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Fasi procedurali nei casi di denuncia d’inizio attività

 

Parere di carattere Tecnico

La risposta viene inviata via email, su carta intestata  dal professionista che risponde e firmata. Quindi utilizzabile a tutti gli effetti come un parere scritto da un qualsiasi esperto  "in persona".

Costo del Servizio: 400 euro (iva inclusa)
 

DOMANDA:

Quali fasi procedurali deve perseguire un ufficio tecnico nei casi di presentazione di denuncia d’inizio attività (DIA)? Nel Comune in cui ha sede questo ufficio tecnico, le concessioni edilizie sono sottoposte al parere igienico-sanitario, all’istruttoria preliminare e all’esame della commissione edilizia (come stabilito dal regolamento edilizio vigente). In seguito, tali concessioni sono pubblicate all’albo pretorio comunale e trascritte all’Ufficio della conservatoria immobiliare. Per quanto riguarda la presentazione di DIA, dunque, si deve eseguire la stessa procedura?

 

RISPOSTA:
Le procedure di denuncia d’inizio attività (DIA) sono sottoposte a un regime differente rispetto alle procedure per il rilascio del permesso di costruire. In particolare, gli artt. 10 e seguenti del d.P.R. 380/2001 definiscono gli interventi subor-dinati a permesso di costruire. La lettura di tali articoli di legge fornisce la migliore
risposta ai quesiti posti.
L’art. 10 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Interventi subordinati a permesso di costruire”, al comma 1 afferma che “costituiscono interventi di trasformazione
urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:

a) gli interventi di nuova costruzione;

b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;

c) gli interventi di ristrutturazione edilizia ‘che portino a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente’ e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso”.
Il comma 2 precisa che “le regioni stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell’uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire ovvero a denuncia di inizio attività”.
Il comma 3, infine, dice che “le regioni possono altresì individuare con leggi ulteriori interventi che, in relazione all’incidenza sul territorio e sul carico urbanistico, sono sottoposti al preventivo rilascio del permesso di costruire. La violazione delle disposizioni regionali emanate ai sensi del presente comma non comporta
l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 44”.
L’art. 11 dello stesso decreto, rubricato “Caratteristiche del permesso di costruire”, al comma 1 afferma che “il permesso di costruire è rilasciato al proprie-
tario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo”.
Il comma 2 aggiunge che “il permesso di costruire è trasferibile, insieme con l’immobile, ai successori o aventi causa. Esso non incide sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali relativi agli immobili realizzati per effetto del suo rilascio.
È irrevocabile ed è oneroso ai sensi dell’art. 16”.
Il comma 3, infine, specifica che “il rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione dei diritti dei terzi”.
L’art. 12 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Presupposti per il rilascio del permesso di costruire”, al comma 1 afferma che “il permesso di costruire è rilasciato in conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”. Il comma 2 aggiunge che “il permesso di costruire è comunque subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del Comune dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle stesse contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso”.
Così il comma 3: “In caso di contrasto dell’intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le previsioni di strumenti urbanistici adottati, è sospe-
sa ogni determinazione in ordine alla domanda. La misura di salvaguardia non ha efficacia decorsi tre anni dalla data di adozione dello strumento urbanistico, ovvero cinque anni nell’ipotesi in cui lo strumento urbanistico sia stato sottoposto all’amministrazione competente all’approvazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione”.
Il comma 4, infine, precisa che “a richiesta del sindaco, e per lo stesso periodo, il presidente della Giunta regionale, con provvedimento motivato da notificare all’interessato, può ordinare la sospensione di interventi di trasformazione urbanisti-
ca ed edilizia del territorio che siano tali da compromettere o rendere più onerosa
l’attuazione degli strumenti urbanistici”.
L’art. 13 del decreto in questione, rubricato “Competenza al rilascio del permesso di costruire”, al comma 1 dice che “il permesso di costruire è rilasciato dal dirigente o responsabile del competente ufficio comunale nel rispetto delle leggi, dei regolamenti e degli strumenti urbanistici”.
Il comma 2 aggiunge che “la Regione disciplina l’esercizio dei poteri sostitutivi di cui all’art. 21, comma 2, per il caso di mancato rilascio del permesso di
costruire entro i termini stabiliti”.
L’art. 14 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici”, al comma 1 dice che “il permesso di costruire in deroga
agli strumenti urbanistici generali è rilasciato esclusivamente per edifici e impianti pubblici o d’interesse pubblico, previa deliberazione del Consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute nel d.lgs. 490/1999, e delle altre
normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia”. Il comma 2 rileva che “dell’avvio del procedimento viene data comunicazione
agli interessati ai sensi dell’art. 7 della l. 241/1990”.
Il comma 3, infine, dispone che “la deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare esclusivamente i limiti di densità edilizia, di
altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, fermo restando comunque il rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 7-9 del d.m. 1444/1968”.
L’art. 15 dello stesso decreto, rubricato “Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire”, al comma 1 asserisce che “nel permesso di costruire sono
indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori”.
Il comma 2 evidenzia che “il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore a un anno dal rilascio del titolo; quello di ultimazione, entro il quale l’opera
deve essere completata, non può superare i tre anni dall’inizio dei lavori. Entrambi i termini possono essere prorogati, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del permesso. Decorsi tali termini il permesso
decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta una proroga. La proroga può essere accordata, con provvedimento motivato, esclusivamente in considerazione della mole dell’opera da realizzare o
delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari”.
Così il comma 3: “La realizzazione della parte dell’intervento non ultimata nel termine stabilito è subordinata al rilascio di nuovo permesso per le opere ancora da eseguire, salvo che le stesse non rientrino tra quelle realizzabili mediante denuncia
di inizio attività ai sensi dell’art. 22. Si procede altresì, ove necessario, al ricalcolo del contributo di costruzione”. Il comma 4, infine, riporta che “il permesso decade con l’entrata in vigore di
contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio”.
In apertura della sezione II del d.P.R. 380/2001, recante informazioni sul contributo di costruzione, l’art. 16 – rubricato proprio “Contributo per il rilascio del permesso di costruire” – al comma 1 asserisce che “salvo quanto disposto dall’art. 17, terzo comma, il rilascio del permesso di costruire comporta la corresponsione
di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, in base alle modalità indicate nel presente articolo”.
Il comma 2 aggiunge che “la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al Comune all’atto del rilascio del permesso di costruire e, su richiesta dell’interessato, può essere rateizzata. A scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente
le opere di urbanizzazione, ‘nel rispetto dell’art. 2, comma 5, della l. 109/1994 e s.m.i.’, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune, con conseguente acqui-
sizione delle opere realizzate al patrimonio indisponibile del Comune”.
Così il comma 3: “La quota di contributo relativa al costo di costruzione, determinata all’atto del rilascio, è corrisposta in corso d’opera, con le modalità e le garan-
zie stabilite dal Comune, non oltre 60 giorni dalla ultimazione della costruzione”.
Così il comma 4: “L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione del Consiglio comunale secondo le tabelle parametriche che la Regione definisce per classi di comuni in relazione: a) all’ampiezza e
all’andamento demografico dei comuni; b) alle caratteristiche geografiche dei comu-
ni; c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti; d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in applicazione dall’art. 41-quinquies, penultimo e ultimo comma, della l. 1150/1942, e s.m.i., nonché delle leggi regionali”.
Così il comma 5: “Nel caso di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte della Regione e fino alla definizione delle tabelle stesse, i comuni provve-
dono, in via provvisoria, con deliberazione del Consiglio comunale”.
Così il comma 6: “Ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in conformità alle relative disposizio-
ni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale”.
Ancora, il comma 7: “Gli oneri di urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature,
rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato”.
E il comma 7-bis: “Tra gli interventi di urbanizzazione primaria di cui al comma 7 rientrano i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, salvo nelle aree individuate dai comuni secondo i criteri definiti dalle regioni”.
Il comma 8 aggiunge che “gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi ai seguenti interventi: asili nido e scuole materne, scuole dell’obbligo nonché
strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle attrez-
zature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi,
solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate”.
Il comma 9 precisa che “il costo di costruzione per i nuovi edifici è determinato periodicamente dalle regioni con riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, definiti dalle stesse regioni a norma della lettera g del comma 1 dell’art. 4 della l. 5-8-1978, n. 457. Con lo stesso provvedimento le regioni identifi-
cano classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l’edilizia agevolata, per le quali sono determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura non superiore al 50%. Nei periodi intercorrenti tra le determinazioni regionali, ovvero in eventuale assenza di tali determinazioni, il costo di costruzione è adeguato annualmente, e autonomamente, in ragione dell’intervenuta variazione dei costi di costruzione accertata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Il contributo afferente al permesso di costruire comprende una quota di detto costo, variabile dal 5% al 20%, che viene determinata dalle regioni in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e
della loro destinazione e ubicazione”.
Il comma 10, infine, afferma che, “nel caso di interventi su edifici esistenti, il costo di costruzione è determinato in relazione al costo degli interventi stessi, così
come individuati dal Comune in base ai progetti presentati per ottenere il permesso di costruire. Al fine di incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente, per gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3, comma 1, lettera d, i comuni hanno comunque la facoltà di deliberare che i costi di costruzione a essi relativi non superino i valori determinati per le nuove costruzioni ai sensi del comma 6”. L’art. 17 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Riduzione o esonero dal contributo di costruzione”, al comma 1 stabilisce che, “nei casi di edilizia abitativa convenzionata, relativa anche a edifici esistenti, il contributo afferente al permesso di costruire è ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione nel caso in cui il titolare del permesso si impegni, a mezzo di una convenzione con il Comune, ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione determinati ai sensi della convenzione-tipo prevista dall’art. 18”.
Il comma 2 prosegue considerando che “il contributo per la realizzazione della prima abitazione è pari a quanto stabilito per la corrispondente edilizia residenziale pubblica, purché sussistano i requisiti indicati dalla normativa di settore”.
Così il comma 3: “Il contributo di costruzione non è dovuto:

a) per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo principale, ai sensi dell’art. 12 della l. 153/1975;

b) per gli interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari;

c) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici;

d) per gli interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità;

e) per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche, installazioni, relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio e all’uso razionale dell’energia, nel rispetto delle norme urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale”.

Il comma 4 termina dicendo che “per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato il contributo di costruzione è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione”.
L’art. 18 del decreto in questione, rubricato “Convenzioni tipo”, al comma 1 stabilisce che, “ai fini del rilascio del permesso di costruire relativo agli interventi di edilizia abitativa di cui all’art. 17, comma1, la Regione approva una convenzione-tipo, con la quale sono stabiliti i criteri nonché i parametri, definiti con meccanismi tabellari per classi di comuni, ai quali debbono uniformarsi le convenzioni comunali
nonché gli atti di obbligo in ordine essenzialmente a:

a) l’indicazione delle caratteristiche tipologiche e costruttive degli alloggi;

b) la determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi, sulla base del costo delle aree, così come definito dal comma successivo, della costruzione e delle opere di urbanizzazione, nonché delle spese generali, comprese quelle per la progettazione e degli oneri di preammortamento e di finanziamento;

c) la determinazione dei canoni di locazione in percentuale del valore desunto dai prezzi fissati per la cessione degli alloggi;

d) la durata di validità della convenzione non superiore a 30 e non inferiore a 20 anni”.

Così il comma 2: “La Regione stabilisce criteri e parametri per la determinazione del costo delle aree, in misura tale che la sua incidenza non superi il 20% del
costo di costruzione come definito ai sensi dell’art. 16”.
Così il comma 3: “Il titolare del permesso può chiedere che il costo delle aree, ai fini della convenzione, sia determinato in misura pari al valore definito in
occasione di trasferimenti di proprietà avvenuti nel quinquennio anteriore alla data della convenzione”.
Così il comma 4: “I prezzi di cessione e i canoni di locazione determinati nelle convenzioni ai sensi del comma 1 sono suscettibili di periodiche variazioni, con
frequenza non inferiore al biennio, in relazione agli indici ufficiali ISTAT dei costi di costruzione intervenuti dopo la stipula delle convenzioni medesime”.
Il comma 5 termina con la precisazione che “ogni pattuizione stipulata in violazione dei prezzi di cessione e dei canoni di locazione è nulla per la parte eccedente”. L’art. 19 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Contributo di costruzione per opere o impianti non destinati alla residenza”, al comma 1 afferma che “il permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti destinati ad attività industriali o artigianali dirette alla trasformazione di beni e alla prestazione di servizi comporta la corre-sponsione di un contributo pari alla incidenza delle opere di urbanizzazione, di quelle necessarie al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi e di quelle necessarie alla sistemazione dei luoghi ove ne siano alterate le caratteristiche. L’incidenza di dette opere è stabilita con deliberazione del Consiglio comunale in base a parametri che la Regione definisce con i criteri di cui al comma
4, lettere a-b, dell’art. 16, nonché in relazione ai tipi di attività produttiva”.
Il comma 2 dice che “il permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti destinati ad attività turistiche, commerciali e direzionali o allo svolgimento di servizi comporta la corresponsione di un contributo pari all’incidenza delle opere di urbanizzazione, determinata ai sensi dell’art. 16, nonché una quota non superiore
al 10% del costo documentato di costruzione da stabilirsi, in relazione ai diversi tipi di attività, con deliberazione del Consiglio comunale”.
Il comma 3, da ultimo, stabilisce che “se la destinazione d’uso delle opere indicate nei precedenti commi, nonché di quelle nelle zone agricole previste dall’art.
17, è comunque modificata nei dieci anni successivi all’ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova
destinazione, determinata con riferimento al momento dell’intervenuta variazione”.In apertura della sezione III del d.P.R. 380/2001, recante informazioni sul procedimento, l’art. 20 – rubricato appunto “Procedimento per il rilascio del permesso di costruire” – al comma 1 asserisce che “la domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei soggetti legittimati ai sensi dell’art. 11, va presentata allo sportello unico corredata da un’attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla parte II, nonché da un’autocertificazione circa la conformità del progetto alle norme igienico-sanitarie nel caso in cui il progetto riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali”.
Così il comma 2: “Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento ai sensi degli artt. 4 e 5 della l.
241/1990 e s.m.i. L’esame delle domande si svolge secondo l’ordine cronologico di presentazione”.
Così il comma 3: “Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento cura l’istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici comunali, nonché i pareri di cui all’art. 5, comma 3, sempre che gli stessi non siano già stati allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla vigente normativa, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto”. Così il comma 4: “Il responsabile del procedimento, qualora ritenga che ai fini
del rilascio del permesso di costruire sia necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario, può, nello stesso termine di cui al comma 3, richiedere tali modifiche, illustrandone le ragioni. L’interessato si pronuncia sulla richiesta di modifica entro il termine fissato e, in caso di adesione, è tenuto a integrare la documentazione nei successivi 15 giorni. La richiesta di cui al presente comma sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di cui al comma 3”. Così il comma 5: “Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che non siano già nella disponibilità dell’amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa”.
Ancora, il comma 6: “Nell’ipotesi in cui, ai fini della realizzazione dell’intervento, sia necessario acquisire atti di assenso, comunque denominati, di altre amministrazioni, diverse da quelle di cui all’art. 5, comma 3, l’ufficio comunale competente convoca una conferenza di servizi ai sensi degli artt. 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater della l. 241/1990 e s.m.i. Qualora si tratti di opere pubbliche incidenti su beni culturali, si applica l’art. 25 del d.lgs. 490/1999”.
Così il comma 7: “Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all’interessato, è adottato dal dirigente o dal responsabile dell’ufficio,
entro 15 giorni dalla proposta di cui al comma 3, ovvero dall’esito della conferenza di servizi di cui al comma 6. Dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire è data
notizia al pubblico mediante affissione all’albo pretorio. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità
stabilite dal regolamento edilizio”.
Così il comma 8: “I termini di cui ai comma 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti, nonché per i progetti particolarmente complessi
secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento”.
Così il comma 9: “Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto”. Il comma 10 aggiunge che “il procedimento previsto dal presente articolo si applica anche al procedimento per il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, a seguito dell’approvazione della deliberazione consiliare
di cui all’art. 14”.
Il comma 10-bis, infine, afferma che “il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all’art. 22, comma 7, è di 60 giorni dalla data di
presentazione della domanda”.
L’art. 21 del d.P.R. 380/2001, rubricato “Intervento sostitutivo regionale”, al comma 1 afferma che “in caso di mancata adozione, entro i termini previsti dall’art.
20, del provvedimento conclusivo del procedimento per il rilascio del permesso di costruire, l’interessato può, con atto notificato o trasmesso in piego raccomandato con avviso di ricevimento, richiedere allo sportello unico che il dirigente o il responsabile dell’ufficio di cui all’art. 13 si pronunci entro 15 giorni dalla ricezione dell’istanza. Di tale istanza viene data notizia al sindaco a cura del responsabile del procedimento. Resta comunque ferma la facoltà di impugnare in sede giurisdizionale il silenzio-rifiuto formatosi sulla domanda di permesso di costruire”. Il comma 2 precisa che “decorso inutilmente anche il termine di cui al comma 1, l’interessato può inoltrare richiesta di intervento sostitutivo al competente organo regionale, il quale, nei successivi 15 giorni, nomina un commissario ad acta che
provvede nel termine di 60 giorni. Trascorso inutilmente anche quest’ultimo termine, sulla domanda di intervento sostitutivo si intende formato il silenzio-rifiuto”.
Gli artt. 22 e 23 dello stesso decreto definiscono invece gli interventi subordinati a denuncia d’inizio attività. In apertura del capo III, recante informazioni sulla
DIA, l’art. 22 – rubricato appunto “Interventi subordinati a denuncia d’inizio attività” – al comma 1 afferma che “sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli
interventi non riconducibili all’elenco di cui all’art. 10 e all’art. 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”.
Così il comma 2: “Sono realizzabili mediante DIA le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modi-
ficano la destinazione d’uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell’edificio e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire. Ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché per il rilascio del certificato di agibilità, tali denunce di inizio attività costituiscono parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruzione dell’intervento principale e possono
essere presentate prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori”.
Così il comma 3: “In alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività:

a) gli interventi di ristrutturazione di cui all’art. 10, comma 1, lettera c;

b) gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede
di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti; qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all’entrata in vigore della l. 21-12-2001, n. 443, il relativo atto di ricognizione deve avvenire entro 30 giorni dalla richiesta degli interessati; in mancanza si prescinde dall’atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l’esistenza di piani attuativi con le caratteristiche sopra menzionate;

c) gli interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche”.
Così il comma 4: “Le regioni a statuto ordinario con legge possono ampliare o ridurre l’ambito applicativo delle disposizioni di cui ai precedenti commi. Restano,
comunque, ferme le sanzioni penali previste all’art. 44”.
Ancora, il comma 5: “Gli interventi di cui al comma 3 sono soggetti al contributo di costruzione ai sensi dell’art. 16. Le regioni possono individuare con legge
gli altri interventi soggetti a denuncia di inizio attività, diversi da quelli di cui al comma 3, assoggettati al contributo di costruzione definendo criteri e parametri per la relativa determinazione”.
Il comma 6 stabilisce che “la realizzazione degli interventi di cui ai commi 1-3 che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale, è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell’autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative. Nell’ambito delle norme di tutela rientrano, in particolare, le disposizioni di cui al d.lgs. 490/1999”.
Questo è il conclusivo comma 7: “È salva la facoltà dell’interessato di chiedere il rilascio di permesso di costruire per la realizzazione degli interventi di cui ai
commi 1-2, senza obbligo del pagamento del contributo di costruzione di cui all’art. 16, salvo quanto previsto dal secondo periodo del comma 5. In questo caso la viola-
zione della disciplina urbanistico-edilizia non comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 44 ed è soggetta all’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 37”. Infine, l’art. 23 dello stesso d.P.R. 380/2001, rubricato “Disciplina della denuncia d’inizio attività”, al comma 1 afferma che “(R) il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività, almeno 30 giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia,
accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie”.
Così il comma 2: “(R) La denuncia d’inizio attività è corredata dall’indicazione dell’impresa cui si intende affidare i lavori ed è sottoposta al termine massimo di
efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte non ultimata dell’intervento è subordinata a nuova denuncia. L’interessato è in ogni caso tenuto a comunicare
allo sportello unico la data di ultimazione dei lavori”.Così il comma 3: “(L) Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto a un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine di 30 giorni di cui al comma 1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, la denuncia è priva di effetti”.
Così il comma 4: “(L) Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto a un vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale, ove il
parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli artt. 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, della l. 241/1990. Il termine di 30 giorni di cui al comma 1 decorre dall’esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti”.
Così il comma 5: “(R) La sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia di inizio attività da cui risulti la data di ricevimento della denuncia, l’elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l’attestazione del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari”.
Ecco il comma 6: “(R) Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di
una o più delle condizioni stabilite, notifica all’interessato l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza. È comunque salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio attività, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia”.
Questo è il conclusivo comma 7 dell’art. 23: “(R) Ultimato l’intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale, che va
presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformità dell’opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attività. Contestualmente presenta
ricevuta dell’avvenuta presentazione della variazione catastale conseguente alle opere realizzate ovvero dichiarazione che le stesse non hanno comportato modificazioni del classamento. In assenza di detta documentazione si applica la sanzione di cui all’art. 37, comma 5”. Come si evince dalla stessa definizione degli interventi (trattati diversamente anche sotto il profilo sanzionatorio), la DIA non necessita di esame della commissione edilizia, né di pubblicazione all’albo pretorio comunale, né di trascrizione all’Ufficio della conservatoria immobiliare. È peraltro importante segnalare che un’istruttoria preliminare sia indispensabile per definire se l’intervento proposto
nella DIA si possa configurare tra quelli (sopra citati) definiti dal d.P.R. 380/2001 e se si debbano acquisire pareri preliminari dai competenti uffici, compreso quello igienico-sanitario.

 

tag: dichiarazione inizio attività, DIA, costruzione case, inizio progetto, fasi della procedura, burocrazia

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