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Trattamento di fine rapporto nel settore marittimo

Quale tipo di gestione è previsto per il trattamento di fine rapporto (TFR) nel settore marittimo? È possibile prevederne un’erogazione mensile?

 

Il trattamento di fine rapporto (TFR) non si può erogare mensilmente in nessun caso e per i marittimi non ci sono eccezioni. Il TFR dei lavoratori marittimi è disciplinato dagli artt. 351, 352 e 361 del codice della navigazione. In caso di risoluzione del contratto di arruolamento a tempo indeterminato, all’arruolato deve essere corrisposto il trattamento di fine rapporto. Quando il TFR o altra indennità sono commisurati alla retribuzione, questa si intende comprensiva della paga base, delle indennità accessorie di carattere fisso e continuativo indicate dalle norme dei contratti collettivi di lavoro e dell’indennità di panatica. La cosiddetta panatica altro non è che il corrispettivo per il vitto e l’alloggio, obbligatori a bordo delle navi, secondo quanto specificamente stabilito dalle disposizioni dei contratti collettivi. Nel caso in cui l’armatore non abbia fornito i viveri all’arruolato, la legge stabilisce che l’autorità marittima o quella consolare possa, su domanda dell’arruolato, ordinarne lo sbarco immediato e il contratto si considera risolto per colpa dell’armatore. Qualora l’armatore debba corrispondere i viveri in natura e il comandante abbia dovuto ridurre le razioni per scarsità delle provviste alimentari non dovuta a causa imputabile all’armatore, questi è tenuto per legge (derogabile dalle norme collettive, inderogabile dal contratto individuale se non a favore dell’arruolato) a corrispondere ai componenti dell’equipaggio l’equivalente in denaro (cosiddetta indennità per riduzione viveri). Se invece la riduzione è determinata da causa imputabile all’armatore, egli è tenuto anche al risarcimento dei danni. L’indennità di panatica, corrisposta in sostituzione del trattamento di bordo, concorre a formare la retribuzione imponibile solamente per la parte eccedente 5,29 euro per ogni giornata di lavoro (circolare INPS 263/1997). Il trattamento di fine rapporto ha sostituito le indennità previste dal codice della navigazione per morte (art. 355), malattia o ferimento (art. 356) dell’arruolato. È legittima la corresponsione del trattamento di fine rapporto anche qualora la risoluzione del contratto avvenga per fatto imputabile al marittimo (Cost., 63/1987). Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale, qualsiasi disposizione che privi il lavoratore dimissionario o licenziato per giusta causa del trattamento di liquidazione o di quiescenza, come di ogni altra indennità, comunque denominata, da corrispondersi in conseguenza della cessazione del rapporto di lavoro, contrasta con gli artt. 3 e 36 Cost. Nemmeno la peculiarità del contratto di arruolamento – rilevante sotto altri aspetti al fine di giustificare deroghe alla disciplina generale del rapporto di lavoro – può consentire la priorità del diritto speciale, data la prevalenza delle disposizio- ni, di rango superiore, della Costituzione. È pertanto costituzionalmente illegittimo – per contrasto con gli artt. 3 e 36 Cost. – l’art. 352 del codice di navigazione nella parte in cui esclude la corresponsione dell’indennità di anzianità nel caso in cui la risoluzione del contratto di arruolamento, a tempo indeterminato, avvenga per fatto imputabile all’arruolato. Il trattamento di fine rapporto non si può erogare mensilmente; il primo comma dell’art. 2120 prevede che “in ogni caso di cessazione del rapporto subor- dinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto”. Si tratta con tutta evidenzia di una norma imperativa e non derogabile, neppure a favore del lavoratore. Infatti si dice che la quota annua del TFR è “pari e comunque non superiore” all’importo della retribuzione dovuta divisa per 13,5. I lavoratori con anzianità di servizio di almeno otto anni possono chiedere al datore di lavoro un’anticipazione non superiore al 70% del trattamento cui avreb bero diritto in caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta, purché giustificata dalla necessità di effettuare: – spese sanitarie per interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche (art. 2120, comma 8, lettera a, c.c.); – l’acquisto della prima casa di abitazione per il richiedente e per i figli (art. 2120, comma 8, lettera b, c.c.); – spese durante i congedi per maternità (art. 5 del d.lgs. 151/2001; art. 7, comma 1, della l. 53/2000); – spese durante i congedi per la formazione o la formazione continua (art. 7, comma 1, della l. 53/2000). Il datore di lavoro deve soddisfare ogni anno tali richieste nei limiti del 10% dei dipendenti con almeno otto anni di anzianità e comunque entro il 4% del totale dei dipendenti. L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto (art. 2120, commi 7 e 9, c.c.).

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