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Aggiornato: 56 sec fa

La scarpa che “cresce” per i bimbi africani

Lun, 07/23/2018 - 09:35

Un’idea semplice e rivoluzionaria. The Shoe that Grows è una scarpa per bambini che cresce assieme a loro. Si adatta al piede e può durare cinque anni. Un’innovazione nata per aiutare le famiglie in difficoltà nei paesi in via di sviluppo, per permettere ai più piccoli di non andare in giro con calzature di fortuna o addirittura scalzi, con il rischio di incappare in pericolosi parassiti. “Sono oltre 1,5 miliardi le persone che soffrono di malattie trasmesse dal suolo, in tutto il mondo. Senza scarpe, i bambini sono particolarmente vulnerabili…

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Un’altra spiaggia è possibile

Lun, 07/23/2018 - 09:25

A Paestum (Salerno), in Cilento, la struttura balneare Dum Dum Republic si è schierata in difesa degli oceani e delle spiagge: 20.000 cannucce in meno sono state sostituite negli ultimi due mesi dal maccherone zito, un tipo di pasta cava all’interno che si presta all’uopo, negli ultimi due mesi. Lo stabilimento stesso, si è fatto promotore di una campagna virale #ZeroCannucce, iniziativa che si inserisce nel più ampio e lungimirante progetto di Turismo Sostenibile #PlasticFree.

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Apriamo il dibattito sull’effetto positivo dell’uso dei placebo sui conti e la salute

Lun, 07/23/2018 - 02:47

In Germania quando un medico non ha ancora i risultati degli accertamenti clinici e delle analisi, 8 volte su 10 non prescrive una medicina, proprio perché non ha gli elementi di diagnosi. In questi casi i medici prescrivono medicine placebo, cioè sostanze che non hanno nessun effetto “medico”. Nelle farmacie sono in vendita pillole di tutti i colori, creme, gocce, supposte, tutte placebo (e c’è scritto sulla confezione). L’uso del placebo dà comunque al malato una risposta psicologica e quindi effetti positivi sulla salute; e si è dimostrato che anche se il paziente sa di assumere un placebo c’è comunque un effetto positivo: il gesto di curarsi, incredibile ma vero, funziona!  Qui vedi la ricerca diretta da Kevin Fontaine, presidente del Dipartimento di Health Behavior alla Scuola di salute pubblica dell’Università dell’Alabama a Birmingham: Placebos without Deception: A Randomized Controlled Trial in Irritable Bowel Syndrome, mentre qui si può leggere un articolo sull’effetto placebo in generale.

Le non medicine danno risultati positivi in molti casi; ma soprattutto si riduce il rischio di contrarre malanni causati da medicine sbagliate perché prescritte prima di conoscere il risultato delle analisi.

Se si convincessero i medici italiani ad adottare questa strategia otterremmo un enorme risparmio sui farmaci (i placebo hanno un costo irrisorio) e meno danni alla salute per errori di diagnosi.

In questo caso però non si tratta di riuscire a far approvare una legge. Non si può imporre la prescrizione del placebo anche perché in alcuni casi, quando il medico ha raggiunto una certa certezza anche in assenza di analisi, è giusto prescrivere medicine vere.

Per ottenere l’aumento sensibile dell’impiego del placebo in Italia sarebbe sufficiente che il ministero della Sanità esprimesse un incoraggiamento presso l’Ordine dei Medici chiedendo una maggiore diffusione dell’informazione sui risultati positivi ottenuti seguendo questa procedura in Germania e in altri Paesi; una campagna di informazione rivolta ai cittadini che evidenziasse i rischi ai quali ci si espone assumendo farmaci prima di avere una ragionevole sicurezza sulla diagnosi in quanto non ci sono ancora accertamenti clinici. Si tratta cioè di sviluppare un’azione culturale. Il denaro speso per una campagna di informazione sarebbe sicuramente ripagato 100 volte.

Nei prossimi articoli racconterò dell’incontro con le commissioni Sanità e di come tagliare i costi coinvolgendo gli studenti in campagne di informazione sanitaria.

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“Gli esseri umani hanno creato il problema e la mia macchina per ripulire gli oceani lo risolverà”

Lun, 07/23/2018 - 02:27

 

La prima macchina per ripulire gli oceani, progettata da Boyan Slat, sarà operativa da luglio e avrà come primo obiettivo l’isola di spazzatura nel Pacifico. Il sogno di Boyan Slat, il giovane che a soli 18 anni ha progettato la prima macchina per pulire gli oceani dalla plastica, sta per diventare realtà. È tutto pronto al lancio, che avverrà nell’estate 2018 e che avrà come primo obiettivo la Great Pacific Garbage Patch, l’enorme isola di spazzatura situata nell’oceano Pacifico, contenente circa 100 milioni di tonnellate di detriti. Si tratta del primo tentativo di contrastare l’accumulo di immondizia, fin dalla sua scoperta nel 1997.

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At last but not the least, i rendimenti

Lun, 07/23/2018 - 02:05

I dati messi a disposizione dalle autorità di vigilanza e controllo (fonte: ultima relazione Covip) certificano che i lavoratori che hanno aderito alla previdenza complementare dovrebbero ritenersi soddisfatti, in quanto, a prescindere dalla forma opzionata tra le tre, tutte battono la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda. E’ anche vero però che il 23,5% degli iscritti alla previdenza complementare nel 2017 non ha effettuato contribuzioni perché probabilmente è rimasto intrappolato dalle promesse dei venditori aggressivi e ora, benché non possa uscire dal fondo, si guarda bene dal versare altri soldi

Questo è sufficiente per capire che, per quanto riguarda Fpa e Pip, è arduo consigliare quali preferire, perché la struttura di offerta della previdenza complementare è costituita da 415 forme pensionistiche: 35 fondi negoziali, 43 aperti, 77 piani individuali pensionistici (PIP), 259 preesistenti, oltre ancora a FONDINPS! I costi medi nazionali dei Fpa, comparabili grazie all’Isc (Indicatore sintetico dei costi), oscillano tra lo 0,47% e l’ 1,72% annui, a seconda dei comparti prescelti, mentre quelli dei Pip stanno tra l’1,87% e il 2,71%.

La forbice è molto alta; dietro a questi dati medi, non deve però sfuggire che esistono comunque comparti di Fpa più cari di quelli dei Pip. Verificare i costi è doveroso, però questi vanno poi coniugati con i rendimenti. Prodotti poco costosi e poco performanti, peggio ancora molto costosi e poco redditizi, si alternano ad altri mediamente costosi e ben performanti. Va altresì sottolineato che i fondi pensione sono strumenti di investimento tipicamente di lungo periodo (pluridecennali). Correttamente innescano dei meccanismi di inversione dei costi all’aumento dell’importo sotto gestione, così gli aderenti coerenti avranno ulteriori vantaggi derivanti dalle economie di scala.

A fare il resto della differenza sono quindi elementi quali l’expertise gestionale, la consistenza delle masse, il miglior rapporto rischio/rendimento, la capacità di innovazione, la dimostrazione di sapersi adeguare velocemente ai cambiamenti di mercato, normativi, fiscali e operativi.

Per i giovani lavoratori l’adesione alla previdenza complementare dovrebbe essere imprescindibile ma ,cosi come indicato nel rapporto Covip, “rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare”. Probabilmente gli intermediari (banche e compagnie di assicurazione) fanno ancora fatica a consolidare un rapporto di fiducia con chi deve legarsi le mani per 40 anni circa. Una conferma e’ rappresentata anche dal fatto che, sempre dati Covip 2017, le prestazioni pensionistiche erogate alla fine dei piani sono state distribuite in capitale (mi prendo tutto alla scadenza del piano) in 2,6 miliardi e in rendita ( mi prendo una pensione mensile per tutta la vita) per circa 700 milioni di euro. Della serie: prendo i soldi e scappo altro che pensione di scorta!

E una domanda in termini di tecniche di vendita dovremmo pur porcela visto che in Italia a fine 2017 risultano iscritti 7,6 milioni di risparmiatori. Sono tutti consapevoli? Hanno tutti maturato e metabolizzato la decisione in autonomia e senza alcuna pressione?

Unico consiglio: per ridurre gli errori, maturare conoscenza partecipata, ottenere di più… è utile affidarsi a professionisti seri, di provata esperienza, indipendenti o che rappresentano società storiche, con unica vocazione la gestione professionale del risparmio.

 

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Alstom: il treno a idrogeno vince il GreenTec Mobility Award. Presto in Italia?

Dom, 07/22/2018 - 02:18

Si chiama Coradia iLint ed è un treno regionale alimentato da una cella combustibile che trasforma l’idrogeno in energia elettrica. Realizzato da Alstom, è il primo nel suo genere e si è da poco aggiudicato un GreenTec Award nella categoria Mobility by Schaeffler. Sarà su rotaia in Germania entro quest’anno.

Ma anche in Italia c’è aria di novità. In Toscana i treni di Alstom potrebbero viaggiare sulle linee Siena-Chiusi e Siena-Empoli – non elettrificate – grazie a un bando della Regione a cui Alstom aveva risposto e che potrebbe comunque vedere protagonisti anche altri big della mobilità. Tutto dipende però anche dal cofinanziamento da parte dell’Ue nel quale spera la Regione, ma per avere notizie concrete su questo fronte occorre attendere il bando del 2019.

Unica emissione in atmosfera: vapore

Il Coradia iLint presenta vari vantaggi dal punto di vista ambientale e non solo. Da un lato, infatti, consente un risparmio notevole in termini di emissioni – l’unica emissione è il vapore – dall’altro lato è prezioso per agevolare gli spostamenti su linee ferroviarie non elettrificate come sostituto dei convogli diesel. Nel caso tedesco, stiamo parlando del 40% della rete. Inoltre, come sottolineano da Alstom, questo mezzo di trasporto viaggia ai massimi livelli di silenziosità possibili.
E non si tratta di un prototipo: il Coradia iLint entrerà in servizio regolare sulla tratta Cuxhaven-Bremervörde in Bassa Sassonia, proprio nel 2018.
Ai GreenTec Awards è stato premiato in particolare il nuovo modo di concepire la mobilità a zero emissioni in un ambito – l’ingegneria e il trasporto ferroviario – in cui si trasportano carichi massicci, considerando anche che il progetto Coradia iLint dimostra la volontà di agire su una prospettiva di decarbonizzazione di lungo periodo e grazie a una produzione in serie.
Ogni treno regionale di questo tipo più viaggiare fino a 140 km/h con un’autonomia di 600/800 km per ogni rifornimento. A bordo, possono salire fino a 300 passeggeri.

VIDEO:

 

I treni regionali Alstom per gli italiani

Alstom è impegnata anche sul fronte italiano, dove è presente dagli anni Novanta. Tra i vari incarichi, nel 2012 si è aggiudicata la gara pubblica di Trenitalia per 70 nuovi treni regionali Coradia Meridian e qualche mese fa si è aggiudicata anche 4 contratti per circa 330 milioni di euro sempre da Trenitalia per la fornitura di 54 treni regionali Coradia Stream destinati alle regioni Abruzzo (4 treni), Liguria (15 treni), Marche (4 treni) e Veneto (31 treni). Tutto questo come parte dell’accordo quadro firmato nell’agosto 2016. Si tratta dei treni ribattezzati “Pop”, che si aggiungono ai 47 già ordinati dalla Regione Emilia Romagna nel 2016.

Sono convogli pensati per viaggiare su linee regionali e per collegare più città. Sono ad unità elettrica multipla (EMU) che raggiunge una velocità massima di 160 km/h nella versione regionale. Possono prendere posto seduti oltre 300 passeggeri e l’accesso è stato pensato “a raso” del marciapiede per essere più agevole per tutti, compresi i passeggeri con difficoltà motorie. Sono treni progettati per essere ecologici e riciclabili al 95%. A seconda delle stagioni, inoltre, questi treni presentano interni modificabili e adattabili: ad esempio è possibile aggiungere rastrelliere per le biciclette o per gli sci, connessione Wi-Fi, distributori di bibite e snack, aree multimediali e zone di lavoro o relax. Possibile anche un servizio avanzato di infotainment, audio e video e un servizio di video sorveglianza “live” per garantire la massima sicurezza a bordo. Tutto è stato pensato in Italia: lo sviluppo del progetto, la produzione e la certificazione fanno capo al sito di Alstom di Savigliano (CN), la progettazione e la produzione dei sistemi di trazione e altri componenti allo stabilimento di Sesto San Giovanni (MI) e i sistemi di segnalamento di bordo al sito di Bologna.

In copertina: Disegno di Armando Tondo

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Pesticidi: ambiente e salute ancora a rischio

Dom, 07/22/2018 - 02:07

ISPRA – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell’ambiente – ha presentato oggi i risultati delle periodiche analisi sui pesticidi delle acque italiane, con riferimento al biennio 2015-2016. Il quadro che emerge è allarmante per ambiente e salute umana.

Nella sola agricoltura si utilizzano in Italia 130.000 tonnellate all’anno di pesticidi, mentre non si hanno dati sui biocidi utilizzati per altri usi (ad esempio lungo i binari ferroviari).

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E’ nato prima il pane o l’agricoltura?

Sab, 07/21/2018 - 02:56
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, dell’Università di Cambridge e dello University College di Londra, ha pubblicato un articolo in cui si racconta di una scoperta che va contro quello che eravamo abituati a immaginare riguardo alla nascita dell’agricoltura, alla coltivazione dei cereali e al loro uso per preparare prodotti come il pane. Questi ricercatori, infatti, hanno trovato, in un sito archeologico denominato Shubayqa 1, in Giordania, i resti di quella che poteva essere paragonata a una sorta di focaccia, risalenti a circa 14 mila anni fa.    Il pane sarebbe il più antico finora noto: “Il pane a forma di focaccia trovato a Shubayqa 1 è la prima prova della produzione di pane finora scoperta, e dimostra che la cottura è stata inventata prima che avessimo la coltivazione delle piante”, ha detto Tobias Richter, dell’Università di Copenaghen, che ha diretto la ricerca, come riporta il sito Le Scienze. “E’ possibile che la produzione precoce di pane a base di cereali selvatici sia stata una delle forze trainanti della successiva rivoluzione agricola, quando i cereali selvatici furono coltivati per fornire fonti di cibo più convenienti”.   Questo sostanzialmente significa che al tempo si erano già comprese le proprietà di alcuni cereali, che venivano raccolti nella loro forma selvatica e successivamente lavorati e poi cotti per produrre un alimento che si era già capito che fosse molto nutriente. Nel sito archeologico sono stati trovati anche diversi oggetti che dimostrano come la popolazione che abitava quel luogo fosse in grado di svolgere tutti i passaggi della lavorazione. Probabilmente questa idea ha portato poi i nostri antenati a cercare di produrre più facilmente e in maggior quantità i semi che gli servivano per la panificazione, e quindi hanno iniziato a pensare a forme di coltivazione. La fame aguzza l’ingegno e i nostri antenati contadini/panettieri hanno avuto un’idea che si è rivelata geniale.

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La mobilità sostenibile a Firenze (VIDEO)

Sab, 07/21/2018 - 02:06

Sapevate che il problema più grande per la mobilità nelle città è trovare lo spazio per fermarsi?
E a Firenze in particolare cosa sta succedendo? Cosa sta facendo il Comune per rendere la mobilità il più sostenibile possibile?

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Mangiare meno carne fa bene a noi e al pianeta

Sab, 07/21/2018 - 02:00

E un consumo minore di carne aiuterebbe l’ambiente. Secondo una ricerca del World Watch Institute e di numerose
università europee consumando una quota inferiore di proteine derivanti dalla carne si potrebbe nutrire una popolazione cinque volte superiore all’attuale.

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La mappa del caporalato nelle campagne del Nord

Ven, 07/20/2018 - 02:57

… ma non mancano gli italiani tra i braccianti che lavorano nei campi per 5 euro l’ora. E all’abuso si aggiunge la criminalità, con epicentro nella ricca Emilia.

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Strade senza buche e traffico silenzioso grazie a materiali riciclati

Ven, 07/20/2018 - 02:47

Al via il progetto “Life Nereide”, condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa a cui hanno partecipato ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana), il centro di ricerca belga Brrc (Belgian Road Research Centre), l’Istituto di acustica e sensoristica “Orso Mario Corbino”, Ecopneus, il consorzio senza scopo di lucro Ecopneus che si occupa della gestione dei pneumatici fuori uso in Italia e Regione Toscana, che recentemente sta promuovendo non poche azioni a favore dei cittadini e dell’ambiente.

Il progetto è di Nereide – acronimo di “Noise efficiently reduced by recycled pavements”, che tradotto significa “rumore ridotto efficacemente con asfalti riciclati”.  L’asfalto brevettato è infatti reso fonoassorbente dalla presenza di polverino di gomma di vecchi pneumatici fuori uso dal bitume, i cosiddetti Pfu.

Quando si parla di inquinamento causato dalla circolazione dei mezzi sulle strade e ai danni subìti dall’uomo l’attenzione è tendenzialmente rivolta agli effetti negativi che provoca a livello cardio-respiratorio. L’inquinamento acustico è però un fenomeno in netta ascesa. Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i danni causati da livelli eccessivi di rumore da traffico sono spesso irreversibili e nella sola Europa è stato calcolato che oltre 125 milioni di persone sono sottoposte quotidianamente all’inquinamento acustico e ai rischi che ne derivano.

Segnali di una preoccupazione crescente giungono anche da ARPAT e CNR, che hanno perfezionato protocolli acustici per potere misurare con maggiore precisione l’effettiva riduzione del rumore tramite gli asfalti e hanno sviluppato nuovi strumenti in grado di valutare l’impatto effettivo che il rumore dei mezzi di trasporto esercita sulla percezione del singolo cittadino.

Gli asfalti comunemente in uso quando arrivano ad abbattere la soglia dei 3 decibel di rumore sono considerati prodotti d’eccellenza. L’asfalto Nereide già riduce il rumore di 5 decibel in più rispetto a quanto normalmente ottenuto, e il risultato è destinato a migliorare, perché il prodotto è in fase di perfezionamento.

Un altro punto a favore va alla sicurezza stradale, in quanto l’aderenza del manto è più del 20% rispetto a quella garantita dai prodotti in commercio.

A beneficiare di questo nuovo asfalto sono inoltre le persone che se ne occupano direttamente: gli operatori stradali. Gli asfalti in media necessitano di 160°-180° per essere stesi, con ingenti emissioni di fumo e di sostanze inquinanti nei confronti di chi lavora e si trova nei pressi. Il nuovo asfalto permette una stesura “a tiepido” con temperature ridotte di 30°- 40° e con meno rischi, oltre che meno costi.

Benefici che non vanno a scapito dell’ambiente, al contrario, l’asfalto di nuova generazione si compone di asfalto riciclato.

Il progetto – iniziato nel settembre 2016 e con scadenza prevista per marzo 2020 – è piaciuto alla Comunità Europea, che ha stanziato 2,7 milioni di euro. Dei 5.200 m di nuove superfici a ridotta emissione sonora in Toscana 2.700 m sono stati stesi nel Comune di Massarosa in provincia di Lucca.

Nella seconda fase del progetto, che partirà il prossimo autunno con la supervisione dei ricercatori belgi del Brcc, verrà sperimentata la pavimentazione stradale con una percentuale di gomma riciclata ancora maggiore rispetto a quella abituale del 2-3%, che consentirebbe di arrivare ad abbattere 12 decibel del rumore, un risultato che fino ad ora si è ottenuto soltanto mediante le barriere acustiche.

L’ambizione è quella di estendere il progetto a tutta l’Italia, a patto di una collaborazione con le amministrazioni pubbliche, come ha spiegato Ecopneus in una nota:

“Mettere a punto una miscela produttiva ottimale e linee-guida destinate alle pubbliche amministrazioni, che potranno inserire queste miscele nei capitolati di appalto quando hanno necessità di intervenire sui livelli eccessivi di rumore”.

Nereide non è il primo caso di utilizzo di materiali riciclati per realizzazione dell’asfalto: come segnalato in un precedente articolo, la Green Dragon Lane di Londra presenta diversi km di asfalto fatto anche di plastica riciclata. La svolta green si è messa davvero sulla buona strada.

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Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Ven, 07/20/2018 - 02:20

I prodotti repellenti per le zanzare sotto forma di creme o spray da applicare sulla cute sono molto diffusi e possono essere acquistati in diversi punti vendita, dalle farmacie ai negozi per l’igiene personale. Sebbene possano essere considerati sicuri è importante non abbassare mai la guardia e seguire scrupolosamente le istruzioni riportate in etichetta.

Usarli solo se strettamente necessario

L’Istituto superiore di sanità nella Guida per l’entomoprofilassi specifica che quando possibile è preferibile utilizzare tecniche di protezione meccanica o ambientale in sostituzione dei repellenti topici, che devono essere usati solo quando effettivamente necessari e per brevi periodi. Per quanto riguarda i bambini, i repellenti per le zanzare non devono essere utilizzati prima del compimento dei sei mesi di età, e nei piccoli di età inferiore ai 2 anni possono essere impiegati solo in caso di concreto rischio di trasmissione di malattie da parte delle zanzare. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, l’impiego di questi prodotti deve essere valutato attentamente dal medico e da un entomologo esperto in base al rapporto rischio/beneficio.

Rispettare le modalità di applicazione…

Creme e spray contro le zanzare devono essere applicati solo sulle parti scoperte del corpo, non sulle mucose e non sulla cute lesa o abrasa, e prestando particolare attenzione a non interessare direttamente gli occhi. L’irrorazione deve avvenire da 15-20 cm di distanza dalla cute e il prodotto non deve mai essere cosparso direttamente sul volto, ma applicato con le mani. Nei bambini di età inferiore a 4 anni si raccomanda di applicare il prodotto non direttamente sulla pelle del piccolo, bensì mediante le mani di un genitore.

…e i tempi

I repellenti non vanno applicati a intervalli temporali troppo ravvicinati. Il tempo di protezione rappresenta l’arco temporale in cui il prodotto esercita la sua funzione repellente, mentre il tempo di applicazione è il lasso temporale che passa fra un’applicazione del prodotto e la successiva nell’arco delle 24 ore. I tempi di applicazione devono essere valutati di volta in volta a seconda dell’attività svolta (il sudore o l’acqua, ad esempio, possono lavare via il prodotto). Al fine di avere un tempo di protezione attendibile (e quindi un tempo di applicazione) è sempre bene calcolare il tempo di effettiva protezione, che si ottiene dividendo per 2 il tempo massimo di protezione riportato in etichetta.

Attenzione all’interazione con le creme solari

Infine, si legge nella Guida dell’Iss, bisogna prestare attenzione all’interazione con le creme solari: molti repellenti interferiscono infatti con la protezione solare fornita da queste creme, declassandone il potere protettivo. E alcuni prodotti, inoltre, possono risultare fotosensibilizzanti. E’ bene quindi esporsi al sole con cautela, soprattutto nella stagione più calda.

 

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Ricevere mail maleducate in ufficio ci rende più stressati

Gio, 07/19/2018 - 09:33

Le mail scortesi ci rendono più stressati, meno produttivi sul posto di lavoro e aumentano le tensioni in famiglia. È il risultato di uno studio condotto da due ricercatori dell’università dell’Illinois a Urbana-Champaign e della Johannes Gutemberg di Mainz, in Germania. […] La ricerca ha mostrato che chi riceve un messaggio dal contenuto sgarbato e poco civile o una risposta negativa a una richiesta tende a diventare meno produttivo, a limitare i propri sforzi, fino ad assentarsi o ad arrivare tardi in ufficio. È il cosiddetto work withdrawal: l’impiegato si “ritira” dal proprio lavoro.

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