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Perché su Facebook non c’è il “don’t like” - "non mi piace" ?

Mark Zuckerberg probabilmente non ha mai sentito parlare della teoria sociale dell’equilibrio formulata negli anni Cinquanta dallo psicologo austriaco Fritz Heider. Eppure, se non esiste il bottone “ don’t like” su Facebook, nonostante i numerosi utenti che reclamano il pollice verso per poter esprimere la propria disapprovazione, la spiegazione andrebbe ricercata proprio lì. “ È più facile mantenere l’equilibrio in una comunità se si stabiliscono relazioni conformiste di reciproca sintonia con le altre persone”, spiega Claudio Altafini, matematico della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) che ha appena dimostrato questo concetto sperimentalmente. Insieme ai colleghi Giuseppe Facchetti e Giovanni Iacono, Altafini ha analizzato le interazioni su tre social network dove non solo si è interconnessi, ma è possibile dichiarare la valenza positiva o negativa della relazione: Epinions, un sito dove gli utenti si scambiano opinioni su una vasta gamma di prodotti, giudicando anche le opinioni espresse dagli altri, Slashdot, dove ci si confronta su argomenti di tecnologia, e WikiElections, come i ricercatori hanno definito la rete assemblata in base ai risultati di valutazioni interne tra gli amministratori delle pagine della più famosa Wikipedia.

Articolo tratto da  daily.wired.it , Scritto da Daniela Cipolloni

facebook-pulsante-mi-piace-i-like-teoria-percheEbbene, quel che hanno scoperto è che online siamo tutti più buoni. O perlomeno preferiamo far credere che sia così per non creare discussioni. “ Si tendono a evitare situazioni conflittuali, per cui ci sono maggiori probabilità che si stabiliscano relazioni concordi”, spiega Altafini. Della serie: “ gli amici dei miei amici sono miei amici” e “ i nemici dei miei amici sono miei nemici”. Come pure, “ gli amici dei miei nemici sono miei nemici” e “ i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Insomma, si preferisce adeguarsi alle preferenze degli amici, o astenersi dal giudizio, anziché criticare apertamente. Per esempio, se A e B sono amici e A dichiara di apprezzare C, probabilmente B farà lo stesso. Così come se A tagga negativamente C, lo stesso tenderà a fare B per evitare fraintendimenti e situazioni instabili.

Per fotografare la mappa delle interazioni di centinaia di migliaia di utenti, gli studiosi hanno applicato un algoritmo matematico relativamente semplice. “ Le persone connesse tra di loro possono essere descritte come gli spin magnetici di un materiale. Ci può essere un legame ferromagnetico, o di amicizia, (segno +) o antiferromagnetico, cioè di repulsione (segno -)”,spiega lo scienziato: “ E merge chiaramente che le situazioni stressanti dal punto di vista sociale tendono a essere evitate: le relazioni che in gergo si definiscono bilanciate sono più numerose infatti di quelle sbilanciate, che generano frustrazione”.

Lo studio, in pubblicazione sui Proceedings of the National Academy of Sciences, è la prima verifica su larga scala della teoria di Heider sui conflitti tra individui.

Può stupire, forse, che online si mantenga quel conformismo di facciata che a volte rende falsi i rapporti nella vita reale. Ma a ben guardare, mostrarsi accondiscendenti e bendisposti verso gli altri, anche su un social network, è più conveniente che fare i bastian contrari, esprimendosi senza peli sulla lingua. Infatti i troll, quelli che tendono a intromettersi nelle discussioni Web in modo distruttivo, finiscono per essere emarginati. Per il quieto vivere online, la maggioranza dei membri della comunità virtuale si coalizza contro gli elementi di disturbo. Sui troll piovono una pioggia di giudizi negativi, vengono isolati e la loro reputazione virtuale è bruciata. “È di grande interesse che proprietà globali emergano in forma massiccia da giudizi e scelte individuali”, conclude Altafini:  “Questo giudizio è in nuce  un contenuto semantico associato alla Rete. E l’analisi del contenuto semantico delle reti sociali, o del web, è una nuova frontiera della ricerca in questo campo” .

Fonte Articolo: daily.wired.it 

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