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Compilazione della notula professionale (l. 143/1949 e d.m. del 4 aprile 2001)

 

Parere di carattere Tecnico

La risposta viene inviata via email, su carta intestata  dal professionista che risponde e firmata. Quindi utilizzabile a tutti gli effetti come un parere scritto da un qualsiasi esperto  "in persona".

Costo del Servizio: 400 euro (iva inclusa)

DOMANDA:

Nel caso dello svolgimento di un incarico parziale – o la progettazione, o la direzione dei lavori – come bisogna conglobare le spese? Quanto all’onorario per il coordinatore della sicurezza, come ci si comporta circa l’abolizione dei minimi tariffari? L’importo dei lavori da considerare nella notula dell’architetto deve prevedere anche i costi della parte strutturale, d’impiantistica ecc.?

 

RISPOSTA

 

1) Introduzione. Prima di rispondere ai tre quesiti inerenti la compilazione
della notula professionale, va detto che la normativa di riferimento, sia per i lavori
pubblici sia per le tariffe professionali in genere, ha subito negli ultimi anni una
vera e propria rivoluzione, e vive ora una fase di transizione e assestamento che
non è ancora compiuta. Si ritiene utile, quindi, una breve panoramica su quanto
accaduto dal 1949 (anno di emanazione della tariffa professionale per ingegneri e
architetti) a oggi.
Allo stato attuale le tariffe seguono, teoricamente, un doppio binario: quello
della l. 143/1949, il cosiddetto t.u. per i lavori privati, e quello del d.m. del 4 aprile
2001 per i lavori pubblici. Nelle risposte ai tre quesiti si è seguito questo doppio bi-
nario. Esso, tuttavia, si ferma di fronte al decreto Bersani, che nel 2006 ha liberalizzato le professioni intellettuali, lasciando alla libera contrattazione la determinazione delle competenze tecniche. Quanto ai lavori pubblici, il nuovo codice degli appalti – con il terzo correttivo emanato da pochi mesi – conferma la futura redazione di un
apposito decreto ministeriale per la determinazione dei corrispettivi professionali, da considerarsi come “riferimento” per l’importo da porre a base d’appalto.
È apparso coerente quindi, in questo momento, determinare tale “riferimento” usando il d.m. del 4 aprile 2001 – che contempla tutte le prestazioni professionali contenute nel nuovo codice degli appalti – per i lavori con committenza pubblica. Per i lavori con committenza privata, invece, si potrà calcolare detto riferimento secondo la tariffa professionale della l. 143/1949. Si è ritenuto altrettanto utile inserire degli schemi esemplificativi e di calcolo, sia per il d.m. del 4 aprile 2001, sia per il t.u. 143/1949. Gli schemi e gli esempi riportati sono tratti dalla documentazione prodotta dal CNAPPC, pubblicata sulla rivista L’Architetto e in parte disponibile sul sito istituzionale http://www.awn.it/.Essendo gli esempi originari calcolati in lire, per comodità di lettura si è provveduto a convertirli in euro.

2) Quadro normativo di riferimento per la redazione di notule professionali. La normativa a cui fare riferimento per la questione di cui si sta trattando è la seguente:
– t.u. della tariffa degli onorari per le prestazioni professionali, l. 143/1949;
– t.u. della tariffa degli onorari per le prestazioni professionali dell’ingegnere e
dell’architetto con gli aggiornamenti disposti con i d.m. del 21 agosto 1958, del
25 febbraio 1965, del 18 novembre 1971, del 13 aprile 1976, del 29 giugno 1981
e dell’11 giugno 1987;
– tariffa per le prestazioni urbanistiche, circolare del ministero dei Lavori Pubblici
6679/1969, tariffa professionale per le prestazioni urbanistiche, tariffa degli ono-
rari per le prestazioni urbanistiche degli ingegneri e degli architetti;
– tariffa prestazioni urbanistiche, circolare del ministero dei Lavori Pubblici 22/
SEG/V del 1976, adeguamento della tariffa professionale riguardante le presta-
zioni urbanistiche;
– nuova tariffa per i lavori pubblici, d.m. del 4 aprile 2001, decreto ministeriale
per la determinazione dei corrispettivi per le attività previste dall’art. 17, comma
14-bis, della l. 109/1994 e s.m.i.;
– tariffe per i periti e i consulenti tecnici, d.P.R. 352/1988, adeguamento dei compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, agli interpreti e ai traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e
penale;
– tariffe per i periti e i consulenti tecnici, d.m. del 30 maggio 2002, adeguamento
dei compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, agli interpreti e ai traduttori
per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile
e penale;
– d.m. 417/1997, adeguamento onorari a vacazione (Gazz. Uff., 4 dicembre 1997,
283).
 

3) Evoluzione del quadro normativo: dal t.u. del 1949 al d.lgs. 152/2008.
Com’è noto, la ratio che governava le tariffe professionali ha subito, dal 1949 a
oggi, un radicale capovolgimento, culminato nella liberalizzazione del mercato per
le attività libero-professionali e intellettuali. Il cambiamento, introdotto dal cosiddetto decreto Bersani (d.l. 223/2006, convertito in l. 248/2006), riguarda in realtà soltanto l’abolizione dei minimi tariffari, per cui le spettanze tecniche si possono determinare ancora con le modalità espresse nel t.u. 143/1949 e nel d.m. del 4
aprile 2001, ma non costituiscono più un minimo inderogabile, com’era in passato.
Le competenze così determinate costituiscono ora un mero criterio di riferimento, se ritenuto congruo dal committente o dalla stazione appaltante, per determinare l’importo da porre a base d’asta – senza alcun tetto minimo o massimo di ribasso e sono lasciate, in definitiva, alla libera contrattazione con il committente pubblico o privato.
Il d.lgs. 152/2008, correttivo del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006), ha definitivamente sancito questa interpretazione, modificando l’art. 92, comma 2, del codice, che oggi recita così: “Il ministro della Giustizia, di concerto con il ministro delle Infrastrutture, determina, con proprio decreto, le tabelle dei corrispettivi delle attività che possono essere espletate dai soggetti di cui al comma 1 dell’art. 90, tenendo conto delle tariffe previste per le categorie professionali interessate. I corrispettivi di cui al comma 3 possono essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, ove
motivatamente ritenuti adeguati, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dell’importo da porre a base dell’affidamento”.  (......)

 

 

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