di costante pedalare.
C’è da farsi un bel gruzzolo anche senza tener conto di quanto si guadagna in salute. Certo, la Nuova Zelanda è un po’ lontana, però ci sono chilometri e chilometri di piste ciclabili!

Fonti:

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Francia-soldi-a-chi-va-al-lavoro-in-bici
https://www.lifegate.it/persone/news/tre-paesi-europei-lavoro-bici
https://www.coopvoce.it/web/portale/servizio-vivibici
https://www.bellamossa.it/page/about
https://www.greenme.it/muoversi/bici/26910-bici-lavoro-pagamento

 

People For Planet aderisce alla campagna We Welcome All

Ven, 09/21/2018 - 02:59

Immigrati di qualsiasi nazione, persone di qualsiasi razza, qualsiasi religione, qui sono tutti benvenuti!
Anche People For Planet aderisce alla campagna #wewelcomeall (Diamo il benvenuto a tutti).
Scarica i volantini, stampali e appendili a casa, in ufficio, in palestra, condividi l’immagine sui tuoi social.
Di seguito tutti i formati:

Per Web

Formato A4

Formato A3

Negozi aperti o chiusi la domenica e nei giorni festivi?

Ven, 09/21/2018 - 02:13

Lanciato su Facebook la scorsa settimana, il sondaggio “Negozi aperti la domenica e nei giorni festivi: favorevoli o contrari?” di People for Planet ha fatto registrare un 44% di opinioni favorevoli e un 56% di opinioni contrarie. La maggior parte dei partecipanti al sondaggio preferisce quindi che di domenica le serrande degli esercizi commerciali rimangano abbassate, rispetto a chi vorrebbe continuare a  fare acquisti 7 giorni su 7. Ma la vittoria degli uni sugli altri è tutt’altro che schiacciante, e lascia intravedere un Paese a metà.

Rivedere le liberalizzazioni Monti

Il M5S e la Lega in campagna elettorale avevano fatto della promessa di chiusura dei negozi di domenica e nei giorni festivi un cavallo di battaglia e ora hanno deciso di passare ai fatti. Cosa accadrà è però ancora presto per saperlo: l’iter per rivedere le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali introdotte dal governo Monti dal 2012 è infatti iniziato alla Camera dei deputati in  Commissione Attività produttive solo un paio di settimane fa attraverso la presentazione di una proposta di legge della Lega. “Abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del Governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali – ha scritto su Facebook lo scorso 6 settembre Barbara Saltamartini, Presidente della Commissione -. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica. Dalle parole ai fatti senza perdere tempo! Questo è il #Governodelcambiamento
#lega  #MatteoSalvini“.

La nuova proposta di legge

La proposta di legge è di iniziativa di 14 deputati tra cui la stessa Saltamartini. “La presente proposta di legge – recita il testo – si prefigge di modificare la normativa vigente in materia di orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali ripristinando l’obbligo di chiusura domenicale e festiva degli stessi”. Con alcune eccezioni, ovvero per “le domeniche del mese di dicembre, nonché ulteriori quattro domeniche o festività nel corso degli altri mesi dell’anno” in cui i negozi potranno rimanere aperti, e per gli esercizi commerciali ubicati in località turistiche, di montagna o balneari, per i quali l’orario di apertura e chiusura non è soggetto ad alcun obbligo. Per il resto, di domenica serrande giù.

Vantaggio per i consumatori

“Il vantaggio di tale revisione – si legge nella proposta di legge – ricadrebbe anche sui consumatori che, pian piano, riscoprirebbero il piacere di riappropriarsi di alcuni valori all’interno del contesto sociale in cui vivono come, ad esempio, quello di trascorrere le festività in famiglia o di impiegare il proprio tempo libero passeggiando all’aria aperta o nei piccoli centri”.

Cosa dicono i commercianti

Come riporta l’Ansa il Presidente di Federdistribuzione (l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati) Domenico Gradara afferma che “con lo stop all’apertura domenicale si potrebbero perdere decine di migliaia di posti di lavoro” poiché “la domenica è il secondo giorno della settimana per fatturato“, spesso con un valore doppio rispetto a un giorno feriale. La proposta sulla chiusura dei negozi la domenica all’esame del Parlamento sarebbe quindi un “passo indietro”. Confesercenti (che associa 60 associazioni che rappresentano piccole e medie imprese di ogni settore economico di interesse nazionale) scrive in una nota che “le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal primo gennaio 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori”, ma che quest’ultimo “non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione. È importante, a questo punto, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche”.

Rifatevi gli occhi con questo artista

Gio, 09/20/2018 - 09:08
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