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Aggiornato: 1 min 29 sec fa

La vera storia dei sassi di Matera

Dom, 07/15/2018 - 02:16

La città di Matera è unica al mondo, è un elaborato sistema di grotte, la mentalità e il pensiero della Preistoria che si sono tramandati fino a nostri giorni. Tutta la città serve a raccoglie l’acqua piovana attraverso un sistema di pozzi e canalette.

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Pescatori decidono stop a pesca del krill nell’Antartide

Dom, 07/15/2018 - 02:02

L’85% delle aziende che pescano il krill si è impegnato a non pescare in Antartide. La decisione è stata presa in vista della riunione a ottobre della Commissione per l’Oceano Antartico, organismo internazionale che dovrà deliberare sulla proposta della Ue di creare una mega-area marina protetta da 1,8 milioni di km quadrati nel Mare di Weddell.
Il krill è composto da minuscoli crostacei che rappresentano una fonte di cibo per balene, pinguini, foche e calamari.

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Contro le zanzare gli elettroemanatori funzionano

Dom, 07/15/2018 - 02:00

Areare il locale prima di soggiornarvi”: è questa la dicitura che compare nella maggior parte delle istruzioni che accompagnano gli elettroemanatori anti-zanzara presenti in molte case. Ma spesso si dimentica di farlo. Attenzione a irritazioni e reazioni di tossicità.

Tra i dispositivi per ridurre la presenza di zanzare dentro casa i più comuni sono gli elettroemanatori. Sia che le finestre siano dotate o meno di zanzariere, una delle soluzioni che il mercato offre e di cui spesso si fa uso nelle case consiste proprio nell’acquisto (dipende dalla grandezza dei locali) di uno o più elettroemanatori. Disponibili in diversi modelli e facilmente reperibili, possono avere ricarica liquida, a piastrine o a sabbia compressa, essere portatili, alimentati a batterie o a carica elettrica. Il loro funzionamento si basa sull’emanazione di sostanze repellenti per le zanzare che rendono l’ambiente poco idoneo al loro soggiorno.

Leggere bene le istruzioni

Questi dispositivi, spiega Francesco Castelli, docente di Malattie infettive all’Università di Brescia, “funzionano ma l’ambiente dopo il loro utilizzo va fatto ben areare prima di soggiornarvi nuovamente”. Oltre al ricambio d’aria completo dopo l’utilizzo, altre due regole riportate nelle istruzioni di questi dispositivi non andrebbero mai trasgredite: “Mantenere la finestra aperta mentre l’elettroemanatore è in funzione e non stazionare nell’ambiente con l’emanatore acceso e le finestre chiuse”, precisa l’esperto.

Aprire le finestre

Far cambiare l’aria nell’ambiente dopo aver tenuto acceso l’elettroemanatore per potervi soggiornare nuovamente è una misura a favore della nostra salute che non inficia l’efficacia del repellente: “Dopo aver areato il basso dosaggio di repellente che rimane nella stanza è sufficiente per risultare irritante per le zanzare, che non rientreranno. Poi, però, è bene chiudere le finestre”.

Effetti collaterali

Se, da una parte, gli elettroemanatori funzionano e possono essere un rimedio efficace contro le zanzare, dall’altra non dobbiamo dimenticare di utilizzarli seguendo sempre le istruzioni, spiega lo studioso, e che alla lunga anche se utilizzati al meglio possono provocare effetti collaterali tra cui irritazione delle prime vie aeree (naso e gola) e dare reazioni di tossicità. “Particolare attenzione deve essere posta anche alle dosi di repellente utilizzato in base alla grandezza del locale in cui l’elettroemanatore viene acceso, affinché non risulti irritante o tossico per gli abitanti della casa”.

Questi gli articoli sul tema “zanzare e insetticidi

Per le zanzare è una “questione di sangue”
Gli insetticidi sono velenosi!

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Pesce ago, il (m)ago del mimetismo

Sab, 07/14/2018 - 16:29

 

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Siamo sicuri di essere Homo Sapiens?

Sab, 07/14/2018 - 04:10

Abitiamo la Terra da soli 3 secondi e guardate cosa abbiamo già combinato…

 

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La Cina costruirà 300 città forestali entro il 2025

Sab, 07/14/2018 - 02:51

Il 9 e 10 luglio si è tenuta una sessione straordinaria dell’Assemblea nazionale del popolo (Apn), il Parlamento cinese che ha esaminato «un rapporto sull’attuazione della legge sul controllo dell’inquinamento dell’aria e un progetto di decisione sul rafforzamento della protezione globale dell’ambiente e il sostegno alla lotta contro l’inquinamento nel rispetto della legge»

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Starbucks a Milano: via le tazze monouso

Sab, 07/14/2018 - 02:44

Si avvicina l’apertura del primo Starbucks in Italia: sarà Milano ad ospitare il primo locale della catena americana che tutti associamo con bicchieroni di caffè lungo bollente.

Ma i mega bicchieroni devono essere necessariamente monouso? Se lo sono chiesti dall’Associazione Comuni Virtuosi, l’associazione che riunisce più di 100 Comuni italiani impegnati nello sviluppo sostenibile dei loro territori, insieme a Greenpeace Italia, WWF Italia,  Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e  Reloop, piattaforma a sostegno dell’economia circolare.

Secondo stime del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, se non si cambia il modello di proposta al pubblico, pur promuovendo il riciclo, per sostenere la richiesta di risorse dalla popolazione mondiale nel 2030 avremo bisogno del 40% in più  di legno e fibre di cellulosa.

L’Economia Circolare, promossa anche dalla Commissione Europea per evitare che in un futuro le risorse mondiali finiscano, è realizzata infatti anche grazie al ripensamento dell’intera filiera dei prodotti, nell’ottica di minimizzare gli sprechi e i rifiuti alla fonte.

Sul sito dell’Associazione dei Comuni Virtuosi si spiega:

“Apprezziamo gli sforzi compiuti da Starbucks nella promozione della sua tazza riutilizzabile da passeggio, nello scoraggiare l’utilizzo della tazza monouso con un addebito di 5 penny applicato in alcune caffetterie di Londra, e per le importanti risorse finanziarie stanziate nel progetto per sviluppare tazze usa e getta che possono essere riciclate o compostate. Tuttavia il perseguimento di una politica aziendale principalmente volta al riciclo – invece che al riutilizzo – non elimina il consumo di materie prime“.

Questo specialmente se pensiamo che vengono distribuite negli Starbucks di tutto il mondo ben 600 miliardi di tazze in carta o plastica ogni anno.

Quindi le associazioni ambientaliste lanciano un appello, di cui chiedono la massima condivisione e a cui People For Planet aderisce con entusiasmo, perché Starbucks in Italia cominci “bene da subito”:

“In Italia potremmo evitare qualsiasi tipo di azione correttiva ex post partendo con il piede giusto, servendo cioè bevande, aperitivi in stoviglie di ceramica, vetro o in contenitori da passeggio riutilizzabili. Combinando così  in un’offerta molto più sostenibile la miscela di caffè americano appositamente sviluppata per l’Italia e la nostra tradizione nel bere il caffè”.

Sul sito dei Comuni Virtuosi potete leggere l’appello completo.

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Building Information Modeling: i software che rendono l’edilizia più efficiente e più eco compatibile

Sab, 07/14/2018 - 02:25

Il Building Information Modeling, che ha BIM come acronimo, non è solo un software,  né  un prodotto, ma è un vero e proprio nuovo processo di lavoro con cui si può, oggi, concretamente realizzare la ricerca ottimale per l’ottimizzazione dei tempi, dei costi, l’uso dell’alta tecnologia, la creazione, il monitoraggio, la modifica, l’aggiornamento dell’intero ciclo di vita di un edificio o qualsiavoglia opera, dall’ideazione e progettazione sino alla sua demolizione.
Parola d’ordine per il BIM, dunque è: miglioramento. In una prospettiva in cui il futuro delle costruzioni, dell’ingegneria, dell’architettura è digitale, il BIM ad oggi garantisce il massimo potenziale virtuale a disposizione.

Una delle definizioni più comuni del BIM è “un processo di generazione e gestione dei dati di progetto durante l’intero ciclo di vita di un edificio o opera“. Per capirsi meglio: il BIM è uno strumento che consente l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite l’aiuto di software ad hoc che raccogliendo, combinando e collegando digitalmente tutti i dati rilevanti di un progetto costruttivo, consente di visualizzare la costruzione come un modello tridimensionale e di simulare una serie di parametri, ottenendo non soltanto una perfetta integrazione del processo, ma anche una forte riduzione in termini di costi, logistica e tempistiche.

Operativamente con questa tecnologia un edificio, o qualsivoglia altra opera, viene costruita digitalmente con un modello virtuale accurato e completo, una digitalizzazione dell’opera integrata, dove per integrata si intende che contenga almeno questi punti chiave:  digitale, spaziale, misurabile, comprensibile (deve trasmettere l’idea progettuale, le prestazioni dell’edificio, la sua realizzabilità sia per la sequenzialità delle operazioni da compiere che per i risvolti economici finanziari), accessibile (interfaccia intuitiva e possibilità di interoperabilità), durevole (per tutta la vita dell’edificio attraverso le sue diverse fasi).

Il modello BIM parte dal dimensionamento e posizionamento degli impianti sino a giungere alla modellazione e al computo metrico, e lo fà con la partecipazione e l’interscambio di tutti i protagonisti del processo di sviluppo, tra cui architetti, geometri, ingegneri e investitori. Al modello 3D vengono connessi diversi software di modellazione virtuale – analisi strutturali, acustiche, termo fluidodinamiche, illuminotecniche; le proposte di progetto possono essere ispezionate, modificate e ristrutturate, in modo che eventuali problemi o modifiche potranno essere organizzati e completati durante l’intero processo di costruzione, con le successive ed eventuali variazioni inserite da tutte le parti in causa.
Con il software BIM i prospetti sono meccanicamente prodotti dal programma perchè collegati al solido 3D ed ogni minima modifica ad esso applicata aggiorna automaticamente, riducendo i tipici errori di distrazione, propri del disegno a mano e con il CAD.
Una riduzione fino al 80% del tempo previsto per un preventivo di spesa, margini di errori ridotti al 3% massimo, una diminuzione dei tempi progettuali abbreviati del 7%, abbassamento dei costi di costruzione fino al 30%, chiarezza di dialogo e integrazione con tutti quei dispositivi informatici , maggior controllo del progetto ed un migliore coordinamento con i settori progettuali.
I dati vengono raccolti in un database,  l’archivio completo di informazioni, le librerie BIM per l’esattezza, rappresentano la naturale progressione dei blocchi CAD ma con informazioni maggiormente dettagliate e numericamente superiori; le criticità vengono così gestite e meglio superate.

Fra i principali vantaggi del BIM dunque ci sono:

  • una riduzione dei costi e tempi del ciclo di vita,
  • una minimizzazione degli errori di progettazione,
  • un’ottimizzazione della gestione dei progetti e
  • un supporto per la progettazione sostenibile.

L’uso di materiali sempre più performanti nelle prestazione energetiche e strutturali di un edificio, la progettazione di sistemi tecnici ed impianti sempre più efficienti e l’integrazione delle fonti rinnovabili sono alla base delle fasi costruttive di edifici eco compatibili nuovi o ristrutturati. Ed è proprio in queste fasi che l’uso del BIM ottimizza l’integrazione della varietà di esperienze e competenze di molteplici figure professionali, necessarie allo sviluppo dell’intero ciclo di vita di un edificio, a maggior ragione se questo edificio deve garantire prestazioni eccellenti dal punto di vista energetico, climatico, del comfort ed anche ambientali.

Il BIM offre anche il vantaggio indubbio nella fase di offerta di un progetto pubblico, di quantificarne precisamente e rapidamente i materiali richiesti e di stimare con maggiore accuratezza anche i costi di progettazione, produzione ed installazione. Nella fase tecnica poi ci sono altre importanti ottimizzazioni, ovvero è possibile effettuare un’analisi delle interferenze tra involucro architettonico e struttura.
Per questo la metodologia  è già utilizzata, anche all’estero, nei grandi studi e nelle grandi opere, ci sono molti esempi che dimostrano i vantaggi associati a queste procedure per la gestione degli appalti e per la realizzazione delle opere più complesse.

Il Italia un passo importante verso il BIM  è stato definito già nel 2016 all’interno del Nuovo Codice Appalti, il quale ha stabilito che un decreto del Ministero delle Infrastrutture dovrà fissare le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà del BIM sia per le amministrazioni sia le imprese, al fine di razionalizzare le attività di progettazione e delle connesse verifiche, andando a migliorare e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di partecipazione agli appalti. Questo decreto, che definisce le modalità e i tempi di progressiva introduzione  da parte delle stazioni appaltanti, delle amministrazioni concedenti e degli operatori economici dell’obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici come il BIM  nelle fasi di progettazione, costruzione e gestione delle opere e relative verifiche, è stato ufficialmente pubblicato sul sito del MIT il 12 gennaio 2018.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti adotta così il “Decreto BIM“, che per la sua portata rivoluzionaria ha monopolizzato l’attenzione del settore in questo ultimo anno. Con l’entrata in vigore del decreto scatterà dal 2019 l’obbligo per le stazioni appaltanti di prevedere l’utilizzo del Building Information Modeling per tutti i lavori di importo superiore a 100 milioni di euro. Progressivamente poi, fino al 2025, l’obbligo verrà esteso agli appalti di scaglioni di importo inferiori fino a introdurre tale modalità in tutto il sistema dei lavori pubblici.
Secondo alcuni studi ed esperienze, questo tipo di progettazione innovativa può consentire almeno il 10% di risparmi di spese di gestione e risparmi lungo tutto il ciclo dell’opera, abbattendo il ricorso alle varianti e prevedendo per tempo le manutenzioni necessarie.

Ma come già si è anticipato, la modellazione informativa (BIM) può essere utilizzata ampiamente e con vantaggi non solo per ottimizzare tempi, risorse e logistica, ma anche nella progettazione e costruzione sostenibile.
Con la locuzione Green BIM si identificano tutte quelle attività svolte con l’ausilio della modellazione informativa (BIM) e finalizzate alla progettazione e costruzione sostenibile. In particolare, quelle attività volte all’analisi e all’archiviazione delle caratteristiche dell’edificio relative alla sostenibilità ambientale, alla riduzione/ottimizzazione dei consumi energetici e alla sostenibilità socio-economica.
L’edilizia del futuro va in un’ottica di sempre maggiore sostenibilità, necessaria in un settore fra i più energivori al mondo. Quantificare i risparmi energetici e di materiali, evitare dispersioni termiche ed idriche e utilizzare quote parte di energie da fonti rinnovabili e sistemi di recupero, ma non solo; con il BIM si può efficacemente progettare in maniera coerente ed adeguata al contesto e alle diverse necessità. Che possono essere date: dal clima, dalle condizioni esterne, dall’utenza (dalla cultura locale, le abitudini e i principi di confort abitativo), nonchè  dalle risorse disponibili.

Tutto ciò sta diventando un imperativo, basta vedere come anche le direttive europee si stiano muovendo in maniera decisa verso l’uso dei materiali riciclati e verso gli edifici near zero energy. E i nuovi strumenti digitali sono un valido alleato per coadiuvare il movimento in questa direzione.

Per il futuro ci si aspetta che il machine learning così come l’intelligenza artificiale siano alla base di strumenti in grado di suggerire in modo automatico le scelte da implementare per ottenere una riduzione di costi, materiali, consumi energici e idrici ed emissioni inquinanti.  Sia l’intelligenza artificiale che il machine learning coinvolgono tutte quelle operazioni caratteristiche dell’intelletto umano ed eseguite da computer, che includono la pianificazione, la comprensione del linguaggio, il riconoscimento di oggetti e suoni, l’apprendimento e la risoluzione dei problemi. Il “machine learning” che è stato coniato successivamente all’AI, si distingue da questa perché è sì  la capacità di una macchina di apprendere, ma è in grado di farlo senza essere programmata esplicitamente. L’apprendimento automatico è un modo quindi per “educare”, o per meglio dire “addestrare”, un algoritmo in modo che possa apprendere da varie situazioni ambientali. L’addestramento, implica l’utilizzo di enormi quantità di dati e un efficiente algoritmo al fine di adattarsi (e migliorarsi) in accordo alle situazioni che si verificano.

L’algoritmo impiegato in questi casi dovrà riconoscere determinati oggetti, distinguendoli tra animali, cose e persone, e nello stesso tempo imparando dalle situazioni,ovvero ad  avere memoria di ciò che si è fatto per impiegarlo efficacemente nelle prossime acquisizioni di visione artificiale, come sta già accadendo nei suoi impieghi nel  settore dell’Automotive.

L’evoluzione del BIM potrebbe andare verosimilmente in questa direzione, ma questo è un capitolo che è ancora da scrivere.

 

Fonti:

NZEB, quanto costa un edificio a ‘energia quasi zero’?

Edilizia del futuro: la tecnologia a servizio del green building

Il Decreto BIM è legge


www.mit.gov.it/sites/default/files/media/normativa/2018-01/Decreto%20Ministro%20MIT%20n.%20560%20del%201.12.2017.pdf (link testo)
http://www.edilportale.com/news/2017/12/bim-news/bim-partir%C3%A0-nel-2019-l-obbligo-di-digitalizzare-gli-appalti-pubblici_61320_72.html
http://www.studiofanfulla.it/330-il-building-information-modeling-e-la-nuova-sfida-del-futuro.html

 

Copertina: disegno di Michele Sbicca, giugno 2018

 

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Per le zanzare è una “questione di sangue”

Ven, 07/13/2018 - 04:54

Ma sono fastidiose e possono dare reazioni allergiche

E, poiché sono in grado di trasmettere malattie, l’uomo ha messo a punto nel tempo diversi sistemi per difendersi da questi insetti. Ecco come funzionano repellenti e insetticidi compresi quelli biologici, che ci proteggono senza gravare sull’ambiente

Le zanzare hanno bisogno del nostro sangue per nutrire le loro larve e farle crescere, per permettere loro di svilupparsi e diventare adulte. Le uniche a pungere sono le femmine, che sono le sole responsabili della deposizione delle uova e della loro cura: ogni volta che uccidiamo una zanzara, quindi, non facciamo altro che eliminare una madre di famiglia che sta solo cercando di procurarsi nutrimento per i suoi piccoli. Può suonare crudele, ma è proprio questo che accade.

Sistemi anti-zanzare

Poiché però, oltre a essere fastidiose e a provocare reazioni allergiche in diverse persone, alcune specie possono risultare pericolose per l’uomo perché portatrici di malattie anche gravi come la malaria, per limitare il più possibile l’incontro con le zanzare l’uomo ha messo a punto nel tempo diversi sistemi: dalle barriere meccaniche come le zanzariere, all’uso di sostanze zanzaricide in grado di uccidere questi insetti, all’impiego di repellenti per tenerle lontane.

Gli insetticidi chimici

Due sono le tipologie di sostanze zanzaricide chimiche in grado di eliminare le zanzare: quelle che agiscono sulle larve (larvicidi) – funzionano soprattutto per ingestione, ovvero vengono inserite nell’acqua in cui vivono le larve che, una volta filtrata, risulta letale – e quelle che agiscono sulle zanzare adulte (adulticidi) – che funzionano perlopiù per contatto, in seguito al quale la zanzara adulta muore. “I larvicidi funzionano in maniera molto mirata e bastano pochi grammi di prodotto per debellare interi focolai di zanzare – spiega Claudio Venturelli, entomologo dell’Ausl Romagna – , mentre le sostanze adulticide per agire devono essere impiegate in grandi quantità, con spese economiche più alte e maggiore impatto sull’ambiente, senza contare la minore efficacia rispetto ai larvicidi”.

L’impatto sull’ambiente: oggi meglio di ieri

L’impatto sull’ambiente dovuto all’utilizzo di queste sostanze non è di poco conto, se si considera che soprattutto delle sostanze adulticide viene fatto un ampio uso a livello urbano per le disinfestazioni delle città, con utilizzo di grandi quantità di prodotti diverse volte all’anno, e in ambito agricolo per bonificare aree a rischio. “In passato gli insetticidi chimici prodotti erano tutti ad ampio spettro e dunque a maggior impatto sull’ambiente, come il famoso Ddt, il cui uso ha comportato la rarefazione di alcune specie di insetti non nocivi. Adesso la ricerca si sta specializzando nella messa a punto di insetticidi più selettivi, mirati all’eliminazione delle sole zanzare, ad esempio  mediante l’arresto del processo di crescita, a tutto vantaggio dell’ambiente”, spiega Venturelli.

Gli insetticidi biologici

Per debellare le zanzare senza nuocere all’ambiente basta utilizzare insetticidi biologici: “Attualmente sul mercato sono disponibili insetticidi biologici realizzati a partire da un batterio isolato da alcune larve di zanzara trovate morte in Israele. Sono molto selettivi perché in grado di uccidere solo le larve di zanzare e pochi altri insetti, e a bassissimo impatto sull’ambiente”.

I repellenti

Esistono diversi tipi di repellenti: alcuni si spalmano sulla pelle, altri si spruzzano sui vestiti. L’obiettivo comune è confondere l’olfatto delle zanzare, disincentivandole dall’avvicinarsi troppo alla nostra cute. “Il Deet (o dietiltoluamide o N-dietil-m-toluammide) è quello che funziona meglio. La molecola venne selezionata a metà dello scorso secolo prima per essere utilizzata per uso militare: venne impiegata in Vietnam e in Cambogia per evitare che i soldati venissero punti dalle zanzare del posto, portatrici di malaria. Ha un’ottima riuscita contro le zanzare e una bassa tossicità sulle persone, se ben utilizzata”, spiega Venturelli. “Un’altra sostanza repellente per le zanzare è l’icaridina, che insieme al Deet è la sostanza chimica anti-zanzare più diffusa nelle preparazioni in commercio. Poi ci sono diversi repellenti naturali a base di aromi estratti da piante (geraniolo, mentolo, citronella), ma meno persistenti”.

Zampironi e citronelle

Quanto ad altri due metodi molto utilizzati per tenere lontane le zanzare da giardini e portici, zampironi (così chiamati per via del cognome del farmacista italiano che li ideò nel 1800, detti anche “spirali fumogene”) e candele con varie profumazioni (prima tra tutte la citronella) sono molto utilizzate. “La loro efficacia, però, è limitata pochi metri nel raggio della combustione”, precisa Venturelli.

Dispositivi a ultrasuoni

Piuttosto diffusi sono poi i dispositivi a ultrasuoni calibrati per imitare il richiamo amoroso della zanzara maschio: risultano come repellenti per la zanzara femmina che, gravida e in cerca di sangue per nutrire la propria covata, cerca di sfuggire al maschio in cerca di attenzioni. Fino ad oggi sono stati messi in commercio diversi dispositivi, ma la loro efficacia sembra essere piuttosto limitata.

Forse non tutti sanno che…

Le larve di zanzara sono in grado di filtrare l’acqua stagnante e di renderla pulita, assorbendo alghe, funghi e batteri.

In Italia ci sono diversi tipi di zanzare e ognuna ha le sue ore preferite per pungere: la zanzara tigre (Aedes albopictus) preferisce agire nelle ore diurne, la Anopheles punge di notte, mentre la Culex pipiens (zanzara comune), che è quella più tipica del nostro Paese, punge sia di giorno che di notte.

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Capsula Mundi. Riposare per sempre sotto un albero

Ven, 07/13/2018 - 02:46

Ebbene, quest’idea poetica e romantica di ricongiunzione con la natura rappresenta la nuova frontiera dell’aldilà. Tra i più originali progetti in auge, c’è Capsula Mundi, che propone un nuovo concetto di sepoltura sostenibile e un diverso approccio al tema della morte, ancora oggi visto come tabù.
Già dal 2015 Anna Citelli e Raoul Bretzel, gli ideatori di Capsula Mundi, hanno deciso di ridisegnare la classica bara utilizzando materiali ecologici, e di riferirsi a simboli di vita, laici e universali, quali l’uovo, la posizione fetale e l’albero.
L’obiettivo del progetto è la rinascita del corpo all’interno di “boschi sacri

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Un drone in Italia

Ven, 07/13/2018 - 02:23

 

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L’airbag per le anche

Gio, 07/12/2018 - 05:19

Segnalato da Fabio Folla, grazie!

 

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Impiegati di tutto il mondo ribellatevi: la cravatta fa male!

Gio, 07/12/2018 - 05:18

Gli studiosi dell’Ospedale Universitario dello Schleswig-Holstein (Germania) hanno raccolto 30 volontari e li hanno divisi in 2 gruppi: il primo ha indossato una cravatta (dicono le cronache, con un nodo modello Windsor) il secondo no. Poi hanno esaminato con la risonanza magnetica il flusso ematico verso il cervello. Nel gruppo con la cravatta hanno riscontrato una riduzione del CBF (flusso ematico cerebrale) del 7,1%! E questo minore afflusso potrebbe compromettere il funzionamento cognitivo dell’individuo, con conseguenze sulle capacità cerebrali e una riduzione delle capacità motorie.

Del resto che la cravatta non faccia bene lo si intuisce anche nei gesti della vita quotidiana: quando un portatore di cravatta vuole mettersi a proprio agio si slaccia la cravatta, non la allaccia.

E gli strozzini, i ricattatori, sono chiamati anche, non a caso, “cravattari” perché, come una cravatta, stringono al collo le loro vittime.

L’uso della cravatta – che ora sappiamo essere potenzialmente dannoso – è associato a ritualità ritenute obbligatorie in determinati contesti: nei regolamenti della Camera italiana è previsto che i visitatori maschi debbano indossare giacca e cravatta, in alcuni ambienti di lavoro (ad esempio le banche) la cravatta è un “dovere” per i funzionari, anche se non ufficiale.

E’ un uso che per fortuna tende ad incrinarsi. L’anno scorso lo Speaker della Camera dei Comuni inglese, la madre di tutti i parlamenti, ha annunciato che indossare una striscia di stoffa attorno al collo non è più obbligatorio per i parlamentari inglesi. In Italia, Giachetti (PD) ha presieduto una riunione del Parlamento con il colletto della camicia slacciato. Molti tra i suoi detrattori sui social, evidentemente poco informati dei fatti della politica, lo hanno accusato (proprio lui, ex avversario di Virginia Raggi alle comunali di Roma) di essere un “cafone pentastellato”, “come tutti i 5 stelle poco rispettoso delle istituzioni”…

Si può sperare che l’uso di questo accessorio, potenzialmente dannoso, tramonti come sono tramontati altri oggetti di abbigliamento dannosi come i corsetti ottocenteschi delle donne o le parrucche settecentesche.

I difensori della cravatta citano frequentemente una frase di Oscar Wilde: “Un bel nodo di cravatta è il primo passo serio nella vita”.

Dimenticano di citarne un’altra, sempre di Oscar Wilde: “Con un cravattino, chiunque può far credere di essere una persona civile”.

Impiegati, ribellatevi! La cravatta fa male.

Fonte: http://www.uksh.de/

 

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La breve e triste storia dell’uomo licenziato dal computer

Gio, 07/12/2018 - 04:42

In un’azienda Usa un computer licenzia un dipendente, per un errore, senza che nessuno riesca a interrompere la catena di eventi che in poche ore lo vede scortato fuori dall’edificio dagli agenti della sicurezza. Storie del XXI secolo, di quando i lavoratori sono “risorse”, accidentalmente umane.

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Le Ricette di Angela Labellarte: agnello in salsa al timo

Gio, 07/12/2018 - 02:18

Ingredienti per 2 persone

Costolette di agnello 4
Farina 50 gr.
Sale q.b.
Olio EVO 50 gr.

Per la salsa
Timo 1 cucchiaio
Aglio 1 spicchio
Salsa Worcester 1 cucchiaio
Succo di limone 1 cucchiaio

Preparazione
Infarinare le costolette di agnello e metterle in una teglia con olio e sale. Infornare a 220° C per 15 minuti, avendo cura di girarle a metà cottura.
In un pentolino rosolare l’aglio con 50 gr di olio, aggiungere 1 cucchiaio di salsa Worcester, 1 cucchiaio di succo di limone e un cucchiaio di foglioline di timo. Cuocere per 1 minuto.
Servire le costolette in un piatto da portata, condire con la salsa e decorare con timo fresco e 1 spicchio di limone.

N.B: la cottura al forno delle costolette può essere sostituita con la cottura in padella.

Tempo di preparazione: 20 minuti

Ph: Angela Prati

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240 milioni di anni fa Milano era a due passi dall’Oceano

Mer, 07/11/2018 - 09:45

La Terra è cambiata radicalmente nel corso di milioni di anni. Ma il software engineer Ian Webster grazie ai dati raccolti dagli studiosi consente di trovare dove sarebbe stata casa nostra nell’antico mega-continente Pangea. Ecco la posizione delle principali città del mondo 240 milioni di anni fa.

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All you can eat (and abuse): Greenpeace svela cosa c’è dietro il sushi

Mer, 07/11/2018 - 02:43

L’indagine condotta per oltre un anno da Greenpeace e tristemente ribattezzata Misery at the Sea accende i riflettori su un modello di business praticato da uno dei colossi mondiali del mercato del pesce, che viola diritti umani, codici etici e norme ambientali. Con il tacito nullaosta delle istituzioni.

“Condotte per più di un anno, le nostre indagini mostrano che la catena di approvvigionamento della pesca di Taiwan è ancora viziata da violazioni dei diritti umani, nonostante il cambio di legge all’inizio del 2017 per proteggere i pescatori migranti sulle navi di Taiwan”, ha dichiarato Yi Chiao Lee, responsabile delle ricerche per Greenpeace nella zona dell’Est asiatico.

Taiwan è un anello cruciale nella catena del mercato del pesce su scala mondiale. Nonostante l’ammonimento emesso nel 2015 dall’Ue, fra i principali importatori di pesce proveniente dall’Oceano Pacifico, la pesca continua ad essere praticata con metodi illegali che sfidano i codici internazionali, e l’azione del Governo di Taiwan, a detta di Yi Chiao Lee, risulta tutt’ora insufficiente, specie in materia legislativa:

“Il Governo di Taiwan deve mettere in atto una legislazione che protegga i lavoratori e i diritti umani e ne garantisca la piena attuazione; e aziende come la Fcf Fishery devono rivedere urgentemente i loro modelli di business e mettere in atto mezzi per garantire che le violazioni dei diritti umani e i cattivi standard ambientali endemici di parti di questo settore siano effettivamente eliminati”.

In attesa del riesame che i funzionari dell’Ue formuleranno a settembre 2018, decidendo così se rievocare l’avvertimento oppure procedere con ulteriori provvedimenti nei confronti di Taiwan, l’attenzione ora è tutta rivolta a Fcf Fishery (Fong chun Formosa Fishery Company), l’azienda che un dettagliato dossier di Greenpeace metterebbe sotto scacco.

Lo scandalo del colosso del mercato ittico

Sfruttamento minorile, lavori forzati, maltrattamenti e abusi, queste le accuse a Fcf Fishery, che recentemente ha fatto parlare di sé per essersi spesa parecchio per migliorarsi sotto il profilo della responsabilità sociale d’impresa e ambientale, tanto da ricevere un premio. L’azienda, che esporta frutti di mare e sushi nei mercati giapponesi, europei e americani, con le sue oltre 30 filiali, basi di pesca e agenti di spedizione copre gran parte della flotta peschereccia internazionale di Taiwan.

A destare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni di vita dei lavoratori sui pescherecci è stata la morte sospetta di un pescatore indonesiano. Supriyanto, un lavoratore sano e giovane di età, è morto in agonia dopo avere lavorato  per 4 mesi a bordo della nave di Taiwan, la Fu tsz Chiun. Dalle immagini emerge che  l’uomo è stato picchiato e maltrattato, ciò nonostante non è stato preso alcun provvedimento dalle autorità giudiziarie. Ad aggravare le accuse è però un dato emerso dalle analisi satellitari.  La nave avrebbe proseguito con le ordinarie attività di pesca nei giorni successivi alla morte del lavoratore, ignorando le condizioni di deterioramento del cadavere e il rischio di contaminazione a danno della qualità e l’integrità della merce pescata.

Il sindacato locale che lotta per i diritti dei pescatori taiwanesi (Ylan Migrant Fisherman Union) e che ha collaborato nelle indagini sulla morte di Supriyanto, da tempo denuncia la negligenza delle istituzioni sulle attività dei pescherecci, a partire dai reclutamenti. Chi lavora a bordo delle navi di Taiwan che collaborano con le aziende responsabili della maggior parte del sushi che raggiunge le nostre tavole, è infatti spesso un migrante, minorenne, proveniente dal Sud-Est asiatico e reclutato da trafficanti di esseri umani.

Immediata la reazione del presidente della Fcf Fishery, Max Choud, che rimanda al mittente le accuse e precisa l’estraneità dell’azienda rispetto alle vicende – di cui quella riportata è soltanto la punta dell’iceberg – e si smarca da possibili corresponsabilità con il Governo di Taiwan, nonostante i legami e gli interessi commerciali  che li vedono legati.

“Ci rendiamo conto che, essendo uno dei maggiori fornitori mondiali di prodotti per la catena di fornitura integrata con più di 30 filiali, basi di pesca e agenti di spedizione in tutto il mondo, siamo un obiettivo primario per le organizzazioni che cercano di ottenere pubblicità”.

In attesa del verdetto di settembre, è difficile non pensare che, ancora una volta, e stavolta fuori dai confini europei, l’Europa sia chiamata a pronunciarsi sulla questione dei migranti, sia pure indirettamente. Se mai fosse necessario ribadirlo, il  fenomeno delle migrazioni è tutt’altro che prerogativa delle frontiere europee o messicane, e il modello delle multinazionali che sfrutta le risorse di un Paese e che spinge un individuo a migrare è il medesimo che lo raggiunge in quell’altrove, di nuovo, abusando della sua condizione di migrante, specie quando gli manca la terra sotto i piedi, letteralmente.

 

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A tree of you, con un gioco on line si piantano alberi veri

Mar, 07/10/2018 - 02:43

Si chiama “A tree of you“, (cioè un albero di te), ed è un gioco on line che si trasforma in un gesto concreto per la tutela del patrimonio forestale. In sostanza, consente di creare un albero virtuale e i primi 500 saranno davvero piantati.
L’impegno è dell’industria cosmetica Davines.

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Il sito di A tree of you

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Canapa Legale: cosa ne pensano gli italiani?

Mar, 07/10/2018 - 02:27

Il controverso tema della Cannabis light è ormai ricorrente in Italia; recentemente è stato ripreso dai media e discusso sui social per l’improvviso colpo di scena da parte del CSS (Consiglio Superiore di Sanità) che ha portato un clima di incomprensione e incertezza sul futuro di questo, ormai, business da milioni di euro. Ma andiamo con ordine:

Con la Legge 242 del 2016, viene autorizzata in Italia la coltivazione e creazione della filiera agroindustriale della cannabis sativa, purché essa:

  • Abbia un valore di THC non superiore allo 0,6%
  • Rientri tra le qualità ammesse dalla normativa europea (art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002).

Nel giro di poco tempo abbiamo assistito letteralmente a un boom, un’esplosione di una vera e propria New canapa economy”, un nuovo settore che vede coinvolte più di mille aziende, agricole e commerciali. Ad oggi, si contano circa 1300 ettari coltivati in Italia, numero tre volte superiore rispetto ai dati del 2013 e destinato a crescere. Stando ai dati, alla domanda e offerta del mercato italiano, si può affermare che siamo testimoni di un giro d’affari con un potenziale altissimo sia in termini economici che di posti di lavoro.

Cannabis light legale, ma anche olii al CBD, estratti e resine, cristalli, tisane, trinciati di canapa, aromi e liquidi per sigarette elettroniche… una scelta vastissima di prodotti disponibile non solo nei punti vendita ad hoc, ma anche online (come EasyJoint pioniere in Italia), e in tabaccherie e farmacie che si stanno recentemente affacciando a questo tipo di commercio.

A giugno 2018, dal CSS, organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministero della salute, arriva un colpo ferale per un mercato in pieno boom. Un parere negativo sulla vendita della marijuana light, che mette in crisi consumatori e venditori e divide l’opinione pubblica.

Cosa pensano gli italiani della libera possibilità di vendere e acquistare Canapa Legale da punti vendita ufficialmente autorizzati?

Glielo abbiamo chiesto.

Nel mese di giugno, prima della divulgazione del parere espresso dal CSS, abbiamo pubblicato un sondaggio sulla pagina Facebook di People For Planet con la seguente domanda:

La Cannabis Light ha conquistato l’Italia a un anno dalla legge che ne ha legalizzato la vendita.
Sei d’accordo o è un rischio?

Dei quasi 200 utenti che hanno risposto il 90% del totale si è definito in accordo con la legalizzazione di questo commercio. Un campione piccolo, è vero, ma che rilascia un esito  significativo e decisamente schierato. A seguito di questo risultato, abbiamo deciso di approfondire chiedendo direttamente e in modo casuale alle persone.

Così mi sono recata per strada, vicino all’ingresso di uno shop autorizzato alla vendita di prodotti contenti CBD e THC, e senza fare troppe selezioni di genere e età ho deciso di fermare i passanti chiedendo di rispondere alla seguente domanda: Sei d’accordo con la vendita della Canapa Light?

A mia sorpresa ho riscontrato una buona informazione sul tema: “molti shop autorizzati hanno al loro interno materiale informativo, inoltre su internet trovi di tutto”- mi informa, ad esempio, una studentessa universitaria. Sulla base di questi sondaggi e ricerche, ho cercato di tirare le somme per riassumere quello che è il pensiero degli italiani a riguardo. Cosa è emerso?

Chi è d’accordo con la commercializzazione della Canapa Light ne fa un discorso per lo più di sicurezza del mercato, sia in termini di possibilità di conoscere la provenienza della filiera produttiva e quindi sapere dove viene coltivata e com’è trattata, sia in termini di efficace contrasto al mercato illegale.

I già consumatori della canapa illegale sono passati a quella venduta regolarmente anche per una maggiore facilità di reperibilità del prodotto e per non cadere nell’illegalità: “questa (indicando la busta appena acquistata) la compro sotto casa e non rischio nulla. Ti pare poco?”

Un argomento emerso in modo ricorrente è proprio quello del contrasto al mondo illegale, alle mafie che si arricchiscono dagli stupefacenti spesso alterati con altre sostanze estremamente nocive: “fumo saltuariamente Canapa legale perché non contiene sostanze psicoattive che ti sballano”- mi racconta Andrea, sulla trentina, libero professionista – “mi piace rimanere lucido, ma ogni tanto mi concedo una serata dove fumo per rilassarmi”.

Chi dice no invece ne fa una questione di salute: “non si ha la certezza di quali danni fisici, celebrali e comportamentali si possono avere, inoltre siamo sicuri non provochi dipendenza?”. Tra alcuni intervistati, è comune l’opinione che anche le forze dell’ordine potrebbero essere in difficoltà: “come si può riconoscere una bustina di erba legale da una non legale? Il lavoro diventa più complesso e il sistema si ingolfa di pratiche per accertamenti” riporta una coppia di mezza età. (Guarda lo sketch di People For Planet tra un carabiniere e un consumatore).

“Non sono d’accordo sul fumare in generale figurati se sono d’accordo sul fumare Cannabis. Ma ognuno è libero di fare quello che vuole e in più ormai per molti questo mercato è diventato un lavoro” – le ultime parole di una donna intervistata, la più anziana.

Sono diverse dunque le opinioni degli Italiani, a favore o contro, riguardo al tema della legalizzazione della Cannabis Light, e tutte sottolineano interessanti punti che meritano un approfondimento. Ma il dato che rimane è che questo commercio, della Canapa ad uso non solo ricreativo, ma anche medico, agricolo, ambientale, edile…  ha introdotto un vero e proprio nuovo business che, oltre a portare oggi nuovo lavoro, potrebbe portare in futuro nuove opportunità.

Fonti:

Wired.it
Inchiesta People For Planet

 

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